Posts Tagged ‘Giovanni Pacchiano’

“Petrarca si ritrova anche nell’amore per l’ultimo reietto”

5 luglio 2017

di Giovanni Pacchiano

[Questo articolo è uscito in “Il fatto quotidiano” oggi 5 lugli9o 2017].

Nella produzione della narrativa italiana di oggi Veronica Tomassini risulta un’anomalia. Per il fatto che, mentre buona parte dei suoi colleghi si è buttata su gialli, thriller, horror e simili, inflazionando il mercato di robaccia e spingendoci a rileggere di corsa per l’ennesima volta a mo’ di antidoto l’immenso Ed McBain, lei persegue un suo ostinato petrarchismo di ritorno, tenace nel ricanto dell ‘ossessione d ‘amore, tema incorruttibile del genere umano. Ossessione che trascorre dall’asciuttezza cechoviana di Christiane deve morire (Gaffi, pp. 170, 13,50 euro) al turgore affannoso ed effusivo del Dostoevskji di Povera gente nel recente, bellissimo L’altro addio (Marsilio, pp. 206, 17 euro). Petrarchismo deviato perché rivolto verso un uomo collocato ai margini della società, etilista che dorme all’aperto, mendicante di strada. Un perdente segnato dal destino e infine rassegnato. Proprio perciò è petrarchismo mirabilmente originale, mescolato l’impulso amoroso al lamento di donna dolente che ha imparato «a covare il senso del lutto» e a compiacersene: presa, amata e poi abbandonata con un figlio ma tenacemente legata alla figura dell’amato.

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“Non riesce; o non vuole”

5 gennaio 2011

di Giovanni Pacchiano

[Questo articolo è apparso nel Corriere della sera il 14 aprile 1998].

Succede di incontrare, nel racconto «Pugni!», che fa parte dell’ultimo libro di Giulio Mozzi, Il male naturale, un personaggio femminile che, nella prima quindicina di pagine, si chiama Rama, per poi chiamarsi Ruota a pag. 186, e poi ancora Rama sino alla fine della storia. Piccolo enigma di soluzione non impervia, se si tiene conto che Ruota è la protagonista di un precedente racconto, «Vite». Intrufolatasi chissà come altrove, ad appropriarsi per un attimo, come uno zombie, della personalità della povera Rama. E però, a parte la distrazione dell’autore (può capitare), occorre chiedersi dove siano stati, alla bisogna, redattori e correttori. Ma si tratta comunque di svista che allarma: che sia stato messo insieme, il libro, un po’ in fretta e furia? E con testi d’occasione?

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Innamorarsi dell’accattone

12 settembre 2010

di Giovanni Pacchiano

[Questo articolo è apparso oggi, 12 settembre 2010, nel supplemento domenicale del quotidiano Il sole 24 ore. L’articolo si può leggere anche in pdf qui. gm].

C’è qualcuno, ancora, in Italia, che pratica narrativa non convenzionale? Narrativa non omologata linguisticamente; non omologata strutturalmente. C’è ancora, certo. Controcorrente, rispetto a quei romanzi che corrono via lisci, senza il minimo sussulto formale, e si leggono senza fatica lasciando il lettore soddisfatto e rimborsato.
È notevole il fatto che oggi una esordiente passi per la porta stretta della narrativa non convenzionale. Veronica Tomassini, «siciliana di origini umbre», che «scrive sul quotidiano La Sicilia» (così il risvolto), ci si è provata. Aggiungendo, tra l’altro, al suo romanzo, Sangue di cane, che svaria con destrezza su differenti livelli di linguaggio e mescola vorticosamente presente e passato, un’altra componente che ce lo rende caro: l’attenzione a un mondo di emarginati. Altro tema controcorrente rispetto al pensiero di una non piccola fetta di opinione pubblica, ostile all’universo di extracomunitari o meno, ma, comunque, derelitti senza prospettive, che popolano il nostro paese.

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