Posts Tagged ‘Elena Cesana’

La formazione della fumettista, 27 / Elena Cesana

19 maggio 2015

di Elena Cesana

[Questa è la ventisettesima puntata della rubrica del martedì, dedicata alla formazione di fumettiste e fumettisti. La rubrica è a cura di Matteo Bussola. Ringraziamo Elena per la disponibilità. gm].

elena_cesanaCi sono cose che scegli e cose che scelgono te.

Questo l’ho capito a nove anni, quando già soffrivo di mal di schiena perché avevo il vizio di disegnare fino a tardi con le spalle al divano di casa, il culo a terra e un blocco bianco o a quadretti sulle ginocchia. Amavo disegnare cavalli. Cavalli, mostri e belle donne. Il “bagaglio culturale” è una delle cose che non è che sempre puoi sceglierti, e nel mio caso quello che disegnavo arrivava in buona parte dal fatto che avessi con mio padre il rito del film horror del week end: La casa, L’esorcista, La cosa, Freaks e le trasposizioni dei racconti di Poe con Vincent Price. Il mio gusto si è formato così, tra le inquadrature di grandi registi del genere horror, le stesse che riuscivo a trovare nei Dylan Dog di Corrado Roi, perché quelli erano gli unici Dylan che mio padre comprava, assieme a quelli di pochi altri disegnatori. Gli unici che secondo lui raccontavano con il giusto peso le faccende di colui che è stato in assoluto il mio primo amore. Cartaceo, s’intende. In quegli effetti a spugnetta, in quei tratti graffiati e in quella nebbiolina così morbosamente presente, mi perdevo. Volevo capire come potesse farlo. Perché era tutto così bello e nero. Volevo farlo anche io.

Con la benedizione del papà e la rassegnazione della mamma, io e Dylan abbiamo approfondito la nostra conoscenza, tanto da portarlo “con me” alla tesi di maturità.

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La formazione della fumettista, 24 / Roberta Ingranata

28 aprile 2015

di Roberta Ingranata

[Questa è la ventiquattresima puntata della rubrica del martedì, dedicata alla formazione di fumettiste e fumettisti. La rubrica è a cura di Matteo Bussola. Ringraziamo Roberta per la disponibilità. gm].

roberta_ingranata– La formazione di Roberta Ingranata (in arte Robyn, ma solo per mio nonno).
Per oggi, e solo per oggi, questa rubrica cambierà il nome da “La formazione del fumettista” in “L’ansia del fumettista”.
La cosa più tragica, oltre ad avermi scritto Matteo Bussola privatamente, che già di per sé fa salire un senso di angoscia tipica del “cos’ho fatto ‘stavolta?”, è stata la richiesta di una mia foto da mettere in allegato alla biografia.
Panico.
Avrei la capacità di fare due tavole in un giorno, colorarne altre otto, abbozzare un’illustrazione e scrivere tre pagine di word, mantenendo stabili le mie funzioni vitali, ma l’idea di farmi una foto mi terrorizza più di dover scalare una montagna cibandomi di bacche ed erba. C’è chi ama mettere se stesso su internet, e chi no, e io faccio parte della fascia “assolutamente no”. Questo, insieme ad altro, credo mi abbia fatta arrivare in ritardo un po’ su tutto, perché l’idea di mettere sul piatto anche se stessi, oltre al proprio lavoro, è la prova più difficile che si possa chiedere a una persona, fumettista o non fumettista. L’idea di venire fermata in una fiera, l’idea che il proprio lavoro sia riconoscibile, ha da sempre terrorizzato la mia parte camaleontica che ama mischiarsi all’ambiente, notando senza farsi notare. E fare fumetti non ti dà questa possibilità, perché non è solo un lavoro che “fai da casa”: sei tu, la tua pagina bianca, e tutto quello che viene dopo è l’unione delle due cose. Non esiste l’una senza l’altra. “Fai da casa” quello che un giorno sarà di dominio pubblico, e quando lo capisci l’ansia fa partire il gioco del trono nel tuo cervello.

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