Posts Tagged ‘Amedeo Savoia’

Quel fragoroso silenzio: il testo completo

6 novembre 2016
Clicca su Rossini per prelevare il testo

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Quel fragoroso silenzio (buffonata rossiniana a Riva del Garda e a Nonantola)

3 novembre 2016

Giacchino Rossini manifesta tutto il suo entusiasmo

di giuliomozzi

Domani venerdì 4 novembre 2016, alle 21, a Riva del Garda presso l’Auditorium del Conservatorio, andrà in scena una faccenda che s’intitola Quel fragoroso silenzio. Non è una commedia in prosa (e tantomeno in versi), non è un’operetta (e tantomeno un’opera): è – me lo dico tra me e me, sperando che non mi si senta – una specie di buffonata. Gioacchino Rossini, che da lassù (spero non da laggiù) forse ci sentirà schiamazzare, e magari si sporgerà dai balconi celesti a vedere che succede, spero non s’adonterà.

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Concerto della memoria e del dialogo / Tre corpi / 1

22 gennaio 2016

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E adesso che la scuola è cominciata, che cosa (e come) volete far scrivere ai vostri studenti?

17 ottobre 2015

di giuliomozzi

La scuola è definitivamente cominciata (da un pezzo, direte; e vabbè, anch’io ci ho i miei tempi di reazione), e quindi la domanda per gli insegnanti è: che progetti di scrittura avete, quest’anno, per le vostre ragazze e i vostri ragazzi? Se avete voglia di descriverli, o anche solo di accennarli, qui nei commenti: grazie. Se poi qualcuno volesse dilungarsi un po’ di più, e mandarmi dei veri propri articoli, ricordo che l’indirizzo è giuliomozzi@gmail.com, e che la faccenda m’interessa assai.

Nel frattempo, ricordo due progetti di scrittura inventati da Amedeo Savoia e da me, e sperimentati con un gran bel gruppo d’insegnanti, ai tempi della nostra collaborazione con l’Iprase di Trento. Li trovate raccontati per filo e per segno qui: Il diario di tutti e Il reportage fotografico a parole.

La formazione dell’insegnante di scrittura creativa, 1 / Giulio Mozzi

4 dicembre 2014

di giuliomozzi

[Considerata la pericolosità della rubrica, ho ritenuto opportuno fare io la prima puntata. In magazzino ho già gli articoli di Livio Romano e di Enrico Ernst. Il giorno fissato è il giovedì, ma temo che sarà difficile tenere il ritmo settimanale. Chi volesse proporsi mi scriva, mettendo nell’oggetto il titolo di questa rubrica. gm]

1994

1994

Il 30 aprile del 1993 pubblicai il mio primo libro di racconti. Non era il mio primo libro: negli anni Ottanta, quando lavoravo nell’ufficio stampa della Confartigianato veneta, mi era capitato di scrivere – oltre a innumerevoli comunicati stampa, discorsi, articoli – anche opuscoli e veri propri libri; di altri opuscoli e libri, non scritti da me, avevo curata l’edizione e la revisione. Mi fa piacere ricordare due persone che in quegli anni mi insegnarono molte cose: Guido Lorenzon e Maurizio Pescarolo.

Nel giugno del 1993 mi telefonò Roberto De Gaspari, che non conoscevo. Mi raccontò di aver fondato a Padova un nuovo circolo Arci, “Lanterna magica”, e mi chiese se ero disponibile a tenerci dei corsi di “scrittura creativa”.
Non lo so, risposi. Devo pensarci. Non so che cosa è che s’intende, con le parole “scrittura creativa”.
Restammo d’accordo di sentirci a settembre.

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La formazione dell’insegnante di lettere, 5 / Giovanni Accardo

3 dicembre 2014

di Giovanni Accardo

[Questo è il quinto articolo della rubrica La formazione dell’insegnante di Lettere, che si pubblica in vibrisse il mercoledì. Gli insegnanti che volessero partecipare possono scrivere al mio indirizzo, scrivendo nella riga dell’oggetto: “La formazione dell’insegnante di lettere”. Ringrazio Giovanni per la disponibilità. gm]

Giovanni_AccardoSono cresciuto in un minuscolo paesino della provincia di Agrigento, Villafranca Sicula, dove non c’era né una libreria né una biblioteca. Nonostante i miei genitori fossero entrambi maestri elementari, per casa non giravano molti libri. Mia madre è stata per tanti anni insegnante di scuola materna, impegnata soprattutto a crescere me e mia sorella. Mio padre divideva il suo tempo libero tra il calcio e il poker, però aveva anche una grande passione per la politica, perciò non perdeva un telegiornale, sia a pranzo che a cena, e leggeva i giornali. Così, a tredici anni (nel frattempo in paese avevano aperto un’edicola), incominciai a leggere i giornali e ad interessarmi di politica: ricordo perfettamente i comizi per le elezioni regionali del 1975. Il mio futuro era stato già deciso: avrei fatto il medico, per diventare ricco ed essere rispettato in paese. Avrei studiato a Roma o in una città del Nord. Così aveva stabilito mio padre. Ho frequentato il liceo classico, ma di cultura classica ne ho respirata davvero poca, parte per colpa mia, parte per colpa degli insegnanti: freddi, distanti e autoritari. Della maggior parte di loro non ricordo neppure il nome. Della scuola, a dire il vero, non me ne importava molto, in testa avevo soprattutto le ragazze, la musica rock e la politica. In quarta ginnasio faticavo a parlare e scrivere in lingua italiana, la mia lingua madre era il dialetto siciliano, i miei compagni di gioco erano per lo più figli di pastori e di contadini. Al ginnasio, la gran parte dei miei compagni di classe, alcune ragazze in particolare, parlavano un buon italiano e mi mettevano soggezione. Avevo quattro nello scritto, ma mi tiravo su con l’orale, grazie all’ottima memoria e alla voglia di non sfigurare, nonostante la mia paralizzante timidezza. Di studiare, però, non m’importava nulla. Guardavo le ragazze e sognavo la mia prima esperienza sessuale. Alla fine dell’anno scolastico, la professoressa di lettere disse che non mi rimandava perché andavo bene nell’orale ed ero molto educato, però durante l’estate dovevo leggere e prenderla come abitudine, perché avevo pochissimo lessico e una fantasia limitata. Non mi disse né cosa leggere né dove prendere i libri. In paese l’unico che leggeva e che possedeva una biblioteca era il prete, andai a chiedere consiglio a lui. Mi fece abbonare al Club degli Editori, che ogni mese mi spediva un libro a casa. Ma l’unica cosa che continuava ad appassionarmi erano i giornali, leggevo “Paese Sera”, “La Repubblica”, “L’Espresso”, “Ciao 2001”. Al prete rubai due libri di Marcuse: L’uomo a una dimensione e L’autorità e la famiglia, che lessi l’ultimo anno di liceo e che mi furono utilissimi per il tema della maturità, soprattutto il primo, citato a piene mani. Ogni tanto mio padre portava un libro a casa, prestato da chissà chi, fu così che lessi Padre padrone di Gavino Ledda, Giovanni Leone: la carriera di un presidente di Camilla Cederna, Arcipelago Gulag di Solženicyn, Il giorno della civetta, Dalle parti degli infedeli e L’affaire Moro di Sciascia; di quest’ultimo ci capii davvero poco, nonostante avessi seguito il sequestro Moro sui giornali e alla televisione. Cosa cercavo in quei libri non saprei dirlo, forse la voglia di crescere. Invece so benissimo cosa cercavo nei libri della beat generation, la vera scoperta letteraria che segnò la mia adolescenza, grazie all’amicizia con un giovane del paese di dieci anni più grande di me e che era andato a vivere a Londra: la voglia di scappare. Quando lessi Sulla strada di Jack Kerouac, nell’estate del 1978 o del 1979, capii che da quel paese e dalla Sicilia dovevo andar via. Ci sarà poi un tragico avvenimento personale che nel 1980 confermerà e aumenterà questo desiderio di fuga.

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Edgar Lee Masters meets Alessandro Manzoni / Il Griso

23 ottobre 2013
Il Griso (a destra) e don Rodrigo, cap. xxxiii

Il Griso (a destra) e don Rodrigo, cap. xxxiii

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Dal Reportage fotografico a parole

30 gennaio 2013

di giuliomozzi

Amsterdam, giovedì 24 gennaio 2013, Overtoom Oude West

Il marciapiede è coperto di neve. Un orologio-termometro sulla facciata di un negozio di scooter dice che la temperatura è -6.
Un giovanotto grasso e calvo, in calzoni mimetici e maglietta nera a maniche corte, dorme seduto sullo scalino d’ingresso di un’abitazione, la tempia sinistra appoggiata allo stipite. Sparse accanto a lui, per terra, tre bottiglie di birra da una pinta.
Russa.
La gente passa. Nessuno gli bada.
La porta dell’abitazione si apre. Appare una ragazza alta, biondissima, con un lungo cappotto e un berretto di pelo. Guarda il giovanotto. Prova a scavalcarlo. Non ci riesce.
Esita un po’. Poi gli mette un piede sulla spalla sinistra e lo butta giù, faccia nella neve.
Esce e si allontana, voltandosi solo una volta.
Il giovanotto si agita lentamente, bofonchia un po’, alza la faccia, si guarda in giro. Lentamente si risistema sullo scalino.
Ricomincia a dormire.

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Dal Reportage fotografico a parole

29 gennaio 2013

di giuliomozzi

Trento, sabato 19 gennaio 2013, ore 23.15, via Torre Verde

Fuori dalla porta dell’Hotel America un tipo alto con un’enorme giacca a vento gialla si guarda intorno.
Arriva un tipo bassino con un cappotto grigio e le mani in tasca. Gli gira intorno per entrare nell’hotel.
“Mi scusi”, dice il tipo alto.
“Mi dica”, dice il tipo bassino fermandosi.
“Dov’è la Torre verde?”, dice il tipo alto.
“Di là”, dice il tipo bassino. Tira fuori la destra dalla tasca, e indica.
“Di là dove?”, dice il tipo alto.
“Di là dove le sto indicando”, dice il tipo bassino indicando ancora.
“Ah, di là”, dice il tipo alto indicando a sua volta.
“Sì, di là”, dice il tipo bassino.
“Grazie”, dice il tipo alto.
“Prego”, dice il tipo bassino. Fa per entrare nell’hotel.
“E il Green Tower?”, dice il tipo alto.
“Il ristorante?”, dice il tipo bassino.
“Sì, il ristorante”, dice il tipo alto.
“Di fronte alla Torre Verde”, dice il tipo bassino.
“Quindi sempre di là”, dice il tipo alto indicando.
“Sì, sì, sempre di là”, dice il tipo bassino indicando a sua volta.
“Grazie”, dice il tipo alto.
“Prego”, dice il tipo bassino. Entra nell’hotel.
Il tipo alto si dirige verso la Torre Verde e il Green Tower.

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Il Reportage fotografico a parole: un’avventura di scrittura e correzione

28 gennaio 2013

di Amedeo Savoia e Giulio Mozzi

Clicca qui per prelevare gratis il volume[E’ stato pubblicato oggi, ed è disponibile gratuitamente nel sito dell’Istituto per la ricerca e la sperimentazione educativa della Provincia di Trento (Iprase) il volume curato da Amedeo Savoia e Giulio Mozzi – con un contributo di Silva Filosi – che racconta e descrive l’esperienza del Reportage fotografico a parole, svolta in numerose classi di scuole medie superiori trentine negli anni scolastici 2010-2011 e 2011-2012. La scheda descrittiva del volume è qui. Per prelevare direttamente il volume, cliccare qui. Le istruzioni per richiedere una copia cartacea del volume (gratuita) sono qui. Quella che segue è la quarta di copertina. gm]

Col Reportage fotografico a parole s’imparano tante cose.
Gli insegnanti imparano, ad esempio, a:
– mettersi in gioco praticando in prima persona quanto si richiede di fare agli allievi;
– fissare e condividere preventivamente pochi, pratici e chiari criteri di scrittura;
– essere cortesi, positivi, concreti e costruttivi nel momento della correzione;
– motivare, esemplificare e porre in discussione con gli allievi e con gli altri insegnanti i propri interventi di correzione;
– distinguere il momento della correzione da quello della valutazione.
Gli allievi, invece, imparano a:
– svolgere un compito di realtà con onestà intellettuale;
– osservare e percepire la realtà esterna;
– selezionare nel flusso del tempo singoli fatti;
– scrivere seguendo precise regole;
– ricostruire gli eventi in una forma narrativa compiuta ed efficace;
– cercare e trovare le parole giuste per dirli;
– distinguere i fatti dalle opinioni e dai commenti;
– assumersi la responsabilità di pubblicare;
– modificare il proprio testo in base alle indicazioni di correzione ricevute;
– motivare le proprie scelte in modo cortese, positivo, concreto e costruttivo;
– sapere che ogni testo è per definizione migliorabile.
Il Reportage fotografico a parole è un grande esperimento di scrittura collettiva sommato a un grande esperimento di correzione collettiva.
Nella prima parte di questo volume Amedeo Savoia ne illustra il funzionamento, Giulio Mozzi racconta la sperimentazione fatta negli anni scolastici 2010-2011 e 2011-2012 nell’ambito del progetto Iprase «Scuola d’Autore», Silva Filosi ricostruisce il percorso di una classe dal Diario personale (già oggetto di una pubblicazione Iprase: Il diario di tutti, a c. di A. Savoia e G. Mozzi) al Reportage.
La seconda parte raccoglie un’ampia documentazione di scritture, correzioni e riscritture.

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Per gli insegnanti

12 maggio 2011

L'insegnante in fiera

In quale realtà prende vita un libro? Chi gli dà diritto di cittadinanza? Chi lo mantiene in vita? A scuola di solito se ne parla solo per i suoi contenuti culturali e si prescinde dal prenderlo in esame anche come prodotto industriale e commerciale.
Per dare una risposta a queste domande, un gruppo di insegnanti di lettere degli istituti superiori della Provincia Autonoma di Trento si è recato al Salone del Libro di Torino nel maggio 2010 dove, insieme allo scrittore e consulente editoriale Giulio Mozzi coadiuvato dall’insegnante Amedeo Savoia, ha dialogato con nove editori.
Il volume raccoglie i resoconti di questi incontri e alcuni percorsi didattici che ne sono derivati. Tali percorsi hanno come denominatore comune l’interazione con il territorio. Se ne possono ricavare indicazioni su come riflettere sul libro con l’aiuto di un editore, un libraio, un bibliotecario, un tipografo e altre figure professionali. A monte di tutto, comunque, c’è il grande obiettivo: suscitare il piacere di leggere.

Il progetto Scuola d’autore dell’Iprase di Trento. Preleva subito il libro in pdf.

Reportage fotografico a parole

28 aprile 2011
Iprase

Clicca sul ritaglio per leggere l'articolo

Il diario di tutti

18 settembre 2010

Nel corso dell’anno scolastico 2009-2010 si è svolto nelle scuole superiori della provincia di Trento, a cura dell’Istituto per la sperimentazione didattica ed educativa (Iprase), un esperimento di scrittura del diario intimo, coordinato da Giulio Mozzi. Hanno partecipato all’esperimento 20 classi, con 18 insegnanti e 424 studenti e studentesse. Il lavoro è stato ora documentato in un Quaderno dell’Iprase prelevabile gratuitamente, intitolato Il diario di tutti, che contiene: due premesse, del direttore dell’Iprase Arduino Salatin e dello psicologo Gustavo Pietropolli Charmet, coordinatore dell’Osservatorio permanente sulla condizione dell’infanzia e dei giovani della Provincia Autonoma di Trento (vedi); la presentazione di Giulio Mozzi che si può leggere qui sotto; l’illustrazione del progetto e del lavoro fatta da Amedeo Savoia, responsabile del progetto Iprase Scuola d’autore; e un’antologia delle pagine di diario scritte dalle ragazze e dai ragazzi partecipanti all’esperimento.

Preleva il testo intero.

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