Posts Tagged ‘Bottega di narrazione’

Questionario per lo svolgimento della consulenza canonica, 0

16 marzo 2017

di giuliomozzi

Nel corso di una Bottega di narrazione, e nell’anno (almeno un anno) successivo, Federica Pittaluga ha lavorato a un romanzo che dopo un po’ di esitazioni è stato chiamato Sequela (“La sequela, termine di origine tardo-latina che deriva da sequi («seguire»), esprime nel contesto teologico un atteggiamento di dedizione e obbedienza nei riguardi di Dio, con particolare attenzione e aderenza alla condotta di Gesù Cristo, sul modello degli apostoli e dei primi discepoli, che accolsero la chiamata diretta di Gesù”: Wikipedia). L’intenzione di Federica, lo dico con le sue parole, era di rappresentare “uno spaccato di mondo” che “credeva di conoscere abbastanza bene”, attraverso la narrazione di un evento drammatico: la fine di un matrimonio (ricordiamo la prima celebre massima iniziale di Anna Karenina: “Tutte le famiglie felici sono simili tra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”, tr. Pietro Zveteremich); connessa poi ad altre sottostorie la cui costante era: il fare del male nella convinzione (più o meno profonda e sincera, ec.) di fare del bene. Nulla di machiavellico, nessuna giustificazione dei mezzi con il fine: quasi una sorta di opaca insensibilità.

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La verità sulla Bottega di narrazione

24 agosto 2015
Corsi di scrittura creativa

Clicca sui dollari per sapere la verità

Omissione e immissione di informazioni nel racconto

22 agosto 2015
Corsi di scrittura creativa

Nel sito della Bottega di narrazione. Clicca sul labirinto e leggi l’articolo (dove si parla di J. L. Borges, san Giovanni, Franz Kafka e Mina Mazzini).

Ancora sull’omissione di informazioni nel racconto

22 agosto 2015
Corsi di scrittura creativa

Clicca sul mostro intergalattico per leggere l’articolo

Ipod

24 marzo 2013

di Antonio La Malfa

Salve, sono Antonio La Malfa e sto partecipando alla Bottega di Narrazione 2012-2013. Giulio Mozzi ci ha dato l’opportunità di pubblicare degli stralci di ciò che stiamo scrivendo. Mi piacerebbe ricevere dei commenti in relazione al brano qui sotto, che fa parte del terzo capitolo della mia narrazione, che ha il titolo provvisorio “Ipod”. Sono previsti complessivamente otto capitoli. Grazie tante e buona lettura.

Anche stamani Antonio ha deciso di correre fuori. Ha preso la macchina, è uscito da Piombino ed ha raggiunto Rimigliano, una lunga e stretta pineta tra Baratti e San Vincenzo. Ha lasciato la macchina nel parcheggio di un ristorante, e da lì ha iniziato a percorrere un sentiero incuneato tra gli alberi. La sensazione di corsa è morbida: il terriccio e gli aghi di pino hanno trasformato il sentiero in un tappeto. C’è fresco, non c’è vento, e Antonio nel suo affanno riesce comunque a percepire il profumo acuto della resina dei pini. Niente panorami, stamani, solo la sensazione di essere protetto e nascosto dalla pineta. Tutto è più raccolto, il passo ovattato. Si sente il rumore del mare, distante sì e no duecento metri. (more…)

Bottega di narrazione 2012-2013

26 febbraio 2012

di giuliomozzi

La prima Bottega di narrazione dell’editore Laurana si è conclusa il 4 dicembre 2011 con l’incontro tra la pattuglia degli “apprendisti” e un nutrito gruppo di esponenti del mondo editoriale (in rappresentanza degli editori Bietti, Einaudi, Mondadori, Newton Compton, Rizzoli, Sironi, Terre di Mezzo, Transeuropa, e dell’Agenzia letteraria internazionale – Ali). Altri editori e agenzie, impossibilitati a essere presenti, hanno comunque richiesto gli estratti dai “lavori in corso” (che tutti possono prelevare qui, mentre altri assaggi pubblicati in vibrisse si possono leggere qui).

I risultati della prima Bottega

Un primo bilancio della Bottega di narrazione 2011 si può leggere qui. A distanza di tre mesi dal 4 dicembre scorso posso aggiungere che Silvia Montemurro ha firmato un contratto con l’editore Newton Compton, e dovrebbe pubblicare entro l’anno (vedi qui un estratto); Sara Loffredi ha terminato in gennaio 2012 il suo romanzo ed è ora ufficialmente rappresentata dall’Ali (vedi qui un estratto); i lavori di altri “apprendisti” sono al momento in lettura presso editori grandi e piccoli (giusto la settimana scorsa Mondadori ha chiesto di poter leggere integralmente tre testi); e altre occasioni più o meno rilevanti si stanno presentando.
Non tutti i lavori sono terminati; alcuni sono prossimi alla fine; in queste settimane abbiamo ripreso a incontrare individualmente gli “apprendisti” (ci vorrà un po’) per un editing finale.

In che cosa consiste la Bottega di narrazione

La Bottega non è e non vuol essere un “corso di scrittura creativa”, bensì un luogo nel quale venti persone, selezionate sulla base di un progetto narrativo, possano abitare per un anno: lavorando sul proprio progetto, confrontandosi con altre persone alle prese con i propri progetti, godendo della compagnia di persone più esperte. Come avveniva, appunto, nelle “botteghe” degli artisti.

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Pubblicità / Corso fondamentale di scrittura e narrazione

27 novembre 2011
Atelier d'écriture (facile et amusant)

Atelier d'écriture (facile et amusant)

A Milano, da gennaio 2012. A cura di Giulio Mozzi. Vedi il programma. L’immagine qui sopra riproduce un prodotto commerciale che non ha nessuna relazione con il link precedente, ed è utilizzata a scopo giocoso: viene da qui.

Pubblicità / Corso fondamentale di scrittura e narrazione

20 novembre 2011
Writing class

Writing class

A Milano, da gennaio 2012. A cura di Giulio Mozzi. Vedi il programma. La vignetta qui sopra è apparsa nel Guardian.

Dalla Bottega di narrazione / Booktrailer, 2

16 novembre 2011
Clicca qui per vedere il booktrailer del romanzo inedito di Pierluigi Tamanini "Un mucchio di parole"

Click!

Dopo quello di Tiberio Grego, ecco un altro booktrailer per un romanzo inedito: Un mucchio di parole”, di Pierluigi Tamanini. Un estratto dal romanzo si può leggere qui.

Pubblicità / Corso fondamentale di scrittura e narrazione

13 novembre 2011
The writing class

The writing class

A Milano, da gennaio 2012. A cura di Giulio Mozzi. Vedi il programma. La fotografia qui sopra viene da qui.

Dalla Bottega di narrazione / Booktrailer, 1

12 novembre 2011
Buon vento, di Tiberio Grego

Buon vento, di Tiberio Grego

C’è chi prima scrive il romanzo e poi s’inventa di girare un booktrailer, e c’è chi – come ha fatto Tiberio Grego – gira un booktrailer ancora prima di avere scritta una sola parola del romanzo: usa insomma il booktrailer come uno strumento di immaginazione che, nella sua concentrazione estrema, aiuta a invividuare le immagini centrali del romanzo futuro, i punti chiave, il tipo di luce che ci dovrà essere. Il risultato a me pare molto suggestivo. (gm).

Leggi l’estratto dal lavoro di Tiberio Grego.

Dalla Bottega di narrazione / Elisa Tambornini

11 novembre 2011

[Come ho spiegato qui, pubblico in questi giorni una serie di estratti dai lavori in corso degli “apprendisti” della Bottega di narrazione. Per leggere tutti gli estratti finora pubblicati, cliccare qui. gm].

Elisa Tambornini nasce a Tortona e lì frequenta il liceo scientifico. Si sposta a Pavia dove si laurea in Filosofia Teoretica.
Cercando risposta al proprio bisogni di autonomia inizia a fare i lavori più disparati (e sottopagati).
Nel poco tempo libero che si ritrova, pur non essendo una scrittrice, scrive.

Il brano che segue è tratto da un romanzo in cui Maria, la protagonista e narratrice, torna a Molino Vecchio, suo paese d’origine, per scoprire un mistero che la lega alle sue radici, alla sua identità. Dopo aver trovato una lettera della madre in cui questa le rivela che Giuseppe non è il suo vero padre, Maria parte alla riscoperta del vecchio borgo, incastonato fra le colline piemontesi, e si improvvisa investigatrice, divisa fra la propria introversione e il mondo esterno, fatto di religione e superstizione, e di personaggi unici e racchiusi nella stretta della comunità.
Nella ricerca delle sue origini Maria stringe un’amicizia con Mimma, altra outsider, e con il cugino Alessandro, che pare isolatosi dal resto del mondo e con cui con cui ha un legame di attrazione che a tratti viene ricambiato e in altri momenti respinto senza apparente motivo.
Il brano parte da una riflessione di Maria sul ritorno a Molino Vecchio per poi spostare l’attenzione sulla descrizione di una festa di campagna in cui i contadini danzano insieme intorno ai falò appiccati nelle aie, unico vero momento di aggregazione extra lavorativo. In questa festa Maria incontra alcuni paesani, fra cui Marco, che colto dai fumi dell’alcol le fa una proposta sgraziata alla ragazza. Maria fugge, incontra il cugino Alessandro e fra i due nasce un momento di provocatoria vicinanza.
Il mio lavoro è nato in una fredda mattina di dicembre, seduta al tavolo della mia cucina, con una pagina di Word immacolata davanti ai miei occhi stanchi. E’ nato dal mio incessante bisogno di fondere esperienze, sensazioni, idee ed emozioni in storie sempre differenti che possano trasmettere qualcosa di me agli altri. E’ nato, e mentre era ancora un soggetto spelacchiato di tre pagine ha ricevuto, insieme a me, un sms che l’ammetteva a partecipare alla Bottega di narrazione di Laurana. In quest’anno condiviso, io con la mia storia e ognuno degli altri con la loro, siamo cresciuti, abbiamo imparato, ci siamo letti, corretti, studiati, confrontati. A livello personale è stato un investimento su me stessa, un percorso particolare di lavoro che da sola non avrei potuto compiere nemmeno in un migliaio d’anni passati da sola, a quel tavolo, davanti a quella pagina bianca. E per di più, un viaggio incredibile percorso al fianco di persone rare, profonde e a dir poco meravigliose. Non avrei potuto chiedere altro.
Ho scelto la scena che segue perché a mio parere mostra uno spicchio di comunità riunita in un mondo contadino legato alla religione che sconfina con la superstizione in cui la vicenda si svolge, inquadra il rapporto particolare fra Maria e il cugino Alessandro e fra Maria e gli altri abitanti del paese. (e.t.)

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Dalla Bottega di narrazione / Marco Baggio

10 novembre 2011

[Come ho spiegato qui, pubblico in questi giorni una serie di estratti dai lavori in corso degli “apprendisti” della Bottega di narrazione. Per leggere tutti gli estratti finora pubblicati, cliccare qui. gm].

Marco BaggioIo sono Marco Baggio, ho 35 anni, vivo a Castelfranco Veneto (Tv). La voce del protagonista mi ha parlato la prima volta in un pub di Dublino, un pomeriggio estivo e assolato di due anni fa; poi, ogni tanto, l’ho ritrovata a sussurrare nel doppiofondo dei miei giorni, finché non è stata accolta in Bottega.

Questa è la storia di Lucio e della rivoluzione cui va incontro, riluttante e controvoglia, armato solo di un modo sghembo di percepire il mondo, e costretto ad attraversare la crisi di una terra che ama il lavoro più di ogni altra cosa senz’esserne più ricambiata. Il frammento che segue non è l’incipit ma si colloca nella parte iniziale del romanzo.

da Fuori di qui
di Marco Baggio

Un diluvio di e-mail appuntite colse il nuovo giorno alle spalle, ne fece un bersaglio sbrecciato già prima che la caffeina cominciasse a pompare. Meno tre giorni all’anno nuovo, meno dodici al primo volo. Mosè, sballato dalla copiosa pesca di clienti alle cene di beneficienza natalizie, girava e-mail sopra le dieci righe a pioggia, colto dal raptus dell’inoltro. In Arial 13 scriveva pnp, poi ne parliamo, scriveva vt, vedi tu, scriveva rd, relazionami dopo.
Delegazione cinese in arrivo tra meno di trenta minuti.
Dettagli da vista periferica. Camicia blu, pantalone a sigaretta grey, sulla sedia di destra davanti alla mia scrivania Annalisa scavallò, la scarpetta nera decolté cominciò a dondolare nell’aria. Diligente e in attesa, la Splendida scorreva sul suo I-Pad le e-mail che le rimbalzavo in tempo reale.
Cliccai l’ultima e-mail in arrivo da Mosè. Jeff Bezotti da Sidney cercava copertura. Jeff sforzava il suo italiano. Jeff Bezotti, avvocato marinaio della sede BJD law Sidney, aveva fatto un casino con le garanzie di un contratto di fornitura di una materia prima che non sapevo esistesse, ma costosissima. Jeff preavvisava i colleghi italiani di costi superiori alle attese, Jeff sconsigliava di sottrarsi all’esecuzione del contratto, Jeff aveva infilato nel post scriptum l’invito al varo della sua nuova barca anche ai carissimi colleghi italiani.
I colleghi italiani avrebbero varato solo la sfuriata del cliente, Jeff.
Posta in arrivo da Mosè azzerata.

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Dalla Bottega di narrazione / Barbara Vuano

7 novembre 2011
Questa foto non rappresenta Barbara Vuano

Questa foto non rappresenta Barbara Vuano

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Dalla Bottega di narrazione / Pierluigi Tamanini

5 novembre 2011

[Come ho spiegato qui, pubblico in questi giorni una serie di estratti dai lavori in corso degli “apprendisti” della Bottega di narrazione. Per leggere tutti gli estratti finora pubblicati, cliccare qui. gm].

Pierluigi TamaniniPierluigi Tamanini è nato il giorno di natale del 1977. Si è laureato in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio. Ha lavorato come architetto, ingegnere e archeologo. Attualmente è insegnante di sostegno. Scrive romanzi e ama essere criticato.
Durante la Bottega di narrazione ha avuto la possibilità di conoscere una ventina di persone splendide con le quali quotidianamente condivide sogni e paure. Le lezioni di Giulio (Mozzi), Gabriele (Dadati), Massimo (Cassani) e degli altri ospiti – su tutti Covacich e Genna – sono state, oltre che istruttive, incredibilmente stimolanti. Per questo motivo consiglia di fare la stessa esperienza a chi, come lui, si è trovato, a un certo punto dell’esistenza, a dover esprimere le proprie sensazioni per mezzo della scrittura. (pt).

da Un mucchio di parole
di Pierluigi Tamanini

La narrazione alterna i tre punti di vista dei protagonisti: Luigi, sempre pronto a seguire l’istinto e realizzare i suoi sogni, Zeno, geniale ma schivo, e Giovanni pessimista e incapace di lottare. È l’intreccio tra i diversi modi di affrontare la vita a strutturare il romanzo. L’estratto che segue è l’incipit.

Ai miei: padre, madre, sorella

Luigi o l’ampiezza

Persi tutto in un istante: seicentomila euro e famiglia – padre, madre, sorella. A essere sincero non avvenne in un istante. Mi trovavo nel bar di Vigolo, il paesino in cui ero cresciuto prima di trasferirmi in città. C’era un’afa insopportabile: stavano tutti in piedi a tifare la nazionale. Gli unici seduti eravamo io e i miei due migliori amici: Jo a sinistra e Zen a destra. Era venuto perfino lui che il calcio non sapeva neanche cosa fosse. Il mio destino dipendeva da quei novanta minuti.
Un maxischermo, centinaia di occhi incollati.

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Dalla Bottega di narrazione / Nicoletta Novara

4 novembre 2011

[Come ho spiegato qui, pubblico in questi giorni una serie di estratti dai lavori in corso degli “apprendisti” della Bottega di narrazione. Per leggere tutti gli estratti finora pubblicati, cliccare qui. gm].

Nicoletta NovaraMi chiamo Nicoletta Novara, abito a Piacenza dove sono nata il 18 febbraio del 1984. Sono giornalista pubblicista, fresca di iscrizione all’Albo. Per vivere scrivo sul quotidiano della mia città e il venerdì sera salto dietro il bancone del Nina. Ilario, il protagonista della mia storia, l’ho conosciuto così, lavorando. No, cari lettori, non è un bevitore incallito. Ilario ha 91 anni e nel suo passato si cela una storia che mi ha molto incuriosita. Una storia che parla allo stesso tempo di clandestinità e lotta alla clandestinità.
L’estratto che segue si colloca circa a metà viaggio, nel tratto di strada che separa Grenoble da Marsiglia. Un viaggio che è contemporaneamente quello di Ilario, compiutosi nel 1946, e quello della voce narrante e di Duccio che si articola invece nel presente, ma comunque sulle orme dei ricordi di Ilario.

dal lavoro in corso
di Nicoletta Novara

Il viaggio verso Marsiglia non durerà meno di quattro ore. Apro il mio quaderno rosso e trovo due fogli spaiati, rimasuglio di una conversazione con Ilario.
– Il pane è per il mondo –
Duccio gira solo gli occhi verso di me intanto che guida.
– Che roba? –
– Il pane è per il mondo. Me lo ha detto Ilario –

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Dalla Bottega di narrazione / Sara Loffredi

2 novembre 2011

Il terremoto nel racconto di un cantastorie

[Come ho spiegato qui, pubblico in questi giorni una serie di estratti dai lavori in corso degli “apprendisti” della Bottega di narrazione. Per leggere tutti gli estratti finora pubblicati, cliccare qui. gm].

da Le mani della musica
di Sara Loffredi

Caterina è nata nel 1892 ed è cresciuta in un orfanotrofio religioso di Reggio Calabria. Da bambina ha ricevuto le “mani della musica” da Suor Antonia, insegnante di pianoforte a cui è legata da un affetto profondo. Lei però avverte di possedere anche un potere funesto, che si esprime la prima volta quando, punita ingiustamente per un furto che non ha commesso, prega per la morte della Madre Superiora e la ottiene. Nel 1908 Caterina sta per realizzare il suo sogno: essere ammessa all’istituto musicale della città. Ma la notte del 28 dicembre un terremoto rade al suolo Reggio e lei, ferita a una gamba, viene trasportata in nave a Napoli insieme ad altre centinaia di sfollati, ritrovandosi sola in una città sconosciuta. Dopo essere stata vittima di violenza a casa di una prostituta conosciuta in ospedale, finisce per arrendersi anche lei al mestiere. Vissuto inizialmente come sopravvivenza, la prostituzione diventa gradualmente per lei un mezzo di scalata sociale: dalle “Tre vecchierelle”, un lupanare infimo di Santa Lucia gestito da Donn’Assunta, Caterina approda infatti alla “Suprema”, la più elegante casa d’appuntamenti della città, dove impara tutto quello che c’è da sapere sulla società napoletana borghese del tempo, affondata nella magia della belle époque.

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Dalla Bottega di narrazione / Francesca Branca

28 ottobre 2011

[Come ho spiegato qui, pubblico in questi giorni una serie di estratti dai lavori in corso degli “apprendisti” della Bottega di narrazione. Per leggere tutti gli estratti finora pubblicati, cliccare qui. gm].

Francesca BrancaSe dipendesse dalla sua volontà Saverio continuerebbe a parlare con la segreteria telefonica di sua moglie (che lo ha lasciato) per sempre. Invece lo raggiunge la notizia della morte del padre che lo costringe a ritornare nella casa della sua infanzia, il posto da cui è scappato vent’anni prima per tenersi lontano da una madre anaffettiva, un padre narciso e dal ricordo del fratello maggiore morto suicida. Mentre il passato ritorna e si intreccia al presente su piani non sempre distinguibili, Saverio cerca un modo per dipanare il bandolo della sua esistenza complicata e per venire fuori dalla claustrofobia dei rapporti familiari.
Sullo sfondo la difficile educazione sessuale degli anni Ottanta, quando un certo puritanesimo provinciale si scontra con i primi programmi ad alto audience della televisione commerciale.
Nell’estratto che segue il racconto del funerale del padre di Saverio. C’è la madre Enrica. C’è Cătălina, la badante polacca. C’è Mara la sorella maggiore. C’è il fantasma di Paolo. Ci sono frammenti di un
Piccolo inferno familiare. (f.b.)

da Piccolo inferno familiare
di Francesca Branca

Billie, età otto anni, dopo aver fatto visita ai suoi
nonni a New York, mi disse: «Mi torturano col cibo».
David Cooper, La morte della famiglia

Più che vedere la salma già concia nella cassa imbottita di seta bianca, Saverio ha realizzato che suo padre non c’è più leggendo i manifesti mortuari lungo la strada, affissi ai muri negli spazi elettorali o sopra le locandine delle passate rassegne estive.
Tutt’intorno c’è aria di scirocco, il sole è caldo, nonostante il novembre, Saverio è accaldato e si toglie la giacca, arranca con la valigia a braccio.
Quando arriva a casa, trova la porta aperta. Entrando viene assalito dall’odore di cera sciolta, di gambi macerati nell’acqua, di sudore insinuato nelle trame dei maglioni sotto le giacche della piccola folla che accalca la bara. Suo padre è steso a dita intrecciate, nel centro della stanza, Enrica gli sta accanto, è una macchia nel tubino nero, la sua faccia pallida mette paura. Resta seduta sulla poltroncina Luigi Filippo di velluto, sulla quale era vietato sedersi, non si muove ma geme, ancora non si è accorta di lui. Saverio le guarda le mani che si tengono ai braccioli, le nocche sono spigoli di muro, le fedi, la sua e quella di Giovanni sono troppo larghe per il suo anulare scheletrito. Qualcuno si accorge di lui e le tocca una spalla, le fa un cenno, indica la porta, Enrica si volta e vede suo figlio. Alla fine è venuto allora, pensa, non ha sperato per niente.

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Dalla Bottega di narrazione / Alessandro Lise

27 ottobre 2011

[Come ho spiegato qui, pubblico in questi giorni una serie di estratti dai lavori in corso degli “apprendisti” della Bottega di narrazione. Per leggere tutti gli estratti finora pubblicati, cliccare qui. gm].

Alessandro Lisebrekane [*] è nato a Padova il 3 giugno del 1975. Con lo pseudonimo Alessandro Lise scrive fumetti di difficile reperibilità.

Il romanzo cui sto lavorando da gennaio si compone a tutt’oggi di non più di venti pagine. Racconta il difficile trasloco della famiglia Tschurtenthaler da un quartiere all’altro della città di Padova, nel 1989, durante un’invasione aliena di cui quasi nessuno si accorge. Ho passato quest’anno di bottega ad accumulare materiale e a cercare un modo di metterlo assieme. Non è detto che io l’abbia trovato. Ma la presenza e il supporto di un gruppo così motivato e amichevole ed energico (e simpatico, e fraterno, ed energetico) ha fatto sì che questo lavoro – che mi appariva man mano: difficile, inumano, irrealizzabile, ecc. – mi risulti oggi quantomeno possibile. Insomma, come dice Gene Wilder: “Si. Può. Fare.” Non è, per il mio carattere, un risultato da poco.
Quello che qui viene pubblicato è il primo capitolo. (a.l.)

Il dio della bicicletta
di Alessandro Lise

Sono il dio della bicicletta, sono il re del manubrio, il signore dei pedali, il ragazzo bionico metà carne metà bicicletta; il telaio è la mia estensione, la sella il mio trono; tocco l’asfalto con i copertoni, sento il calore della strada, la ruvidità, le minime imperfezioni dell’asfalto; le camere d’aria si gonfiano, si sgonfiano al mio respiro, portano ossigeno al movimento; il mio sistema muscolare è una catena ingrassata.

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Dalla Bottega di narrazione / Elena R. Marino

26 ottobre 2011

[Come ho spiegato qui, pubblico in questi giorni una serie di estratti dai lavori in corso degli “apprendisti” della Bottega di narrazione. Per leggere tutti gli estratti finora pubblicati, cliccare qui. gm].

Elena R. MarinoSono nata a Siracusa, mio padre è nato ad Alessandria d’Egitto, mia madre è di Trento e qui vivo da quando avevo nove anni. Per un lungo periodo ho viaggiato molto e ho fatto avanti e indietro fra Italia e Canada. Poi mi sono fermata. Spero di ripartire presto. Lavoro presso il Teatro Spazio 14 di Trento.
La Bottega per me funziona perché si lavora al proprio progetto guidati da chi ha esperienza e maestria, accompagnati da altri apprendisti, imparando attraverso gli errori.
Il progetto al quale sto lavorando in Bottega è un romanzo dal titolo
Loveland.
In breve questa la storia: Thomas si ritrova in modo imprevisto a essere responsabile di un adolescente e a inseguirlo nella sua fuga da casa. Viaggia senza conoscere la meta attraverso Canada e Stati Uniti, in compagnia di una bambina di nove anni decisa a non parlargli. Mentre la sua vita si disfa e si ricompone come lui non avrebbe mai immaginato, Thomas giunge a un difficile appuntamento con se stesso.
Quello che segue è l’incipit. (e.r.m.)

da Loveland
di Elena R. Marino

Prima che suoni la sveglia sono già balzato seduto sul letto e ho gli occhi spalancati, il respiro ansioso perché la scarica elettrica ha tagliato il mio corpo in campi magnetici e ora perdura la sensazione di essere stato attraversato, mi domando se qualcuno abbia suonato il campanello, se c’è stato un suono che io abbia già dimenticato, se dal sonno correndo via non ci sia stato un abbandono di cui non mi sono reso conto, qualcosa che mi sia sfuggito, un congegno azionato mentre dormivo e adesso sfumato, mentre perdura la mia agitazione e piccoli spasmi ancora mi azionano, e sento il dorso le gambe il ventre il cuoio capelluto, e sento il cuore.
Ho dimenticato i sogni in una cancellazione totale, non ho pensieri, poi uno solo.

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