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La formazione dell’insegnante di Lettere, 8 / Elianda Cazzorla

14 gennaio 2015

di Elianda Cazzorla

[Questo è il l’ottavo articolo della rubrica La formazione dell’insegnante di Lettere, che si pubblica in vibrisse il mercoledì. Gli insegnanti che volessero partecipare possono scrivere al mio indirizzo, scrivendo nella riga dell’oggetto: “La formazione dell’insegnante di lettere”. Ringrazio Elianda per la disponibilità. gm]

Elianda CazzorlaVedo tre linee che si intersecano sinuose e divergenti e poi si moltiplicano nel mio andare quotidiano. A scuola, nei corridoi, tra i banchi quelle linee si incontrano, si intrigano, si cercano. Il mio e il loro. Leggere. Scrivere. Apprendere. Diventano un labirinto di linee nell’acqua ghiaccia, come sono lì ora i rami riflessi in una vaschetta vuota nel mio giardino, in terra. Giochi d’inverno. Sospese le ore di lezione. Posso fermarmi. Quante linee in tre decenni e un po’ più d’anni? Magia di ogni giorno, fuori e dentro quelle mura. Incrocio di sguardi, pensieri ed emozioni. La loro crescita, la mia crescita A scuola. In ogni stagione.

Ci si forma così. Dentro e fuori le mura della scuola.
Finita la quinta ora, alle 13,00, una corsa al supermercato. In fila alla cassa aspetti e leggi un post in Facebook. E pensi. Non posso non parlarne in classe. E paghi. Domani lo farò e chiederò di usare quel testo come modello di scrittura per raccontare un aneddoto delle vacanze natalizie. E ti fermi davanti al rosso. Tempo circoscritto. Non più di dieci minuti. Spazio delimitato. Per esempio: dal dottore. Scena senza commenti. Alternanza di punti di vista. Dialoghi brevi ed essenziali. Chiusa ad effetto. Riparti. I miei studenti del liceo artistico, devono conoscere Matteo Bussola. È un fumettista e loro, che amano disegnare, non possono non leggere i suoi testi così chiari e intensi, devono saper guardare e saper andare in fondo, oltre a dividere la scena in quadri. Devono saper scrivere, interrogarsi. Scegliere. Spegni il motore. Scarichi la spesa. Entri in casa. E saper leggere qualsiasi tipo di testo.

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Tensione escatologica e religione tappabuchi

26 ottobre 2011

di Martino Doni

[Questo articolo è apparso venerdì 21 ottobre 2011 nel quotidiano il manifesto]

Leggi la scheda del libro nel sito dell'editoreEtiamsi omnes… ego non, «Se anche tutti… io no». Questa formula evangelica (Matteo 26, 33) definisce l’atteggiamento di chi non intende far parte di un gregge disciplinato ma vuole seguire la verità con fede e coscienza. Purtroppo queste parole furono pronunciate per la prima volta da quel Simon Pietro che di lì a poco si sarebbe triplicemente smentito, e se non fosse stato per il gallo, forse, avrebbe continuato imperterrito a rinnegare e a scandalizzarsi. Questo per dire che gli slogan sono importanti ma non bastano a forgiare il martire. Pietro dovrà piangere amare lacrime sul proprio inciampo, prima di mostrarsi all’altezza dei proponimenti che avventatamente aveva dichiarato.
Con queste stesse parole si apre un bel libretto di Valter Binaghi e Giulio Mozzi, Dieci buoni motivi per essere cattolici, Laurana 2011, euro 11.90, con una densa e appassionata introduzione di Tulio Avoledo, dove appunto con passione è riportata questa massima come linea guida per una buona condotta cristiana. Sì perché, innanzitutto, questa formula è un modo che i cristiani adottano per manifestare e difendere la propria differenza specifica, il proprio perseguire un regno che «non è di questo mondo» (Giovanni 18, 36). Facendo leva su tale differenza, la teologia del Novecento ha messo in discussione la stessa condizione del cristianesimo come «religione».

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