Posts Tagged ‘Marco Mancassola’

Come sono fatti certi libri, 13 / “Il suicidio di Angela B.”, di Umberto Casadei

7 agosto 2017

di Arianna Ulian

[In questa rubrica vorrei pubblicare descrizioni, anche sommarie, di libri che – al di là della storia che raccontano o del tipo di scrittura – presentano una “forma” un po’ particolare, o magari bizzarra. Che cosa io intenda qui per “forma” mi pare, ora che ci sono undici articoli pubblicati, piuttosto evidente. Chi volesse contribuire si faccia vivo in privato (giuliomozzi@gmail.com). gm].

È una fortuna che Giulio Mozzi abbia proposto per l’estate la rubrica Come sono fatti certi libri, perché di questo libro (Il suicidio di Angela B., di Umberto Casadei, pubblicato nel 2003 presso Sironi) si può dire solo come è fatto. Naturalmente non intendo negare che la trama sia riassumibile, le sottotrame siano riconoscibili, cose così. Voglio però insinuare cosa è giusto fare (ci metto presunzione): si può onestamente dire solo come è fatto perché la sua forma è una ampia vivace e articolata luminosa scommessa sulla dicibilità della vita. Se questa scommessa sia vinta o persa, è una domanda insensata. Naturalmente, per me, è vinta perché c’è stata scommessa.

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Feticismo di Stato

20 gennaio 2011

di Marco Mancassola

“La cosa che mi sconvolge”, confessa un amico trentenne commentando le notizie degli ultimi giorni, “è l’idea che alla sua età si possa essere ancora così lontani da una qualche forma di pacificazione. Lui e il suo amico Fede, un settantacinquenne e un ottantenne, in quel teatrino sessuale tutte le sere, come se fossero costretti, come una macchina infernale, senza sosta e senza fine.” È anche in questo senza fine, in questa idea di prestazione disperata e replicata all’infinito, che può stare la portata politica della bulimia senile-sessuale del premier.
La sessualità e il potere ridotti entrambi a esercizio senza termine, macchina infernale che non lascia tregua. Ancora una volta, Berlusconi non è un’anomalia ma il compimento della natura intima di un sistema. Un iperliberismo parossistico, spettacolare, criminale, piduizzato, strutturalmente bisognoso di eccesso. Senza fine nel senso di privo di conclusione, sfiancante, nonostante la sua crisi che a sua volta diventa sistema, macchina infinita – e nel senso di ormai senza scopo, oltre quello del proprio automantenimento e della performance sfrenata, sempre più distruttiva. A suon di corruzione o di apposite pillole.

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New future

23 dicembre 2010

di Marco Mancassola

[Questo articolo è apparzo nel quotidiano il manifesto il 22 dicembre 2010].

Lo gridavano i punk alla fine degli anni Settanta, in un mondo già allora in un vicolo cieco. Era uno slogan-grido di dolore, rauco e straziante: “no future”. Oggi lo stesso slogan viene usato freddamente dai giornali per descrivere non più un’intuizione di oltre trent’anni fa, bensì lo stato attuale e conclamato delle cose. “Generazione no future.” Ovvero: avere vent’anni e, a fronte di astratte statistiche su aspettative di vita sempre più alte, non avere alcuna idea di come si farà a sopravvivere.
I punk, vecchi rabbiosi profeti. Se è per questo, a proposito di previsioni, era facile aspettarsi anche l’estinzione del desiderio certificata adesso dal Censis – sul finire della grande orgia berlusconiana, un paese che sprofonda in un nauseante vuoto emotivo. E vedere precari e ricercatori arrampicarsi sui tetti, anche questo ha confermato una disperazione che montava da anni. Sui tetti del desiderio, l’aria è ambigua e rarefatta. Cosa si vede da lassù: un paesaggio di nebbia? I contorni di un qualche orizzonte? O i bagliori dei fuochi delle rivolte che verranno?

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Il corpo e il male

23 settembre 2010

di Demetrio Paolin

Circa un anno fa scrivevo un breve saggio per un convegno che si tenne, nel novembre del 2009, a Varsavia dal titolo Fiction, faction, reality: incontri, scambi, intrecci nella letteratura italiana dal 1990 ad oggi. In attesa degli atti, che dovrebbero essere pubblicati a breve, lascio qui il mio contributo.

Questa medesima nevrosi è comune ai protagonisti dei romanzi in questione. L’essere solo corpo e corpo dolente rappresenta la possibilità di assumere il mistero delle cose, di penetrare i segreti dell’essere e di riportare al lettore una particella di verità.

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Il crepuscolo della dance

1 agosto 2010

di Marco Mancassola

[Questo articolo di Marco Mancassola è apparso ieri 31 luglio 2010 nel quotidiano il manifesto].

Un’oscura città tedesca, un tempo capoluogo minerario, cerca di riciclarsi come sede di una storica, gigantesca festa all’aperto. Passa invece alle cronache come sede di una penosa strage. È successo a Duisburg e la vicenda, oltre che triste, è emblematica. Il passaggio dall’economia industriale a quella immateriale della festa e della creatività, passaggio così strategico nei decenni scorsi, mostra il suo lato sfinito, ormai fuori tempo e persino, in questo caso, fatale. Sulle bare delle ventuno giovani vittime si scatena intanto il chiacchiericcio di giornalisti e sedicenti sociologi che, a giudicare dai toni, sembrano accorgersi dell’esistenza della cultura dance vent’anni buoni dopo la sua esplosione. Quando ormai, di quella cultura tanto essenziale per il clima emotivo degli anni finali del Novecento, non restano che poche spoglie.


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Il turno della rete

27 giugno 2010

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Guerra al corpo

14 aprile 2010

di Marco Mancassola

[Questo articolo di Marco Mancassola è apparso nel mensile Vogue, aprile 2010].

Una è filosofa, è nata a Roma ma vive e lavora a Parigi. L’altra è psicanalista e vive a Londra sulla collina di Hampstead. Michela Marzano. Susie Orbach. I nomi di queste donne potrebbero esservi noti grazie a due rispettivi aneddoti. Della prima, la cosa che tutti citano ogni volta è il suo inserimento, da parte della rivista Le Nouvel Observateur, nella lista dei cinquanta pensatori più influenti di Francia. Era il 2008. Lei neppure quarantenne, la cosa suscitò un certo clamore. Anche Susie Orbach è ricordata puntualmente per un determinato fatto: il suo essere stata l’analista di Lady Diana Spencer. Niente meno. Era la metà degli anni Novanta, i tempi in cui la principessa soffriva di disturbi alimentari e bulimia, e appena i giornali scoprirono la faccenda la Orbach diventò la strizzacervelli più famosa della Gran Bretagna.

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Corpi nudi di fronte alla macchina

7 gennaio 2010

[…] Il rischio, a questo punto, è che il corpo del viaggiatore diventi qualcosa di simile al corpo del paziente negli ospedali: un corpo sequestrato, spersonalizzato, sempre più indagato e gestito come una cosa. Lo strumento per compiere questo passaggio resta la tecnologia, declinata nel suo lato più alienante. Al di là di ogni considerazione pratica o morale, c’è qualcosa di semplicemente inquietante, o forse solo ripugnante, nell’idea di venire fotografati nudi, uno dopo l’altro, un corpo dopo l’altro, da una macchina asettica e indiscreta. L’immagine del nostro corpo indifeso, fotografato nel suo intimo e riprodotto in colori metallici sullo schermo di un operatore alla sicurezza aeroportuale, rischia di diventare un’immagine emblematica del nostro presente. Siamo corpi nudi di fronte alla macchina.

Leggi tutto l’articolo di Marco Mancassola Il corpo del viaggiatore, apparso oggi 7 gennaio 2010 nel quotidiano il manifesto.

La solitudine di un uomo

14 dicembre 2009

Ha lo sguardo di un bambino attonito. È un attimo di pura straziante nudità. Spunta di nuovo fuori dalla macchina, il viso lacerato. Colui che ha fatto del suo viso un logo onnipresente sembra volersi esporre anche adesso, ancora una volta, si guarda intorno con smarrimento e resta sotto i flash dei fotografi, per alcuni infiniti attimi. Lo spettacolo di uno dei corpi più esibiti del mondo si rovescia in drammatico spettacolo di sangue.

Leggi tutto l’articolo di Marco Mancassola nel suo sito, qui.

Estremi confini. Manovre di potere nei territori del Limbo

10 novembre 2009

[…] Sarà banale ma essenziale ricordare che da sempre il potere necessita anzitutto di una cosa, ovvero di persone e corpi su cui esercitarsi. Sottrarci fisicamente alla sua stretta è il peggiore affronto che possiamo infliggergli. Per la prima volta siamo al punto in cui il potere ha i mezzi tecnici per impedirci di sottrarci a esso persino nell’ora estrema, costringendoci a rimanere a suo piacimento nel mondo, ovvero in quella sfera del reale in cui il potere può essere esercitato. L’intreccio di integralismo religioso, spregiudicato nichilismo politico e mezzi tecnici rischia di trasformare il mondo da luogo di passaggio, di esperienza a termine e per questo infinitamente preziosa, in una sorta di gigantesca prigione metafisica dove la porta d’uscita, ovvero la naturale possibilità di morire, si rivela sempre più sbarrata. […]

Così scrive Marco Mancassola in un articolo apparso oggi nel quotidiano il manifesto, prendendo spunto da La vita senza limiti di Beppino Englaro (Rizzoli) e da Corpo morto e corpo vivo: Eluana Englaro e Silvio Berlusconi di Giulio Mozzi (Transeuropa). L’articolo è disponibile nel sito di Marco Mancassola.

Leggi tutto l’articolo.

Un corpo politico imbarazzante

5 settembre 2009

di Marco Mancassola

[Questo articolo di Marco Mancassola è apparso nel quotidiano il manifesto, ieri 4 settembre 2009].

Almeno un paio di fili rossi legano il sexgate berlusconiano all’ultima fiammata di omofobia italiana, fiammata che ha visto da un lato le aggressioni omofobe a Roma e altrove, dall’altro gli attacchi mediatici al direttore dell’Avvenire.
Il primo filo rosso è ovviamente il peso politico del sesso. Che la sessualità fosse una delle forze oscure della politica italiana, non era difficile immaginarlo. Il gioco di potere con le gerarchie cattoliche si è sempre giocato sui temi della sessualità; il potere seduttivo delle nuove destre si è costruito anche grazie a un continuo uso di allusioni sessuali; i temi del corpo, tanto quelli che riguardano il sesso quanto quelli, complementari e ancora più imbarazzanti, riguardanti la morte fisica degli individui, sono il grande spavento della coscienza italiana. Era destino allora che fosse proprio la sessualità, infine, a occupare esplicitamente la scena in questa fase dell’agonia nazionale.

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Chi parlerà la mia lingua? Loro la parleranno

17 maggio 2009

di Marco Mancassola

La ragazza cinese entra nel negozio di kebab, si rivolge al ragazzo turco dietro il banco e chiede: “Vorrei due bambini.” Si rende subito conto dell’errore, fa una risata e si corregge: “Due panini, per favore!” Nel frattempo dietro il banco è comparso il titolare, un signore sui cinquant’anni che evidentemente la conosce e la saluta in un italiano dall’accento mediorientale. I due chiacchierano amabilmente. Il signore del negozio sembra quasi corteggiarla, ma in un modo gentile, e l’italiano tra loro è un linguaggio essenziale, eppure anch’esso gentile, e assai suadente.
Chi parlerà la mia lingua? La famiglia di origine indiana siede al tavolo di un fast-food, vicino a me, un padre e una madre di quieta bellezza, sui trent’anni, e due bambine in età da scuole elementari, altrettanto belle, e figlie e genitori chiacchierano in italiano – corretto e disinvolto quello delle bambine, un po’ indeciso e affettuoso quello dei genitori.

Leggi l’articolo nel sito di Marco Mancassola.