Posts Tagged ‘Mario Desiati’

Gilda Policastro: intervista su “Cella” / 1

3 novembre 2015

giuliomozzi intervista Gilda Policastro

[Poco più di un mese fa è apparso presso Marsilio – l’editore per il quale lavoro – il romanzo di Gilda Policastro Cella. Policastro ha pubblicato presso Fandango Il Farmaco (2010) e Sotto (2013). In vibrisse si può leggere il suo intervento nella serie La formazione della scrittrice. gm].

Hai detto più volte che consideri Cella la parte finale di una sorta di trilogia, iniziata con “Il farmaco” e proseguita con “Sotto”. In che senso e in che modo queste tre opere, secondo te, costituiscono una trilogia? Che cosa è che è finito, per te, con Cella? E che cosa immagini (o già sai) che comincerà?

GildaPolicastro_CellaSicuramente più nel senso della Città di K che delle Sfumature: questo va da sé. Ho cominciato a lavorare sul tema del dolore e della costrizione, in connessione l’uno all’altra, a partire da un’esperienza di condivisione degli spazi dei malati, di rifiuto iniziale della loro condizione, di rabbia verso tutto ciò che stravolgeva la vita loro e altrui soprattutto sul piano materiale, dal corpo ai bisogni. Ho cercato risposte nei libri, nelle considerazioni sulla malattia di Foucault e dei foucaltiani e ho provato a razionalizzare la reazione nervosa trasformandola in narrazione. Qualcuno ha detto “scrittura-terapia” qualcun altro ha trovato elusivo il racconto della morte. Io però ero abbastanza soddisfatta, perché Il Farmaco iniziava, lo sentivo distintamente, un periodo nuovo per me, a partire dal fatto che avevo pubblicato un “romanzo”. Avevo scritto poesia e critica, prima, ma col romanzo comincia un percorso diverso, perché uscendo da ambiti più di nicchia, si fanno inevitabilmente i conti con l’orizzonte d’attesa. Quando presentavo Il Farmaco mi s’imputava un’eccessiva cupezza, un orizzonte malato e senza speranza (la vita?). E non da parte dei critici, capitava soprattutto con gente a me sconosciuta, lettori comuni, diciamo. Una volta ho aggredito una signora del pubblico, chiedendole se per caso la sua vita fosse tutto un cinguettare di uccelletti, perché la mia proprio no. E non serviva tirar fuori Svevo, la malattia della materia, Leopardi e l’ossimoro della vita mortale: no, nessuno sembrava volerne sapere di sfighe e di sventure e allora perché, provò a suggerirmi il mio editore, non spingi un po’ il pedale dell’ironia, che pure è nelle tue corde? Racconta qualcosa che abbia a che fare con la tua vita, lascia perdere i morti.

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La formazione della scrittrice, 7 / Roberta Pilar Jarussi

24 febbraio 2014

di Roberta Pilar Jarussi

[Questo è il settimo articolo di una serie che spero lunga e interessante. Chi volesse proporsi – come ha fatto Roberta – mi scriva mettendo nell’oggetto le parole “La formazione della scrittrice”. gm]

roberta_pilar_jarussiHo imparato a scrivere come un gioco. Sulle ginocchia di mia madre, a tre anni. Una madre rigorosa e colta, senza carezze e senza baci, ‘anziana’ già alla mia nascita. Che però aveva, ed ha, una grande passione per le parole, dedizione che conserva anche adesso, che, quasi cieca, non può più leggere, neanche scrivere.
Le parole che mi insegnava erano solide, rotonde, erano di carne, erano mani addosso, conforto. Erano una promessa di felicità, sinché durava.

Capannuccia. Tavolino. Pettine. Pettinino rotto.
Imparavo a scrivere a stampatello. Dei disegnini, le lettere.
La A era la Capannuccia. La T, un Tavolino, qui la lettera coincideva con l’iniziale del disegnino, e facilitava le cose. La E era il Pettine. La lettera F, il Pettinino rotto, sdentato sotto. È chiaro, no? E poi l’H, che non ho mai chiamato ‘mutina’. Non era affatto muta, quell’acca. Era dura, respingente. Era un Portone chiuso.
La P, un Pancione, un po’ asimmetrico e sbilanciato, mi è sempre parso.
La B. Un Doppio pancione.
La C, l’Abbraccio che tanto volevo.
C’era un disegno preciso per ogni lettera.
A botta di immagini componevo parole. Ero veloce ad apprendere.

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La formazione della scrittrice, 6 / Gilda Policastro

17 febbraio 2014

di Gilda Policastro

[Questo è il sesto articolo di una serie che spero lunga e interessante. Ringrazio Gilda per la disponibilità. Chi volesse proporsi, mi scriva mettendo nell’oggetto le parole “La formazione della scrittrice”. Lunedì prossimo interverrà Roberta Jarussi. gm]

gilda_policastroPartirò da un piccolo fatto vero, alla maniera di uno dei poeti a me più cari, forse il più caro in assoluto. Ricevo una telefonata, una mattina qualunque, con una curiosa richiesta: «Ho una storia molto importante da raccontare e però mi serve l’aiuto di una sensibilità femminile. Vorrei scrivere, in pratica, un romanzo a quattro mani». L’aneddoto mi torna utile a dire subito come non scrivo io. A quattro mani, e con una sensibilità femminile. Nei miei romanzi ci sono delle donne, sì, ma non parlano in modo diverso dai personaggi di sesso maschile e, più precisamente, ci sono delle donne, nei miei romanzi, che non parlerebbero in modo diverso, io credo, se fossero uscite dalla penna di uno scrittore, cioè di un maschio. Inoltre non scrivo libri come fossero sceneggiature, ovvero partendo da un plot che poi sviluppo, bensì dietro l’impulso di veri e propri raptus, che possono prodursi o meno, e ripetersi o anche no. È sempre stato così? Sì, è sempre stato così.
Ho riempito quaderni, diari e computisterie di romanzi da quando facevo il liceo: ore ed ore chiusa in camera secondo i miei a sgobbare su Cicerone e sul Salinari-Ricci, mentre invece, prevalentemente e per tutto il pomeriggio, scrivevo. Il mio primo romanzo si chiamava Quadri d’autore, ed era effettivamente una carrellata di quadri i cui personaggi cercavano un autore che ne raccontasse la storia. Un misto sovraccarico e lezioso di tableau vivant e di Pirandello, che ora avrei il terrore di veder risorgere dagli armadi di famiglia. Poi venne La logica Fuzzy, serie di appunti su una specie di comunità in cui tutti parevano normali, salvo poi svelare dei tratti insospettabili (almeno, così mi pareva) di aberrazione patologica. A questo nucleo rimasi affezionata per anni, finché La logica fuzzy divenne Remi, il mio primo libro compiuto. Nel senso che si guadagnò, pur nella forma dattiloscritta in cui circolava, i suoi primi lettori, oltre a procurarmi i primi due (e unici, per fortuna) rifiuti editoriali.

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Come sta Mondadori?

15 agosto 2011

La sintesi della relazione finanziara semestrale di Mondadori è disponibile nel sito Mondadori.it, qui. Anche in Pdf, qui. Il testo integrale è invece qui.

[…] Nel primo semestre 2011 il fatturato Libri si è attestato a 166,9 milioni di euro, (-0,6%) rispetto ai 168 milioni di euro dello stesso periodo dell’anno precedente. Ciò è dovuto alla contrazione dei ricavi della distribuzione di editori terzi, con i comparti arte, mostre e scolastica sostanzialmente stabili.
Il fatturato trade, principale fonte di ricavo dell’area, è cresciuto dell’1,6%, confermando la leadership del Gruppo Mondadori nel comparto con una quota del 26,4% (fonte: Nielsen, primo semestre).
Edizioni Mondadori ha registrato nel primo semestre ricavi per 60,1 milioni di euro, in crescita dell’8,3% rispetto allo stesso periodo del 2010. La validità dell’offerta Mondadori è confermata dalle opere che si sono contraddistinte nei più ambiti premi letterari italiani, tra cui Di Fama e di sventura di Federica Manzon, finalista del premio Campiello; Ternitti di Mario Desiati, finalista del premio Strega; La fine del mondo storto di Mauro Corona che si è aggiudicato il premio Bancarella.
Per la narrativa italiana è continuato inoltre il successo di Nessuno si salva da solo di Margaret Mazzantini, che ha venduto negli ultimi tre mesi 300.000 copie. Nella narrativa straniera si sono confermati tra i romanzi di punta Le luci di settembre di Carlos Ruiz Zafón (190.000 copie) e Autopsia virtuale, il nuovo thriller di Patricia Cornwell (135.000 copie).
Il lancio a marzo del nuovo marchio NumeriPrimi, dedicato all’offerta tascabile di qualità, ha generato in quattro mesi oltre un milione di copie vendute.
Tra le altre case editrici del Gruppo, si segnala la performance di Einaudi che ha chiuso i primi sei mesi dell’anno con un fatturato in crescita dell’8% a 25,7 milioni di euro.
Per quanto riguarda il mercato digitale, da inizio anno sono stati lanciati dal Gruppo in contemporanea all’edizione cartacea 2.300 e-book trade (+600 titoli rispetto al primo semestre 2010), compresi svariati prodotti pubblicati nel mondo delle applicazioni.
Buone le attese per il programma editoriale del secondo semestre con la pubblicazione dei nuovi romanzi di Fabio Volo, John Grisham, Sophie Kinsella e Alessandro D’Avenia. […]