Posts Tagged ‘Jonathan Littell’

Appunti su “La zona di interesse” di Martin Amis

10 novembre 2015

di Demetrio Paolin

copj170.aspLa zona di interesse di Martin Amis (Einaudi, traduzione di Maurizia Balmelli) è a tutti gli effetti un romanzo ottocentesco. Sembra, leggendo queste pagine, di rivedere certi passaggi e certe atmosfere di Thomas Hardy o almeno così è parso a me nei giorni in cui avevano in mano il romanzo e cercavo di trovare il modo migliore per parlarne. Il libro narra la storia di un corteggiamento, tra un uomo Golo e la bella donna sposata, Hannah; al loro amore e relazione si oppone il marito di lei Paul. Il romanzo è il resoconto del progressivo avvicinarsi dei due amanti, della loro tragica separazione e del loro crepuscolare incontro anni dopo, con un finale che lascia aperta la possibilità che la storia d’amore possa in qualche modo compiersi. Ovviamente questo è l’osso della storia, che Martin Amis, però, ambienta ne La zona di interesse ovvero il lager di Auschwitz.

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L’esibizione del dolore

27 febbraio 2011

di Gilda Policastro

[Questo articolo di Gilda Policastro è apparso il 25 febbraio 2011 nel quotidiano il manifesto].

Quando Christian, uno dei protagonisti del romanzo La Torre di Uwe Tellkamp, in procinto di partire per il campo di prereclutamento, ne indossa l’uniforme, il narratore ci informa che egli lo fa «non per orgoglio, ma perché voleva farsi compatire…, una sensazione masochistica del genere “guardate qui”, la messa in mostra della sofferenza». Il romanzo di Uwe Tellkamp, ambientato nella Ddr, è scritto in terza persona, ed è un libro corale, affollato di storie, alcune delle quali legate al mondo editoriale. Altro personaggio chiave è infatti Judith Scevola, la scrittrice che sconta con la marginalità pubblica la propria incapacità a irreggimentarsi.
Ma di questo, più avanti; è invece quella finzione della divisa indossata con voluttà masochistica a interessare, adesso: torna in mente la categoria utilizzata sulle colonne del «Manifesto» dal critico Daniele Giglioli a proposito di Gomorra, all’indomani della sua uscita e alla vigilia del suo successo mediatico e planetario (qui). Saviano, scriveva Giglioli, va sui luoghi della malavita e del malaffare «al posto nostro»: sacrificandosi per noi, diventa l’eroe che tutti vorremmo essere e al tempo stesso ci solleva dall’obbligo di esserlo a nostra volta.

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