Posts Tagged ‘Eluana Englaro’

Mario, Eluana, Piergiorgio

30 novembre 2010

di giuliomozzi

Mi pare che ciò che ha fatto Mario Monicelli, gettandosi dalla finestra dell’ospedale dov’era ricoverato per un tumore alla prostata, non sia molto diverso da ciò che hanno fatto Eluana Englaro e Piergiorgio Welby. Certo, vi è qualche differenza: Welby, non essendo in grado di ammazzarsi da solo, dovette ricorrere all’aiuto di un’altra persona; Eluana Englaro fu uccisa, in esecuzione di una volontà da lei espressa prima dell’incidente che la ridusse in stato vegetativo, dopo una lunga battaglia legale condotta dal padre. Ma, come si vede, sono differenze procedurali. La sostanza è la stessa: una persona ritiene che le cure alle quali è sottoposta siano una forma di accanimento, e preferisce morire subito.

Ma ho l’impressione che la somiglianza non venga colta. Perfino Il foglio celebra il grande regista anziché stigmatizzarlo come esponente della “cultura della morte”.

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La personaggizzazione corrente

2 ottobre 2010

Mi sconcertano in modo particolare la leggerezza e la serenità d’animo con le quali – nel momento stesso in cui si nega l’identità individuale di una persona proprio perché la si rende simbolo indifferenziato di un tema scelto a piacere, e possibilmente fra quelli più «sexy» per la cosiddetta opinione pubblica – si finge di tributare a questa singola persona il massimo dell’onore possibile.

Invito a leggere, perché mi sembra molto interessante, l’articolo di Federica Sgaggio Sakineh, il personaggio e l’ideologia del simbolo.

Sigillato immaginato corpo + punipetto

15 luglio 2010

di Umberto Casadei

… ritorno a un pensiero già fatto a suo tempo, ossia, non aver mai compiutamente immaginato Eluana Englaro come corpo e tuttavia, al tempo stesso, di avere pensato costantemente al suo corpo. Cosa significa? Come funziona? Che situazione è? Naturalmente sapevo, e so, che situazione è. Si è trattato, almeno in rete, di un tema dibattuto. Il tema delle immagini circolanti di Eluana Englaro. Mostrata viva, sorridente, giovane. E assai più sporadicamente, cioè quasi mai, nelle condizioni in cui realmente si trovava. Eppure, penso, bevendo lo sherry, anche no. Non lo sapevo. Non lo so. Per esempio, mi dicevo, pensa quando parli a Gioia di tua madre. O a tua madre di Gioia. Certo che mia mamma è una bella tipa!, dici a Gioia. Dici così, no?, pensavo. Mia mamma ha detto questo e ha fatto quell’altro. Ebbene, pensavo: quando parli così, hai presente tua mamma? In che modo, mentre parli di lei, l’hai presente? La vedi mentre parlando la evochi? Se la vedi, ne vedi il volto? Se non ne vedi esattamente il volto e tuttavia tua madre, mentre ne parli a Gioia, ti è presente, in che modo ti è presente? Che cosa di lei hai presente? Che cosa è, esattamente? Nel senso: è, tua madre, esattamente? Pensa a Eluana, mi dicevo. Un nome. Divenuto in qualche modo familiare. Veniva chiamato. Un nome molto chiamato. Anche tu chiamavi il nome. Ma il nome non era il corpo. Pensavi la cosa del nome. E pensavi al corpo del nome. Ma il corpo del nome non era la sua cosa. Avevi avuto delle immaginazioni, sul corpo del nome. […]

Leggi tutto l’articolo di Umberto Casadei.

Chiedo di essere indagato per omicidio volontario

2 marzo 2009

di giuliomozzi

[Questo articolo è stato ripreso in Il primo amore, qui].

Leggo nei giornali che il signor Beppino Englaro, l’anestesista Amato De Monte e i dodici componenti dell’associazione Per Eluana – costituita ad hoc per dare la morte alla giovane Eluana Englaro nel rispetto del protocollo stilato dopo la sentenza della Corte d’Appello di Milano – sono indagati per l’ipotesi di reato di omicidio volontario. L’iscrizione di queste persone nel registro degli indagati presso la procura di Udine è, ha spiegato il procuratore Antonio Biancardi, un “atto dovuto” dopo l’esposto presentato dall’associazione Comitato Verità e Vita.

Ritengo assai opportuno che queste quattordici persone vengano indagate. Si tratta non tanto, presumo, di stabilire che cosa costoro abbiano fatto; ma se ciò che costoro hanno fatto sia o non sia omicidio volontario.

Credo che sarebbe assai opportuno indagare per lo stesso reato – o almeno per l’apologia dello stesso reato – tutte quelle persone che da quando il “caso Englaro” ha avuto notorietà hanno espresso opinioni, hanno preso posizione, hanno creato un clima culturale più favorevole (o meno sfavorevole), hanno emesso sentenze: tutte quelle persone che, in sostanza, hanno in vario modo contribuito a far sì che a Eluana Englaro fosse data la morte nel modo che tutti sanno.

Tra queste persone ci sono anch’io. Chiedo quindi di essere indagato. Spedirò oggi stesso una lettera in tal senso alla procura di Udine.

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Appunti su Eluana Englaro

18 febbraio 2009

di Demetrio Paolin

[Un interessante commento a questo articolo è apparso qui].

Già alcuni mesi fa avevo scritto una serie di appunti su caso di Eluana Englaro. Ora è trascorsa più di una settimana dalla sua morte e ancora non riesco a fare su questa vicenda una riflessione complessiva. Quindi proprio come l’altra volta riporto solo gli appunti che ho steso.

La gente is reality. Se guardate con una certa attenzione i giornali, i siti web d’informazione e i social network avrete sicuramente notato che l’acuto di partecipazione alla vicenda di Eluana è culminato con lo spostamento a Udine della ragazza, mentre dopo la sua morte tutto è andato via via spegnendosi. Pochi giorni e la notizia era passata in secondo piano, meglio parlare della Sardegna o del Festival di Sanremo.

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Chiamare le cose col loro nome

14 febbraio 2009

di Massimo Adinolfi

[Questo articolo di Massimo Adinolfi è apparso il 10 febbraio 2009 in Left Wing con il titolo: Il significato della fame]

Intervistato dal Corriere, Camillo Ruini ha affermato che quel che sarebbe accaduto a Eluana, con l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione, va descritto, se si vogliono “chiamare le cose col loro nome”, in questi termini: “Farla morire di fame e di sete”. Ora Eluana è morta. Il cardinale Barragan chiede perdono al Signore per coloro che l’hanno uccisa. Il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, dice che pesano le firme non messe sotto il decreto legge del governo. Maurizio Sacconi chiede di proseguire nella discussione sul cosiddetto testamento biologico. Fioccano le dichiarazioni: è il caso di provare a tessere il filo di un ragionamento, che non debba nulla all’emozione del momento e aiuti, se possibile, a fare una legge migliore di quella che il parlamento sembra accingersi a votare. Nec ridere nec lugere.
Cominciamo allora col dire che non c‘è pretesa al mondo più impegnativa di questa: chiamare le cose col loro nome. Siccome il cardinale Ruini ha trovato il nome per la cosa, gli si deve chiedere: cosa sono la fame e la sete, che ha creduto di nominare così a proposito nel caso di Eluana Englaro? L’opinione pubblica discute di questioni che appaiono (e in verità anche sono) molto più grandi di quella che è impegnata dalle parole di Ruini, ma non è cosa del tutto secondaria neppure questa, come mi propongo di dimostrare.
E dunque: cosa sono la fame e la sete?

Continua a leggere l’articolo in Left Wing
.

Spirito, respiro

10 febbraio 2009

di Fabrizio Centofanti

La bagarre scatenata intorno alla vicenda di Eluana è emblematica. Ci sono ragioni da una parte e dall’altra; il problema, secondo me, non sono le ragioni, ma i torti. E il torto è uno: la mancanza di rispetto, il voler affermare la propria visione delle cose in una rissa in cui si smarrisce il punto di consistenza della questione: il bene di Eluana. La tragedia è che nessuno può sapere quale sia questo bene. Se cioè Eluana fosse pronta a morire, o se il cammino della malattia richiedesse ancora tempo, se ci fosse qualcosa da elaborare nelle cellule incapaci di comunicare normalmente, ma ancora presenti alla vita in modi per noi indecifrabili. A mio parere nessuno possiede gli strumenti per interpretare il codice di un malato nelle condizioni di Eluana, per cui la soluzione dovrebbe essere una sorta di sospensione di giudizio, l’accettazione della presenza enigmatica ma eloquente di una vita che non vuole esaurirsi. Parlo di un caso come quello di Eluana, in cui il respiro è spontaneo. Ma ci sono situazioni in cui il malato è sostenuto da una macchina: un mio carissimo amico è affetto da SLA: riceve l’ossigeno, ma è lucido e risponde agli stimoli. Una legge sul testamento biologico, secondo me, dovrebbe tener conto della psicologia del malato, che in condizioni di emergenza può aggrapparsi alla vita in modo imprevedibile. La soluzione è più complessa di quanto gli schieramenti ideologici possano sostenere, spesso con violenza. Il rispetto implica un’apertura all’altro senza limiti e senza riserve. Più che una legge, è necessario uno spirito: che vuol dire, appunto, respiro.

L’incomprensibile dignità di Beppino Englaro

10 febbraio 2009

di Galatea

Una delle cose che ho più apprezzato, nel comportamento di Peppino Englaro, è il fatto che di Eluana non esista una foto recente. Le uniche che si trovano in rete, e si vedono in tv e sui giornali sono quelle scattate prima dell’incidente, in cui Eluana è una bella ragazza mora e sorridente, dagli occhi pieni di vita e di speranza per un futuro che ahimè, come sappiamo, non ha potuto avere. […]

Vi invito a leggere tutto l’articolo (pubblicato ieri). [gm]

Il momento di Eluana

10 febbraio 2009

di Ramona

Cara Eluana, è un’infermiera che ti scrive, una come tante, come quelle che ti accudiscono da tanto tempo. Volevo dividere con te alcuni pensieri, se posso.
Sai, lavoravo da poco nel reparto di cardiologia, quasi diciotto anni fa, e mi trovavo alle prese con i misteri di una nuova tipologia di malattie e malati, diversa da quelle che avevo fino allora conosciuto.
Ero alle prese anche con la tecnologia: il monitoraggio continuo del ritmo cardiaco di tutte quelle persone mi ha angustiato per parecchio tempo. Mi metteva ansia per la responsabilità che mi caricava sulle spalle. Certo tu non lo puoi sapere, ma il personale che ti assiste non è esente da paure e stress psico-fisici. Solo che li ignora, perché il suo compito è assistere e curare, la propria persona passa in secondo piano, com’è giusto, davanti alle sventure umane.
A quell’epoca dicevo, stavo scoprendo il perché delle nuove tecniche. Il pace maker, quel piccolo genio computerizzato che rimette in moto i cuori stanchi che si fermano, e che già da vent’anni veniva regolarmente impiantato anche nel mio piccolo ospedale, mi costrinse a farmi delle domande, che espressi a uno dei cardiologi.
”Dottore, ma le persone con il pace maker non muoiono mai?”
Ricordo ancora il sorriso divertito del dottore e il compatimento per la mia beata ignoranza che da esso trapelava, però mi rispose:
“Non ti preoccupare: anche quelle persone muoiono, quando è il momento”.

Leggo solo ora l’articolo di Ramona, pubblicato il 7 febbraio; e vi invito a leggerlo. [gm]

“Mi spaventa questo concorso al necrologio più fico”

10 febbraio 2009

di Cletus

[…] Da questa gara che si sforza di cavalcare l’onda emotiva, con l’aggravante dell’effetto “scenico” dell’avvenuta morte, non si salva nessuno. […] E la cosa che mi lascia sgomento è la grande capacità di costoro di saltare a piè pari nelle più intime convinzioni di ognuno di noi, tentando di manipolarle come meglio possono. Non c’è un’etica, non esiste uno stile. Non ne faccio un calderone, ma davvero in questo coro cacofonico di voci (le suorine che l’hanno amorevolmente accudita, i politici che con espressioni impostate si battono il petto, finanche all’ultimo dei carabinieri che sostano davanti alla clinica comicamente chiamata La quiete) qualcosa si perde.
Si dirà, che vuoi? E’ stata una vicenda che ha commosso, che ha visto divise le opinioni di tutti, in senso trasversale, volevi che non ne parlassero ? […]

Vi invito a leggere per intero l’articolo di Cletus [gm].

Il corpo di Eluana e l’anima di Beppino

10 febbraio 2009

di giuliomozzi

Eluana Englaro è morta ieri sera. Spero che il dio l’abbia accolta con un abbraccio: immagino che il dio l’abbia accolta con un abbraccio. Il suo corpo sarà ora, a quanto leggo, sequestrato e aperto e investigato per soddisfare la curiosità di chi, dopo aver finto di volerlo tenere in vita, e dopo averlo strumentalizzato per i propri scopi di potere, è ora pronto a tutto ed è pronto a usare tutto per colorire retoricamente l’accusa lanciata sul padre Beppino e su chi nel padre Beppino ha creduto di vedere un uomo giusto: assassino.

A chi crede che questo mondo è stato creato dal dio, tocca ora la responsabilità dell’anima di Beppino Englaro. Sia che abbiamo visto in lui un uomo giusto che agiva giustamente, sia che abbiamo visto in lui un uomo giusto che errava nel suo giudizio, sia che abbiamo visto in lui un uomo accecato dal male, sia che abbiamo sospeso il nostro giudizio: qualunque sia o sia stato il nostro pensiero, il nostro desiderio deve essere rivolto alla salvezza della sua anima. Il nome di questo desiderio è: preghiera.

Lettera di un padre a un padre

9 febbraio 2009

di Bob Schindler

[Questa lettera aperta di Bob Schindler a Beppino Englaro è stata pubblicata in Italia da Sussidiario.net. Ringrazio Fabrizio Centofanti che me l’ha segnalata. gm]

Caro Signor Englaro, mi presento: sono Bob Schindler, il padre di Terri (Schindler) Schiavo.
Malgrado noi veniamo da due continenti diversi con differenti culture, abbiamo molte cose in comune. Entrambi siamo padri ed entrambi abbiamo avuto dallo stesso Dio il dono dei figli. Nel mio caso tre. La nascita di Sua figlia e di mia figlia Terri non sono solo accadute, sono state un atto di Dio.
Mi ricordo di quando mia figlia Terri era bambina e di come ero orgoglioso dei commenti della gente su quanto fosse carina. Fui altrettanto orgoglioso quando fece i primi passi e disse le sue prime parole. Lo stesso orgoglio mi ha accompagnato per tutta la sua adolescenza fino a quando è diventata una persona adulta.
Entrambi abbiamo una figlia che ha sofferto gravi danni cerebrali e io so molto bene quali profondi effetti questo può causare alla persona colpita e alla sua famiglia. Entrambi abbiamo fatto esperienza della stessa disgrazia e dello stesso dolore. Tuttavia, vi è una differenza. Sua figlia è ancora viva, la mia non più. Lei ha ancora il controllo sul futuro di Eluana, io non ho potuto far nulla per Terri.

Continua a leggere la lettera in Sussidiario.net.

Il diverso valore di un’Eluana viva e di un’Eluana morta

8 febbraio 2009

di giuliomozzi

Non ne ho le prove, ma immagino che al nostro governo non importi nulla della vita di Eluana Englaro. Il decreto tentato venerdì poteva essere tentato anche la settimana scorsa, o in un qualunque momento successivo all’ultima sentenza che ha dichiarato non contrario alla legge quanto ciò Beppino Englaro dichiarava di voler fare. Idem per la legge. Si potrebbe azzardare, addirittura, che il governo abbia deciso di agire in questo momento perché solo agendo in questo momento avrebbe avuta la certezza di fallire.

Un’Eluana viva, infatti, è di scarso valore. Non è – per dire – come un’operatrice umanitaria salvata dalle mani dei rapitori. Non può scendere dalla scaletta di un aeroplano e abbracciare il padre e il presidente del consiglio dei ministri. Non può fare, raggiante di felicità, una conferenza stampa. Non può apparire in televisione tra un padre anch’egli raggiante di felicità e un presidente del consiglio dei ministri fiero del suo operato. Ahimè: no. Un’Eluana viva non può che starsene lì, nel suo letto. E c’è sempre il problema di questo padre, che anche lui sta sempre lì, come una spina nel fianco.

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Due lettere e due articoli

8 febbraio 2009

Caro Nicola, in questo momento vorrei tanto che Eluana si svegliasse adesso e dicesse: “Brutti stronzi! Che cazzo mi togliete da mangiare!”, poi si alzasse e abbracciasse suo padre e sua madre e dicesse: “Non fatemi più ‘sti scherzi! guardate che casino avete fatto!”. Voglio sperare che Beppino Englaro non stia portando avanti alcuna battaglia civile. Voglio sperare che sia solo un uomo scavato dal dolore. […]

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“Era il mio amico e lo sarebbe stato per sempre”

6 febbraio 2009

di Fabrizio Centofanti

Sto riflettendo da tempo sulla vicenda di Eluana, e mi sembra difficile venirne a capo. Recentemente è morta la persona a me più cara: ha avuto un infarto con edema polmonare; stava riprendendosi, ma poi è sopraggiunto un ictus e ha perso conoscenza. Ho sperato che non entrasse in coma permanente, perché ritengo sia la condizione più dolorosa, sia per il malato sia per i suoi cari. Questa esperienza ha reso ancora più arduo trovare una risposta soddisfacente alla situazione di Eluana. Se il mio amico deceduto si fosse trovato in frangenti analoghi cosa avrei fatto? Certamente non avrei staccato il sondino. Con che diritto avrei potuto? L’avrei fatto per sollevare lui da una condizione priva di coordinate precise o per togliere me dall’angoscia di vederlo sospeso in uno stallo senza fine? L’unica certezza è che avrei vissuto con il dolore di vederlo lì, vivo ma privo di reazioni visibili, nell’impossibilità di comunicare e di condividere i suoi pensieri, i suoi sentimenti. Eppure, credo che mi sarei affezionato anche a quella vista, a quella compagnia: era il mio amico e lo sarebbe stato per sempre, sveglio o addormentato. Magari lui avrebbe sorriso di me, che lo guardavo in modo ebete: e non avrebbe mai pensato di staccarmi la spina.

Questo articolo è stato commentato da Seia Montanelli, qui

Fatta la legge, gabbata l’Eluana

6 febbraio 2009

(Ansa, 2009-02-06 14:50) Roma. Il consiglio dei ministri ha approvato, all’unanimità ma dopo una lunga discussione, un decreto legge sulla vicenda di Eluana Englaro. Lo si apprende da fonti governative.

Frederic Leighton, Antigone, 1882

Frederic Leighton, Antigone, 1882

Napolitano a Berlusconi, no a decreto. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha espresso, in una lettera indirizzata al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, della quale è stata data lettura in Consiglio dei ministri, un nuovo diniego all’adozione di un decreto legge sul caso di Eluana Englaro. Contestualmente, a quanto si apprende da fonti governative, il capo dello Stato avrebbe sollecitato un rapido pronunciamento del Parlamento sul testamento biologico.

Continua a leggere la notizia Ansa (il cui testo è stato cambiato più volte, nelle ore successive, per aggiornarlo).

Politica e pietas

5 febbraio 2009

di Brunetto Salvarani

[Questo articolo di Brunetto Salvarani è apparso nel quotidiano il manifesto di ieri 4 febbraio 2009].

Ho riflettuto sul caso-Eluana. Con fatica, da padre e da cristiano che cerca di vivere la radicalità del vangelo e la fedeltà alla terra, come mi ha insegnato un grande testimone del ‘900, il teologo Bonhöffer. Non ho raggiunto conclusioni, ma frammenti di pensiero, che dicono la complessità della situazione, insieme alla fragilità di questi nostri giorni. Con delicatezza, e senza che appaia come un indice puntato verso chi ha maturato idee diverse, ammetto che personalmente provo perplessità di fronte all’interruzione dell’alimentazione, e che se mi trovassi in una condizione simile, vorrei rimanere al mio posto: senza accanimento terapeutico, ma intendendo sperimentare fino in fondo l’esistenza.
Il fatto è che ora non si tratta di me ma di lei, e quanto per me è un valore potrebbe non esserlo per lei (e per i suoi). Anzi, come capita spesso, si può percepire come barbarie ciò che per altri è invece addirittura luogo di edificazione. Se distanti visioni della vita producono diverse etiche, non necessariamente esse sono destinate a scontrarsi, ma piuttosto a domandarsi: qual è il bene per te? Per l’altro, che sta di fronte a me? E’ a partire dalla capacità di rispondere a questa domanda, spiega Lévinas, che si misura il nostro attuale grado di umanità.

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Quella volontà da rispettare

5 febbraio 2009

di Massimo Adinolfi

[Massimo Adinolfi ha pubblicato questo articolo ieri sera, nel suo blog Azione parallela].

La prima riflessione la merita Beppe Englaro. La merita il suo silenzio, in queste ore, e l’uso sempre pacato delle parole, in mezzo a tanta scompostezza. La merita la dignità e l’amore con cui ha difeso la volontà della figlia Eluana, e la tenacia con cui ha rivendicato il rispetto delle regole. A questo, non certo all’avventatezza di chi chiede che un giudice gli tolga in extremis la patria potestà (lo ha dichiarato con bella improntitudine il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia) dobbiamo il fatto che la pagina della storia civile e politica del nostro Paese che stiamo per voltare può essere scritta in termini che consentano all’Italia di avere, forse, una legge. E avercene, di padri e di italiani così.
Una pagina scritta in termini di diritto, sempre preferibili alle scorciatoie di fatto, alle soluzioni di comodo, che si seguono ipocritamente al riparo dall’opinione pubblica e soprattutto dalle misure di legge. Qui cade la mia seconda considerazione: sui giudici, sulle sentenze. Nulla è univoco al mondo, nulla è logicamente inoppugnabile, ma se dinanzi all’ultimo pronunciamento della Cassazione, che non è certo intervenuta frettolosamente, bensì dopo una vicenda giudiziaria durata anni, si invoca addirittura un decreto urgente del Consiglio dei Ministri per fermare la morte (l’assassinio, l’omicidio), si comprende quanto sottile sia lo strato di civiltà giuridica al cui riparo si difendono i diritti di libertà nel nostro Paese.

Continua a leggere l’articolo.

Sine pietate

22 gennaio 2009

[…] A stupirmi, spaventarmi e a farmi infine ribrezzo non sono solo le palesi contraddizioni delle gerarchie cattoliche nei confronti della scienza […] ma la loro volontà spietata – etimologicamente: sine pietate – di affermare il dominio biologico sui corpi in tutte le loro funzioni e manifestazioni più profondamente e drasticamente umane, dalla nascita alla riproduzione alla morte. […]

Invito a leggere l’articolo di Teo Lorini Sine pietate, che mi pare in buona parte condivisibile. E’ apparso in Il primo amore.