Posts Tagged ‘Ennio Bissolati’

“Il cadavere distratto”, di Gambardella

16 settembre 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

gambardella“Anzitutto gioverà dire, per l’intelligenza dei lettori, che il celebre Gambardella di cui si parla nel presente racconto, non ha niente a che fare con gli altri Gambardella più o meno celebri, e non sono pochi, che girano per il mondo. Questo è un celebre Gambardella noto a pochi intimi. Anzi, diciamola com’è, perché la sincerità è sempre la miglior cosa: si tratta d’un celebre Gambardella che nessuno conosce”. Esordiva così l’inarrivabile Achille Campanile nell’unico intervento – unico a nostra conoscenza: ma nel caso specifico il soprascritto, bibliofilicamente parlando, non teme smentite – che sia mai stato pubblicato in pro del Gambardella in questione: la cui celebrità rimase, e tuttora è, ristretta a un così minimo numero di intimi, che nemmeno l’editore Garzoni, pur impegnato nella ripubblicazione dell’opera completa, ne conosce il nome di battesimo.

Gambardella peraltro, alla fine della fiera, è Gambardella: e tutti gli altri Gambardella sono solo qualcosa di Gambardella: dall’amabilissimo Vincenzo Gambardella, autore di eleganti prose narrative (pubblicate da Marietti) all’onnipresente Cherubino Gambardella, architetto assai prolifico di scritture (per tacere del Joe Gambardella, reso noto dal cinema, che è peraltro e resta personaggio fittizio): tutti costoro, in virtù del nome di battesimo, sono solo delle possibili determinazioni del Gambardella: mentre il Gambardella in questione, del quale già questionò Campanile, essendo Gambardella e basta, è un Gambardella “alla massima espressione” (come avrebbe detto il Bernazza): è la quintessenza della Gambardellità.

(more…)

“Gli impotenti della letteratura”, di Autori Varii

14 settembre 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

Ingrandisci

Ingrandisci

Absit iniuria verbis, ma quando il vostro bibliofilo si trovò per le mani il libriccino (formato tascabile, un’ottantina di pagine) la cui copertina decisamente optical e Anni Settanta potete contemplare qui accanto (e se lo trovò tra le mani senza averlo cercato, essendogli stato notturnamente deposto nella cassetta delle lettere, in plico anonimo, da mano altrettanto anonima, in una fresca notte d’inizio settembre), la prima cosa che gli venne in mente fu quel generere di barzellette che ci divertivano tanto quand’eravamo bambini, e non ci appaiono oggi che insulsamente razziste: ci sono un italiano, un tedesco, un inglese eccetera. Qui, quattro critici (il francesce Jean-Claude Pelletier, lo spagnolo Manuel Espinoza, l’italiano Piero Morini, l’inglese Elizabeth Norton) e uno scrittore (il tedesco Hans Reiter) si sono messi insieme e hanno unito le forze allo scopo di dare degna sepoltura a ciò cui devono, in effetti, qualunque risultato o successo abbiano ottenuto nella vita: i quattro critici campano infatti dello stipendio che fornisce loro la rispettiva università, lo scrittore campa dell’omaggio che la schiera critica, e i nostri quattro moschettieri in prima fila, gli rende: perché il pubblico (e non turbatevi, dunque, se il vostro primo pensiero è stato: “Hans Reiter! Chi era costui?”) effettivamente gli latita.

(more…)

“Archeologia del petare”, di Odorino Reggiasco, e “Il meteorismo nell’Ancien Régime”, di Enza L. Flatù

16 agosto 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

reggiascoSono apparsi a breve distanza di tempo, entrambi per i tipi della Casa editrice dottor Antonio Milani (C.E.D.A.M.) di Padova, due singolari (benché accoppiabili) volumi dovuti rispettivamente alla penna del fondatore della Società italiana di studi corporali (Sisc) – l’oggi ultranovantenne Odorino Reggiasco – e a quella della sua attuale presidente (così ella, nell’articolo Il genere che presiede, in “Quaderni placentali”, a. xxii, n. 3, 2012, ha dichiarato di voler essere consuetamente appellata, argomentatamente rifiutando gli orrori non solo linguistici presidentessa o, castiglianamente peggio, presidenta) Enza L. Flatù, allieva prediletta del precedente. Si tratta in realtà di due volumi culturalmente interconnessi, benché editorialmente assai diversi.

L’archeologia del petare. Saggio metodologico del Reggiasco non è altro che una raccolta ragionata, nonché accuratamente selezionata, delle ultime lezioni e degli estremi saggi del maestro (attualmente ridotto al silenzio da una devastante demenza senile), tutti già sparsamente e ormai introvabilmente pubblicati: dalla celebre conferenza Morte e meteorismo a Vipiteno (in “Acta tirolesiana”, a. xli, n. 1), all’euforizzante Esercizio di interpretazione dell'”Ars bene petandi in societate” (in “Collezione di saggi e studi rabelaisiani”, a. xxxix, n. 4); da L’odore di santità nell’olfattomanzia tardo medievale (in “La civiltà coprolalica”, a. xii, n. 2) alla definitiva sintesi di Scorregge e corregge: il governo del corpo e le punizioni corporali nel Piemonte dell’età cavourriana (pubblicato nel numero monografico Sculaccioni! della “Rivista italiana di studi sulla punizione”, a. xvi, n. 3). Il lettore non specialista si beerà della facilità e della felicità di scrittura del Reggiasco, ad onta della sterminata erudizione e della precisione cristallina del dettato.

(more…)

“Storia di un’upupa e dell’uomo che le insegnò a upupare”, di Iginio Montile

4 agosto 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

calzavaraPresento anzitutto le mie scuse alle gentili lettrici e ai cortesi lettori di vibrisse: la bibliofilia, come ben sa lo Gnirro (per quanto, prudentemente, si astenga dallo scriverne), non è professione ma passione; e talvolta dalle passioni la professione, per motivi professionali ovvero economici e alimentari, indebitamente – ovvero per evitar di far debiti – distoglie. Comunque: èccomi qua, di bel nuovo tornato dal Brasile, ove mi recai in qualità di consulente di una società di formazione di formatori di operatori addetti alla messa in opera di zanzariere avvolgibili – potete facilmente immaginare, in questi tempi olimpiàdici, l’incremento della domanda e la frenesia dell’offerta. Dunque rientro, e mi ritrovo tra la posta – sollecitamente depositata dal postino presso il salone di estetica Bulli & Pupe, sotto casa – questo tomino (in senso voluminoso, non caseario) intitolato Storia di un’upupa e dell’uomo che le insegnò a upupare, dovuto alla spregevole penna di Iginio Montile. Spregevole, dico: e so il fatto mio.

(more…)

“La mistificazione”, di Carlo Della Corte e Alcide Paolini

28 giugno 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

mistificazioneI lettori saranno tolleranti, così spero e mi auguro, se per una volta il loro umile bibliofilo si azzarderà a trattare di un’opera, non solo con poca fatica reperibile (benché da lungo tempo fuori commercio) ma addirittura – così mi si dice – esistente. D’altra parte, tràttasi di un’opera (e qui sappiamo di stuzzicare la curiosità del nostro sempre cortese ospite) che tratta sua volta di letteratura (se condizione d’esistenza per l’opera è la sua circolazione) sommamente inesistente: ovvero inedita. Riportiamo per intero – data la sua illustrativa pregnanza – il titolo dell’opera in questione, così come lo reca – in una ripresa o parodia dell’uso antico – la copertina: La mistificazione. Un saggio di Carlo Della Corte e Alcide Paolini su lettere, poesie, suppliche, brani di romanzi, racconti di tutti gli aspiranti scrittori. Una antologia del sottobosco letterario, uno sconcertante panorama dell’incultura. Pubblicato in Milano per i tipi di Sugar editore. L’anno è il 1961. E, a quel che ci risulta, codesto non corposissimo libro (duecento pagine, cinquanta di saggio iniziale che evidentemente si vuole socioantropologico e politico, e centocinquanta di raccolta documentaria, o antologia degli orrori) costituisce il primo e finora unico tentativo di rappresentare seriamente la “letteratura inedita in Italia”, ovvero la produzione letteraria e scritturale nazionale che non trova via di pubblicazione – ed è, vale la pena di ricordarlo, massicciamente preponderante su quella che invece l’editoria, buontà sua, manda alle stampe e alla distribuzione.

(more…)

“La livellatrice”, di Luigi Mercantini

25 giugno 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

mercantiniEssendo perenne la tentazione – e in filologia soprattutto – di confondere la causa con l’effetto, non starò qui a discutere se l’autore del romanzo La livellatrice (metto le mani avanti: trascurabilissimo romanzo; rilevante quasi solo come campione d’un genere) abbia trascelto uno pseudonimo su suggestione del titolo prescelto, o se dall’illustrità di un nome magari per meri motivi ereditari portato (o per patriottismo antenatale) sia sgorgata l’intuizione del titolo: come che sia, il titolo è quello e il nome (faccio eco: nomina nuda tenemus) è quello. Analogamente: che il nome della casa editrice – editrice di questo unico libro, stanti le mie ricerche – faccia riferimento alla dea dell’amore anticamente greca o, stante la grafia, (e il contenuto dell’opera, di cui poi diremo), a un’attricetta del porno particolarmente talentuosa nello squirting (e sia consentito al vostro bibliofilo di non mettere il link a Wikipedia, per stavolta: se proprio v’interessa, e non avete già pratica, fatevi le ricerche da voi) – è cosa d’imporanza minima. Again, faccio eco: il testo è là; e parla da solo; o borbotta, bofonchia, grugnisce almeno.

(more…)

“Gli angoli più segreti sono i più sudici”, di Giammanco Pessogno

29 maggio 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

bricolageMi perdonerà il venerabile Mozzi, che galantemente ospita le mie recensioni, se per una volta non parlerò di un libro effettivamente, se pure introvabilmente, pubblicato; ma di un libro che pubblicato ancora non è, e che di pubblicazione è in cerca; sebbene possa garantire, sulla base di un’inesausta esperienza, che qualora il libro sarà pubblicato, la sua introvabilità sarà quasi certa – e certissima quella degli eventualmente interessati a leggerlo. Sto parlando – e i lettori più arguti mi avranno già inteso, dato il gran chiacchiericcio che da gran tempo se ne fa in rete – di Gli angoli più segreti sono i più sudici, spettacolare libro d’esordio (sempre che l’esordio possa effettualmente avvenire) di Giammanco Pessogno, scrittore piemontese d’inequivocabili origini portoghesi (“Pessogno” è infatti la realizzazione fonetica langhina del celebre alle lettere cognome “Pessoa” – e una certa multiformità d’ingegno, a dire il vero, da questo a quello si direbbe non so se genealogicamente o misticamente trasferita: fermo restando l’ineluttabile abisso qualitativo), professionalmente gestore d’un campo da golf, culturalmente animatore d’un bar di provincia la cui insegna (“Un posto pulito, illuminato bene”) non si sa se ammicchi ad Hemingway o voglia garantire l’esecuzione dei protocolli Haccp: in sostanza un outisder della più bell’acqua, se da quelle parti – assai vinicole – l’acqua fosse considerata una bevanda potabile.

(more…)

“Volevo fare lo scrittore (sul serio) ma i corsi di scrittura creativa mi hanno rovinato per sempre”, di Mario Cippa Lippa

21 aprile 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

cippaLa prima impressione, più che ovvia e naturale, è che alla domanda se in Italia i corsi i seminari le scuole gli stage i workshop i laboratori le botteghe di scrittura creativa abbiano o non abbiano “prodotto” nuovi narratori di un qualche rilievo, la risposta più caritatevole sarebbe: no, ma hanno prodotto un nuovo genere letterario, ovvero il “romanzo di deformazione” del frequentante di un corso un seminario una scuola uno stage un workshop un laboratorio una bottega di scrittura creativa. “Deformazione”, mi raccomando, e non “formazione”, perché con corale (e un po’ assordante) univocità tutti questi romanzi (dei quali quello di cui ci occupiamo, del Cippa Lippa, va considerato meramente come esemplare o sintomatico o punta d’iceberg: non come specialmente meritevole sul piano artistico) raccontano la medesima storia: c’è un gruppo di ardenti aspiranti pieni d’ambizione e di bruciante passione; c’è un Maestro con l’emme maiuscola e dal cognome enfatico tipo Stupazzoni o Pestalozzi o una Maestra con l’emme maiuscola e dal cognome doppio tipo Tocchetti Bocconi o Molarin D’Entière; e vi si producono situazioni di asservimento, di sfruttamento, di vampirizzazione, di cronicizzazione dell’invidia, di umiliazione financo erotico sessuale, di lotta biologica per la sopravvivenza, eccetera eccetera, nelle quali il Maestro o la Maestra risultano sistematicamente essere degli smokeseller più che degli storyteller, e gli allievi sono tutti dei pazzi furiosi invasati – tutti tranne quello, ovviamente, che costituisca proditoria proiezione dell’autore o autrice, suo o sua alter ego o quantomeno portavoce. E quanto sia divertente la lettura di ‘sta roba, ve lo potete immaginare senza che ve lo racconti nel dettaglio il vostro umile bibliofilo.

(more…)

Come funziona davvero la società letteraria italiana

1 aprile 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

Una volta tanto, signore e signori, il vostro bibliofilo verrà meno all’impegno preso a suo tempo di recensire unicamente pubblicazioni di reperibilità difficile, ardua, o perlomeno impossibile: e vi parlerà invece d’un libro messo al mondo da un grande editore (grande dimensionalmente; ex “grande editore”, secondo alcuni – e il caso in questione testimonierebbe -; ma questa è un’altra faccenda): Einaudi, nientepopodimeno; in una collana di grande prestigio, la “bianca” di poesia (la collana nella quale si pubblicano, per stare agli italiani viventi, le opere di Valerio Magrelli, Patrizia Cavalli, Cesare Viviani, Mariangela Gualtieri, Gianni D’Elia, Patrizia Valduga, Aldo Nove e altri). Il libro in questione è: Poesie erotiche e appassionate – di? Non è difficile indovinare, per chi frequenti regolarmente questo ai suoi bei dì autorevole bollettino vibrisse. Ebbene sì: di Mariella Prestante. Da pochi giorni in libreria.

Mariella_Prestante_Einaudi_Chi segua da qualche tempo (anche distrattamente, vista l’insistenza) le molteplici (e un po’ confuse e frenetiche, va detto) attività del curatore di vibrisse sa benissimo chi sia costei: è l’autrice, pretesamente femminista e antimaschilista (ma in realtà pervicacemente tanto antifemminile quanto antimaschile), di certi sonettuzzi scolastici, di certe canzoncine pretenziosucce, di certe cabalette seriosamente oscene, che da qualche tempo va pubblicando in Facebook; il tutto scritto in una lingua infarcita di riboboli e solecismi, irresponsabilmente mischiata d’aulico e di corporale, appoggiata su un citazionismo miserando e imparaticcio; con rivendicazioni però (e questo è il colmo) virtuosistiche: da cui i sonetti monorimi, le rime difficili se non assurde (un esempio per tutte: “puzzi: Tootsie”), la risuscitazione di forme che non hanno più alcuna ragion d’essere né storica né stilistica né poetica né meno archeologica come lo strambotto o la ballata o la sestina. Il Mozzi (che qui ci ospita; e gli dovremmo forse qualche non metrico rispetto; ma il vostro Bissolati, lo si sappia, da sempre fa suo il motto amicus Julius, magis amica veritas: e se questo articolo dovesse costargli il posto, e il diritto di quivi pubblicare, non se ne adonterà; se ne farà, semmai, motivo d’orgoglio) da tempo segue, o insegue, talvolta precede, spesso accompagna, tutto sommato trasporta e trasborda questa inane versificatrice nel suo pecorso, diciamo così (ma facciamo uno sforzo a dir così), poetico.

(more…)

Che cosa sono io per Bissolati, e che cos’è Bissolati per me (per tacer della Mariella, di Carlo e d’altri)

17 marzo 2016
Ennio Bissolati, in un raro autoritratto scattato da Giulio Mozzi

Ennio Bissolati, in un raro autoritratto scattato da Giulio Mozzi

(more…)

“Clonati senza peccato”, di Maria Immacolata Innocenti Degli

9 marzo 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

innocentiLa giovane teologa toscana Maria Immacolata Innocenti Degli (il cui curioso cognome – rilevabile principalmente nella zona di Figline Valdarno – è frutto di un’errata trascrizione all’ufficio dell’anagrafe avvenuta qualche generazione fa; esistendo in Firenze l’Istituto degli Innocenti, vocato alla cura dei trovatelli e degli abbandonati, il cognome Degli Innocenti equivale agli altrove diffusi Esposito, Trovato, Diodati, eccetera) non ha trovato nessun editore di orientamento cattolico (e, in generale, nessun editore) disposto a pubblicare questo smilzo ma, a dir suo, rivoluzionario libretto (non più d’una sessantina di pagine): e così, avendolo autopubblicato senza alcun riscontro, si è rivolta al vostro affezionato bibliofilo pietendo una recensione. Che le si concede volentieri, premettendo cautelativamente l’assoluta ignoranza dello scrivente tanto in materia teologica quando in materia scientifica – ovvero, in entrambe le materie tra i cui confini l’opericciola ambisce collocarsi.

(more…)

“Elementi di rinomanzia sismologica”, di Berto Naso

6 marzo 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

bertonaso Berto Naso (il cui vero nome è Berto Guidi; ma, come si capirà al volo, mai come in questo caso un nomignolo ha avuto il diritto di diventare nome d’arte, e professionale) è un rinomante, come si evince dai documenti (encomi, gratulatorie, titoli di merito ecc.) inseriti nell’ “Appendice probativa” in fondo al volume (documenti della cui autenticità il vostro bibliofilo si è convinto dopo un’oretta di lavoro con Google), molto rinomato. Egli, esperto (come tutti i rinomanti) in ritrovamenti d’ogni genere (vene d’acqua, giacimenti gassosi e petrolieri, e così via, senza disdegnare – in interventi domestici – occhiali ed apparecchi acustici), negli ultimi vent’anni si è particolarmente dedicato alla rinomanzia sismologica, ossia alla previsione di eventi sismici con prospezioni rinomantiche.

(more…)

“Storia universale della fretta”, di Cinesio Bartoli

5 marzo 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

bartoliVentidue anni, stando alla prefazione, sono stati necessari a Cinesio Bartoli (uno di quegli ingegni straordinari che nascono talvolta in Italia: fondatore della Bartoli sas, azienda specializzata nella fornitura di servizi e prodotti per la conservazione degli alimenti d’origine ittica; in gioventù campione regionale di pattinaggio su rotelle in varie specialità; cultore della materia presso l’istituto di Tecnica del freddo del Cnr nel tempo in cui lo dirigeva il compianto Fredolino Mattarolo; discreto pittore e acquafortista – assai apprezzate le sue “marine” – con all’attivo una dozzina di personali; eccetera) per compilare questa avvincente e spettacolare Storia universale della fretta: un saggio che, manco a dirlo, solo un individuo del tutto sordo alle ragioni della tempistica riuscirebbe a non leggere d’un fiato.

(more…)

“Lo spettro della porta accanto”, di Edgardo Allampo

26 febbraio 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

allamLo spettro della porta accanto, romanzo di Edgardo Allampo, è il primo titolo pubblicato dalla neonata casa editrice pesarese Suspiria, omaggiante nel nome al “maestro dell’horror italiano” (così nel pomposo manifesto stilato dai giovani fondatori). In realtà, s’io non fossi Bissolati, come sono e fui, ma Dario Argento, provvederei subito a prendere le distanze. Si sa: l’horror è un genere letterario (e sottolineo letterario: perché nel cinema le cose vanno assai altrimenti) nel quale le cose meno importanti sono, nell’ordine (di crescente non importanza): l’originalità, la coerenza narrativa, la qualità della scrittura. Il pubblico della narrativa dell’orrore è composto, curiosamente, da un ottanta percento di lettori ingenui, ingenuissimi, disponibili a credere più o meno a qualsiasi cosa venga loro narrata (e in qualsiasi modo); e da un venti percento di lettori raffinatissimi sì, ma con un gusto tutto geek-snobistico per la spazzatura (il trash, come italianamente si dice). Può darsi che a certi palati finissimi, ma stremati ed estenuati dall’assaggio di troppi e troppo variopinti e troppo artistici sapori, uno junk food come questo possa non solo piacere, ma (tutto può essere, a quelle altezze) apparire come un autentico capolavoro. Ma a un lettore che non appartenga a questa strampalata religione la spazzatura non può apparire che per quello che è: spazzatura.

(more…)

“The Marvellous Adventures of Farlock Holmes”, di Conan Boyle

18 febbraio 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

conanboylePer quanto la nostra ammirazione per Georges Perec sia sconfinata, non si può fare a meno di notare che le sue opere (ciascuna radicalmente diversa dall’altra) hanno generato (del tutto involontariamente: Perec non imitava nemmeno sé stesso, figuriàmoci se pensava che ad altri potesse venire in mente di imitare lui) una quantità sterminata di imitatori, pedissequi dove Perec era libertario, pedanti dove Perec era brillante, moralisti (in senso formale, naturalmente) dove Perec era disinibito. A questa genia appartiene, senza lode e senza merito, la persona che si nasconde sotto il per nulla originale nomignolo di Conan Boyle, che in The Marvellous Adventure of Farlock Holmes non ha raccolto altro che una serie di racconti con protagonista il cugino scemo (idiot cousin) del ben più noto Sherlock. Ciò che dovrebbe (dovrebbe, eh!: ché tra il volere e il riuscire c’è di mezzo il mire – sarebbe il mare, ma era per fare la rima) divertire il lettore è la lingua impiegata da Conan Boyle. Che non è l’inglese, essendo Conan Boyle (se dobbiamo dare alla nota biografica in bandella un credito maggiore che al nomignolo) di Venegazzù, frazione di Volpago del Montello, in provincia di Treviso (luoghi naturalisticamente incantevoli, sia deto en passant). Bensì qualcosa a metà strada tra l’itangliano, l’anglo-trevigiano e l’ostretrico (= “linguaggio parlato da chi cerca di convincere le ostriche ad aprirsi di loro spontanea volontà”: Boyle dixit, nella postfazione).

(more…)

“Prontuario di teologia dei nani da giardino (con esorcismi), di Babà Balthasar

13 febbraio 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati – qui interpretato da Eve Dietmann – è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

balthazarLa sperimentazione letteraria che da sempre caratterizza la produzione del Balthasar si ritrova puntuale anche in questo libercolo a metà strada tra un romanzo breve, un racconto lungo, un prontuario vero e proprio e un numero della Settimana enigmistica. Quest’opera s’inserisce infatti nella scia delle precedenti fatiche dell’autore, tra le quali ci piace ricordare Guida alla logica della coltivazione dei cavoletti di Bruxelles, uscito nel 2010 sempre per i tipi di Sàmpolo e diventato in poche settimane il volume più venduto di sempre nella storia della casa editrice di Castelvecchio di Rocca Barbena, avendo cioè venduto 30 copie (il nostro giura e spergiura da sempre di non avere alcuna relazione di parentela con alcuno dei 30 acquirenti del libro succitato).

In Babà Balthasar molti hanno voluto vedere uno pseudonimo, un nom de plume ispirato al protagonista del romanzo La storia infinita di Michael Ende, Bastiano Baldassarre Bucci. Approfondite ricerche condotte dal celeberrimo critico letterario Giò Zumi-Zoli hanno invece portato alla luce la verità: Babà Balthasar è il nome reale del creatore del Prontuario di teologia dei nani da giardino e delle opere precedenti. Si tratta di un vecchio professore d’ingegneria di origini siriane (ormai in pensione) il quale, con perfetta padronanza della lingua italiana (ma si mormora vi sia dietro il supporto linguistico dell’edicolante sotto casa, laureato in letteratura italiana presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna) si diletta a sfornare volumi e libelli di dubbio gusto e incerto valore letterario, riuscendo puntualmente, in maniera infallibile e misteriosa, a trovare un editore non a pagamento che accetti di dare alle stampe i suoi scritti.

(more…)

“Manuale di seduzione per maschi timidi”, di Lucio Gnoli

10 febbraio 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. Qui, eccezionalmente, e con notevole spirito mimetico, è interpretato da Fiammetta Palpati. gm]

luciognoliRecapitatomi brevi manu, attraverso la portiera del mio stabile qualche giorno prima di capodanno questo volumetto di Lucio Gnoli, e immediatamente impilato tra quelli da rifilare agli aspiranti scrittori particolarmente molesti (una certa qual misura di recare molestia deve essere considerata funzionale in chi aspira ad esser, se non notato, almeno letto) ho deciso di riprenderlo in mano oggi, non senza raccapriccio, mancando pochi giorni alla festa di San Valentino. Che possa tornare di una qualche utilità a chi si procura di continuare la specie con intimo diletto.

Il titolo del libro – Manuale di seduzione per maschi timidi – mirerebbe a vendere il testo – 112 pagine, brossura, copertina lucida, a colori su fondo bianco – come l’ennesimo esemplare di manualistica dozzinale con cui la Girotti & Pedersoli, casa editrice nata più da una deriva cinematografica che da un sodalizio imprenditoriale, si è posizionata negli ultimi decenni sul mercato editoriale italiano. Con l’aggravante di un’immagine di copertina in cui il traslato ortofrutticolo – alludente all’oggetto che i consigli o gli esempi del manuale consentirebbero di conseguire – è degno di una mattinata al mercato.
Se non fosse che quella paroletta, romanzo, proprio sotto al titolo non è, in questo caso, o almeno non del tutto nelle intenzioni dell’autore, un mero specchietto per le allodole.

(more…)

“L’amore ai tempi della deindustrializzazione”, di Gianni Dezanni

3 febbraio 2016

giannidezanni_lamoreaitempi

(more…)

“Mi vida”, di Suelen Bissolati

29 gennaio 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

Suelen_bissolati_mividaVabbè, per i parenti bisogna avere un occhio di riguardo. E questa Suelen Bissolati, almeno a giudicare dalle fotografie che si trovano ovunque in rete, è davvero una ragazza in gamba. Ciò detto, il libro non è gran che. La fotografia in copertina, così casuale e assurda (notate – vi prego – il phon in alto a destra), mi ispirava fiducia. Non dico che speravo in qualcosa come la vita in presa diretta, ma almeno di non trovarmi preso nella solita melassa autocelebrativa di chi ce l’ha fatta, di chi si è dedicato interamente al proprio corpo, di chi fa vita ascetica dedicata alla privazione e all’esercizio, eccetera eccetera. E invece questo Mi vida è esattamente un gran bel mucchio di melassa autocelebrativa, eccetera eccetera, con l’aggiunta della descrizione di allenamenti estremi (peraltro ampiamente documentati già in Youtube) e di diete scoraggiantemente scientifiche.

(more…)

“In su la cima”, di Eugenio Montile

28 gennaio 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

MontileAllora, facciamo un po’ di decifrazione. Eugenio Montile fu in vita un grande, grandissimo poeta: forse il poeta che più determinò il corso della poesia italiana tra il 2 novembre e il 31 dicembre 1975. Poi morì, come càpita a tutti. E lasciò delle carte, come capita a tutti gli imbrattacarte (capiterà anche a me, purtroppo). (Felice refuso: scrissi, e poi corressi, imbrattacarne: e si potrebbe commentare, con Poessoa: Il poeta è un tatuatore. Ma procediamo). Morì dunque il Montile, lasciò delle carte, alcune in casa alcune in mano agli amici, e come normalmente accade le carte furono via via pubblicate: in riviste, in collettanee d’omaggio allo scomparso, in un prezioso volumetto delle Edizioni del Rosso d’Uovo, e così via. Poi le carte finirono (con poche aggiunte) nel volumone delle Poesie complete, nella sezione Inedite – curiosamente ultima dopo le penultime Giovanili. A quel punto si poteva pensare che fosse finita. E invece no. E invece no, signore e signori. Perché pure i poeti, pure i sommi poeti, son venali. O quantomeno, devono campare.

(more…)