Posts Tagged ‘Alberto Ongaro’

“L’ombra abitata”, di Alberto Ongaro

12 marzo 2017

di giuliomozzi

Istigato da Edoardo Zambelli, che considera Alberto Ongaro un suo maestro, se non addirittura il suo maestro (e, innegabilmente, il romanzo d’esordio di Zambelli, L’antagonista, è tutto un omaggio a Ongaro – o, se si vuole, a un certo modo di far funzionare l’immaginario del quale Ongaro, ma anche il suo a lungo sodale Hogo Pratt, è un esponente assai rappresentativo), ho finalmente letto il romanzo appunto di Ongaro L’ombra abitata, pubblicato da Longanesi nel 1988 e ora disponibile in edizione digitale presso Piemme. E’ un romanzo ottimamente scritto, con quella scrittura apparentemente sbrigativa ma in realtà precisissima che è il marchio di fabbrica di Ongaro; ma di questo non parlerò. Vi parlerò della storia, e del modo in cui viene raccontata.

Il dispositivo d’avvio è semplice: un uomo maturo, con un’intensa vita alle spalle, italiano di Venezia, proprietario a Londra di un prestigioso negozio di arte africana e oceanica, va a vedere una mostra di un grande fotografo scomparso un paio d’anni prima. E s’imbatte in un’immagine che ritrae, presa di spalle e di nascosto, Rose, la ragazza che lo fece impazzire (d’amore e di disperazione) a Parigi più di vent’anni prima, mentre a un tavolino di bistrot si protende a baciare un ragazzo del quale non si vede il viso (la testa di Rose lo copre) ma sicuramente non è il ragazzo che lui era più di vent’anni prima. Cosa fareste voi al suo posto? Non importa: lui prende su, sistema due affari, avvisa la molto più giovane compagna Pauline (ma non le dice il vero motivo; peraltro il suo lavoro impone frequenti viaggi) e va a Parigi. Qui fa ciò che vi aspettate: cerca.

Che cosa cerca? Perché cerca? Non è importante: importante è la ricerca in sé; è la ricerca che ha un significato, e non ciò che si cerca.

(more…)

“Se trovo il coraggio”, di Dario Buzzolan

8 marzo 2017

di Edoardo Zambelli

Era il 1980, e per due ragazzi quella notte fredda di ottobre era stata l’ultima delle loro brevi accidentate vite.

Matteo ha 47 anni, due figli (Maddalena e Valerio), e una ex moglie (Sara). Una sera, sfogliando un giornale, vede due foto e viene a sapere che un suo amico di infanzia, intanto diventato pubblico ministero, ha riaperto un caso di molti anni prima: durante una festa, secondo dinamiche mai del tutto chiarite, ha perso la vita un ragazzo di diciassette anni, assassinato. E non è l’unico ad aver perso la vita, c’era anche una ragazza di quindici anni, il cui corpo non è mai stato ritrovato.
Matteo quella notte c’era, sa cosa è successo davvero, ma non ha mai avuto il coraggio di dirlo a qualcuno, forse nemmeno a se stesso. Adesso però sa che quel coraggio deve trovarlo, deve ricordare e rivivere quella notte che tanto peso ha avuto nella sua vita.

Il romanzo di Dario Buzzolan Se trovo il coraggio si articola, quindi, nel racconto di due notti: quella presente, in cui Matteo vaga alla ricerca dei ricordi, e quella del 1980, che è stata per lui tanto un’iniziazione all’amore quanto un’iniziazione alla morte. La narrazione, diciamo così, sdoppiata è un espediente che Buzzolan ha già usato con successo nel precedente (e bellissimo) Tutto brucia e nel più recente (e altrettanto bello) Malapianta. Qui l’arco narrativo dura dodici ore, dalle 20 alle 8, con i capitoli che scandiscono il passare del tempo un’ora alla volta.

(more…)

Edoardo Zambelli, “L’antagonista”, a breve presso l’editore Laurana

6 settembre 2016

di giuliomozzi

cop_antagonistaAttorno al 22 settembre (ma in qualche libreria anche un po’ prima) arriverà nelle librerie un romanzo veramente importante. Si tratta dell’esordio di Edoardo Zambelli – trentenne tranese, oggi residente a Cassino, curiosamente nato a Città del Messico – e s’intitola L’antagonista (lo so, s’intitolava così già un romanzo di Cassola: ma c’era poco da fare, il titolo giusto era quello).

Perché è importante il romanzo di Zambelli? Per tre ragioni, secondo me.

La prima è che, detto nel modo più semplice possibile, mi pare un romanzo assai bello, letterariamente denso ma di agevole lettura, con una trama semplice e molto tesa (si tratta, in sostanza, dell’inseguimento di una persona che continuamente sfugge – non tanto fisicamente, poiché è già morta, quanto alla comprensione; direi addirittura: alla percezione).

(more…)