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Veronica Tomassini: “Adanna”, un racconto

5 settembre 2010

di Veronica Tomassini

[Il romanzo di Veronica Tomassini, Sangue di cane, Laurana Editore, sarà in libreria il 10 settembre. Questo racconto, Adanna, è stato pubblicato nel dicembre del 2009 in Kumà, rivista dell’Università “La Sapienza” diretta da Armando Gnisci, Tahar Lamri, Maria Cristina Mauceri e Nora Moll. E’ possibile scaricarlo in pdf qui].

Era una storia di donne. Parlava di donne, sì insomma ce n’era una che svettava in copertina. E la copertina era assai misera. “Carta povera”, dissi. L’uomo mi guardò.

“Capisci?”.

“Capisco”, ripeté. Mi pareva sorridesse troppo. Lessi meglio, “The Trials of Adanna”, “Cos’è trials?”. L’uomo sedette sulla panca di pietra sotto l’albero di fico. Alzò gli occhi sulla penombra che dai rami pendeva mollemente sulla sua fronte lucida di nigeriano. “Trials, non so, voi dite specie di processo”. Alzò la mano e agitò stancamente l’aria infastidito dagli insetti che evaporavano dal tronco grigio, ficcato in un buco di terra, lo chiamavano orto, nella casa di accoglienza. Ed era un orto, anche se mancavano le patate dal Congo. C’erano melanzane, c’erano lattughine, c’era un albero di fico e sotto stava un uomo, di nome Innocent. “Così saresti uno scrittore”. “Sì” disse. “Sono novelle di mia gente”. “Già, novelle morali mi spiegavi. Voglio dire, morali in che senso? Adanna che cerca? C’è un mistero, ok, poi immagino ci piazzi un bel colpo di scena, un ricongiungimento, non so, l’esule, il redivivo dello sbarco e l’amore africano, un amore colore dell’ambra. Questa che svetta, che si agita, va’ che moine”. Osservavo la copertina. Asciugai il sudore dal viso con la mano libera, con l’altra tenevo il libro.
“Tu ‘rabiata e parli sempre veloce”, disse l’uomo.

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