Posts Tagged ‘Antonio Celano’

Come sono fatti certi libri, 22 / “Curriculum mortis”, di Enrico Emanuelli

7 settembre 2017

di Antonio Celano

[In questa rubrica pubblico descrizioni, anche sommarie, di libri che – al di là della storia che raccontano o del tipo di scrittura – presentano una “forma” un po’ particolare, o magari bizzarra. Che cosa si intenda qui per “forma” mi pare, visti gli articoli già pubblicati, piuttosto evidente. Chi volesse contribuire si faccia vivo in privato (giuliomozzi@gmail.com). gm].

Emanuelli: Curriculum Vitæ

Con quella “novarese” dei Soldati, Zanconi, De Blasi, Bonfantini e Giachino, Enrico Emanuelli può ascriversi a una generazione formatasi alla scuola di un giornalismo intimamente legato alla letteratura. Pur riuscendo poco a incidere sul piano del rinnovamento linguistico e sperimentale, il gruppo dei fondatori della rivista La Libra (che annovera, tra i suoi collaboratori, Piovene, Noventa, Debenedetti, Raimondi ecc.) insiste particolarmente sulla necessaria tensione morale richiesta allo sguardo dello scrittore: risultato da raggiungersi, tra l’altro, attraverso una narrazione quanto più autentica possibile dell’esperienza umana e della vita vissuta.

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Colonia Alpina Ferranti Aporti Nava

15 luglio 2010

di Antonio Celano

[Questo articolo è apparso nel Quotidiano della Calabria l’11 luglio scorso. Per l’articolo in pdf, cliccare qui. gm]

Ho conosciuto Marino Magliani, autore del libro Colonia Alpina Ferranti Aporti Nava (Senzapatria, 2010), al Salone internazionale del libro. Un uomo dallo sguardo mansueto, il sorriso lontano di una vecchia fotografia, con cui ho scoperto di avere parecchi amici in comune. Magliani, ligure classe 1960, abita oggi in Olanda, sradicato in Olanda: «In quel mondo totalmente altro Marino non può attecchire in radice, e per questo fiorisce mondi» e scrive, aggiunge Rovelli. Mentre quando torna in Liguria «vive, ma non scrive» pur solo là sentendosi pienamente scrittore. E Colonia alpina è un racconto lungo denso, scritto con una liricità sempre molto ben controllata, alla maniera antica, come direbbe il suo amico Vincenzo Pardini.
La storia nasce da uno spunto semplice. Davanti alle dune della spiaggia sempre mutevole di un paese nordeuropeo uno scrittore ricorda la sua infanzia in una stretta vallata della Liguria. Ricorda un padre già vecchio e lontano per lavoro, ricorda la madre dedita ai lavori della terra e alla raccolta delle olive. Ma soprattutto rivive (è altro il ricordare?) la sua infanzia divisa attorno ai due centri della vallata, la propria casa (sotto tutte le altre case, gravata da tutto il loro peso) e la chiesa di San Giovanni del Groppo (di cui diviene chierichetto), legate da un paese «piantato al selvatico, come si intende da noi quando il sole se ne va presto».

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