Posts Tagged ‘Atelier’

“Eppure, a un primo sguardo, si faticherebbe addirittura a definirlo un romanzo”

3 maggio 2011

di Edoardo Gino

[Questo articolo è apparso nell’ultimo numero della rivista Atelier].

Veronica Tomassini esordisce in narrativa con una prova di forza: niente di meno è questo suo Sangue di cane. Lo è per scrittura, suggestioni, padronanza, profondità e soprattutto per coraggio. Attenzione: «prova di forza» non è un giudizio di merito; piuttosto, si tratta della constatazione che niente, davvero niente nel libro è un cliché, ogni virgola è sofferta, ogni parola è pesata, ogni frase apre un mondo di possibilità. La vicenda editoriale stessa è emblematica: il libro è respinto da una sfilza di editori, con un profluvio di «ci vorrebbe più plot», «è pretenzioso», «ha una lingua impossibile»; e, accidenti, è tutto vero. La pubblicazione arriva dalla neonata Laurana solo grazie all’intercessione di Marco Travaglio, il quale legge il libro direttamente dalle mani dell’autrice e se ne innamora perdutamente, dopodiché, da chi pubblica un libro al mese, qualche aggancio bisogna pur aspettarselo. Così questo oggetto complesso, imperfetto, magmatico diventa la pubblicazione inaugurale di Laurana Editore, sezione narrativa.

Eppure, ad un primo sguardo, si faticherebbe addirittura a definirlo un romanzo: non c’è intreccio, solo schizzi di eventi cronologicamente incoerenti. È il diario lirico, l’autoanalisi di una giovane siracusana, studentessa universitaria basso-borghese, che incontra un uomo, un polacco. L’incontro sconvolge alla radice l’esistenza placida e ripetitiva di lei e la trascina nell’abisso di una storia d’amore impossibile, tragica, assurda, a tratti grottesca. Il polacco è un mendico alcolizzato, un tronco d’uomo mangiato dal tarlo della vodka. È lei a cadere per prima, quando raccoglie Slawek (così si chiama) dal semaforo dove elemosina «poco spicci» per pagarsi il paio di litri di alcool con cui trascinarsi al giorno successivo. Nonostante i denti guasti e le altre ferite del bere, Slawek è ancora bello, orgoglioso, quasi regale nell’alta statura, negli occhi nordici, nell’atteggiamento fiero. Il sentimento abbatterà ogni ostacolo: «Cosa cambia? Ho saputo l’indicibile di te, eri un criminale, va bene, hai fatto ogni mostruosità, ma che cambia? Eri, appunto. […] Il sistema amore non ha sistema. Chiaro?» (p. 185).

Continua a leggere l’aticolo >>