Posts Tagged ‘Marco Bellotto’

Il Natale del 1998

25 dicembre 2012

di Marco Bellotto

Roberto Main, il protagonista di questa storia, non è un personaggio che ho creato io; è esistito davvero, e si chiamava proprio Roberto Main.
E’ stato mio cliente per anni, tanti piccoli processi per furto e spaccio di droga. Sicuramente la persona più sfortunata che io abbia mai conosciuto. Orfano fin dalla più tenera età, è stato preso in affidamento da una prima famiglia che ha rinunciato (all’epoca si poteva), e poi da una seconda che si è limitata a spedirlo in un collegio dove è cresciuto fino a quindici anni. Da cosa nasce cosa: la sua infanzia infelice, la sua adolescenza infelice, la tossicodipendenza, il bisogno di denaro e quindi i reati, e infine l’AIDS. Quando l’ho incontrato entrava e usciva dal carcere in continuazione, e, come tutti gli eroinomani all’ultimo stadio, stava meglio dentro. In prigione, per lo meno, non sembrava completamente allo sbando.
Però non l’ho mai visto disperato o anche solo demoralizzato; c’era in lui una quieta determinazione ad andare avanti. Perché ti ostini a vivere, Roberto, mi chiedevo. Non credo lui avesse una risposta: quando era libero andava in cerca di un lavoro, mangiava alle cucine popolari e dormiva dove poteva. Quando era in carcere aspettava di uscire. Non è mai voluto entrare in una comunità terapeutica.

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Dieci cose che non potrò mai più fare con Marco Bellotto

24 novembre 2012

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A proposito di un tentativo di descrizione di una tendenza in atto nella narrativa italiana

31 agosto 2009

di Marco Bellotto

[Marco Bellotto è l’autore di due romanzi: Il diritto di non rispondere, Sironi, e Gli imitatori, Marsilio. Questo suo pezzo risponde a un pezzo di giulio mozzi, pubblicato qui qualche giorno fa e intitolato Tentativo di descrizione di una tendenza in atto nella narrativa italiana (ovvero: come liberarsi dall’inutile categoria dell’autofiction)].

Ho letto il pezzo di giulio, e non sono d’accordo su nulla, o quasi.

1. Mi è capitato di frequentare per un certo periodo alcuni scrittori italiani e posso dire senz’ombra di dubbio che sono in stragrande maggioranza dei memorabili coglioni. Hanno tutti i difetti del piccolo-borghese: ipertrofia dell’ego, carenza assoluta di autoironia (la loro autoironia è sempre fasulla), servilismo ai limiti dell’accattonaggio verso i potenti, boria insensata verso i deboli. Sono ipocriti, permalosi, vendicativi, traditori, meschini. Pur avendone i difetti, non hanno nessuno dei pregi della piccola borghesia, dato che la aborrono: loro sono scrittori! Di conseguenza ho smesso di frequentarli, con l’esclusione di quelli che non sono così, fra cui giulio.

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