Posts Tagged ‘Eugenio Montile’

“La Megera”, di Eugenio Montile; “L’allergia”, di Giuseppe Ungarelli

6 febbraio 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

lamegeraE’ singolare che i due libri di poesia forse più letti del nostro Novecento (non necessariamente i più belli; sicuramente i più influenti sulla poesia successiva, i più spesso propinati a scuola, i più venduti anche nelle edizioni economiche) siano stati più e più volte ritoccati (fin nel titolo) dai loro autori nel succedersi (trionfale) delle riedizioni: tanto che (per dire), dell’Ungarelli oggi non si saprebbe decidere se sia stata più decisiva e incisiva l’originaria – stonata, e disarticolata, e quasi smembrata – secchezza, o la successiva petrarchesca e neoleopardiana ricomposizione (seppure ancor sempre un po’ sghemba) dei disiecta membra. Perciò è interessante, di tanto in tanto, anche per noi lettori non filologi, andare a vedere che cosa fossero state in origine quelle poesie che abbiamo con tanto ardore e tanta gesticolazione (“Sii più espressivo!”) mandate a memoria alle scuole medie: e siamo dunque grati agli editori che, di tanto in tanto, si peritano di pubblicare quelle opere nella loro primaria (editorialmente primaria) forma. Meglio ancora sarebbe, forse, se le liriche in tali edizioni (pubblicate, ahimè, in tirature diabolicamente stitiche) non fossero soffocate da soffocanti paginate di commento: ma tant’è, gli accademici devono pur giustificare gli stipendi (miserelli od opulenti che siano, a seconda dell’età e dell’infornata concorsuale) di cui godono.

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“In su la cima”, di Eugenio Montile

28 gennaio 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

MontileAllora, facciamo un po’ di decifrazione. Eugenio Montile fu in vita un grande, grandissimo poeta: forse il poeta che più determinò il corso della poesia italiana tra il 2 novembre e il 31 dicembre 1975. Poi morì, come càpita a tutti. E lasciò delle carte, come capita a tutti gli imbrattacarte (capiterà anche a me, purtroppo). (Felice refuso: scrissi, e poi corressi, imbrattacarne: e si potrebbe commentare, con Poessoa: Il poeta è un tatuatore. Ma procediamo). Morì dunque il Montile, lasciò delle carte, alcune in casa alcune in mano agli amici, e come normalmente accade le carte furono via via pubblicate: in riviste, in collettanee d’omaggio allo scomparso, in un prezioso volumetto delle Edizioni del Rosso d’Uovo, e così via. Poi le carte finirono (con poche aggiunte) nel volumone delle Poesie complete, nella sezione Inedite – curiosamente ultima dopo le penultime Giovanili. A quel punto si poteva pensare che fosse finita. E invece no. E invece no, signore e signori. Perché pure i poeti, pure i sommi poeti, son venali. O quantomeno, devono campare.

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