Posts Tagged ‘Lillo Garlisi’

Dieci cose che ho pensate nel tempo sul conto degli editori, e che con l’esperienza si sono rivelate vere o false

8 giugno 2017

1992. Fotografia di Basso Cannarsa

di giuliomozzi

1. Quand’ero, boh, diciottenne, diciannovenne, mi facevo dare nelle librerie i cataloghi degli editori (allora esistevano i cataloghi stampati) e poi a casa me li studiavo. Confusamente, nella mia ingenuità, identificavo l’editore con il suo catalogo, cioè con i libri pubblicati. In quelle liste cercavo una logica, un’organizzazione: e in certi casi (esempi massimi: Laterza, Il Saggiatore, Einaudi, ec.) la trovavo facilmente. Questo il mio primo pensiero. Era vero, allora. Oggi è ancora vero, ma non è più reale.

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Edoardo Zambelli, “L’antagonista”, a breve presso l’editore Laurana

6 settembre 2016

di giuliomozzi

cop_antagonistaAttorno al 22 settembre (ma in qualche libreria anche un po’ prima) arriverà nelle librerie un romanzo veramente importante. Si tratta dell’esordio di Edoardo Zambelli – trentenne tranese, oggi residente a Cassino, curiosamente nato a Città del Messico – e s’intitola L’antagonista (lo so, s’intitolava così già un romanzo di Cassola: ma c’era poco da fare, il titolo giusto era quello).

Perché è importante il romanzo di Zambelli? Per tre ragioni, secondo me.

La prima è che, detto nel modo più semplice possibile, mi pare un romanzo assai bello, letterariamente denso ma di agevole lettura, con una trama semplice e molto tesa (si tratta, in sostanza, dell’inseguimento di una persona che continuamente sfugge – non tanto fisicamente, poiché è già morta, quanto alla comprensione; direi addirittura: alla percezione).

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“La vita in posa”, di Lillo Garlisi

25 febbraio 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

lillo_1bA volte gli editori si lasciano tentare dalla scrittura: così Giulio Einaudi, così Valentino Bompiani, così altri; e più spesso gli scrittori si lasciano tentare dall’editoria, e qui la lista sarebbe lunghissima: da Elio Vittorini a Vittorio Sereni, da Cesare Pavese a Italo Calvino, da Lorenzo Montano a Fruttero & Lucentini, eccetera, fino al recentemente scomparso Umberto Eco (dal 1959 al 1975 dipendente di Bompiani, e dipoi fino alla morte consulente): per un’informazione completa non posso che rinviarvi a questa vertiginosa lista, peraltro non aggiornatissima. Che dire dunque di Calogero Garlisi, universalmente noto come Lillo, fulcro gestionale di una pluralità di marchi editoriali (dal tecnico-professionale Novecento al “politico” Melampo, dal letterario Laurana all’elettissimo Versus destinato a palati giuridici), consulente aziendale di prestigio? Egli è popolarissimo in Facebook per una sua pregnante peculiarità: anziché, come tutti, farsi gli autoscatti (quelli che oggidì, orrendamente, sono chiamati selfie), Garlisi viaggia col fotografo appresso.

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La formazione dell’insegnante di scrittura creativa, 4 / Rossella Monaco

15 gennaio 2015

di Rossella Monaco

[Chi volesse proporsi per la rubrica dedicata alla formazione dell’insegnante di scrittura creativa – che esce il giovedì – mi scriva, mettendo nell’oggetto il titolo della rubrica stessa. Ringrazio Rossella per la disponibilità. gm]

rossella_monacoHo ventotto anni appena compiuti e sono un “insegnante di scrittura creativa” da due. Ogni volta che salgo in cattedra non mi sento in grado di insegnare nulla. Mi ci ritrovo sempre un po’ per caso, spinta da tre tipi di necessità: far quadrare i conti, continuare un percorso che da un certo momento in poi è sembrato inevitabile, cercare di non disinammorarmi. All’inizio della mia strada ero piena di concetti ingenui sulla scrittura e il mondo editoriale.
Chi scrive si vergogna quasi sempre di ciò che ha creato e oggi guardando indietro alle mie prime prove, a dieci anni fa, mi chiedo cosa avrei prodotto se allora mi fossi trovata davanti me stessa, in un’aula o in una chat. Non sempre la risposta è confortante. Guardo i volti delle persone che partecipano ai miei corsi: le prime lezioni, ci vedo sconforto, sogni infranti, voglia di mettersi in gioco e di impressionarmi; alla fine, ci vedo consapevolezza. E questo mi dà energia. Paragono l’esperienza dei corsi, con ingenuità e anche un po’ di divertimento, ai miei nove anni, a quando la maestra ci salutò prima delle feste di Natale dicendoci che Babbo Natale non esisteva. Quello che seguì fu un misto di ammirazione e odio. Credo che gli iscritti provino questo nei miei confronti. L’ho capito guardandoli ma anche e soprattutto dai questionari di valutazione anonimi che sottopongo loro alla fine di ogni percorso didattico. Se c’è una cosa che ho imparato dai corsi di scrittura creativa, dai miei alunni, e da questo metodo di valutazione del mio lavoro, è che anche l’ultimo arrivato può insegnare molte cose. È per questo che ho preso coraggio e nonostante la scarsa esperienza, sono qui a raccontare il mio percorso. Funziona come in un circolo di alcolisti anonimi, credo: condividere aiuta me a focalizzare il percorso e spero possa servire ad altri, anche solo a intrattenere o a scatenare insulti o indifferenza, a piacere.

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La formazione della scrittrice, 2 / Veronica Tomassini

20 gennaio 2014

di Veronica Tomassini

[Questo è il secondo articolo di una serie che spero lunga e interessante. Ringrazio Veronica per la disponibilità. Per ragioni pratiche ho cominciato invitando a scrivere delle scrittrici amiche. Chi volesse proporsi, mi scriva mettendo nell’oggetto le parole “La formazione della scrittrice”. gm]

Veronica TomassiniEro una bambina triste, tutto qui. Ma a tratti, con i nonni ad esempio non lo ero, soltanto che mi fregava un dettaglio introspettivo della mia indole, cioè stavo sempre a pensare, giocavo sola, molto spesso, avevo una barbie con i capelli ispidi e una bambola che tenevano però i nonni, a Terni, si chiamava Debora, aveva le pile dentro il pancino perché camminava, bisognava stare attenti che non si rompesse. Invece per il resto giocavo o litigavo con un alter ego o non so chi fosse, mi ha tormentato per anni, mi induceva a pensieri orribili, un tale che mi suggeriva la cattiveria e assurde bestemmie. E’ la prima volta che ne parlo, che lo ammetto persino, fu un fatto terribile, vissuto con sofferenza, me ne sono liberata, ma appena in parte. Forse quella era già la scrittura che si metteva di traverso tra me e le cose, come in seguito mi scrisse Dario Voltolini in prefazione a un’orribile raccolta che non piacque nemmeno a lui. La mia scrittura è stata la solitudine, il disagio intraducibile, il modo di stare al mondo, di guardarlo, di raggiungere le cose. La scrittura sono stati i libri innanzitutto. Cominciai molto presto, disordinatamente, mio padre ha ancora una libreria importante, non ho finito di leggere secoli di letteratura. Pescavo a caso, mi ritrovavo tra le mani Bonura o Malaparte o Stendhal. Leggevo. Avevo esaurito i romanzi concessi ai bambini, avevo già amato la Alcott e Tom Sawyer e I ragazzi della via Paal. Ero curiosa e mi annoiavo facilmente, era anche quella noia la scrittura che procedeva, l’assillo che mi toglieva la pace, finanche la vergogna di ammetterlo o di chiamarlo per nome.

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Cose che so di Lillo Garlisi

13 febbraio 2013
Lillo Garlisi

Lillo Garlisi

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Nove mesi di Bottega di narrazione (con annuncio finale)

28 settembre 2011
Giovane scrittore emergente, colto nella fase di immersione

Giovane scrittore emergente, colto nella fase di immersione

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