Posts Tagged ‘Marco Belpoliti’

Gilda Policastro: intervista su “Cella” / 9

18 novembre 2015
Marco Giovenale

Marco Giovenale

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Gilda Policastro: intervista su “Cella” / 7

10 novembre 2015
Emma Bovary

Emma Bovary

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“Ranocchi sulla luna e altri animali” di Primo Levi.

5 maggio 2015

di Luigi Preziosi

“Primo Levi è uno scrittore di racconti. Il suo primo libro Se questo è un uomo, pubblicato nel 1947, è composto di brevi racconti racchiusi entro una doppia cornice: tematica, la testimonianza, e narrativa, l’inizio e l’epilogo della sua vicenda concentrazionaria /…/Anche La tregua, la storia del suo viaggio di ritorno, è costruita attraverso una serie di quadri successivi disposti in una sequenza temporale e spaziale ed è, a suo modo, un libro di racconti”. Così Marco Belpoliti, nel suo saggio introduttivo all’einaudiana Tutti i racconti del 2005. L’inclinazione per il genere è del resto denunciata dallo stesso autore come necessità di corrispondere all’ “intuizione puntiforme” che guida la misura breve del narrare, cioè, sempre secondo Belpoliti, quella “capacità di far nascere la narrazione a partire dai dettagli, particolari, punti attorno a cui si raggrumano e si dipanano storie”.

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I libri rifiutati dagli editori: una storia italiana

6 novembre 2012

Capolavori rifiutati. Avventure e peripezie di alcuni dei libri più amati del Novecento italiano. Incontro a Milano nell’ambito di BookCity, venerdì 16 novembre 2012, ore 18.30, Palazzo Reale, Sala Conferenze, piazza Duomo 14.

Siamo spiacenti…, così inizia ogni lettera che si rispetti, scritta per dire no a una proposta editoriale. Di rifiuti è costellata la storia della nostra editoria; qualcuno è celebre, molti sono ignoti ma hanno determinato un pezzo di cultura di questo Paese: una storia raccontata per la prima volta in Siamo spiacenti. Controstoria dell’editoria italiana attraverso i rifiuti, di Gian Carlo Ferretti, Bruno Mondadori Editore. Sono stati rifiutati eccellenti Tomasi di Lampedusa e Carlo Cassola o, in tempi recenti, Andrea Camilleri e Susanna Tamaro. E, protagonisti di altrettanti casi editoriali, Arnoldo Mondadori, Valentino Bompiani o Giulio Einaudi, Pavese, Vittorini, Calvino. Ma un libro rifiutato da un editore ha più di una volta fatto la fortuna di una casa editrice concorrente, o è diventato un vero e proprio bestseller. Di molte storie come queste parleranno alcuni protagonisti del mondo editoriale di oggi: Stefano Mauri, presidente del gruppo Mauri-Spagnol, Marco Belpoliti, studioso e saggista, protagonista pochi anni orsono di un caso molto dibattuto, e Giulio Mozzi, scrittore e blogger. Ne discuteranno con l’autore Gian Carlo Ferretti, uno dei più importanti storici dell’editoria italiana. A moderare Luisa Finocchi, direttrice della Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori. [Dal comunicato stampa].

L’evento in Facebook.

Il corpo ferito del Capo

14 dicembre 2009

La follia ha sempre metodo, e più di una ragione. Chi ha scagliato l’oggetto contro il Presidente del Consiglio, Massimo Tartaglia, voleva violare il corpo del Re, un corpo sacro, che diventa tale attraverso l’investitura del potere, i rituali della vestizione, le cerimonie della proclamazione, il culto che lo circonda.

Leggi tutto l’articolo di Marco Belpoliti in Nazione indiana, qui.

I corpi di B.: destrutturato

23 settembre 2009

belpoliti

Il prossimo, domani.

“Esiste ancora lo scrittore ‘civile’?”

26 febbraio 2009

di Mario Belpoliti

[Questo articolo di Marco Belpoliti apparve nel settimanale L’Espresso dell’1 febbraio 2001. Nei prossimi giorni il libro Il culto dei morti nell’Italia contemporanea, pubblicato nel 2000 da Einaudi, sarà reso gratuitamente prelevabile, in formato pdf, qui in vibrisse. gm]

Esiste ancora lo “scrittore civile”, quello che si fa carico di ricordare ai suoi lettori di essere parte di una comunità di cittadini, di uno Stato? Uno scrittore che tratta temi “politici”, della polis? Dopo la scomparsa di Pasolini e di Sciascia, anche la figura dello “scrittore civile” sembra essersi eclissata dal paesaggio della letteratura italiana. C’è un grande scrittore civile, Alberto Arbasino, ma anche lui appartiene a quella generazione. Lo ha ricordato di recente Franco Cordelli, gli scrittori nati negli anni Cinquanta (Piersanti, Lodoli, De Carlo, Palandri, ecc.), per non doversi misurare con le figure giganti dei Padri, hanno abbandonato il campo dell’impegno civile e sono messi a raccontare un mondo di sentimenti, una quotidianità, in molti casi, a “bassissima definizione”.
Adesso sembra che qualcosa stia cambiando, s’affaccia una nuova leva di autori, nata negli affluenti anni Sessanta, alcuni già noti, che manifesta un nuovo interesse per la letteratura civile. Ne è un esempio il libro di Giulio Mozzi, Il culto dei morti nell’Italia contemporanea, uscito mesi fa e passato quasi sotto silenzio. E’ un libro importante, non solo o non tanto per i suoi risultati letterari – è un poema strutturato in 13 parti, racconti in bilico tra poesia e prosa – quanto per l’atteggiamento che assume l’autore. Non a caso, tra i suoi molti modelli, c’è anche Le ceneri di Gramsci di Pasolini. La morte è un tema spesso rimosso dai discorsi quotidiani, i morti invece no. I morti fanno parte del nostro paesaggio mentale: la vita delle persone è fatta non solo dai “presenti”, ma anche dagli “assenti”. Lo stesso vale anche per la società: senza i morti, una polis è dimezzata.
Mozzi è uno “scrittore civile” perché dialoga coi morti, famosi e no, tratta del sesso, si rivolge a Dio, s’interroga sulle ragioni dei vivi in questo paese che abitiamo. Lo fa con una voce forte, a tratti ironica, sarcastica, sempre dolente. Si può essere “scrittori civili” solo se si è scrittori sentimentali ed elegiaci. Mozzi lo è.