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Come sono fatti certi libri, 1 / “Il circolo Otes”, di Giuseppe D’Agata, prima parte

14 luglio 2017

di giuliomozzi

[In questa rubrica vorrei pubblicare descrizioni, anche sommarie, di libri che – al di là della storia che raccontano o del tipo di scrittura – presentano una “forma” un po’ particolare, o magari bizzarra. Che cosa io intenda qui per “forma” risulterà, credo, evidente. Se altri volessero contribuire, si facciano vivi in privato (giuliomozzi@gmail.com)]

Anche se non lo sapete, sapete qualcosa di Giuseppe D’Agata: se non altro perché vi sarà capitato di vedere il film, protagonista Alberto Sordi, Il medico della mutua, tratto dall’omonimo romanzo appunto di D’Agata, o perché vi ricordate qualcosa, magari vagamente, dello sceneggiato Il segno del comando (quello del 1971, il rifacimento del 1992 non fa testo), che aveva tra gli sceneggiatori appunto D’Agata; il quale, ma con comodo, nel 1987, ne ricavò anche un romanzo. Quindi sapete qualcosa di Giuseppe D’Agata, anche se non sapete di saperlo. Tanto perché sia chiaro che non vi sto parlando di uno di quegli scrittori assurdi che ogni tanto mi piace tirare fuori dal cappello. Se volete saperne di più, c’è un bel sito dedicato a lui, sommario ma preciso: www.giuseppedagata.it.

Vi parlerò dunque di un romanzo che si intitola Il Circolo Otes, svelandovi subito che Otes è acronimo per Operai, Tecnici e Scienziati. Comincerò dai dintorni del romanzo vero e proprio, dal cosiddetto paratesto, perché ci fu un tempo in Italia (il romanzo è del 1966) nel quale era tale la capacità progettuale di certi autori e di certi editori (l’editore di questo romanzo è Feltrinelli), che opera letteraria e quarta di copertina e bandelle e immagine di copertina e segnalibro (alcune collane avevano su un segnalibro quel tipo di testi che noi oggi siamo abituati a trovare nelle bandelle o nelle quarte) finivano col costituire un tutt’uno.

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Perché alla letteratura si chiede di impoverirsi, mentre altri media narrativi (il cinema, le serie tv, i videogiochi) continuano ad arricchirsi? (appunto aperto)

15 aprile 2017

di giuliomozzi

[A questo mio articolo ha risposto Alessio Cuffaro qui. Ho commentato l’articolo di Cuffaro qui. Valentina Durante ha dato un’interessante svolta alla discussione qui. Edoardo Zambelli ha precisato alcune cose qui].

Per ragioni private che non sto qui a contarvi frequento assai poco la televisione (la guardo, talvolta, la mattina presto, nelle camere d’albergo), ancora meno il cinema (l’ultima volta che entrai in una sala fa il lunedì di Pasqua del 2007), e quasi per nulla i videogiochi. Invece libri ne leggo tutti i giorni. Questo per dire qual è il mio livello di competenza, sia pure come semplice fruitore, di certe cose.

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