Posts Tagged ‘Dario Voltolini’

“10”, di Dario Voltolini

24 aprile 2018

[Per gentile concessione dell’editore pubblichiamo l’introduzione alla nuova edizione del romanzo 10, di Dario Voltolini, per la Collana Laurana Reloaded].

di Demetrio Paolin

Dario Voltolini è uno scrittore d’occasione e di trasparenze. So che questo sembra un incipit facile e a effetto, ma sono queste due tra le caratteristiche migliori della sua prosa e della sua opera, che in particolar modo in 10 si trovano riunite.

Ora ovviamente il lettore vorrebbe capire perché io abbia usato queste due categorie per descrivere la prosa dello scrittore torinese, ma mi si permetta, in omaggio al modo un po’ svagato di procedere di Voltolini stesso, di raccontare un piccolo fatto personale.

Io sono un giocatore di calcetto e una persona che scrive; e quando uscì il libro di racconti di Voltolini fu per me una specie di piccola rivelazione. 10 sanciva la possibilità di scrivere di calcio in un modo totalmente nuovo. La scrittura sul calcio in Italia aveva sempre significato Brera, Arpino e Viola; e guardando fuori i cantori del calcio erano sudamericani (Osvaldo Soriano su tutti). La principale caratteristica di questi narratori, soprattutto delle triade italiana, era costituita da una certa coloritura linguistica, che va dalla barocchismo gaddiano di Brera, al tono neorealistico di Arpino, alla vaga ironia ariostesca di Viola, per non parlare dell’epicità che si respira nei testi di Soriano. Ecco questo tipo di modo di raccontare il calcio era dominante, anche per chi, come me, dovendo pagarsi l’università scriveva di sport sui giornali provinciali e parrocchiali, redigendo cronache di scontri in terza categoria simili a resoconti da poema omerico.

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Come si fa una descrizione?

25 ottobre 2016

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“Autunnale”, di Dario Voltolini

24 maggio 2016

di Marco Candida

copertina_voltoliniDario Voltolini si è autopubblicato un romanzo che s’intitola Autunnale (dalla finestra al teatro). Sulla quarta il libro viene presentato così: “Sono scene che si manifestano in ordine sparso come tessere di un puzzle appena rovesciato dalla scatola che le conteneva. Il protagonista è come un albero a cui l’esperienza, simile a un vento autunnale di tramontana, porta via poco alla volta tutte le foglie”. Un albero a cui il vento dell’esperienza porta via poco alla volta le foglie. Un interessante capovolgimento di prospettiva, dato che di solito l’esperienza “fa maturare”. E infatti il protagonista di questo romanzo via via che procede di capitolo in capitolo, di scena in scena sa sempre meno. Eugenio è come se fosse al centro di un tifone che trasforma tutto in sabbia. Le persone, le cose non hanno più forma, identità. Ed è il lettore che ha compito di mettere insieme i tasselli del puzzle e verificare se un senso nella vita di Eugenio è ancora possibile. Una sfida che non lascia scampo. Dove siamo noi lettori chiamati ad avere autorevolezza. E con questo romanzo scomposto Voltolini non si produce in un intellettualistico gioco combinatorio: parla invece al cuore di tutti coloro che, come Eugenio, stanno vivendo un periodo di transizione e hanno, si spera non per sempre, perso la bussola. Così, si affidano. Prima alla compagna. Poi all’amico. Poi al dottore. E magari ai passanti occasionali – come i lettori di un libro. Magari a qualcuno che possa capirli per loro. Qualcuno che sappia loro dire che cosa diavolo sta accadendo perché loro non ce la fanno più, non ci riescono più, non capiscono più. Tutto, per costoro, si sfrangia, sfilaccia, sfarina e allo stesso tempo ogni cosa si salda, riunisce, rinserra.

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La formazione della scrittrice, 2 / Veronica Tomassini

20 gennaio 2014

di Veronica Tomassini

[Questo è il secondo articolo di una serie che spero lunga e interessante. Ringrazio Veronica per la disponibilità. Per ragioni pratiche ho cominciato invitando a scrivere delle scrittrici amiche. Chi volesse proporsi, mi scriva mettendo nell’oggetto le parole “La formazione della scrittrice”. gm]

Veronica TomassiniEro una bambina triste, tutto qui. Ma a tratti, con i nonni ad esempio non lo ero, soltanto che mi fregava un dettaglio introspettivo della mia indole, cioè stavo sempre a pensare, giocavo sola, molto spesso, avevo una barbie con i capelli ispidi e una bambola che tenevano però i nonni, a Terni, si chiamava Debora, aveva le pile dentro il pancino perché camminava, bisognava stare attenti che non si rompesse. Invece per il resto giocavo o litigavo con un alter ego o non so chi fosse, mi ha tormentato per anni, mi induceva a pensieri orribili, un tale che mi suggeriva la cattiveria e assurde bestemmie. E’ la prima volta che ne parlo, che lo ammetto persino, fu un fatto terribile, vissuto con sofferenza, me ne sono liberata, ma appena in parte. Forse quella era già la scrittura che si metteva di traverso tra me e le cose, come in seguito mi scrisse Dario Voltolini in prefazione a un’orribile raccolta che non piacque nemmeno a lui. La mia scrittura è stata la solitudine, il disagio intraducibile, il modo di stare al mondo, di guardarlo, di raggiungere le cose. La scrittura sono stati i libri innanzitutto. Cominciai molto presto, disordinatamente, mio padre ha ancora una libreria importante, non ho finito di leggere secoli di letteratura. Pescavo a caso, mi ritrovavo tra le mani Bonura o Malaparte o Stendhal. Leggevo. Avevo esaurito i romanzi concessi ai bambini, avevo già amato la Alcott e Tom Sawyer e I ragazzi della via Paal. Ero curiosa e mi annoiavo facilmente, era anche quella noia la scrittura che procedeva, l’assillo che mi toglieva la pace, finanche la vergogna di ammetterlo o di chiamarlo per nome.

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Operazione Reloaded: quale libro ripubblichereste?

5 febbraio 2013

di Laura Pezzino

[Questo articolo di Laura Pezzino è apparso nel numero di Vanity Fair attualmente in edicola]

Se nel futuro ci aspettano biblioteche senza libri, ma piene di computer e ebook reader (come avverrà in autunno a San Antonio, in Texas, nella prima biblioteca digitale pubblica), allora bisogna portarsi avanti anche da noi. Ci ha pensato la casa editrice Laurana che ha da poco inaugurato la collana Reloaded, specializzata nel recupero di opere di narrativa italiana degli anni ’90 e 2000 ormai introvabili e nel ripubblicarle esclusivamente in ebook.
A dirigere l’operazione, lo scrittore e conduttore radiofonico Marco Drago (Zolle, La vita moderna è rumenta) che, come primi tre titoli, ha scelto Forme d’onda di Dario Voltolini (uscito nel 1996 per Feltrinelli), Il mostro di Vigevano di Piersandro Pallavicini (peQuod, 1999) e Sono l’ultimo a scendere (e altre storie credibili) di Giulio Mozzi (Mondadori, 2009, ma già indisponibile).

Drago, come è nata questa idea?
«Sono stato contattato dalla casa editrice dopo essermi lamentato, su Facebook, del fatto che certi titoli italiani di qualche anno fa non fossero più disponibili né in forma cartacea né, tantomeno, in digitale. Così, dopo averne parlato con loro, è nato questo progetto. Si tratta fondamentalmente di convincere gli autori ad abbandonare i vecchi editori, coi quali a volte hanno ancora dei rapporti, ed entrare a far parte di un progetto davvero innovativo».

Continua a leggere l’articolo nel sito di Vanity fair.

“Sembra di sfogliare le pagine di un diario intimo”

16 maggio 2011

di Elena H. Rudolph

Sono da collezione questi libricini supertascabili (9 x 14 cm), superleggeri, supereconomici (6 €) e superecologici della casa editrice indipendente :due punti edizioni formata da Andrea L. Carbone, Giuseppe Schifani e Roberto Speziale. Tre giovani palermitani nati negli anni settanta che hanno intrapreso l’avventura editoriale nel 2004 ma erano già attivi dal 1995 con eventi letterari, mostre, istallazioni, happening e riviste underground. Tre giovani che si rivolgono a un pubblico giovane e puntano su giovani autori senza paura di osare e sperimentare.
Ci stupiscono con la collana Zoo||| Scritture animali diretta da Giorgio Vasta e Dario Voltolini, inaugurata lo scorso settembre e presentata in questi giorni al Salone del libro di Torino con grande successo.

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Leggendo i giornali di oggi, 12/11/2010

15 novembre 2010

di Dario Voltolini

[Questa nota di Dario Voltolini è apparsa il 12 novembre scroso in Il primo amore. gm]

Mi ha colpito, molto più di quanto mi aspettassi, una dichiarazione che ho letto oggi su La Stampa, mentre sfogliavo le pagine dei quotidiani dedicate agli affari politici interni. L’articolo è a firma di Fabio Martini, a pag. 3. Titolo: Per Fli e Casini mai più Berlusconi a Palazzo Chigi (qui).
In chiusura Martini riporta tra virgolette questa affermazione di Bruno Tabacci: “Questo è un Paese crudele, che per mondarsi delle proprie colpe, una volta che Berlusconi è caduto, è capace di accusarlo di nefandezze inaudite”.
“Questo è un Paese crudele” temo che sia una frase molto vera. La appunto qui, come promemoria per i prossimi giorni, o mesi, e – temo – anni.
Non so se i Paesi abbiano una psiche, come gli individui. Ma nel caso ce l’avessero, certo l’Italia sarebbe un caso clinico di non poco conto. E mi domando quale sia la struttura di questa sua psiche, e se ci siano cure.
Non so perché proprio questa, di tutte le frasi che ho letto, mi abbia così messo all’erta. So solo che, ai tempi del sesso orale nella stanza ovale, tra me e me provavo una sorta di orgoglio e senso di superiorità pensando che noi non eravamo così ipocriti come loro.
Che anche sotto questo aspetto ci abbiano colonizzato?

Meditare sul male

26 luglio 2009

di Dario Voltolini

[Questo articolo è apparso in TuttoLibri, supplemento del quotidiano La Stampa, ieri 25 luglio 2009].

Il protagonista di questo breve romanzo si chiama Demetrio come l’autore. Dopo un periodo di lavoro come giornalista mosso da motivazioni di scrittore, migra nel discosto ufficio stampa di un sindacato. Questa scarna cornice fattuale segna due momenti biografici di Demetrio che sostengono il racconto, spezzato e composto a mosaico, della sua vita a partire dall’infanzia. Nella sua non linearità il testo è molto fruibile: si legge, come si dice, d’un fiato. Ciò che respiriamo in questo fiato è una meditazione sul male. Il titolo Il mio nome è Legione (Transeuropa, pp. 141, euro 12,90) riprende una scena potente del Vangelo di Marco, quella dell’indemoniato di Gerasa, che alla domanda di Gesù «Come ti chiami?» rispose «Legione», poiché gli spiriti in lui erano una moltitudine.

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Il cielo

22 luglio 2009
Clicca sulla Luna per vedere la foto originale.

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di giuliomozzi

[Lo so, sono in ritardo. Il quarantesimo anniversario dell’allunaggio era il 20 luglio. Ma per qualche giorno – come si sarà notato – varie forme di comunicazione mi sono state precluse (la serie della donna ideale va avanti da sé, vive di vita propria). Questo pezzo è dal libro Sotto i cieli d’Italia, al quale hanno partecipato Dario Voltolini, Massimiliano Nuzzolo e Carlo Dalcielo. Se la Luna vi intriga, frugate un po’ nel blog di Cletus. gm]

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