Posts Tagged ‘Ennio Bissolati’

“Storia universale della fretta”, di Cinesio Bartoli

5 marzo 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

bartoliVentidue anni, stando alla prefazione, sono stati necessari a Cinesio Bartoli (uno di quegli ingegni straordinari che nascono talvolta in Italia: fondatore della Bartoli sas, azienda specializzata nella fornitura di servizi e prodotti per la conservazione degli alimenti d’origine ittica; in gioventù campione regionale di pattinaggio su rotelle in varie specialità; cultore della materia presso l’istituto di Tecnica del freddo del Cnr nel tempo in cui lo dirigeva il compianto Fredolino Mattarolo; discreto pittore e acquafortista – assai apprezzate le sue “marine” – con all’attivo una dozzina di personali; eccetera) per compilare questa avvincente e spettacolare Storia universale della fretta: un saggio che, manco a dirlo, solo un individuo del tutto sordo alle ragioni della tempistica riuscirebbe a non leggere d’un fiato.

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“Lo spettro della porta accanto”, di Edgardo Allampo

26 febbraio 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

allamLo spettro della porta accanto, romanzo di Edgardo Allampo, è il primo titolo pubblicato dalla neonata casa editrice pesarese Suspiria, omaggiante nel nome al “maestro dell’horror italiano” (così nel pomposo manifesto stilato dai giovani fondatori). In realtà, s’io non fossi Bissolati, come sono e fui, ma Dario Argento, provvederei subito a prendere le distanze. Si sa: l’horror è un genere letterario (e sottolineo letterario: perché nel cinema le cose vanno assai altrimenti) nel quale le cose meno importanti sono, nell’ordine (di crescente non importanza): l’originalità, la coerenza narrativa, la qualità della scrittura. Il pubblico della narrativa dell’orrore è composto, curiosamente, da un ottanta percento di lettori ingenui, ingenuissimi, disponibili a credere più o meno a qualsiasi cosa venga loro narrata (e in qualsiasi modo); e da un venti percento di lettori raffinatissimi sì, ma con un gusto tutto geek-snobistico per la spazzatura (il trash, come italianamente si dice). Può darsi che a certi palati finissimi, ma stremati ed estenuati dall’assaggio di troppi e troppo variopinti e troppo artistici sapori, uno junk food come questo possa non solo piacere, ma (tutto può essere, a quelle altezze) apparire come un autentico capolavoro. Ma a un lettore che non appartenga a questa strampalata religione la spazzatura non può apparire che per quello che è: spazzatura.

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“The Marvellous Adventures of Farlock Holmes”, di Conan Boyle

18 febbraio 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

conanboylePer quanto la nostra ammirazione per Georges Perec sia sconfinata, non si può fare a meno di notare che le sue opere (ciascuna radicalmente diversa dall’altra) hanno generato (del tutto involontariamente: Perec non imitava nemmeno sé stesso, figuriàmoci se pensava che ad altri potesse venire in mente di imitare lui) una quantità sterminata di imitatori, pedissequi dove Perec era libertario, pedanti dove Perec era brillante, moralisti (in senso formale, naturalmente) dove Perec era disinibito. A questa genia appartiene, senza lode e senza merito, la persona che si nasconde sotto il per nulla originale nomignolo di Conan Boyle, che in The Marvellous Adventure of Farlock Holmes non ha raccolto altro che una serie di racconti con protagonista il cugino scemo (idiot cousin) del ben più noto Sherlock. Ciò che dovrebbe (dovrebbe, eh!: ché tra il volere e il riuscire c’è di mezzo il mire – sarebbe il mare, ma era per fare la rima) divertire il lettore è la lingua impiegata da Conan Boyle. Che non è l’inglese, essendo Conan Boyle (se dobbiamo dare alla nota biografica in bandella un credito maggiore che al nomignolo) di Venegazzù, frazione di Volpago del Montello, in provincia di Treviso (luoghi naturalisticamente incantevoli, sia deto en passant). Bensì qualcosa a metà strada tra l’itangliano, l’anglo-trevigiano e l’ostretrico (= “linguaggio parlato da chi cerca di convincere le ostriche ad aprirsi di loro spontanea volontà”: Boyle dixit, nella postfazione).

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“Prontuario di teologia dei nani da giardino (con esorcismi), di Babà Balthasar

13 febbraio 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati – qui interpretato da Eve Dietmann – è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

balthazarLa sperimentazione letteraria che da sempre caratterizza la produzione del Balthasar si ritrova puntuale anche in questo libercolo a metà strada tra un romanzo breve, un racconto lungo, un prontuario vero e proprio e un numero della Settimana enigmistica. Quest’opera s’inserisce infatti nella scia delle precedenti fatiche dell’autore, tra le quali ci piace ricordare Guida alla logica della coltivazione dei cavoletti di Bruxelles, uscito nel 2010 sempre per i tipi di Sàmpolo e diventato in poche settimane il volume più venduto di sempre nella storia della casa editrice di Castelvecchio di Rocca Barbena, avendo cioè venduto 30 copie (il nostro giura e spergiura da sempre di non avere alcuna relazione di parentela con alcuno dei 30 acquirenti del libro succitato).

In Babà Balthasar molti hanno voluto vedere uno pseudonimo, un nom de plume ispirato al protagonista del romanzo La storia infinita di Michael Ende, Bastiano Baldassarre Bucci. Approfondite ricerche condotte dal celeberrimo critico letterario Giò Zumi-Zoli hanno invece portato alla luce la verità: Babà Balthasar è il nome reale del creatore del Prontuario di teologia dei nani da giardino e delle opere precedenti. Si tratta di un vecchio professore d’ingegneria di origini siriane (ormai in pensione) il quale, con perfetta padronanza della lingua italiana (ma si mormora vi sia dietro il supporto linguistico dell’edicolante sotto casa, laureato in letteratura italiana presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna) si diletta a sfornare volumi e libelli di dubbio gusto e incerto valore letterario, riuscendo puntualmente, in maniera infallibile e misteriosa, a trovare un editore non a pagamento che accetti di dare alle stampe i suoi scritti.

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“Manuale di seduzione per maschi timidi”, di Lucio Gnoli

10 febbraio 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. Qui, eccezionalmente, e con notevole spirito mimetico, è interpretato da Fiammetta Palpati. gm]

luciognoliRecapitatomi brevi manu, attraverso la portiera del mio stabile qualche giorno prima di capodanno questo volumetto di Lucio Gnoli, e immediatamente impilato tra quelli da rifilare agli aspiranti scrittori particolarmente molesti (una certa qual misura di recare molestia deve essere considerata funzionale in chi aspira ad esser, se non notato, almeno letto) ho deciso di riprenderlo in mano oggi, non senza raccapriccio, mancando pochi giorni alla festa di San Valentino. Che possa tornare di una qualche utilità a chi si procura di continuare la specie con intimo diletto.

Il titolo del libro – Manuale di seduzione per maschi timidi – mirerebbe a vendere il testo – 112 pagine, brossura, copertina lucida, a colori su fondo bianco – come l’ennesimo esemplare di manualistica dozzinale con cui la Girotti & Pedersoli, casa editrice nata più da una deriva cinematografica che da un sodalizio imprenditoriale, si è posizionata negli ultimi decenni sul mercato editoriale italiano. Con l’aggravante di un’immagine di copertina in cui il traslato ortofrutticolo – alludente all’oggetto che i consigli o gli esempi del manuale consentirebbero di conseguire – è degno di una mattinata al mercato.
Se non fosse che quella paroletta, romanzo, proprio sotto al titolo non è, in questo caso, o almeno non del tutto nelle intenzioni dell’autore, un mero specchietto per le allodole.

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“L’amore ai tempi della deindustrializzazione”, di Gianni Dezanni

3 febbraio 2016

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“Mi vida”, di Suelen Bissolati

29 gennaio 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

Suelen_bissolati_mividaVabbè, per i parenti bisogna avere un occhio di riguardo. E questa Suelen Bissolati, almeno a giudicare dalle fotografie che si trovano ovunque in rete, è davvero una ragazza in gamba. Ciò detto, il libro non è gran che. La fotografia in copertina, così casuale e assurda (notate – vi prego – il phon in alto a destra), mi ispirava fiducia. Non dico che speravo in qualcosa come la vita in presa diretta, ma almeno di non trovarmi preso nella solita melassa autocelebrativa di chi ce l’ha fatta, di chi si è dedicato interamente al proprio corpo, di chi fa vita ascetica dedicata alla privazione e all’esercizio, eccetera eccetera. E invece questo Mi vida è esattamente un gran bel mucchio di melassa autocelebrativa, eccetera eccetera, con l’aggiunta della descrizione di allenamenti estremi (peraltro ampiamente documentati già in Youtube) e di diete scoraggiantemente scientifiche.

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“In su la cima”, di Eugenio Montile

28 gennaio 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

MontileAllora, facciamo un po’ di decifrazione. Eugenio Montile fu in vita un grande, grandissimo poeta: forse il poeta che più determinò il corso della poesia italiana tra il 2 novembre e il 31 dicembre 1975. Poi morì, come càpita a tutti. E lasciò delle carte, come capita a tutti gli imbrattacarte (capiterà anche a me, purtroppo). (Felice refuso: scrissi, e poi corressi, imbrattacarne: e si potrebbe commentare, con Poessoa: Il poeta è un tatuatore. Ma procediamo). Morì dunque il Montile, lasciò delle carte, alcune in casa alcune in mano agli amici, e come normalmente accade le carte furono via via pubblicate: in riviste, in collettanee d’omaggio allo scomparso, in un prezioso volumetto delle Edizioni del Rosso d’Uovo, e così via. Poi le carte finirono (con poche aggiunte) nel volumone delle Poesie complete, nella sezione Inedite – curiosamente ultima dopo le penultime Giovanili. A quel punto si poteva pensare che fosse finita. E invece no. E invece no, signore e signori. Perché pure i poeti, pure i sommi poeti, son venali. O quantomeno, devono campare.

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“La morte è un clown che non fa/sa ridere”, di Nicola Di Giacomo

26 gennaio 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

lamorteLa sciatteria degli autopubblicati è terribile. Al di là dell’immagine (disgustosa: ma non è questo il problema), evidentemente pescata con un motore di ricerca senza andare oltre la prima schermata (è questo il problema), il fatto è che noi lettori di questo romanzo non sappiamo nemmeno quale sia il vero titolo: La morte è un clown che non fa ridere, come è scritto in copertina, o La morte è un clown che non sa ridere, come è scritto nel frontespizio? In realtà, parola di bibliofilo, entrambi i titoli – entrambi orrendi – sono compatibili con ciò che nel romanzo si racconta. E il romanzo, sorprendentemente, è piuttosto bello. Non un capolavoro, ma insomma. Non conosciamo l’autore (e l’internet, a parte quel vecchio pagliaccio di Jack Nicholson, ci restituisce una frotta innumere di Nicola Di Giacomo, più d’uno dei quali sommariamente candidabile) ma nemmeno ci interessa conoscerlo: come si diceva una volta, l’opera è tutto. Mettiamoci dunque all’opera.

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“La passione è solitaria”, di Roberta Ritorta

24 gennaio 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

ritortaRoberta Ritorta si autopubblica, e forse con un eccesso di esplicitazione s’inventa l’editore Torquato Accetto. In effetti questo romanzo – breve, brachilogico e raggelante – s’iscrive nell’illustre tradizione (barocca: ma non viviamo forse in tempi novellamente barocchi?) delle scritture dedicate alla negazione di sé, o meglio: alla preservazione de sé (contro gli intrighi delle corti e le paranoie degli inquisitori) mediante processi di (non sapremmo come altrimenti definirli) crisalidizzazione.

Torquato Accetto (personaggio così oscuro che l’incertezza grava sia sulla data di nascita, vagamente e variamente collocata dagli studiosi nell’ultimo decennio del Cinquecento, sia sulla data di morte, ipotizzata attorno al 1640) scrisse un’ottantina scarsa di pagine intitolate Della dissimulazione onesta, e (forse per prudenza) non le pubblicò; furono date alle stampe, postume per dichiarazione dell’editore Egidio Longo, nel 1641 (da qui l’ipotesi circa la data di morte). Il libro non ebbe nessun successo e fu dimenticato (oppure, come possiamo romanzescamente immaginare, in tanti lo lessero ma non lo fecero sapere ad alcuno, e magari l’ighiottirono – foglio per foglio, con l’aiuto di un po’ d’insalata – man mano che procedevano nella lettura. Lo ritrovò e lo pubblicò nuovamente 1928 (in un’edizione peraltro scorrettissima) Benedetto Croce; ma solo dagli anni Ottanta del secolo scorso ne circolano edizioni non di studio.

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“Teoria e pratica dell’impotenza maschile”, di Sigismondo Freddi

21 gennaio 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

traumaE’ una mania recentemente invalsa, quella di dare a opere narrative dei titoli che, più o meno esplicitamente, evocano forme manualistiche trattatistiche o comunque immaginari di tipo scientifico: lasciando stare il troppo celebre La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano, possiamo citare Tentativi di botanica degli affetti di Beatrice Masini, Manuale di sopravvivenza per ragazze in crisi (economica) di Sara Lorenzini (Neve Morante), Manuale per ragazze di successo, di Paolo Cognetti, Il libro di tutte le cose di Guus Kuijer; fino al caso estremo di Mio salmone domestico. Manuale per la costruzione di un mondo, completo di tavole per esercitazioni a casa di Emanuela Carbé (opera, sia detto tra parentesi, piacevolissima: ma poiché è reperibile sul mercato, non mi ci soffermerò), oltre il quale resterebbe da immaginare solo una trilogia composta da Elementi, Fondamenti (o Principi) e Complementi di una qualunque cosa. Se una qualche originalità ha il titolo del romanzo di Sigismondo Freddi Teoria e pratica dell’impotenza maschile, essa sta nell’idea che di un qualche cosa che solitamente accade, ed è universalmente considerato nefasto, si possano dare una “teoria” e una “pratica”.

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“Balie insistono”, di Ennio Bissolati

20 gennaio 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

balieinsistonoPer una volta la mia pretesa di essere (stato) l’unico lettore dei libri che recensisco non è una pretesa, ma un’effettiva verità. Di Balie insistono, mia opera prima, esiste un’unica copia: ce l’ho io, e non l’ho mai fatta vedere a nessuno. C’è chi scrive (e pubblica) per la gloria, c’è chi scrive (e pubblica) per vanità, c’è chi scrive (e pubblica) per un’esigenza profonda e intima, c’è chi scrive (e pubblica) perché sente di possedere un messaggio da comunicare: per me niente di tutto questo. Io scrivo e non pubblico, perché sono un bibliofilo e il mio scopo è collezionare libri: anche leggerli è facoltativo (e, in effetti, buona parte dei libri che ho qui recensito, non fosse stato per l’amichevole insistenza dell’amico Giulio, col cavolo che li avrei letti – brutti come sono). Il sogno di ogni collezionista, si sa, è quello di possedere pezzi unici: e quale sistema è più sicuro di quello, antico come il mondo, di farseli da sé?

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“Lomissione”, di Giorgio Perecco

20 gennaio 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

lomissioneChe la creativita nasca spesso dalle costrizioni, e luogo ormai comune. Cio che a molti sfugge e che ci sono costrizioni piu e costrizioni meno feconde. L’autore del romanzo Lomissione (il cui nomignolo – giacche non possiamo credere che “Giorgio Perecco” sia un nome autentico – rimanda evidentemente al nome – autentico, questo si – di Georges Perec, autore di quell’immortale capolavoro – e non solo della letteratura lipogrammatica – che e La disparition, La scomparsa nell’unica arditissima “traduzione” italiana esistente) sembra non essersene reso conto. Egli si limita infatti a omettere (fin dal titolo) la dove grammatica lo esige, l’apostrofo. Che razza di costrizione sia una costrizione che non e affatto una costrizione, ma una semplice omissione, ognuno puo immaginarlo. L’unico effetto e quello di un continuo intralcio all’occhio, come avviene nella lettura di certi autori semicolti che, per mancanza di carita, gli editori pubblicano senza nemmeno curarsi di evitar loro il ridicolo.

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“Le promesse spose”, di Autrice Innominata

20 gennaio 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

promesseLe buone intenzioni non bastano, questo è il punto. La casa editrice salentina Women! mandò in libreria, qualche anno fa, questo ennesimo e sciagurato rifacimento dei Promessi sposi: nel quale, com’è ovvio, l’amore contrastato non è quello tra Renzo e Lucia, e tanto meno quello tra Lucio e Renzina (come nei già recensiti Divorciados! di Alejandro Manzon), bensì quello tra Deborah e Valeria: mentre le parti di don Rodrigo e del conte Attilio sono assegnate, con un’originalità sconvolgente (e con nessuna percezione del sic transit gloria mundi, direi) a Carlo Giovanardi e Paola Binetti (io, ve lo confesso, avrei scambiato le parti). Fra’ Cristoforo diventa ovviamente un prete di strada (anzi, letteralmente, e con facile gioco di parole: “di crocicchio”); don Abbondio è don Tarcisio, (con palese allusione all’ex segretario di stato vaticano Bertone, squallidamente omofobo); Gisella, monaca non in Monza ma a Ponza (santi numi!), non se la fa con Egidio ma (e assai felicemente) con la consorella Sabrina (chi fosse a conoscenza della vera identità dell’Innominata è pregat* di donarle il Dizionario dei nomi italiani di Emidio De Felice: dove inventa fa disastri); e chi più ne ha meno ce ne metta, per favore, che ne abbiamo già abbastanza.

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“Le palle”, di Curzio Malaparte

17 gennaio 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

lepalleCurzio Malaparte pubblicò nel 1949 il romanzo La pelle, che suscitò immediato scandalo per il modo tutt’altro che edulcorato nel quale presentava le relazioni tra le truppe alleate e la popolazione nell’Italia occupata. Tanto violento e tanto estremo era il quadro, che addirittura il romanzo fu subitamente messo all’indice dalla chiesa (allora, va detto, di vedute assai meno larghe rispetto all’oggidì). E’ questa è storia nota. Ma pochi sanno che tra le carte dello scrittore-giornalista pratese, deceduto nel 1957, fu ritrovato un dattiloscritto di terrea visionarietà, che riprendeva e riscriveva il precedente capolavoro collocandolo in un immaginario futuro (di soli tre anni posteriore a quello immaginato da Orwell) e in tutt’altro luogo: non più la grande, popolana, magmatica città di Napoli ma in una borghesemente grassa e ricca cittadina dell’hinterland milanese. E se La pelle è un romanzo terribile, altrettanto terribile è Le palle.

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“Come scrivere un romanzo che nessuno leggerà”, di Hans e Fritz Katzenjammer

13 gennaio 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

katzenjammerQualche sospetto si può avere, su chi sia il vero autore di questo aureo libretto. Stando alla quarta di copertina, i fratelli Hans e Fritz Katzenjammer sarebbero due agenti letterari svizzero-tedeschi specializzati in ghostwriting per celebrità e per romanzieri in crisi d’ispirazione; dei lavoratori nell’ombra, dunque; e questo dovrebbe spiegare sia perché anche il vostro bibliofilo, in quasi trent’anni di frequentazioni bibliofiliche ed editoriali, non li abbia mai sentiti nominare, sia l’evidente fasullità del nome (Katzenjammer, in tedesco, significa: postumi da sbornia). Tuttavia: un certo uso dei due punti e del punto e virgola; lo sguardo ironicamente scettico (o scetticamente ironico, fate voi) sulla letteratura e il mondo della produzione libraria; il ricorrere di espressioni quali “Repubblica delle lettere”, “campo letterario”, eccetera; l’approccio paradossalmente manualistico; per non parlare dell’organizzazione della materia in dieci capitoli di dieci paragrafi ciascuno: fanno sospettare che dietro quel doppio nome si nasconda un qualcuno, che peraltro proprio qui in vibrisse, ahimè, non può essere nominato. Lo chiameremo dunque, e sappiamo di fargli solo piacere, l’Innominato.

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“365 + 1 Uncensored Women”, di Hang Wing Too

5 gennaio 2016

di Ennio Bissolati

hangwingtoo

Questo è un libro illeggibile. Nel senso che non se ne sopporta la lettura. Hang Wing Too, nato nel 1984 a Londra da genitori ivi emigrati da Hong Kong, di professione giornalista, nel 2011 vinse una somma cospicua (lo racconta lui stesso nella brevissima introduzione; ma non specifica l’importo) alla National Lottery. Smise dunque di lavorare e iniziò un viaggio di un anno (nel 2012, anno bisestile) in Europa. Visitò capitali, grandi città, città di provincia, piccoli borghi. Ovunque, dove riuscì, cercò prostitute cinesi. Quasi ovunque ne trovò. A tutte, astenendosi (dice sempre lui) da ogni contatto fisico, rivolse dodici domande. Una lista rigida, sempre uguale. Da dove vieni? Quanti anni hai? Quanto guadagni al giorno? Quante volte al giorno lo fai? Quand’è stata l’ultima volta che hai sentito al telefono un parente?, eccetera. Non vi svelo tutte le domande, ma vi assicuro che sono tutte di questo tenore. Richiedono risposte brevi, secche, materiali: date, numeri.. Compresa la dodicesima: Quand’è stata l’ultima volta che hai fatto sesso per il piacere di farlo?

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“Una scomposta deposizione”, di Teresio Isidro

29 dicembre 2015

di Ennio Bissolati

[Ennio è un bibliofilo, specialista in libri che ha – dice – letto solo lui. Qui comincia la sua collaborazione, indicativamente settimanale, con vibrisse. gm]

teresio_isidro_DeposizioneNon so se la giovane (questo è il primo volume dato alle stampe) e coraggiosa (questo è un volume, oggi come oggi, praticamente invendibile) editrice barcellonese Dina Lampa abbia voluto alludere, con l’immagine scelta per la copertina di Una scomposta deposizione dello scrittore porteño Teresio Isidro (un’opera di Adriaen Coorte, pittore olandese vissuto a cavallo tra Sei e Settecento), all’immortale capolavoro di Achille Campanile Asparagi e immortalità dell’anima. Fatto sta che il romanzo, inserendosi nella ben nota tradizione sudamericana del romanzo postumo (il cui capolavoro riconosciuto è Memorie dell’aldilà del brasiliano Joaquim Maria Machado de Assis), della morte parla e non d’altro.

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