Posts Tagged ‘Leonardo Colombati’

Dieci considerazioni (utili, si spera) su come affrontare la lettura dei romanzi considerati illeggibili (e che, a prima vista, sembrano effettivamente tali)

5 agosto 2017

di giuliomozzi

1. Sia chiaro che parliamo di “romanzi illeggibili” non nel senso di “romanzi molto brutti” (i romanzi molto brutti sono spesso assai facili da leggere), ma nel senso di “romanzi la cui difficoltà sembra, a quel che si dice, tale, da scoraggiarne la lettura”. L’esempio classico, che si fa sempre, e che quindi farò anch’io, è: Ulisse, di J. Joyce.

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“L’unico scrittore che Mozzi abbia deciso di nascondere è lui stesso”

22 luglio 2017
Andrea Cortellessa

Andrea Cortellessa

di Andrea Cortellessa

[Questo articolo di Andrea Cortellessa, che ringrazio, è apparso oggi in Tuttolibri, supplemento del quotidiano La Stampa]. [Il medesimo articolo, in una versione un po’ più lunga, è poi uscito in Le parole e le cose].

Cos’hanno in comune Laura Pugno e Vitaliano Trevisan, Giorgio Falco e Franco Arminio? A parte la statura di scrittori niente, si direbbe, o quasi. Il loro link d’origine è un altro scrittore che, in quanto tale, poco parrebbe avere a che fare con tutti loro. Questo scrittore è Giulio Mozzi, che – come consulente editoriale (se ciò basta a designarne la vocazione rabdomantica) – tra la metà dei Novanta e i primi del decennio seguente ha permesso loro di riconoscere la propria voce, poi di farla conoscere ai lettori. Se un giorno si farà un bilancio, di questo passaggio di secolo, si dovrà ammettere che è stata una delle stagioni più fertili, per la terra della prosa. E che, se per ogni generazione c’è un maestro segreto – non perché non riconosciuto, ma in quanto arduo è circoscriverne il magistero –, il maestro di questa generazione è Giulio Mozzi.

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Persona a conoscenza dei fatti / Leonardo Colombati

24 luglio 2015

di Leonardo Colombati

[Intervento tratto dal libro Se incontri Giulio Mozzi per la strada uccidilo].

Leonardo Colombati ha pubblicato: Perceber, romanzo eroicomico, Sironi 2005 (poi Fandango 2010); Rio, Rizzoli 2007; Il re, Mondadori 2009; 1960, Mondadori 2014. Ha curato: Bruce Springsteen. Come un killer sotto il sole. Il grande romanzo americano (1972-2011), Sironi 2011 (prima ed. 2007); La canzone italiana 1861-2011. Storia e testi, Mondadori 2011.

Preleva gratis il libro

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[…]

Giulio Mozzi? Non conosco alcun Giulio Mozzi.

[…]

Sì.

[…]

È vero. Nel 2004. Avevo mandato il dattiloscritto del mio primo romanzo all’indirizzo della casa editrice per cui a quei tempi Mozzi lavorava. Mi chiamò lui, un paio di mesi dopo; mi disse che non ci aveva capito nulla e che per questo era deciso a pubblicarlo.

[…]

La prima volta ci siamo incontrati a Padova. O forse a Milano. Non ricordo. Capii subito che avevo trovato la persona giusta. Uno che leggeva i libri in modo unico, uno che i libri li sapeva fare.

[…]

Ma che c’entra! Certo che l’ho incontrato, Giulio. Mille volte. Abbiamo lavorato insieme, mangiato insieme… E allora? Non vuol dire che io lo conosca. Infatti, non lo conosco affatto. Nessuno lo conosce.

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Se incontri Giulio Mozzi per la strada uccidilo (finalmente)

21 luglio 2015

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Pubblicità dopo nove anni

5 aprile 2014

Avete mai letto un romanzo illeggibile? No? Adesso ne avete l’occasione.

Ferruccio Parazzoli, Famiglia cristiana, 11 maggio 2005.

Il distretto dei laghi del romanzo

12 aprile 2011

Non per vantarsi, ma noi già cinque anni fa

20 settembre 2010

di giuliomozzi

Non per vantarsi, ma tutto il lavoro mediatico che si sta facendo attorno al romanzo nuovo di Sandro Veronesi, al sito misterioso che gli è dedicato, eccetera, non è altro che una scopiazzatura di ciò che facemmo, ai nostri bei dì, cinque anni fa, Leonardo Colombati and me per lanciare il romanzo Perceber. Nel sito apposito (che oggi è un po’ devastato, a dire il vero) pubblicammo – cominciando mesi e mesi prima della pubblicazione – assaggi del romanzo, reportages sui luoghi dell’azione, informazioni sul work in progress sia della lavorazione editoriale sia della promozione e distribuzione (vedi le quattro puntate, 1, 2, 3, 4, sulla scelta della copertina), fino alla galleria dei lettori e delle lettrici in puro stile Jägermeister. Una delle cose più divertenti della mia vita, vi dirò. E riuscimmo a far parlare di un libro illeggibile, e pure a venderlo. 🙂

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Speciale “Perceber”

2 marzo 2010

In pdf, a cura dell’autore stesso, prelevabile con un semplice clic: qui.

Un utile strumento per sapere tutto di “Perceber”, pur senza capirci nulla

1 marzo 2010

di giuliomozzi

La pubblicazione del romanzo di Leonardo Colombati Perceber, nel 2005, fu preceduta dalla più imponente ed economica campagna promozionale che si sia mai vista in italia. Ovvero: Leonardo e io allestimmo, con cinque mesi d’anticipo, un fan site: www.perceber.com. Ovviamente, poiché il romanzo era ancora da pubblicare, ci scrivevamo solo noi.
La cosa, per quanto bizzarra, fu assai utile. Primo, perché ci divertimmo un sacco. Secondo, perché a un certo punto si cominciò effettivamente a parlare in giro del romanzo; e poiché i giornali parlano di ciò di cui si parla, a un certo punto cominciarono a uscire degli articoli: non tanto sul romanzo, quanto sulla pazza iniziativa di promuoverlo in quel modo e di parlarne in quel modo.
Il sito Perceber è ormai un po’ saltato. Ma i contenuti ci sono ancora tutti. Ad esempio, potete trovarci degli estratti dal romanzo: uno dal primo capitolo (Sulla misteriosa Perceber), uno dal terzo (Chi è il tricheco?), e naturalmente la storia di Grancy, la grancevola portata per il cabaret. Per i più esigenti, sono disponibili l’indice generale di Perceber, nonché l’introduzione e schema generale.

Da un “Perceber” all’altro

28 febbraio 2010

di Leonardo Colombati

[Questa è la postfazione che Leonardo Colombati ha inserita nell’edizione economica (Fandango 2009) del romanzo Perceber (Sironi 2005). gm]

Colombati nel 2005.

Nel 1991 scrissi un racconto di tre pagine intitolato Il silenzio di Alonso Barrulho, dove descrivevo gli strani usi degli abitanti di Perceber, un paese immaginario che collocai nella regione della Murcia, in Spagna. A Perceber si vive con l’incubo del silenzio, del bianco e dello zero: tutti parlano continuamente, senza riuscire a fare una pausa tra una parola e l’altra; e il bianco e i numeri arabi sono banditi per decreto. Fino a quando qualcuno – Alonso Barrulho, appunto: che un bel giorno ammutolisce – scopre che Perceber, i suoi abitanti, il mondo intero non esistono.
Il racconto restò nel cassetto per cinque anni, finché non mi venne in mente di costruirci sopra un romanzo. Nel 1996, a Londra – dove vivevo – in una notte di febbraio progettai l’intero romanzo buttando giù una scaletta in trenta punti e nei giorni successivi ampliai il racconto originario fino a completare i primi due capitoli. Quando tornai a vivere a Roma, dimenticai ben presto il progetto, e per due anni non scrissi niente.

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A volte ritornano

27 febbraio 2010

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Otto anni non sono pochi / 6

30 maggio 2009

[Negli otto anni del mio lavoro presso Sironi abbiamo pubblicato tanti libri. Riprenderò qui, in questi giorni, alcuni articoli relativi a quei libri che – a prescindere da qualunque valutazione commerciale – mi sembrano aver meglio “resistito” nel tempo. Questo articolo di Andrea Cortellessa apparve in Tuttolibri, supplemento del quotidiano La Stampa, il 9 luglio 2005. gm].

«Non v’è nulla che rievochi maggiormente il Nulla come il Tutto». Una frase come questa potrebbe averla detta l’oscuro Alonso Barrulho, che negli Anni Trenta strologa da una certa città spagnola, dal passato favoloso e dalle coordinate imprecisate. Perceber è la città della quale Barrulho dice, infatti (in un cartiglio recuperato, a Roma, quasi settant’anni dopo): «Ho capito che tutto ciò che mi circonda, adesso, non ha un nome: è un nome».
La pillola di gnosi non troppo vagamente borgesiana è una delle chiavi – così numerose da scoraggiarne l’uso – del «romanzo eroicomico» (così il settecentesco sottotitolo) col quale esordisce il trentacinquenne Leonardo Colombati. Il titolo è proprio il nome di quest’Anti-Roma immaginaria; la quale a sua volta si battezza da una storpiatura ispano-germanico-lusitana del latino percipere («assumere i dati della realtà mediante i sensi » – si rinvia il lettore a p. 46 per l’oggetto-sineddoche della realtà). Effettivamente Tutto e Nulla stanno – nel mondo fittizio quanto in quello cartaceo che lo evoca – in un rapporto dialettico: di mutua causalità. Per questo la minuziosa rete di rinvii alla cosmologia cabalistica – sottesa al set dei diversi quartieri romani come all’ordinamento di un simbolico Corpo Astrale –, a dispetto delle mani messe avanti in abbrivo («della struttura del nostro libro potrete agilmente disfarvi. La forma ci è servita per scrivere, non è indispensabile per leggere»), è tutt’altro che accessoria. Di fatto è ossessivamente ribadita, tanto dal doppio apparato di note (in coda al volume e – francamente di troppo – in calce a ciascun episodio) che dalle sterniane didascalie a ogni capitolo.

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