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“Il colon irritabile”, di Hans Reiter

14 aprile 2017

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati sostiene d’essere un bibliofilo. Sostiene anche di essere, spesso, se non sempre, l’unico lettore dei libri che recensisce].

“E, a proposito, come va con il colon irritabile?”, “Malissimo. Ormai non parla più con nessuno”. Con questa battuta a suo tempo arguta, rivoluzionaria e sconvolgente (ci riferiamo, come tutti avranno inteso, alla Cantatrice calva dell’Eugène Ionesco, a suo tempo intrepido, al nostro tempo artista fin troppo incensatamente accademizzato, nonché vittima dei suoi stessi banalizzanti seguaci: tra il teatro dell’assurdo e le assurdità teatrali, ahimè, vi è qualche direi abissale differenza qualitativa), oggi polverosissimamente pedissequa, o pedissequissimamente polverosa – fate voi – prevedibilissimamente si conclude questo romanzo o non-romanzo o anti-romanzo o non-anti-romanzo o anti-non-romanzo che un ignoto autore (ebbene sì: chi si nasconda dietro l’evidente pseudonimo di Hans Reiter, che sarebbe come dire Renzo Tramaglino o Mattia Pascal o Michele Ardengo; con l’aggravante che chiamarsi Hans Reiter, in terra di lingua tedesca, è più o meno come chiamarsi Paolo Rossi qui da noi: tra fisici, calciatori ed enigmisti ce n’è millanta solo in Wikipedia – nemmeno il vostro ardito bibliofilo è riuscito finora a saperlo; ma, nel caso, tempestivissimamente aggiornerò) ha dato alle stampe presso le sciaguratissime edizioni Aleppi, ben note al mondo editoriale nonché ai lettori più avveduti (o meno avveduti, secondo l’approccio) per l’appassionato sostegno a qualunque visione del mondo mistico-complottistica, gnostico-paranoica, grillo-strafalcionica, magico-padrepiica (e non per nulla il loro bestseller risulta essere, a tutt’oggi, il temibilissimo Le zie chimiche di Tommaso Pandolfi).

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