Posts Tagged ‘Davide Brullo’

Come sono fatti certi libri, 22 / “Curriculum mortis”, di Enrico Emanuelli

7 settembre 2017

di Antonio Celano

[In questa rubrica pubblico descrizioni, anche sommarie, di libri che – al di là della storia che raccontano o del tipo di scrittura – presentano una “forma” un po’ particolare, o magari bizzarra. Che cosa si intenda qui per “forma” mi pare, visti gli articoli già pubblicati, piuttosto evidente. Chi volesse contribuire si faccia vivo in privato (giuliomozzi@gmail.com). gm].

Emanuelli: Curriculum Vitæ

Con quella “novarese” dei Soldati, Zanconi, De Blasi, Bonfantini e Giachino, Enrico Emanuelli può ascriversi a una generazione formatasi alla scuola di un giornalismo intimamente legato alla letteratura. Pur riuscendo poco a incidere sul piano del rinnovamento linguistico e sperimentale, il gruppo dei fondatori della rivista La Libra (che annovera, tra i suoi collaboratori, Piovene, Noventa, Debenedetti, Raimondi ecc.) insiste particolarmente sulla necessaria tensione morale richiesta allo sguardo dello scrittore: risultato da raggiungersi, tra l’altro, attraverso una narrazione quanto più autentica possibile dell’esperienza umana e della vita vissuta.

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Necessità di una collezione di poesia?

17 luglio 2015
Dal fotoromanzo Droit de regards, di Marie-Françoise Plissart

Dal fotoromanzo Droit de regards, di Marie-Françoise Plissart

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La formazione della scrittrice, 9 / Giovanna Rosadini

10 marzo 2014

di Giovanna Rosadini

[Questo è il nono articolo di una serie che spero lunga e interessante. Ringrazio Giovanna per la disponibilità. Chi volesse proporsi, mi scriva mettendo nell’oggetto le parole “La formazione della scrittrice”. gm]

giovanna_rosadiniLa prima parola che mi viene in mente, sul tema, è solitudine. La seconda, mamma. La scrittura come solitudine di matrice materna? (Probabilmente, in origine – prima di approdare, con la piena consapevolezza della maturità, a quella solitudine corale che rappresenta, secondo un’azzeccatis- sima definizione dell’amica Maria Grazia Calandrone, la condizione di chi scrive)…
Ma andiamo con ordine.
Se ripenso a me stessa bambina, agli albori della succitata consapevolezza, mi rivedo in piedi di fronte ai ripiani della libreria di casa, sola nel grande salone viola che affaccia sul giardino che guarda, da mezza collina, il mare.

La libreria è un’emanazione materna, stipata di volumi einaudiani, i dorsi dei Supercoralli ritmicamente allineati, Bassani, Cassola, Vittorini, Pavese, Calvino… e, lo conservo ancora qui a casa a Milano, ingiallito e con la copertina usurata, il volume delle Poesie di André Breton, il suo profilo nella foto solarizzata di Man Ray in prima di copertina…

Au temps de ma millième jeunesse
j’ai charmé cette torpille qui brille
nous regardons l’incroyabe et nous y croyons malgré nous (…).

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“Nel ‘Davide’ di Coccioli c’è troppo di tutto, ed è, paradossalmente, tutto troppo poco”

1 marzo 2009

di Davide Brullo

Questo articolo è apparso nel quotidiano Libero il 28 febbraio 2009.

Un bel cadavere su cui i giornalisti possono spadroneggiare, piluccare, divertirsi. Dentro Carlo Coccioli (1920-2003) hanno già messo il muso in molti, ed è ovvio, perché il giornalista si getta dove la notizia guizza, e Coccioli ha tutto per allietare, insalivare le mascelle della iena. Antifascista e medaglia d’argento per la Resistenza, omosessuale, Coccioli, penna prodigiosa, pubblica il primo romanzo a 26 anni, per Vallecchi, si trasferisce nel 1949 a Parigi, dagli anni Cinquanta è a Città del Messico, patria eletta, il luogo dove morirà. Nel frattempo viaggia, scrive per i quotidiani più noti d’Italia, è un convinto anticlericale con il tarlo di Dio, ondeggia, con l’ansia acuta e intellettualmente acuminata del cercatore, tra ebraismo (la madre, Anna Duranti, è di ceppo ebraico), induismo e un inquieto buddismo.

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