Posts Tagged ‘Alessandro Manzoni’

La formazione dell’insegnante di scrittura creativa, 4 / Rossella Monaco

15 gennaio 2015

di Rossella Monaco

[Chi volesse proporsi per la rubrica dedicata alla formazione dell’insegnante di scrittura creativa – che esce il giovedì – mi scriva, mettendo nell’oggetto il titolo della rubrica stessa. Ringrazio Rossella per la disponibilità. gm]

rossella_monacoHo ventotto anni appena compiuti e sono un “insegnante di scrittura creativa” da due. Ogni volta che salgo in cattedra non mi sento in grado di insegnare nulla. Mi ci ritrovo sempre un po’ per caso, spinta da tre tipi di necessità: far quadrare i conti, continuare un percorso che da un certo momento in poi è sembrato inevitabile, cercare di non disinammorarmi. All’inizio della mia strada ero piena di concetti ingenui sulla scrittura e il mondo editoriale.
Chi scrive si vergogna quasi sempre di ciò che ha creato e oggi guardando indietro alle mie prime prove, a dieci anni fa, mi chiedo cosa avrei prodotto se allora mi fossi trovata davanti me stessa, in un’aula o in una chat. Non sempre la risposta è confortante. Guardo i volti delle persone che partecipano ai miei corsi: le prime lezioni, ci vedo sconforto, sogni infranti, voglia di mettersi in gioco e di impressionarmi; alla fine, ci vedo consapevolezza. E questo mi dà energia. Paragono l’esperienza dei corsi, con ingenuità e anche un po’ di divertimento, ai miei nove anni, a quando la maestra ci salutò prima delle feste di Natale dicendoci che Babbo Natale non esisteva. Quello che seguì fu un misto di ammirazione e odio. Credo che gli iscritti provino questo nei miei confronti. L’ho capito guardandoli ma anche e soprattutto dai questionari di valutazione anonimi che sottopongo loro alla fine di ogni percorso didattico. Se c’è una cosa che ho imparato dai corsi di scrittura creativa, dai miei alunni, e da questo metodo di valutazione del mio lavoro, è che anche l’ultimo arrivato può insegnare molte cose. È per questo che ho preso coraggio e nonostante la scarsa esperienza, sono qui a raccontare il mio percorso. Funziona come in un circolo di alcolisti anonimi, credo: condividere aiuta me a focalizzare il percorso e spero possa servire ad altri, anche solo a intrattenere o a scatenare insulti o indifferenza, a piacere.

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Edgar Lee Masters meets Alessandro Manzoni: se ne parla ancora

20 ottobre 2014

Maria Teresa Carbone, in un articolo apparso ieri nel settimanale Pagina 99, parla (tra altre cose) del gioco Edgar Lee Masters meets Alessandro Manzoni. Il settimanale è in edicola, l’articolo – per i più tirchi – è qui.

La formazione dello scrittore, 11 / Raul Montanari

4 settembre 2014

di Raul Montanari

[Questo è l’undicesimo articolo della serie La formazione dello scrittore, che appare in vibrisse il giovedì (ed è parallela a quella La formazione della scrittrice, che appare invece il lunedì). Ringrazio Raul per la disponibilità. gm]

Ho imparato a leggere e scrivere a quattro anni, seguendo le lezioni in tv del maestro Manzi nella trasmissione “Non è mai troppo tardi”, una gemma del canale unico della Rai. Ho un vago ricordo di un parente che viene a trovarci nella casa sul lago d’Iseo dove abitavamo allora. Io sono seduto al tavolo della cucina, davanti al piccolissimo televisore in bianco e nero, e mia nonna sta sparecchiando (o apparecchiando). Il parente cerca di parlare con me, io lo ignoro, infastidito. Un piccolo trionfo della comunicazione scritta sull’oralità – ma forse quel parente era noioso, tutto qui.

Le prime letture sono state soprattutto fumetti. Penso che il fumetto popolare, quello in cui l’inventiva dei creatori è assoggettata a rigide cadenze spaziotemporali, sia sempre stato sottovalutato per quanto riguarda l’influenza che ha avuto nel forgiare un linguaggio e un immaginario comuni.
Le mie tre stelle polari sono stati Tex, Paperino e Alan Ford, quest’ultimo incontrato più tardi, quando ero in prima media.
Ho imparato da Tex (ossia dal suo autore, Bonelli) il fascino di una storia che inizia fingendo di essere un’altra storia. Per esempio nel numero 34, Sinistri incontri, che da bambino consideravo a ragione uno dei più belli, all’inizio Tex si accampa di notte presso un bosco e viene svegliato dai rumori di un grosso animale ostile, che però non lo attacca; nel frattempo, due indios derubano un giovane e ricco messicano e lo abbandonano in una cava di pietra. Tex (il fumetto, ma forse anche il personaggio) mi ha insegnato la fiducia e la pazienza del lettore, che va avanti sicuro che prima o poi i rami laterali confluiranno nell’asta principale della storia, o che uno di questi affluenti si ingrosserà tanto da rivelare di essere lui stesso il fiume. Insomma, la differenza fra fabula e intreccio.
Però non credo che in Italia si sia mai visto niente di paragonabile ai primi settantacinque numeri di Alan Ford, quelli disegnati da Magnus. L’accoppiata Magnus e Bunker, quando funziona al meglio, crea opere di una densità, una genialità e una fantasia sbalorditive, che passano attraverso il surreale per ottenere effetti brutali e irresistibili di realismo. Mozzano il fiato certi dialoghi di Bunker (Luciano Secchi), la sua inesauribile generosità inventiva, servita a meraviglia dalle matite di Magnus.
Ricordo un giorno, credo fosse il 2005. Tiziano Scarpa ha mangiato a casa mia e adesso siamo attesi da un appuntamento urgente. Per caso, mentre io mi allaccio le scarpe, prende in mano un numero di Alan Ford che sto rileggendo in quei giorni, e mezz’ora dopo siamo ancora lì tutti e due, io orgoglioso come quando si presenta a un amico una ragazza bellissima, Tiziano – uno dei più grandi creatori di forme nella letteratura italiana contemporanea – che sfoglia lentamente il fumetto, attonito, e ripete: “Non è possibile… ma come fanno? Davvero erano solo in due e dovevano buttarne fuori uno al mese, di questi albi? In ogni vignetta, in ogni singola vignetta c’è un’invenzione! Ma da dove le tirano fuori?”.
Allora diciamo, per amor di sintesi, che ho imparato da Tex e da certe avventure di Paperino a congegnare le storie, e da Alan Ford a scrivere i dialoghi. Ma allora non lo sapevo ancora; mi piacevano e basta.

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Cosa o come insegnare a scuola / Analizzare un testo, 1

28 agosto 2014
Illustrazione di Francesco Gonin.

Illustrazione di Francesco Gonin.

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Cosa o come insegnare a scuola / La letteratura occidentale

12 agosto 2014
Andy Warhol, Cinque bottiglie di Coca-Cola

Andy Warhol, Cinque bottiglie di Coca-Cola

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La formazione della scrittrice, 29 / Maria Giovanna Luini

28 luglio 2014

di Maria Giovanna Luini

[Questo è il ventinovesimo articolo della serie La formazione della scrittrice (esce il lunedì), alla quale si è ora affiancata la serie La formazione dello scrittore (esce il giovedì). Ringrazio Maria Giovanna per la disponibilità. Con questo articolo la rubrica va in vacanza: riprenderà lunedì 1 settembre 2014. gm].

mariagiovanna_luiniHo sempre rifiutato l’idea di fare analizzare il mio Dna per cercare chissà quale predisposizione alle malattie, trovo che non sia una buona idea. Sono però sicura di avere ereditato il gene dei lettori fortissimi: avevo due anni e mi dannavo per capire cosa significassero le lettere che vedevo sui libri, sui giornali, sulle insegne dei negozi. Mia madre trovava antipatici i bambini precoci quindi mi aiutava sì e no, mio nonno segretamente sogghignava: avrei imparato a leggere prima del tempo. E a tre anni l’esordio: lessi “Farmacia” mentre con mia madre e la nonna passavo in auto da qualche parte. E mia madre ad affannarsi: “Ma no, è un caso, ha solo associato il tipo di negozio a una parola”. Fu costretta a ricredersi: avevo davvero imparato a leggere.

Dalla lettura alla scrittura il passaggio fu immediato: ciò che si può leggere si può anche scrivere, avevo capito come funzionava. Nacque la bambina più odiata dell’asilo, correggevo con voce querula le doppie e le acca ai compagni che, ancora incerti, scrivevano alla lavagna: solo mio fratello Filippo mi ignorava, scelse un’altra sezione per evitare di farsi vedere troppo insieme a me.

La libreria dei miei era varia e nessuno controllava cosa leggessi. L’edizione integrale de I promessi sposi a cinque anni e il trattato di patologia di mio padre, i periodici che arrivavano fuori data e stropicciati dall’ambulatorio dopo che decine di mani li avevano sfogliati: qualsiasi lettura andava bene, mi piaceva tutto. La paura di volare e la fissazione per le stragi familiari arriva da quei giornali: più una storia era drammatica più mi immedesimavo. Potrei raccontarvi la vita di Carolina di Monaco da quando era in collegio in poi, ricordo tutto. Una zia mi regalava i libri adatti alle bambine: leggevo anche quelli ma la trama era troppo facile. Indovinavo e non c’era gusto.

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Cosa o come insegnare a scuola / “I promessi sposi”

23 luglio 2014
Un Manzoni, centomila lire.

Un Manzoni, centomila lire.

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La formazione dello scrittore, 8 / Alessandro Zaccuri

10 luglio 2014
Gianni De Luca, Amleto, da William Shakespeare (Il Giornalino, 1976)

Gianni De Luca, Amleto, da William Shakespeare (Il Giornalino, 1976)

di Alessandro Zaccuri

[Questo è l’ottavo articolo della serie La formazione dello scrittore, che appare in vibrisse il giovedì (ed è parallela a quella La formazione della scrittrice, che appare invece il lunedì). Ringrazio Alessandro per la disponibilità. gm]

1.

alessandro_zaccuriL’ultima storia sarebbe questa.
Muore un uomo, si prepara il suo funerale. La malattia è stata lunga, metodica com’era stata la sua esistenza. Il lavoro in banca, la cura perfino eccessiva nell’organizzare le giornate, l’abitudine di arrivare in stazione anche un’ora prima quando c’era da prendere il treno, l’insistenza nel leggere prima le istruzioni, sempre. Mai in ritardo a un appuntamento o a una scadenza.
Quest’uomo ordinato muore, dunque, e si prepara il suo funerale. In un giorno qualunque, a inizio settimana. In un paese di provincia, dove fino ad allora nulla è accaduto. Ma quel giorno, proprio all’altezza della cittadina dove nulla accade, un furgone sbarra l’accesso all’autostrada che da Milano va verso Como, un camion si mette di traverso sulla carreggiata, uomini con il passamontagna scendono, gettano chiodi a tre punte. Impugnano kalashnikov, sparano. Il blindato del portavalori viene assalito e svuotato. Pochi minuti per la rapina del secolo. Pochi minuti per liberare i demoni del caos. I banditi scappano, l’autostrada è bloccata, il blocco dell’autostrada provoca l’effetto domino sulla viabilità della zona, dell’area metropolitana, dell’intera regione. Arrivare al funerale diventa un’impresa. Tutti i contrattempi, tutti i ritardi evitati nel corso di una vita si accumulano in quell’ultimo giorno, in un ingorgo spaventoso e insieme allegro. Inspiegabilmente, meravigliosamente allegro.
Ecco, questa è l’ultima storia che mio padre mi ha raccontato. Non a parole, perché di parlare aveva smesso da anni. Il morto era lui, il funerale era il suo. Quel giorno pioveva, tra l’altro.

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Altre dieci cose che puoi fare per lavorare sulla tua storia

11 giugno 2014

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La formazione della scrittrice, 11 / Adriana Libretti

24 marzo 2014

di Adriana Libretti

[Questo è l’undicesimo articolo di una serie che spero lunga e interessante. Ringrazio Adriana per la disponibilità. Chi volesse proporsi, mi scriva mettendo nell’oggetto le parole “La formazione della scrittrice”. La prossima settimana tocca a Valeria Parrella, gm]

adriana_librettiLa mia prima scrittura non l’ho scritta. L’ho dettata a mamma perché ancora non sapevo scrivere. La poesia in questione conteneva un errore indispensabile alla rima; la cosa mi fu fatta notare, ma la licenza poetica mi venne subito concessa con tanto di sorriso.

Rugiada che brilli al sole
che parli al fiore
che dici al mio cuore?
L’ascolto commossa, lei dice:
“Tu sì sei felice
io no, non son felice
perché il sole m’assorbisce
e la mia vita è breve
finisce.

Poi ho subito smesso, credo per giocare con gli altri bambini della scuola materna: ero già innamorata del più monello della classe e l’amore mi avrebbe sottratto alla scrittura per molti anni, eccetto forse gli sfoghi sui diari di scuola su cui non rimaneva mai abbastanza spazio per annotare i compiti. C’erano le poesie struggenti, le parole per le canzoni di cui era autore, per la parte musicale, mio cugino. Fu lui la causa prima dei miei tumultuosi innamoramenti a catena; mi presentò i suoi amici durante le medie e da lì in avanti passai da un uragano amoroso all’altro. Sopravvisse, forse, un’esile forma di ricerca espressiva in qualche tema; ricordo che alcuni di essi vennero lodati in classe; fui costretta a leggerli pubblicamente, mi tremava la voce. Era limpida e ferma però quando cantavo, cosa che mi veniva richiesta spesso dai parenti. Ero intonata come la mamma cantante. Conosco a memoria le parole di moltissime canzoni italiane, da quelle dell’immediato dopoguerra a quelle degli anni ottanta. Della famiglia materna facevano parte un chitarrista e un contrabbassista che ‘provavano’ chiusi nel bagno di casa della nonna e suonavano in giro per il mondo, oltre a mamma che faceva serate e incideva sui primi vinili. Dopo la sua prematura morte mi è capitato di scrivere testi per lo zio contrabbassista, che è anche compositore. L’estenuante ricerca di parole che meglio si accordassero a frasi musicali non mie divenne, ad un certo punto, quasi una sindrome ossessivo compulsiva. Lo zio mi telefonava in continuazione e neanche parlava più, se non per dire: “ho cambiato un passaggio”, quindi cantava e ricantava: ne uscii stremata ma felice. Musica e parole, parole e musica: per me era questo il paradiso in terra. Grazie al professore di lettere del ginnasio avevo coltivato la passione per Petrarca, Manzoni, Carducci, Leopardi, ma i poeti più letti, ascoltati e interpretati sarebbero rimasti a lungo De André, Mogol, Dalla, De Gregori, Fossati.

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Edgar Lee Masters meets Alessandro Manzoni

1 ottobre 2013

Edgar Lee Masters e Alessandro Manzoni

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Un libro divertentissimo che consiglio a tutti

20 ottobre 2012

di giuliomozzi

Se volete farvi un’idea di chi fosse Giovanni Zibordi (del quale io ignoravo tutto fino a pochi giorni fa), potete leggere le prime pagine di questo documento qui. Nel quale troverete parecchie informazioni sulla sua carriera politica (1870-1943, fu socialista riformista, nacque a Padova e visse a lungo a Reggio Emilia) e appena un accenno al libro che ho acquistato qualche settimana fa presso Libroteka di Trento e che potreste acquistare al volo, ad esempio, presso Ebay. Di Giovanni Zibordi non c’è traccia in Anobii, c’è solo una traccia di Google Books, eccetera; benché il libro, secondo il catalogo del Servizio bibliotecario nazionale, sia stato ristampato fino al 1951.
E dunque solleviamo il velo (ma chi ha curiosato nei link ha già scoperto tutto): il libro s’intitola Divulgazioni manzoniane, si sottotitola Guida a intendere “I promessi sposi” e, pur con tutti i suoi limiti, è il meglio fatto tra i libri – appunto – divulgativi sui Promessi sposi che mi sia capitato di leggere o sfogliare. In che senso è “il meglio fatto”? Leggiamo l’indice, per intero:

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Questa è scrittura creativa?

9 ottobre 2011

La domanda, sia chiaro, non è oziosa. Qualche tempo fa, durante un laboratorio con un gruppo di insegnanti delle superiori, mi resi conto che nell’aria aleggiava un equivoco. Allora domandai: “Ma, secondo voi, i Promessi sposi sono scrittura creativa?”. “No”, risposero alcuni. “E la Divina commedia?”. Gli insegnanti si agitarono. “No, assolutamente no, la Divina commedia no”. “E allora, scusate, che cosa è secondo voi scrittura creativa“. Gli insegnanti mormorarono, si consultarono sottovoce. “Ad esempio i giochi di parole”, disse uno. “E continuare i racconti interrotti”, disse un altro.

Parlare nel vuoto

17 settembre 2010

di giuliomozzi

Il ministro della Cultura del governo italiano ha un’opinione – la leggo in Panorama, qui – su Quentin Tarantino, presidente della giuria nell’appena conclusa Mostra del cinema di Venezia:

Non so quanti spettatori abbiano avuti i film di Quentin Tarantino; ma, così a occhio, direi che è un po’ azzardato sostenere, come sembra sostenere il ministro, che ciò che fa Quentin Tarantino interessi solo a quattro gatti. Uno può benissimo appartenere all’élite della cultura, ed essere pure snob, ma produrre opere popolari. Giusto? (Se serve un esempio: Alessandro Manzoni).

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I primi effetti della riforma Gelmini?

24 luglio 2010

Inserzione trovata in rete. Il link è mio.