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Dalla parte

29 novembre 2012

di giuliomozzi

[Questo raccontino, scritto su commissione – il tema era: stazioni della metropolitana – è di qualche anno fa. Lo ripubblico ora al solo scopo di fare pubblicità all’Hotel Charly di Milano, che frequento da almeno una dozzina d’anni. gm]

È il quindici marzo, mercoledì. Mercoledì è il giorno che mi fermo a Milano. Dormo all’Hotel Charly di via Settala, vicino alla Stazione Centrale. È un alberghetto pulito, tranquillo ed economico (ma il caffè è micidiale). Ora è notte, sono le undici e un quarto, e da piazza Missori scendo nella metropolitana. Quattro stazioni (Duomo, Montenapoleone, Turati, Repubblica), due passi a piedi, e sarò a casa. Per me a Milano il Charly è «casa», perché sono cinque anni che ci dormo praticamente tutti i mercoledì sera. La stanza undici al secondo piano, senza bagno ma con lavandino e bidè (e il bagno sul pianerottolo: da condividere, certo, ma tanto la mattina mi sveglio presto, e sono sempre il primo).
Io sono un uomo che vive di abitudini.
Giù, sulla banchina c’è solo un tipo con un completo di lino beige. Cammina avanti e indietro. Il segnalatore annuncia: il prossimo treno tra otto minuti. Vado a sedermi su una di quelle cose rosse e tonde che ci sono nella metropolitana di Milano – non saprei chiamarle né sgabelli, né sedie, né panchine, né seggiolini né altro. Sono dei dischi rossi sostenuti da un ferro piantato nel muro. Ci si siede sopra. Li chiamerò dunque sedili. Si sta anche comodi, per quei pochi minuti che ci si deve stare.
Prendo dalla borsa il libro (ho sempre il libro). L’ho cominciato stamattina in treno, e non mi piace. Si chiama Canti onirici e altre poesie, l’autore è un certo John Berryman che non so chi sia (magari è uno importantissimo: sta in foto sulla copertina, ha barba lunga lunga, occhiali a montatura grossa, camicia a maniche lunghe con i polsi aperti, postura contorta, sigaretta tra le dita della mano sinistra), l’ha pubblicato Einaudi nel 1978 e io l’ho comperato usato.

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