Posts Tagged ‘Immanuel Kant’

“Ranocchi sulla luna e altri animali” di Primo Levi.

5 maggio 2015

di Luigi Preziosi

“Primo Levi è uno scrittore di racconti. Il suo primo libro Se questo è un uomo, pubblicato nel 1947, è composto di brevi racconti racchiusi entro una doppia cornice: tematica, la testimonianza, e narrativa, l’inizio e l’epilogo della sua vicenda concentrazionaria /…/Anche La tregua, la storia del suo viaggio di ritorno, è costruita attraverso una serie di quadri successivi disposti in una sequenza temporale e spaziale ed è, a suo modo, un libro di racconti”. Così Marco Belpoliti, nel suo saggio introduttivo all’einaudiana Tutti i racconti del 2005. L’inclinazione per il genere è del resto denunciata dallo stesso autore come necessità di corrispondere all’ “intuizione puntiforme” che guida la misura breve del narrare, cioè, sempre secondo Belpoliti, quella “capacità di far nascere la narrazione a partire dai dettagli, particolari, punti attorno a cui si raggrumano e si dipanano storie”.

(more…)

La formazione dell’insegnante di Lettere, 7 / Luca Tedoldi

17 dicembre 2014

di Luca Tedoldi

[Questo è il settimo articolo della rubrica La formazione dell’insegnante di Lettere, che si pubblica in vibrisse il mercoledì. Gli insegnanti che volessero partecipare possono scrivere al mio indirizzo, scrivendo nella riga dell’oggetto: “La formazione dell’insegnante di lettere”. Ringrazio Luca per la disponibilità. gm]

luca_tedoldiUna formazione si dice in molti modi. Liceo classico, odiato e amato: belle le lezioni di Italiano, non tutte quelle di Filosofia, pochissimo tutto il resto. Al classico, ma che dico, a Giovanni Valle che venne a farci il corso, devo soprattutto l’amore per il teatro, un’arte che è insieme parola, voce, gesto, letteratura, musica, pittura, ginnastica. Primo anno d’università a Lettere, esami di Letteratura italiana e Storia moderna. Dopo il galleggiamento disanimato del liceo arrivano i primi trenta; ringalluzzito mi metto a studiare davvero ed ogni esame diventa il pretesto di dibattiti infiniti con amici e compagni di facoltà, tanto più che dal secondo anno faccio il passaggio a Filosofia. Alla fine di quelle discussioni non c’era alcun voto, nessuno pensò di riconoscerci un titolo, ma sono state tra le esperienze più formative mai vissute. Peccato per chi, laureato abilitato masterizzato, non ne ha goduto. Molto più utili dei monologhi frontali della Silsis, frequentata sia per Lettere che per Scienze umane (quattro anni di maledizioni), ma meno del tirocinio fatto a scuola (nella trincea della contrapposizione sapere-potere contra diritto all’ignoranza), a vedere quali errori non ripetere. Di primo istinto, dopo aver assistito a tanti, non intenzionali, atti di vandalismo culturale senza poter intervenire, è facile cadere nella forma imperativa e non chiedere, ma pretendere, che chi osi parlare da una cattedra debba fare questo e quello, respingere quell’altro e non dimenticarsi quest’altro ancora. Ad esempio evitare monologhi di un’ora nel silenzio pericoloso dell’aula, decodifiche del testo poetico in cui per quindici minuti si passano in rassegna tutte le versioni di un termine latino nelle lingue romanze, o sette citazioni di testi differenti in sette minuti. Insomma, rigettare come la peste l’autorefenzialità. L’alunno abbagliato accerta la competenza del docente e contemporaneamente nessuna fioritura d’idee o nozioni avviene nella sua mente, aratro senza buoi / che pare dimenticato.

(more…)