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L’invenzione del vero. Qualche appunto su “La terra bianca” di Milani e “Muro di Casse” di Santoni.

15 settembre 2015

di Demetrio Paolin

Ho preso alcuni brevi appunti su due libri apparentemente diversi, ma che secondo me toccano un nodo interessante del raccontare le storie; anche se differiscono tra di loro per l’indagine che svolgono e per il modo in cui la svolgono il loro dissimile approccio mostra in realtà una sorta di comune sentire che mi piacerebbe mettere in evidenza.

I testi in questione sono La Terra Bianca di Giulio Milani, e Muro di Casse  di Vanni Santoni, entrambi pubblicate da Laterza, ma posizionate in due collane differenti e  con due focus narrativi diversi: il malaffare, l’inquinamento e lo sfruttamento scriteriato delle Alpi Apuane in La terra bianca e lo studio di quel fenomeno complesso e proteiforme della musica rave nel libro di Santoni

Entrambi i libri hanno registrato diverse recensioni che si sono concentrate sull’argomento trattato, perché interessante dal punto di vista civile o sociologico. Non posso negare che anche io leggendoli ho avuto un’esperienza di conoscenza; ovvero entrambi i libri mi hanno portato ad avere maggiori informazioni su due fenomeni che sostanzialmente mi erano lontani per cultura (il rave) o per geografia (le Alpi apuane).

Chiusi i due libri, però, nel momento in cui tentavo di dire qualcosa di sensato su queste letture, mi sono reso conto che a interessarmi non era tanto il tema del libro, ma altro.

Queste poche righe tentano di rendere conto di questo altro.

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TQ, qualche appunto sulla felicità

6 maggio 2011

di Demetrio Paolin

[Pubblico di seguito un breve intervento che riprende le cose che ho detto a Roma durante il seminario TQ, organizzato da Laterza. Al fondo ho preparato una breve “linkografia” così che tutti – anche chi non c’era – possano orientarsi. dp]

Aneddoti & citazioni. C’è una vignetta di Charlie Brown che io tengo sempre nel mio portafoglio, l’ho ritagliata parecchio tempo fa e ora è praticamente lisa e consunta, ma non ho bisogno di leggerla tanto l’ho imparata a memoria. Nella vignetta viene posta a Charlie Brown la seguente domanda: Cosa vuoi fare da grande?. E lui, senza neppure pensarci troppo, risponde: Essere vergognosamente felice.

Questa cosa mi è tornata in mente pochi giorni fa al lavoro. Io per lavoro mi occupo di immigrazione: lavoro in un ufficio che aiuta le persone straniere a compilare le domande di rinnovo dei permessi di soggiorno, li assiste nei passaggi complessi e astrusi delle leggi e dà consulenza per le vertenze del lavoro domestico.

Insomma, dicevo, un giorno nel mio lavoro sto finendo di compilare uno dei soliti permessi di soggiorno, quando alla ragazza che mi stava davanti dico: Ecco fatto, vedi? Non ci è voluto niente. Cosa vuoi di più?

Lei mi guarda. Forse è stufa o stanca, è pomeriggio tardi, certamente deve andare a fare la notte a qualche vecchietta e mi dice: Essere felice.

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