Posts Tagged ‘Jacopo Nacci’

Se la vittima non fosse un giusto?

11 ottobre 2011

di Demetrio Paolin

Ho letto con molto interesse il post di Jacopo Nacci su Scrittori precari (qui) e quelle che seguono vogliono essere alcune riflessioni sul tema della vittima fatte in modo molto informale e senza pretesa di completezza. Del lavoro di Nacci citerò un passaggio, da cui prende spunto il mio ragionare.

Mi è venuto spontaneo domandarmi quale fosse il ruolo delle vittime. È una questione sulla quale sto meditando da un po’ di tempo, andando più che altro a intuito: la chiamo la questione delle tecnomistiche, e riguarda la trasformazione delle vittime in simulacri sentimentali.

In questi anni, gli ultimi due più o meno, sto lavorando ad un romanzo, il cui cuore è la storia di un deportato sopravvissuto ai lager nazisti. Quello che mi ha portato a voler raccontare la storia di una vittima e in particolare quel tipo di vittima – tralasciando i discorsi di Girard che mi paiono interessanti ma ex post, cioé sono venuti dopo che la mia testa ha incominciato a ragionare su questa storia – è il desiderio di restituire qualcosa di diverso dal semplice santino/simulacro, con cui spesso si identifica la vittima.

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Prima puffare, poi Gino

30 luglio 2011

Gnap?

Al di là di qualunque cosa voi pensiate dei Puffi, vi invito a leggere – prima di partecipare a una qualunque discussione in rete – questi due articoli di Jacopo Nacci a proposito dell’impiego della tecnica dello schiacciapatate: primo, secondo. gm

Questo è il potere

10 maggio 2011

[…] Ma io sento, e in definitiva credo, che se Margherita Hack può pubblicare un libro su quell’argomento [Libera scienza in libero Stato] e attirare tante persone agli eventi cui partecipa non è perché sia una grande astrofisica, e nemmeno perché ha una mente attrezzata alla logica, e addirittura nemmeno perché si dà per scontato che abbia esperienze significative e opinioni sensate e/o rivoluzionarie di cui parlare: io sento e in definitiva credo che se Margherita Hack può pubblicare un libro su quell’argomento, un libro che in copertina ha la faccia di Margherita Hack, e attirare tante persone agli eventi cui partecipa, è perché oggi, per la maggior parte di noi, Margherita Hack è un personaggio mediatico, nella fattispecie una simpatica vecchietta che si dice sia una grande scienziata e che è famosa per le sue uscite antireligiose in divertente accento toscano. […]

Leggi tutto l’articolo di Jacopo Nacci. (Che non è un articolo su Margherita Hack: è un articolo – come dice il mio titolo – sul potere). (gm)

Un disagio italiano e pesarese

9 gennaio 2011

…ho parlato dell’appiattimento della vita sulle categorie della legalità e dell’informazione, ma ho l’impressione che, almeno in una certa misura, ci si butti su legalità e informazione anche perché si è in fuga dall’idea dell’importanza di una formazione che forse si sente ormai perduta, o forse mai ricevuta e fuori dalla propria portata, ovvero che, almeno in una certa misura, ci si butti su ciò che è comprensibile anche perché si è in fuga da ciò che è incomprensibile, esattamente come ci si butta sulla petizione online perché si è in fuga dalla sensazione di impotenza e come ci si butta sulla riproposizione della notizia perché si è in fuga dalla riflessione, e che questa fuga abbia origine nella paura di non essere all’altezza di qualcosa che – si avverte profondamente (sia nel senso di “fortemente” sia nel senso di “in profondità”) – dovrebbe appartenerci in quanto esseri umani: quel sapere che, per l’appunto, definiamo “umanistico”. […]

Mi trovo a leggere solo oggi queste concatenate riflessioni di Jacopo Nacci: Uno, Uno e mezzo, Due, Due e mezzo, Due e tre quarti. Se l’argomento non vi interessa, andate almeno a guardare le foto. gm