Posts Tagged ‘Giancarlo Onorato’

Le “formazioni” a Milano (scrittrici e scrittori)

18 maggio 2015
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Martedì 19 maggio alle 18.30, a Milano presso lo Spazio Melampo (via Carlo Tenca 7) prima pubblica presentazione dei due volumi – La formazione della scrittrice e La formazione dello scrittore – pubblicati dall’editore Laurana: il primo a cura di Chicca Gagliardo, il secondo a cura di Gabriele Dadati. I due volumi prendono ispirazione dalle due rubriche pubblicate per diversi mesi in vibrisse, e intitolate appunto La formazione della scrittrice e La formazione dello scrittore.

La formazione dello scrittore, 28 / gianCarlo Onorato

27 novembre 2014

di gianCarlo Onorato

[Questo è il ventottesimo articolo della serie La formazione dello scrittore, parallela alla serie La formazione della scrittrice. Le due serie escono, ormai un po’ come viene viene, il lunedì e il giovedì. Ringrazio gianCarlo per la disponibilità. gm]

Dunque ispiriamoci al suo volto. Vediamo, com’è fatto il suo volto? È tondo, anzi ovale, ho letto un tempo che il viso ovale è il viso più carnale e rimanda a un‘attività sessuale intima e profonda pure nelle creature che in sostanza non la conoscono tale pratica, pure in quelle che forse neppure hanno mai conosciuto una sola estasi. Perché l’attività sessuale più autentica non è quella praticata, bensì quella percepita in te da chi ti sta amando. Mentre penso e poi digito la parola estasi, vengo preso dalla somiglianza che questa possiede alla base, – intima e umida come ciò che è alla base di una donna ovale – della parola estate. Da una parte si significa l’essere in rapimento per qualcosa che sequestra i sensi, dall’altra il riferimento è al calore. La relazione tra queste due distanze apparenti, è pronta per essere intuita. E infatti è estate. Dura e cattiva, l’estate che fa male anche dentro, oltre che nella percezione del bruciare di tutto quanto ti stia attorno.

E lei dov’era? Aspetta, lei stava lì in piedi, davanti a te, giusto qualche passo, come esalasse vapore, come spenta d’improvviso dal temporale, o era solo il suo lago cocente che io solo potevo percepire a farmela ricordare così. Non si sa, eppure posso dirlo con certezza. Allora lei era ferma, nel vapore, con il viso ovale e vellutato, la bocca rosa, piuttosto sottile e lunga se colta nel disegno complessivo del volto, e col petto offerto alla luce, sul quale la carnagione aveva fatto la sua miglior stesa. In piedi, in un tempo imprecisato, col volto bambino, ovale, carnoso, rimando segreto alla sua dolcissima venerabilità di donna, e scroscio d’acqua tutto intorno. Ecco, capisco: alle sue spalle il fragore del fiume che precipita da una chiusa, appena sotto a una rupe, dal cui fondo emerge una nuvola vagante di vapore, che si agita e fa sfondo a tutto e a lei in modo speciale, equilibrando l’estate, dialogando con la parte più cupa di essa. Laddove l’estate è fredda, commutata, capovolta, avvaporata.

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Otto anni non sono pochi / 11d

11 giugno 2009

[Ultimo articolo su Il più dolce delitto, di Giancarlo Onorato. Degli “amici scrittori”, l’unico – che io sappia – che si prese la briga di leggere il romanzo e pure di scriverne fu Livio Romano. E gliene sono grato. Il suo giudizio sul romanzo è sostanzialmente negativo, ma l’articolo contiene un riconoscimento fondamentale: “Onorato è uno scrittore vero, dotato di una profonda consapevolezza del mezzo utilizzato […] e probabilmente spinto da un sincero afflato fabulatorio”. E a me tanto basta per pensare che io non fui pazzo a innamorarmi di questo libro e che l’editore Sironi non fu pazzo a pubblicarlo. gm]

Lirismo o languore
(vibrisse, 2 giugno 2008, qui)
di Livio Romano

Questo dottor Marlo, psichiatra italiano che s’agita nella Svizzera del 1968, nel Più dolce delitto di Giancarlo Onorato, entra in scena intonando una voce languida e adottando lo stesso timbro va avanti per le restanti 280 pagine del libro. Già dopo un paio di capitoli ho cominciato a sospettare dove avessi già ascoltato quel registro. Nei tanti manoscritti di poetesse dark che riempiono la mia libreria. Nei blog delle studentesse di lettere intitolati “Nascita e declino della polvere di stelle” o “La morte sempre mi sarà sorella”. La differenza rispetto all’ingenuità di quegli esperimenti risiede sostanzialmente nel fatto che Onorato è uno scrittore vero, dotato di una profonda consapevolezza del mezzo utilizzato – uno dei suoi possibili, fra l’altro, essendo quest’autore, oltre che scrittore, anche musicista, pittore, fotografo – e probabilmente spinto da un sincero afflato fabulatorio.

L’uso massiccio e sicuro di allitterazioni, assonanze, omeoteleuti, paronomasie (“ogni cosa sparisce sbiadisce quando tocco con le ginocchia il bordo del suo letto, e la malata seminuda mi sorride annunciando definitivamente il giorno come un trionfo di tristezza, di bellezza”, oppure “…il cui bianco si pone a metà tra l’orgoglio ultimo di vivente e il vagore assente del più fitto nulla, un vero fragore per il pensiero che ognuno ha di sé”) o la semplice ricerca della sineddoche inedita (bellissimo: “scorgere il denso dell’amore”): testimoniano una forte tensione musicale nella scrittura di Onorato.

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Otto anni non sono pochi / 11c

10 giugno 2009

[Ancora su Il più dolce delitto, di Giancarlo Onorato. Qualche settimana dopo il mio articolo e la lettera di Giancarlo, Luigi Preziosi mi avvisò di aver scritto un articolo sul romanzo. Per la rivista Stilos: che però chiuse prima che fosse pubblicato. Lo riprese poi Il Sottoscritto, che di Stilos era, e tuttora è, la (spero) provvisoria reincarnazione. gm]

Dicerie su una clinica svizzera
(vibrisse, 15 aprile 2008, qui)
di Luigi Preziosi

Giancarlo Onorato con Il più dolce delitto sperimenta percorsi non del tutto consueti per la narrativa italiana di questi anni, distanziandosi da minimalismi tematici e stilistici vari per indagare sugli intrecci tra follia e saggezza, e tra eros e thanatos con una scrittura di onusta sontuosità, molto adatta a sondare gli abissi più segreti della mente, i più arcani da comprendere e i più difficili da rappresentare. Il romanzo vibra con ammirevole costanza di una sorprendente tensione lirica. Una particolare intensità emotiva vi si coniuga con un pathos rivisitato con stilemi tardo romantici: certamente sul rigore espressivo prevale il turgore delle urgenze che attraversano l’anima del protagonista e ne debordano. E della creazione romantica ha anche i furori e le deflagrazioni emotive e soprattutto le disarmonie, le asimmetrie cercate ed esibite, a cui non giova certa ripetitività nella proposizione dell’ossessione erotica del personaggio principale, che pone a rischio di banalizzazione proprio ciò (la libertà assoluta nel rapporto tra uomo e donna, per quanto anomalo possa essere) che l’autore intende palesemente sublimare.

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Otto anni non sono pochi / 11b

9 giugno 2009

Il più dolce delitto, di Giancarlo Onorato è, scrivevo ieri, un perfetto esempio di romanzo a scomparsa istantanea. Nel marzo dell’anno scorso, dopo l’articolo che ieri ho ripubblicato, Giancarlo mi scrisse questa lettera. gm]

“La cartilagine spessa della disattenzione”
(vibrisse, 29 marzo 2008, qui)
di Giancarlo Onorato

Caro giulio,
probabilmente abbiamo avuto lo stesso sentimento, se tu come me a un anno esatto dalla pubblicazione del mio romanzo, hai avuto l’idea di andare a riprenderlo e domandarti le ragioni della disattenzione di cui è stato sin qui vittima.
Per tutto questo anno-lampo non ho mai aperto una volta Il più dolce delitto, mai dopo il primissimo rapido esame fatto al momento in cui ho ricevuto le mie copie. Questo fino al giorno di pasqua, che per me è un giorno come gli altri, tanto che mi trovavo in studio per le sessioni del nuovo disco. In una pausa di lavoro il libro mi ha chiamato, e allora scorrendolo ho percepito nettamente la sensazione che da noi, in questo momento storico, produrre pensiero rischi di non contare nulla. O di essere un fatto del tutto secondario.

Mi ero concesso un lasso di tempo indefinito prima di concludere che inspiegabilmente quasi nessuno tra gli addetti ai lavori avesse accolto il mio testo, e avevo vissuto di elogi privati, a volte lodi sperticate, ricevute da questo o quel lettore, tra essi mescolati professionisti della sanità mentale, giornalisti musicali che mi hanno proposto collaborazioni a questa o a quella pubblicazione, come gli spiriti sensibili al di fuori di ogni ordine. Certo, radio raiuno mi ha dedicato uno speciale notturno, risoltosi però in musica, e la radio della svizzera italiana mi ha dedicato una puntata di una trasmissione ascoltatissima, ma solo per via dell’ambientazione del romanzo. Ma nessuna traccia visibile tra coloro che avrebbero il ruolo di segnalare il valore o i limiti di un libro. Così, dopo aver fatto la considerazione definitiva, tanto rimandata, che a nessuno è importato di prendere in considerazione il romanzo, digito il mio titolo su google e mi appare il tuo pezzo su vibrisse.

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Otto anni non sono pochi / 11a

8 giugno 2009

[Continuo la perlustrazione degli otto anni di lavoro in Sironi. Altro interessante esempio di romanzo pubblicato e subito svanito nel nulla: Il più dolce delitto, di Giancarlo Onorato. Ma fu così repentina e totale, la scomparsa di questo romanzo, che già un anno fa mi sembrò necessario sollevare la questione in vibrisse. Con un articolo che qui ripropongo, appena un po’ scorciato. Altri nei prossimi giorni. gm]

“Si finisce col leggere soprattutto i libri degli amici”
(vibrisse, 22 marzo 2008, qui)
di giuliomozzi

Tra i romanzi che l’editore Sironi […] ha pubblicato nel 2007, quello più bello e più sicuro è, secondo me, Il più dolce delitto di Giancarlo Onorato. Dico “più bello” e “più sicuro”, e a questi due distinti aggettivi ci tengo. Quello che sto per dire non è molto logico, ma spero di farmi capire. Ci sono diversi (non so quanti) tipi di bellezza. C’è la bellezza della grazia, ad esempio, e la bellezza dell’autorevolezza. Ecco: quando Giancarlo Onorato cominciò a farmi leggere alcuni testi scritti da lui (racconti, inizialmente), fui colpito proprio dall’autorevolezza della sua scrittura. La bellezza delle pagine che leggevo non era seduttiva, non era figlia della grazia, non era frutto di studiata eleganza, non era disinvolta; era, in somma, autorevole. E la sensazione diventò ancora più forte quando lessi il romanzo. Leggevo, e pensavo: “Sarà un gioco da ragazzi, promuovere questo libro. La sua bellezza è così evidente, così autorevole, che basterà dire a qualunque giornalista di cultura, a qualunque critico letterario, tolle et lege, e il libro sarà sicuramente lodato come e quanto merita”.

Tutto il contrario.

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