Posts Tagged ‘La dissoluzione familiare’

La dissoluzione familiare. L’intervista

24 dicembre 2010

Clicca sull’immagine per ascoltare l’intervista.

La dissoluzione familiare. Il principe e l’incubatrice

23 dicembre 2010

di Enrico Macioci

[Di che si tratta. * Personaggi, ambientazioni, tempi. * Questo capitolo in Pdf.]

[Ricordo che, essendo questo romanzo assai folto di note, si è provveduto a una doppia impaginazione. Nel Pdf scaricabile le note sono, come nei libri, in calce alle pagine; nel post qui sotto le note, per praticità, sono inframmezzate al testo nel loro luogo d’inserimento, e scritte in corpo minore. gm]

E’ mio figlio” pensa Ham Bank osservando Poppy Bank che lo osserva a propria volta da dentro l’incubatrice trasparente, coi piccoli fori per l’aria sul soffitto e una copertina verde scuro sul fondo. “Ancora una volta sono costretto a misurarmi con l’innegabile componente biologica dell’essere umano, della razza umana cui mio malgrado appartengo” cogita Ham, gli occhi grigi negli occhi grigi del figlio, il figlio che gli somiglia incredibilmente. Fissando l’esserino che lo fissa prono nell’incubatrice, tranquillo, serio, la bocca socchiusa, le pupille all’erta, le mani strette a pugno senza forza o rabbia, senza alcun sentimento che non sia, per adesso, la sorpresa e – in fondo – la gratitudine di esserci, di esistere, di sbarcare in questa valle di lacrime non sapendo ancora trattarsi d’una valle di lacrime;

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La dissoluzione familiare. Di cos’hai paura?

22 dicembre 2010

di Enrico Macioci

[Di che si tratta. * Personaggi, ambientazioni, tempi. * Questo capitolo in Pdf.]

[Ricordo che, essendo questo romanzo assai folto di note, si è provveduto a una doppia impaginazione. Nel Pdf scaricabile le note sono, come nei libri, in calce alle pagine; nel post qui sotto le note, per praticità, sono inframmezzate al testo nel loro luogo d’inserimento, e scritte in corpo minore. gm]

San G.

San G. è un santo non canonizzato dalla Chiesa cattolica, che anzi ne osteggia più o meno apertamente le molteplici e multiformi attività, non potendo però occultarne lo straordinario carisma e le doti apparentemente inspiegabili. Egli medesimo si definisce un “santo laico”, oppure un “laico santo”, a seconda dell’umore che è assai variabile e dal buono tende all’ottimo al magnifico all’estatico. Non si sa se il nome San G. sia stato scelto da lui o da qualcun altro, né mai si saprà. Non si sa, né mai si saprà, di dove San G. provenga e quando sia nato e da chi. I suoi sempre più numerosi adepti lo chiamano San G. senza domandare altro. Tutti gli danno del tu, ma chi vuole può dargli del lei (anche se nessuno vuole). Gli adepti di San G. sono accomunati da alcune caratteristiche quali un certo grado di intelligenza, sensibilità, apertura mentale, mancanza di pregiudizi, generosità, solidarietà, spiccato senso artistico e del bello. Si potrebbe dire, semplificando alquanto, che essi rappresentano l’esatto opposto dei Fratturatori dell’OSF. Non è San G. a selezionare gli adepti (che lui non definisce mai adepti, anzi che lui preferisce non definire affatto), poiché San G. ritiene che verranno a lui solamente coloro che a lui vorranno venire. San G. non respinge nessuno a priori, ma sa già fin da subito chi resterà con lui e chi andrà via. Anche se s’imbatte in qualcuno di cui è convinto (sempre a ragione) che andrà via, San G. si guarda bene dal cacciarlo o anche soltanto dallo scoraggiarlo seppur lontanamente: lascia che sia l’interessato a nutrire nei confronti di San G. una tale nausea e un tale disprezzo o rabbia o addirittura furia cieca da spiccare la fuga di propria esclusiva volontà (ma attenzione: San G. non si comporta male apposta per indisporre l’interessato, è semplicemente se stesso e, come aveva previsto, l’essere se stesso basta e avanza per trasformare l’interessato in un ex-interessato). Gli adepti di San G., il cui numero va aumentando d’anno in anno in ogni piega più riposta del Paese, si riuniscono nel cosiddetto Intreccio Cultural-Psico-Animico Con Interazione Delle Principali Religioni Della Terra il cui acronimo è ICPACIDPRDT, un vocabolo abbastanza difficile da pronunciare perché ci si rivolga all’attività suddetta semplicemente indicandola con la parola Intreccio (il cui logo consiste in un groviglio di mani diverse, alcune nere, altre gialle, altre munite a quanto pare di tre dita o di unghioli a mo’ di lince, a rappresentare l’accoglienza nei confronti della diversità anche le più abissali di cui l’Intreccio si rende capace). San G. propugna un’integrazione fra cristianesimo, ebraismo, induismo, islamismo, buddhismo, taoismo, jainismo, scintoismo, confucianesimo, zoroastrismo, bahaismo, gnosticismo, ermetismo, mazdeismo, manicheismo, mitraismo, geovismo, essoterismo, ayyavali, bahà’ì, caodaismo, celtismo, neopaganesimo, odinismo, rastafarianesimo, scientology, sciamanesimo, shintoismo, sikhismo, wicca, senza disdegnare il contributo di dottrine quali la teosofia e l’antroposofia e la psicologia eccetera, nell’afflato d’una fede comune e condivisa ecumenicamente e mescolata alla scienza e alla cultura intellettuale. San G. tiene gl’incontri dell’Intreccio galleggiando a mezz’aria con le gambe incrociate sotto il corpo e le braccia conserte, il profilo d’avvoltoio e gli occhi azzurrissimi che avvampano da dietro occhiali di corno privi di lenti, una pace superiore che emana dalla figura magra e un po’ curva. Sia i suoi estimatori che i suoi acerrimi nemici hanno tentato di risalire al significato della lettera G. che lo contraddistingue; ecco alcune delle ipotesi più credibili:
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La dissoluzione familiare. Don Sisma e il vomito umano

21 dicembre 2010

di Enrico Macioci

[Di che si tratta. * Personaggi, ambientazioni, tempi. * Questo capitolo in Pdf.]

[Ricordo che, essendo questo romanzo assai folto di note, si è provveduto a una doppia impaginazione. Nel Pdf scaricabile le note sono, come nei libri, in calce alle pagine; nel post qui sotto le note, per praticità, sono inframmezzate al testo nel loro luogo d’inserimento, e scritte in corpo minore. gm]

Don Sisma

Don Sisma, noto anche semplicemente come il Don, prima della Grande Scossa aveva senza dubbio posseduto un altro nome; ma questo particolare, come tutti quelli che lo riguardano, è andato perso nel momento in cui Don Sisma ha voluto che andasse perso. Egli è titolare dalla notte dei tempi d’una parrocchia di periferia della Città da ben prima che esistesse la Città (che già di suo è una città molto antica), parrocchia tanto insignificante esteticamente e irrilevante politicamente quanto tenuta in alta e larga considerazione da un ampio bacino di fedeli. Del Don non si conoscono né luogo né data di nascita né parentele; sembra essere sorto d’incanto da qualche luogo ultraterreno – e probabilmente è così. Vive nella più assoluta severità di costumi, privo di televisione, radio e giornali, e tuttavia conosce ogni cosa che è accaduta e che accade e che accadrà nel mondo, e come faccia è un autentico mistero. La notte non dorme, ma sosta diritto immobile al centro d’una stanza piena di crocifissi e figure sacre appesi alle pareti decrepite ascoltando a ripetizione musica sacra, in special modo Bach. Non si sa se si nutra, e di cosa (ma le dimensioni della sua pancia, all’ombra della quale d’estate si stendono piccoli branchi di cani randagi e grossi branchi di gatti altrettanto randagi, fanno ragionevolmente ritenere che di qualcosa egli si nutra).

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La dissoluzione familiare. Nascita

18 dicembre 2010

di Enrico Macioci

[Di che si tratta. * Personaggi, ambientazioni, tempi. * Questo capitolo in Pdf.]

Nell’Anno

Nel porre in calce all’opera che segue un apparato di note s’è voluto risultare il più opportuni e discreti possibile; ciò per non invadere il legittimo campo della narrazione e per non infastidire il lettore con aggiunte, glosse o particolari di cui, francamente, non si sentiva affatto il bisogno. Troverete dunque, voi che v’avventurerete nel periglioso mare de LA DISSOLUZIONE FAMILIARE, qualche noticina sparsa qui e là a mo’ di tenue segnaletica, d’indice puntato verso il giusto orizzonte della fabula, d’incanalamento a favore d’una più completa e soddisfacente e totale comprensione della vicenda in ogni sua seppur minima e infinitesimale e finanche inutile sfumatura; e nulla più. Tutto qua. Non intendiamo tediarvi oltre con premesse o peggio ancora promesse, ché sarebbe un po’ come, che so, affermare che l’apparato critico dantesco sia più importante dei versi del Sommo Poeta oppure come, che so, affermare che un bel vestito (posto poi che questo vestito fatto di note che trovate qui di seguito possa definirsi bello) sia più importante del corpo femminile (o maschile se vi garba) che lo riempie oppure come, che so, affermare che un uomo che sta pugnalando selvaggiamente e ripetutamente alla carotide un altro uomo e mentre lo pugnala selvaggiamente e ripetutamente alla carotide sempre più sfasciata e scrosciante sangue e grigiume vario dichiara (all’uomo con la carotide scrosciante e sanguinante e sgrigiante) un amore e un affetto eterni e incondizionati e francescani e cristiani e insomma un’empatia che tracimi nella fratellanza, sarebbe come affermare che un tal uomo nell’ambito d’una tale azione risulti innocente perché le sue parole sono più importanti del suo gesto selvatico e iniettato di violenza belluina; e insomma non intendiamo dilungarci oltre su un argomento – quale quello concernente l’importanza rispettiva di note e testo nell’ambito dell’opera che avete fra le mani – cui già ci pare d’aver dedicato troppo spazio; senza tener conto poi che l’intero spazio dedicato a un argomento non esiziale come quello appena accennato sopra ruba un equivalente – quest’ultimo esiziale però – del vostro spazio, dello spazio prezioso che voi preclari lettori avete deciso di consacrare, nonostante lo stress e gli esaurimenti nervosi e le ossessioni e gli attacchi di panico e le depressioni e i tic e le manie e gl’impegni quotidiani quali il lavoro, la famiglia, i figli, il traffico, i colleghi odiosi, le riunioni di condominio da manicomio, la lotta strenua per procacciarsi un po’ di vacanze senza svuotare completamente il portafogli, e poi ancora il pagamento delle tasse e la mancanza di tempo libero e il cuore che sfarfalla e la prostata che non funziona e l’orina d’un verde preoccupante e il diabete che sale e la pressione alta (o bassa) e le influenze (quando non pandemie) letali e straveloci e i raffreddori singolarmente aggressivi e para-tropicali e poi specie nel periodo invernale quelle polmoniti fulminanti che ti strappano letteralmente via il respiro e ti scagliano in un letto d’ospedale a cercare di tirar fuori aria dai polmoni con le pinze, la questione delle note e del testo ruba un equivalente – dicevamo – dello spazio prezioso che voi preclari lettori avete deciso di consacrare a LA DISSOLUZIONE FAMILIARE nonostante gl’innumerevoli inconvenienti appena e di sfuggita sopra citati e molti, molti altri non sopra citati allo scopo precipuo di non rubarvi per l’appunto lo spazio prezioso che non intendiamo rubarvi.

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Personaggi, ambientazioni, tempi

17 dicembre 2010

[Il romanzo al quale accennavo ieri s’intitola La dissoluzione familiare. Da qui a Natale (e forse anche un po’ oltre) ne pubblicherò ogni giorno un capitolo. Sono capitoli brevi. Poiché il testo è composto in buona parte (più di un quarto, così a occhio) di note in calce; e poiché leggere le note in calce in un post è scomodissimo, ho deciso che inserirò le note – in corpo più piccolo – direttamente nel testo. Ogni giorno sarà comunque possibile prelevare il capitolo intero, normalmente impaginato, in un elegante Pdf.
“Mozzi, ma: e il nome dell’autore?”.
Per quello, dovete aspettare domani. Intanto accontentàtevi dell’elenco dei personaggi principali, redatto personalmente dall’autore; corredato altresì da un elenco dei meno secondari tra i personaggi secondari; da qualche nota d’ambiente; e da giusto giusto due righe sui tempi. gm]

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Un romanzo in arrivo

16 dicembre 2010

Max Ernst, Ocell de foc

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