Posts Tagged ‘Carlo Dalcielo’

Che cos’è il libro “Fiction 2.0” del 2017 e in che cosa è diverso dal libro “Fiction” del 2001

6 luglio 2017

Un certo numero di Giulio Mozzi

di giuliomozzi

Un uomo ha un’intuizione. Comincia a scrivere un romanzo. Scrive con foga, quasi senza pensare, come se una voce gli dettasse da dentro. Ha la sensazione che ciò che sta scrivendo sia bello. Porta i primi capitoli a un suo professore. Il professore legge, è perplesso, fa due controlli, poi meravigliato dice: “Figliolo, ma tu hai semplicemente copiato il Don Chischiotte di Cervantes!”. L’uomo, che non ha mai letto il Don Chisciotte, resta sbalordito.

Questa è la storia, notissima, raccontata da Borges nel racconto intitolato appunto Pierre Menard, autore del “Chisciotte”. Ma non è importante la storia in sé, quanto uno dei possibili significati proposto da Borges: il Don Chisciotte scritto da Cervantes all’inizio del Seicento e quello scritto da Pierre Menard in pieno Novecento, per il solo fatto di essere scritti da autori diversi e in tempi diversi, benché identici parola per parola sono due libri completamente diversi. Il Don Chisciotte cervantino, per dire, non potrà che essere letto alla luce della cultura spagnola del Seicento; quello di Menard alla luce di quella francese del Novecento. Eccetera. Ma vi ho ingannati.

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Riflessione gigantesca su un testo futile (ovvero: le “regole interne” del testo e la “volontà di dire” dell’autore)

21 luglio 2016
Julia Margaret Cameron, Annunciazione, stampa in albumina, 1868, Royal Photographic Society, Bath

Julia Margaret Cameron, Annunciazione, stampa in albumina, 1868, Royal Photographic Society, Bath

di giuliomozzi

Questo articolo è stato suggerito da uno scambio di battute con l’autrice di una delle Lettere delle eroine in corso di pubblicazione qui in vibrisse. Riflettevamo sul fatto che, a volte, produciamo dei testi nei quali, più che la volontà di dire una determinata cosa, sembrano dominare le regole interne al testo. Col risultato che si finisce (o si rischia di finire) col “dire” qualcosa in cui stentiamo a riconoscerci, e di cui stentiamo a prenderci la responsabilità.

A me la cosa sembra (intuitivamente) molto chiara; e non me ne faccio un problema. Se non altro perché nella quasi totalità dei casi, almeno nella mia pratica, le eventuali “regole interne al testo” sono di mia invenzione (o sono regole inventate da altri alle quali ho dato libera adesione: il che è lo stesso). Qualunque cosa il testo finisca col dire, è il risultato di una mia azione. Che la mia autoconsaspevolezza sia talvolta difettiva, non mi pare faccia grande differenza (che io sia o non sia consapevole di star mangiando una mela, una volta che l’avrò mangiata la mela sarà stata mangiata, e da me). Il testo è là, è un significante dotato di una sua autonomia, ma non farò mai finta di non essere stato io a comporlo (e, tendenzialmente, darei credito più al testo composto che a una mia improvvisata testimonianza o labile autocoscienza).

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Che cosa sono io per Bissolati, e che cos’è Bissolati per me (per tacer della Mariella, di Carlo e d’altri)

17 marzo 2016
Ennio Bissolati, in un raro autoritratto scattato da Giulio Mozzi

Ennio Bissolati, in un raro autoritratto scattato da Giulio Mozzi

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“La felicità terrena” 2.0

20 marzo 2012

Fotografia di Claudia Pescatori

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Carlo (that’s me) doesn’t know how to read: a review

8 dicembre 2011

by Damian Kelleher

Carlo (that’s me) doesn’t know how to read.

How do you read? How do I read?

Carlo reads by creating pictures in his mind which convey the meaning of the work he is reading. For him, at least, what he reads becomes a series of symbols which act as concrete signposts designating the important parts of the work – again, for him. One memorable scene in Giulio Mozzi’s Carlo Doesn’t Know How to Read has Carlo talking at length at a book reading by one of his favourite authors about a scene in which the pocket of a raincoat has its stitching come undone – a scene which is, to the other readers, and to the author, forgettable, indeed unimportant: but for Carlo, who sees the scene so emphatic and clear, it has become paramount.

Carlo doesn’t recognise words because he doesn’t see them. If the page includes the word “door,” Carlo doesn’t the word “door.” He sees a door. If the page includes the word “blue,” Carlo doesn’t see the word “blue”. He sees something blue.

I have friends who read novels as though they are movies transferred to text. They create “moving pictures” in their head, vast, bright, elaborate scenes involving characters, plot and excitement. Perhaps this automatic response of creating a movie in their mind comes from the fact that they have been raised with television and cinema as their primary method of consuming entertainment, or perhaps some novels naturally align themselves with the expositionary and visually kinetic functions of cinema.

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Annunciazione

29 novembre 2010

Oggi 29 novembre 2010 alle ore 21, a Padova in via Vicenza 22 presso Archedra, Bruno Lorini e Giulio Mozzi presenteranno lo stato dell’arte del progetto Annunciazione di Carlo Dalcielo. L’ingresso è libero. La serata sarà chiusa da un brindisi.

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Carlo Dalcielo in “Best European Fiction 2010”

12 febbraio 2010

di Giorgio Falco

[Questo articolo è apparso in Repubblica l’11 febbraio 2010]

Otto chilometri a nord di Reggio Emilia, c’è un paese di novemila abitanti, Bagnolo in Piano. E’ probabile che i bagnolesi non sappiano di avere tra i loro nati uno scrittore, scelto per rappresentare l’Italia nell’antologia Best European Fiction 2010, pubblicata dalla casa editrice statunitense Dalkey Archive Press. Carlo Dalcielo è nato a Bagnolo in Piano nel 1980. L’ospedale in quel comune non è mai esistito e gli altri scarni dati biografici – reperiti da una mia chiacchierata amichevole con don Eugenio, l’anziano sacerdote della parrocchia di San Quirino, – confermano soltanto che la zia, Wilma Dalcielo, sorella di Mario, padre di Carlo, lavorava come ostetrica presso l’ospedale di Reggio Emilia, e proprio zia Wilma, oggi pensionata, pare abbia assistito Anna, madre di Carlo, nel parto a domicilio.

Nel 1998 Carlo Dalcielo è ufficialmente rinato dalla collaborazione tra l’artista Bruno Lorini e lo scrittore Giulio Mozzi. Dalcielo debutta in Fiction (Einaudi, 2001), quando ha preso la parola sottraendola a un Mozzi particolarmente prolifico in quel periodo. Da allora, Dalcielo ha continuato a scrivere, esposto in gallerie nazionali ed estere, nel 2008 ha pubblicato un libro anomalo, omaggio a Carver nel ventennale della morte: Il pittore e il pesce (minimum fax). Proprio il contributo narrativo di Dalcielo, intitolato Carlo non sa leggere, è stato scelto e ripubblicato nell’antologia citata.

Continua a leggere l’articolo nel sito dedicato a Il pittore e il pesce.

Il cielo

22 luglio 2009
Clicca sulla Luna per vedere la foto originale.

Clicca sulla Luna per vedere la foto originale.

di giuliomozzi

[Lo so, sono in ritardo. Il quarantesimo anniversario dell’allunaggio era il 20 luglio. Ma per qualche giorno – come si sarà notato – varie forme di comunicazione mi sono state precluse (la serie della donna ideale va avanti da sé, vive di vita propria). Questo pezzo è dal libro Sotto i cieli d’Italia, al quale hanno partecipato Dario Voltolini, Massimiliano Nuzzolo e Carlo Dalcielo. Se la Luna vi intriga, frugate un po’ nel blog di Cletus. gm]

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Annunciazione / L’incorporamento difficile

1 luglio 2009

Qui. Da non confondersi con l’incarnazione. gm

Annunciazione / Prima e dopo

31 maggio 2009
Prima.

Prima.

Dopo.

Dopo.

Annunciazione / Angelici mattoni

25 maggio 2009

di Lucia De Angeli

[…] Dagli anni Settanta del secolo Burne-Jones coniuga essenzialmente tre cose: il primitivismo preraffaellita, che poi è quella tensione spirituale, la grazia dei Preraffaelliti, l’attenzione o più che altro la tendenza ad un certo decorativismo che incontra gli ideali estetici dell’epoca – quelli del movimento estetico, dell’Arts and Crafts: da sempre amico di William Morris che disegnava carte da parati – per sfociare nell’art Nouveau di fine secolo, e Michelangelo. I soggetti rimangono quelli Preraffaelliti: miti, saghe e leggende, episodi dalla Bibbia; ma le figure prendono corpo adesso, pepli e corpi di donna, in un’atmosfera di fiaba reale, uno scarto – forse arrivano le fate.

Qui arrivano le fate. Ma l’angelo appeso sulla destra, come facesse parte d’un muro, dell’albero di dietro, e non sai quanto quelle siano piume o foglie, delle ali. Drappi gotici, architettura da chiesa nelle vesti, sembrano colonne. Ma sul muro vero accanto all’arco Qualcuno scaccia Adamo&Eva piangenti dal Paradiso – che disdetta, dove mai troveremo da dormire stanotte. File di mattoni come raggi di sole – davvero mi piacerebbe quel corridoio trascinando una mano sulla parete di sinistra. Lei intanto guarda avanti soprappensiero con una brocca al pozzo, come chi ha dato retta a una versione precedente di una storia antica.

Leggi tutto l’articolo di Lucia De Angeli nel sito dedicato all’opera di Carlo Dalcielo annunciazione.

Carlo Dalcielo e Wikipedia

25 maggio 2009
Carlo Dalcielo: Diario del cielo, 2001.

Carlo Dalcielo: Diario del cielo, 2001.

di giuliomozzi

Un giorno, tutti avranno le loro quindici righe in Wikipedia. (Andrew Wharola).

Premessa: questo non è un articolo contro Wikipedia. Questo è un articolo nel quale cerco di mostrare come i wikipediani (ai quali va tutta la mia riconoscenza per l’ottimo lavoro che fanno) si trovino talvolta in imbarazzo, e prendano decisioni che possono sembrare bizzarre.

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Ascolta (e guarda) “Il pittore e il pesce”

22 maggio 2009

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Annunciazione / Dante Gabriel Rossetti

1 maggio 2009

di Lucia De Angeli

Che qualcuno si sia mai aggirato per Piccadilly con un papavero o un giglio in mano – una mano medievale, la sua mano – è davvero cosa di poca importanza, una di quelle cose, appunto, per cui si dice che tanto valga il pensiero: come le viole, il pensiero, ma in materia di fiori stiamo a questo punto divagando. Wilde che normalmente usava appuntarsi alla giacca un garofano verde – un garofano bianco fumigato di zolfo – non portò probabilmente mai a spasso per Londra un girasole: ancora una divagazione allora è il papavero, o il giglio, della canzone, una trovata metrica comunque davvero molto appropriata. Questione di fiori anche la stradina di Ruskin, una stradina di campagna bordata di fiori a Ferry Hinksey in luogo di un viottolo paludoso, cooptando a tal scopo i propri allievi oxoniani – tra i quali anche Wilde – nel 1875 o giù di lì.

Continua a leggere l’articolo in annunciazione.

Annunciazione / Figlio di dio o figlio del peccato?

13 aprile 2009

Qualche ipotesi (e una canzone di Mylène Farmer) qui, nel sito dedicato all’opera annunciazione di Carlo Dalcielo.