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“Davide” di Carlo Coccioli: l’introduzione del 1989

29 marzo 2009

di Domenico Porzio

[Prima dell’attuale ripubblicazione presso Sironi, il Davide di Carlo Coccioli ebbe anche un’edizione tascabile, negli Oscar Mondadori. Riproduco qui l’introduzione, firmata da Domenico Porzio, che arricchiva il volume. gm]

Davide negli Oscar Mondadori

Davide negli Oscar Mondadori, 1989

Tra le molte religioni che fioriscono il mondo, alcune abbracciate da milioni di fedeli, altre da poche; alcune fondate su verità rivelate, altre su ingenue idolatrie, vi è una setta (ignara di essere tale) che si è propagata da millenni lungo tutti i meridiani. Non sono eretici, anche se la loro dedizione appare talvolta deviante: sono persone che amano la natura creata e le palesano un rispetto che può sfiorare il sacrificio. Oggetto del loro culto è una creatura dalle apparenze dissimili, ma sempre umile e capace di dedizione infinita: il cane.

Tale religione, che ad ogni generazione suscita nuovi proseliti, non ha leggi se non quelle dettate dall’istinto. La planetaria cinofilia si fonda su una credenza che alcuni appena sospettano e molti apertamente dichiarano, ed è una credenza, una verità, che confuta quanto scritto nel Genesi. Essa afferma che il Signore, lo Spirito che si rivelò per la voce dei Profeti, creò i campi, i giardini e le acque della Terra perché fossero a disposizione del cane, la più nobile e fedele creatura dell’universo conosciuto. Lo scopo della creazione fu, dunque, la “caninità” e non la “umanità”. L’uomo fu l’ultimo e obbligato gesto dell’Onnipotente: apparve sulla Terra perché facesse compagnia al cane. L’ipotesi, ovviamente, è azzardata; tuttavia la millenaria storia della caninità, seppure costellata da afflizioni e da ignobili crudeltà verso il quadrupede, è pur ricca di aneddoti e di episodi che sembrano confermare l’antica credenza. Di questa religione del cane recano testimonianza numerosi apostoli: coloro che con scritti, azioni, predicazioni e associazioni proclamano il cane non solo amico designato dell’uomo, ma unico oggetto di disinteressato amore.

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