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La formazione dell’insegnante di Lettere, 3 / Maria Luisa Mozzi

19 novembre 2014

di Maria Luisa Mozzi

[Questo è il terzo articolo della rubrica La formazione dell’insegnante di Lettere, che uscirà ogni (si spera) mercoledì. Gli insegnanti che volessero partecipare possono scrivere al mio indirizzo, scrivendo nella riga dell’oggetto: “La formazione dell’insegnante di lettere”. Ringrazio Maria Luisa per la disponibilità. gm]

marialuisa_mozziNon ho scelto di studiare: sono nata in una famiglia colta nella quale la scuola era la cosa più importante. Non ho neanche scelto di iscrivermi a lettere classiche: mi ci sono trovata, costretta da problemi esistenziali che poi, nel tempo, non ho più neppure cercato di affrontare. Non ho scelto, infine, di insegnare: è uscito un concorso poche settimane dopo la mia laurea e ho avuto la fortuna di vincerlo.
Lo studio è stato per me principalmente una grande fatica, che ho voluto compiere per sentirmi simile ai miei genitori e ai miei fratelli, che mi parevano allora e mi paiono ancora adesso sinceramente e ottimisticamente dominati dalla curiosità e dal sapere.
La mia vita è stata un continuum di piccole cose: mangio/non mangio, fumo/non fumo, perchè sono nata, non mi vuole nessuno, non riesco, devo fare la spesa, la cena, le pulizie.
Ha avuto però anche dei picchi, dei periodi in cui ho letto e studiato cose che mi hanno appassionata e che mi sono sembrate importanti, ma che non sono entrate nella mia vita. Si sono imbozzolate, e forse quei bozzoli sono ancora dentro di me, ma di sicuro non hanno sfarfallato.
Dentro questa inettitudine, c’è sempre stata in me una ridicola disponibilità totale agli altri, non per grandi progetti, ma per servizi umili, di quelli che ti svuotano l’anima e ti sottraggono la vita. In modo meno tragico: mi sono sempre accollata tutti i lavori di casa, come se marito e figli non avessero le mani, molti lavori a scuola, come se i colleghi fossero intoccabili, molte ripetizioni ai figli degli amici, come se non ci fossero neolaureati in cerca di guadagnare qualche soldo dando lezioni.
Ho raccontato queste cose in modo un po’ lunghetto, come dice Giulio, perchè non apparisse inaspettato o incomprensibile il fatto che io non abbia mai curato veramente neppure la mia formazione di insegnante e sia adesso in grado di parlarne solo perché, essendo ormai alla fine della carriera, posso voltarmi indietro e ricostruirne il percorso.

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