Posts Tagged ‘Antonin Artaud’

Da sé alla finzione, e ritorno. Valentina Durante intervista Giorgia Tribuiani

27 giugno 2019

Valentina Durante intervista Giorgia Tribuiani

Ci sono romanzi fatti per essere amati. Ancor prima che discussi, analizzati, dissezionati, nell’ambizione capìti, semplicemente: letti e amati. È il caso di Guasti, della giovane scrittrice Giorgia Tribuiani. In una manciata di mesi questo breve ma intenso romanzo targato Voland è riuscito a conquistarsi l’attenzione di critica e pubblico: tante recensioni e tanti commenti, impressioni, omaggi, persino lettere alla protagonista Giada. E una prima ristampa.
A colpire, delle restituzioni spontanee, è l’affetto: verso la materia narrata – come spesso, per immedesimazione, succede – ma specialmente (e non è detto che succeda) verso Giada: quest’eroina drammatica, dolente, ossessiva, combattuta fra slanci e ripiegamenti, paralizzata tra una vita non vissuta e una morte inaccettabile, dunque non accettata.
Leggendo Guasti, ci troviamo fin da subito precipitati nel countdown dei trenta giorni di una mostra. Trenta giorni alla fine dei quali, già sappiamo, qualcosa succederà, perché alla fine di un countdown qualcosa succede sempre: un razzo decolla, una bomba scoppia, un nuovo anno si apre. E noi lì, insistentemente lì: dentro la storia e costretti a non abbandonarla, fino a che non è la storia stessa a risolversi e abbandonare noi. È la cifra stilistica e la potenza della scrittura di Giorgia Tribuiani: una prosa nella quale si resta impigliati e che trova il suo specifico seduttivo nel ritmo e in una naturalezza svelta di corpo ben fatto. E questo è tanto più singolare, dato che Guasti ci parla del compianto per un corpo morto: amato, sì, ma morto.

E proprio da questo corpo noi iniziamo.

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Come sono fatti certi libri, 12 / “Super-Eliogabalo”, di Alberto Arbasino

1 agosto 2017

Le rose di Eliogabalo, di Lawrence Alma Tadema, 1888
(L’imperatore uccide gli ospiti di una sua cena soffocandoli
con una massa di petali di rose fatti cadere dal soffitto)

di giuliomozzi

[In questa rubrica vorrei pubblicare descrizioni, anche sommarie, di libri che – al di là della storia che raccontano o del tipo di scrittura – presentano una “forma” un po’ particolare, o magari bizzarra. Che cosa io intenda qui per “forma” mi pare, ora che ci sono undici articoli pubblicati, piuttosto evidente. Chi volesse contribuire si faccia vivo in privato (giuliomozzi@gmail.com). gm].

Gli undici articoli finora pubblicati in questa rubrica dovrebbero ormai aver suggerito alle gentili lettrici e ai gentili lettori che un “libro” è una cosa ben diversa da un “romanzo”, anche quando il “libro” contenga, in effetti, un testo che è un “romanzo”.

Se poi il “libro” contiene qualcosa che viene spacciato per “romanzo” (a es. perché fa parte di una collezione di “romanzi”, o perché reca in copertina la dicitura “romanzo”, o perché l’autore è generalmente considerato un “romanziere”, ec.) benché in realtà sia qualcosa che, per carità, al “romanzo” più o meno vagamente somiglia o allude, ma senza esserlo propriamente, e in qualche caso addirittura senza che si possa dire che cosa quel testo effettivamente sia, ec. – allora la differenza si sente ancora di più.

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La formazione dello scrittore, 27 / Vanni Santoni

24 novembre 2014

di Vanni Santoni

[Questo è il ventisettesimo articolo della serie La formazione dello scrittore, parallela alla serie La formazione della scrittrice. Le due serie escono, ormai un po’ come viene viene, il lunedì e il giovedì. Ringrazio Vanni per la disponibilità. gm]

vanni_santoniLa base di tutto: in casa mia c’erano molti libri e fumetti, e io li leggevo. Ho cominciato a scrivere molto tardi ma a leggere molto presto, e anche molto seriamente. Mio nonno mi leggeva i classici; dalla biblioteca di mio padre attingevo indifferentemente libri da bambini e libri da adulti, fumetti da bambini e da adulti (c’erano del resto a disposizione collezioni integrali di Linus, Corto Maltese, Alter, L’Eternauta…). I miei libri preferiti da bambino erano quelli di Calvino, Borges, Andrea Pazienza e Umberto Eco; tra quelli effettivamente destinati all’infanzia apprezzavo molto il romanzo La pietra del vecchio pescatore e tra i fumetti la Pimpa di Altan e tutta la produzione di Carl Barks. Anche i Ronfi di Adriano Carnevali non erano male.

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