Posts Tagged ‘Luciano Curreri’

Note di lettura: “Volevo scrivere un’altra cosa” di Luciano Curreri.

9 luglio 2019
di Luigi Preziosi

Scrivere altro.
Con la recente raccolta, Volevo scrivere un’altra cosa (Passigli editore), composta da 18 racconti oltre alla postfazione, Luciano Curreri, che all’attività di docente di Lingua e Letteratura italiana presso l’Università di Liegi affianca da anni quella di narratore in proprio, contribuisce in maniera originale ad una stagione letteraria in cui pare rinnovarsi un certo interesse per il racconto. Le storie, per quanto del tutto indipendenti l’una dall’altra, hanno un elemento unificatore comune (una sorta di cornice immateriale), costituito da una particolare forma di chiusura costante: una annotazione in cui l’autore enuncia che avrebbe voluto scrivere un’altra cosa rispetto a quanto appena scritto.

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La narrazione originaria

4 giugno 2014

di Luciano Curreri

Simone Gambacorta, nella breve e calibratissima quarta di copertina, presenta bene La narrazione originaria (Galaad, 2014, € 5) di Michele Toniolo: “Un saggio che trova nella maschera del racconto il pretesto per esplorare un altrove di densità, un’oltranza di scrittura”. La riflessione di Toniolo, in effetti, è intensa e ha i suoi esiti migliori – almeno a mio avviso – nella giustificazione della stringata testualità, delle pochissime parole, per un uso intimo e lirico che è inizialmente teso verso l’altro e l’alto, quasi come in certo laudario di Iacopone. C’è un figlio che getta a un padre – “in grembo” (in seno a materna, significativa espressione che accoglie l’incipit del testo) – una manciata di parole che hanno il potere di uccidere il primo e incatenare il secondo. Poi, il movimento narrativo, nutrito di rinvii di natura saggistica, dai profeti biblici a Bonhoeffer, da Blanchot a Benjamin, procede anche e soprattutto verso un “sé” che non abusa delle parole degli altri perché le deve riferire, per l’appunto, a sé stesso: altrimenti, ci si chiede, “a che scopo leggere?”. Ma usare le parole degli altri non è pratica deresponsabilizzante, come in tanta chiacchiera conformista o in quell’attualissima prosa critica e narrativa dei nostri giorni.

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Note di lettura: “Quartiere non è un quartiere” di Luciano Curreri

4 Mag 2014

di Luigi Preziosi

E’ possibile che una delle declinazioni della scrittura della memoria più adeguate a questi nostri anni sia piuttosto vicina alle forme espressive con le quali Luciano Curreri caratterizza il suo Quartiere non è un quartiere, da poco uscito presso Amos Edizioni. Per quanto la nostalgia per ognuno di noi abbia molti volti, spesso uno di essi prevale, e regala le impressioni dominanti di un periodo preciso della nostra vita: uno di essi in particolare Curreri raffigura, con partecipi cesellature nei particolari minimi, quello della nonna Dolenes, che corrisponde a quel passato che si dipana nel particolare segmento della vita situato tra la fine dell’infanzia e l’inizio dell’adolescenza. La nostalgia è per Curreri anche evocazione di luoghi, tutti racchiusi in un perimetro di pochi chilometri intorno al sobborgo di Portomaggiore vicino a Ferrara chiamato Quartiere, dove maggiormente si addensa la memoria dei giorni di straordinaria contiguità spirituale con la nonna.

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