Posts Tagged ‘Agostino d’Ippona’

“Clonati senza peccato”, di Maria Immacolata Innocenti Degli

9 marzo 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

innocentiLa giovane teologa toscana Maria Immacolata Innocenti Degli (il cui curioso cognome – rilevabile principalmente nella zona di Figline Valdarno – è frutto di un’errata trascrizione all’ufficio dell’anagrafe avvenuta qualche generazione fa; esistendo in Firenze l’Istituto degli Innocenti, vocato alla cura dei trovatelli e degli abbandonati, il cognome Degli Innocenti equivale agli altrove diffusi Esposito, Trovato, Diodati, eccetera) non ha trovato nessun editore di orientamento cattolico (e, in generale, nessun editore) disposto a pubblicare questo smilzo ma, a dir suo, rivoluzionario libretto (non più d’una sessantina di pagine): e così, avendolo autopubblicato senza alcun riscontro, si è rivolta al vostro affezionato bibliofilo pietendo una recensione. Che le si concede volentieri, premettendo cautelativamente l’assoluta ignoranza dello scrivente tanto in materia teologica quando in materia scientifica – ovvero, in entrambe le materie tra i cui confini l’opericciola ambisce collocarsi.

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“Storia universale della fretta”, di Cinesio Bartoli

5 marzo 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

bartoliVentidue anni, stando alla prefazione, sono stati necessari a Cinesio Bartoli (uno di quegli ingegni straordinari che nascono talvolta in Italia: fondatore della Bartoli sas, azienda specializzata nella fornitura di servizi e prodotti per la conservazione degli alimenti d’origine ittica; in gioventù campione regionale di pattinaggio su rotelle in varie specialità; cultore della materia presso l’istituto di Tecnica del freddo del Cnr nel tempo in cui lo dirigeva il compianto Fredolino Mattarolo; discreto pittore e acquafortista – assai apprezzate le sue “marine” – con all’attivo una dozzina di personali; eccetera) per compilare questa avvincente e spettacolare Storia universale della fretta: un saggio che, manco a dirlo, solo un individuo del tutto sordo alle ragioni della tempistica riuscirebbe a non leggere d’un fiato.

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Aggiungere qualcosa alla Bibbia e far finire il tempo

6 novembre 2015
Padova, Battistero del Duomo, Scene dell'Apocalisse

Padova, Battistero del Duomo, Scene dell’Apocalisse

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La formazione della scrittrice, 23 / Elisabetta Bucciarelli

16 giugno 2014

di Elisabetta Bucciarelli

[Questo è il ventitreesimo articolo della serie La formazione della scrittrice (esce il lunedì), alla quale si è da poco affiancata la serie La formazione dello scrittore (esce il giovedì). Ringrazio Elisabetta per la disponibilità. La prossima ospite sarà Simona Vinci. gm].

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Erano i racconti di mia nonna, di paese marchigiano, spiritismo e magia, che mi catturavano più di ogni altra cosa. Mi ricordo che ascoltavo mentre lavava i piatti e intanto pensavo che avrei dovuto scriverli per non perderli, per non perdere lei più che le sue parole, ma non l’ho mai fatto.
Per questo succede che ogni incontro di persona importante, “lo scrivo”, lo imprigiono nelle mie parole e lo rendo mio per sempre sulla carta. Così resta, rimane con me.

Nei temi raccontavo storie. I miei venivano convocati per sapere se fossero vere. Non lo erano quasi mai. La mia fortuna è che non mi hanno mai fatto sentire diversa o bugiarda, la mia fortuna è che potevo permettermi di essere quello che ero perché sembravo altro.

A casa giravano tanti libri, ma la formazione di autrice è passata piuttosto dall’ascolto, dalle parole dette, dai contrasti, dalle azioni, dalle negazioni. Le parole lette arrivano dopo, almeno nella memoria.
Erano i libri di psicologia di mia madre che mi attiravano, i volumi degli esistenzialisti francesi, di Sartre, Camus e soprattutto, di Simone de Beauvoir. Alle medie non erano previsti, ne parlavo con gli adulti, soprattutto quelli che non avevano parole adatte a parlare con i bambini.

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Pensieri sulla scrittura

7 febbraio 2013

di Valter Binaghi

Protagora

Protagora

L’uomo è la misura di tutte le cose, diceva il sofista Protagora, ma, qualunque cosa l’uomo stia diventando, esso è evidentemente radicato nella natura animale, e per l’animale che è in noi la misura è quando lo scibile non eccede ciò che è a portata di mano. Lo spettacolo di un dolore cui non si può porre rimedio, o di un oggetto del desiderio che non si può raggiungere, hanno in sé qualcosa di disumano: per questo i media elettronici che inaugurano una sorta di onnipresenza virtuale nel ciberspazio senza potervi far corrispondere un’adeguata onnipotenza, hanno prodotto nel XX secolo un’umanità perennamente eccitata ma anche schiumante di frustrazioni e moralmente anestetizzata (non si può convivere 24 ore al giorno coi sensi di colpa). Terremoti, guerre, ingiustizie. Sappiamo tutto e non possiamo niente: questo fa di noi un verminaio d’intenzioni abortite, e alla fine dei sepolcri imbiancati che custodiscono la propria cattiva coscienza.
Eppure, anche la dis-misura dello spirito rispetto al corpo è qualcosa che profondamente ci appartiene. La trascendenza dal presente nell’immaginario è una cifra dell’umano, almeno quanto la libertà del volere che chiede il suo perfetto compimento, per questo l’uomo è quel paradosso insostenibile di cui parlava Pascal, fragile cosa nella natura ma esaltata dalla potenza del pensiero.
Il corpo ha le sue coordinate ma il pensiero non conosce il limite, e quindi la tecnica ingegna protesi che aumentino la portata dei nostri sensi e dei nostri arti. Detto questo, chiedersi che tecnica è quella della scrittura, equivale a chiedersi quale tipo di protesi sia, di quale dei nostri organi o sensori essa costituisca il prolungamento, la progressione geometrica, o la sovrappotenza.
Si tratta evidentemente della memoria, cioè della sua proiezione esterna.

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