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Alessandra Sarchi, “L’amore normale”

18 Maggio 2014

di Sandro Campani

[C’è tempo fino al 23 maggio per partecipare al gioco che ho proposto qui. gm].

Istruzioni per ricevere in regalo una copia del romanzo "L'amore normale" di Alessandra Sarchi

Ricevi in regalo una copia di questo romanzo

L’amore normale è un libro da leggere e da sottolineare, perché è scritto con cura e dedizione. Alessandra Sarchi è una scrittrice che scava, scava nella vita dei suoi personaggi, e tutto quello che riesce a estrarre e ripulire, anche le minuzie, cerca di illuminarlo con una luce di verità. Scava alla ricerca della profondità, della precisione, nello sforzo di dire esattamente, e nel modo più nitido e completo, proprio la cosa che vuol dire. Questo per me fa la differenza fra un libro che lascia un segno e un libro inutile. Non l’argomento, né la trama, ma questo atteggiamento verso i fatti, le cose e i sentimenti.
L’amore è normale: i suoi accidenti, i sussulti, i sensi, la routine, le rotture e le riappacificazioni, l’opprimersi a vicenda, l’illudersi, l’avanzare pretese sugli altri, tutte le sfumature dell’amore con cui ci si tormenta sono normali, miliardi di persone le hanno vissute prima di me, eppure in quel momento mi sento unico, e vorrei parlarne con tutti. Alessandra Sarchi riesce a raccontare questa normalità in modo che non sia mai banalità, e a dar conto, lavorando sul dettaglio, delle sensazioni dei suoi personaggi, della loro sensibilità – ogni cosa in questo libro è raccontata dall’interno, e questo ha a che fare soltanto in parte con l’uso della prima persona e delle voci multiple – senza mai trastullarsi con gli stereotipi o le metafore vacue. Non scrive per stupire. Ha maturato un grandissimo controllo della sua lingua. Devo essermi segnato forse sei o sette punti (brevi frasi, o espressioni, o soltanto un verbo) in cui ho sentito qualcosa di stonato (per esempio, un tragitto che “si snoda”, una figlia che “emana vibrazioni telluriche”, o uno sguardo che si punta addosso come “una sciabolata”: dopo anni e anni di telecronache di calcio su Mediaset, la “sciabolata” è diventata una di quelle parole inutilizzabili per una metafora, logore e urticanti, ma non è detto che Alessandra Sarchi guardi le telecronache Mediaset, e perciò la colpa è mia, che non sono più vergine rispetto a quella parola).

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