Posts Tagged ‘Indro Montanelli’

Come sono fatti certi libri, 19 / “I miracoli di Val Morel”, di Dino Buzzati

17 agosto 2017

di Michela Fregona

[In questa rubrica vorrei pubblicare descrizioni, anche sommarie, di libri che – al di là della storia che raccontano o del tipo di scrittura – presentano una “forma” un po’ particolare, o magari bizzarra. Che cosa si intenda qui per “forma” mi pare, visti gli articoli già pubblicati, piuttosto evidente. Chi volesse contribuire si faccia vivo in privato (giuliomozzi@gmail.com). gm].

Fu un addio che non riuscì a dare. E, come tutti i congedi senza compimento, gli è rimasto addosso il destino delle cose che non sono state del tutto: un torpore, un’ambiguità, un mistero, una certa vena di rimpianto.
De I miracoli di Val Morel, l’ultimo libro di Dino Buzzati, sappiamo più della genesi pratica che del pensiero anteriore; eppure non ce n’è un’altra, tra le opere dello scrittore, così sovrabbondante di sogni, ricordi, cronache, dicerie, leggende, invenzioni, autocitazioni, prestiti letterari, corpi, turbamenti, esagerazioni: Buzzati vi attinge con leggerezza e una punta di ribalderia, totalmente a proprio agio, come se la partita con il proprio inconscio fosse ormai scoperta. E’ il suo ultimo segno nel mondo di qua (sa già di essere malato) ed è un segno ricco della sacralità delle ultime cose: stratificato di memorie, verosimile e falsificato insieme, bambino e adulto.
Libero.
Eppure, non avrà una parola: Buzzati farà in tempo a tenerne tra le mani la prima copia stampata, ma non lo presenterà mai; non lo racconta, non lo spiega, non ne parla, non lo commenta, non risponde ad alcuna domanda: nessuna interazione con chi lo legge. Il libro esce in novembre, lo stesso mese in cui il suo autore varca le soglie della clinica da cui non uscirà più. Due mesi dopo, il 28 gennaio, Dino Buzzati è morto.

(more…)

La formazione dello scrittore, 30 / Stefano Trucco

26 dicembre 2014

di Stefano Trucco

[Questo è il trentesimo articolo della serie La formazione dello scrittore, parallela alla serie La formazione della scrittrice. Ringrazio Stefano per la disponibilità. Le due rubriche ormai escono irregolarmente, seguendo l’arrivo degli ultimi contributi. gm]

stefano_truccoFormazione dello scrittore? Io? E’ proprio il caso?

Giulio Mozzi me lo chiede e io gli devo molto (una salutare stroncatura, soprattutto); c’è un mio romanzo in libreria, finalmente; gli editori, Bompiani e Rai-Eri, vogliono che io mi dia da fare ad autopromuovermi. Insomma, ci devo provare, a raccontare la mia formazione di scrittore, anche se ne avevo parlato abbastanza a lungo (sì, lo so, troppo a lungo) in un articolo qui su vibrisse il gennaio scorso e quindi lascerò parecchie cose come già dette e altre come omesse del tutto. Non è che parlare di me mi dispiaccia, anzi. Del resto, fare lo o essere uno scrittore è stato, fin da quando riesco a ricordare, l’unico obbiettivo serio della mia vita, l’unico mezzo accettabile per perpetuare il mio nome dopo la morte, motivo che ho in comune con la maggior parte degli artisti, grandi e minori, il cui nome sia stato davvero ricordato, almeno per un po’.

Il problema è un altro. Mettiamola così: da circa una decina d’anni sono impegnato in una minuziosa e radicale riscrittura di me stesso, una ristrutturazione il più completa possibile dei modi in cui mi rapporto con il resto del mondo. Negli ultimi quattro anni, poi, da quando mi sono finalmente rimesso a scrivere dopo più di vent’anni di blocco, si sono cominciati a vedere i risultati; nell’ultimo anno, infine, dopo la partecipazione al programma televisivo Masterpiece e la pubblicazione del mio romanzo d’esordio, Fight Night (insieme a un provvidenziale miglioramento delle mie condizioni di lavoro), il cambiamento in meglio è ormai innegabile. Ho persino cominciato ad andare in palestra. Di questo potrei parlarne fino alla nausea.

(more…)

Tolleranza

23 settembre 2009

di Qualcuno

[Questa lettera di un lettore è apparsa nel quotidiano Il Giornale martedì 15 settembre 2009. Ringrazio Silvia Tessitore per la segnalazione. Faccio notare che il primo numero del quotidiano Il fatto, del quale il 15 settembre l’autore della lettera già invocava la chiusura, esce oggi 23 settembre. – Per equivoco, inizialmente avevo indicato questo testo come “di Mario Cervi”, che cura nel Giornale la rubrica delle lettere. Mi scuso per l’errore. gm]

Non riesco a capacitarmi del fatto che si tolleri con tanta leggerezza il proliferare di giornali nuovi, vedi quello di Marco Travaglio, l’uomo più viscido della sinistra disfattista e sempre alla ricerca di nuovi modi per indebolire il premier, vista la continua ascesa dello stesso nel consenso degli italiani. Possibile che l’avvocato Ghedini non riesca a trovare un reato plausibile per la chiusura di queste «vipere» che strisciano con il continuo intento di mordere il premier e causarne la morte politica? Un giornale che palesemente offende e denigra il capo del governo va subito chiuso. Lasciamo poi le critiche a chi è nato per criticare tutti gli avversari politici. Una volta creato l’esempio gli altri giornali di sinistra si guarderanno dal continuare ad offendere il premier e la sua coalizione. Possibile che non si riesca a trovare una norma che preveda l’attentato morale al capo del governo? Io credo che l’unica soluzione a questo continuo stillicidio di calunnie sia quello di rispondere con i sistemi usati (che io non approvo) da Putin nei confronti della Georgia, e della Cina nei confronti dei monaci tibetani: «La forza». Dopo una serie di bastonate inflitte a Franceschini, D’Alema, Travaglio, Santoro e Maurizio Mannoni, si vedrebbero subito i risultati, si vedrebbe il ritorno del rispetto nei confronti di Berlusconi.