Posts Tagged ‘Francesca Perinelli’

Botta e risposta / La signorina Felicita risponde a Guido Gozzano

3 aprile 2015
Telemaco Signorini, Sulle colline a Settignano

Telemaco Signorini, Sulle colline a Settignano

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La schiumarola (Le cose che ci sono in casa, 21)

25 giugno 2014

di Francesca Perinelli

[Le regole del gioco sono qui].

Come contenitore è proprio un colabrodo,
mi pare un server senza protezione.
Ma se non chiedi troppa ritenzione
puoi sempre utilizzarlo in altro modo:
Io, che non sono alta, tra alti stono
ma col suo manico tiro giù gli oggetti,
e a volte fendo l’aria coi suoi buchi
per l’allegria del suono dei fischietti.

Il telefono fisso (Le cose che ci sono in casa, 16)

22 giugno 2014

di Francesca Perinelli

[Le regole del gioco sono qui].

Guscetto innocuo
inutilità ergonomica
si imbianca per l’economia dell’uso
e questo mi ricorda
che lui è ancora lì, misero effetto,
per il fastidio di doverlo spolverare.

Il lampadario (le cose che sono in casa, 8)

19 giugno 2014

di Francesca Perinelli

[Le regole del gioco sono qui].

Un solo lampadario pende e illumina
il sottostante desco a casa mia,
è unico e proviene da Murano,
uscito da una nota vetreria.
Faceva bella mostra da mia nonna,
adesso ce l’ho io, mi ero impuntata:
la luce frammentata dalla gonna
colora anche da spento la giornata.
Nel resto degli ambienti lampadine
che penzolano in basso dai supporti
dimostrano che le sole cose vive
son quelle che appartenevano ai morti.

Lodi del corpo maschile / Le corde vocali (la voce)

2 agosto 2013

di Francesca Perinelli

[Vuoi partecipare alle Lodi del corpo maschile? Leggi qui. Per leggere tutte le Lodi del corpo maschile, guarda qui].

Maschietto mio, benché tu parli piano
nei sussurri al risveglio
(“Mamma!”) che in seno a me cercan conforto,
delizia e croce è il tuo vociar squillante. Meglio
dello sgolarmi invano
fa il tacer: taci a tua volta. Sì, è contorto,
ma la tua voce certo la sopporto.
M’inorgoglisco se m’accorgo e sento,
giorno per giorno, come si rafforza
il timbro, come orza,
diretta verso il porto, la prua al vento.
Laringe e glossa, che ora impieghi a stento,
saranno vigorose.
Col tuo cordame scalerai montagne,
fanciulle come spose
prenderai al lazo, e scaccerai magagne.
Bimbo, mangia lasagne
che sei magretto, e irrobustirti devi,
perché tu possa presto contrastarmi
senza bisogno d’armi,
o mettere sulla mia testa i piedi.
C’è il trucco, non mi credi?
Quando alla donna amata
vorrai far rivaler le tue ragioni,
lancia una sola occhiata,
e dille “t’amo”, tenendo bassi i toni.

Nota: Ho cercato di comporre una canzone breve, riprendendo lo schema della petrarchesca Italia mia, benché ’l parlar sia indarno.