Posts Tagged ‘Manuela Merli’

Succede a Piacenza

8 aprile 2014

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Manuela Merli ha frequentato nel 2011 la Bottega di narrazione. Leggi un capitolo del romanzo.

La stanza in più, di Manuela Merli

5 gennaio 2014

di giuliomozzi

laStanzaInPiùQuesta non è una recensione: è una semplice segnalazione. Manuela Merli scrisse buona parte del romanzo La stanza in più durante la prima Bottega di narrazione (2011). Non avendo trovato un editore, l’ha pubblicato da sé. Secondo me il romanzo merita attenzione e lettori. C’è anche, amabilmente economica, l’edizione digitale.
L’argomento del romanzo è facile a dirsi: in una qualunque famiglia, per ragioni che potete immaginare, a un certo punto arriva una badante. E la famiglia comincia a imparare che cosa significa vivere insieme a una persona che è una perfetta estranea, e tuttavia sta conficcata dentro l’intimità familiare; che vive nella tua stessa casa, mangia alla tua stessa tavola, dorme nella stanza accanto, e tuttavia è una lavoratrice dipendente e non una familiare (e tu non sei un suo familiare, ma il datore di lavoro); eccetera. Il racconto è scandito dal turnover delle badanti, a volte vorticoso.
Questo romanzo – che è palesemente ispirato all’esperienza di vita di Manuela Merli, ma è proprio un romanzo – non ha trovato un editore. Secondo me, lo meriterebbe.

Dalla Bottega di narrazione / Manuela Merli

13 ottobre 2011

[Come ho spiegato qui, pubblico in questi giorni una serie di estratti dai lavori in corso degli “apprendisti” della Bottega di narrazione. gm].

Ero ancora soltanto una bozza a dicembre 2010, quando mi proposi alla Bottega di narrazione. E malgrado la mia consistenza embrionale, sono stato ammesso.
Mi sono ritrovato a gennaio 2011 con davanti una strada da percorrere, insieme ad altri, quasi tutti più grandi di me, alcuni addirittura già adolescenti.
Al primo incontro ero ancora in fasce, poco più di nulla, solo una proposta, senza forma né arte. E sarei rimasto così se non avessi incontrato nessuno. Invece qualcuno tra gli adolescenti si è persino accorto di me, e mi ha fatto percepire che esistevo.
Ingurgitavo stimoli da ogni angolo, a stare coi fratelli maggiori si cresce molto più velocemente. Ti aprono una visione che da solo, tu, piccolo soggetto dalla tua prospettiva limitata, non potresti avere. C’era chi mi vedeva da angolature diverse, trovava in me opportunità che io stesso non coglievo. Mi conoscevo tramite gli altri. Qualcuno già mi immaginava più maturo di come mi sentissi io.
A febbraio, circondato da chi già indossava pagine dense di episodi, trame sicure e linguaggi dal mio punto di vista già stilisticamente perfetti, ho provato a mettermi in piedi. Ci sarà pure qualcuno pronto a raccattarmi se cado. Sono caduto più volte, mi tiravo su, su quelle gambette instabili, la penna era ansiosa di svelarmi, divenivo paragrafi, prove di incipit, esperimenti di dialogo. Ma erano quasi tutti tentativi a vuoto, pagine sprecate che mi davano la parvenza di equilibrio, ma da cui ricadevo col sedere per terra. Senza avanzare di un passo.

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