Istruzioni per spedire dattiloscritti a Giulio Mozzi

Giulio Mozzi fotografato dal postino (che tiene la macchina fotografica nella sinistra; mentre con la destra regge una precaria pila di plichi contenenti - si presume - opere letterarie dattiloscritte).

Giulio Mozzi fotografato dal postino (che tiene la macchina fotografica nella sinistra; mentre con la destra regge una precaria pila di plichi contenenti – si presume – opere letterarie dattiloscritte).

di giuliomozzi

1. Attualmente lavoro per l’editore Marsilio (in passato ho lavorato per Theoria, Sironi, Einaudi Stile libero). Il mio lavoro consiste nel trovare nuovi autori e nuove opere che Marsilio possa pubblicare.
Un editore come Marsilio può fare una, forse due opere prime ogni anno. Quindi, ogni anno, tra le circa milletrecento opere inedite che mi vengono sottoposte da parte di persone che non hanno mai pubblicato prima (o che hanno pubblicato con case editrici davvero minime e nascoste), devo sceglierne quattro o cinque che proporrò all’editore: che ne sceglierà una, o due, o magari nessuna.

2. Lavoro per Marsilio, quindi non lavoro per gli autori e le autrici. Non sono qui per dare consigli, per esprimere opinioni, per incoraggiare, per editare, per dire a Tizia o Caio se deve continuare a scrivere o darsi all’ippica.
Può capitare, quando ho l’impressione di aver letto qualcosa che al momento non è ma forse potrebbe diventare una di quelle una o due opere prime che ogni anno Marsilio riesce a pubblicare, che mi faccia vivo con opinioni e consigli.
Può capitare. Non è detto che capiti. Càpita raramente.

3. Non speditemi carta stampata (a meno che non vogliate farmi leggere una vostra opera già pubblicata: ma vi avviso: Marsilio tende a non ripubblicare opere già pubblicate).
Preferisco ricevere le opere via email. L’indirizzo al quale spedire è: giuliomozzi.letture@gmail.com. Riceverete una risposta automatica, che attesterà il ricevimento.
Se invece volete scrivermi per qualunque altra ragione (ad esempio perché non vi è arrivata la risposta automatica), vi prego di usare il mio indirizzo principale: giuliomozzi@gmail.com.
Evitate di usare la messaggeria di Facebook: è del tutto inadatta alle comunicazioni professionali, e queste sono comunicazioni professionali.

4. Leggo le vostre opere con un piccolo lettore digitale. Il file va bene in qualunque formato; quello più comodo per me è l’Rtf, se evitate il Pdf mi rendete la vita più facile.

5. Scrivete nella prima pagina del vostro lavoro: il vostro nome completo, l’indirizzo, l’indirizzo di posta elettronica, il telefono, il titolo dell’opera. Non prendetemi per scemo: c’è chi non lo fa.
Soprattutto, non mandatemi un’opera senza titolo e senza autore, mettendo tutte le informazioni nell’email di accompagnamento.
Se volete mandarmi una raccolta di diciassette racconti, non mandatemi diciassette documenti. Mandatene uno solo, che contenga tutti i diciassette racconti.
Il nome del file dell’opera dovrà essere composto da: il nome dell’autore, il titolo dell’opera, la data della spedizione. In questo modo potrò archiviare tutto abbastanza facilmente e leggere le opere nell’ordine cronologico del ricevimento. L’ideale è un nome del tipo:
NomeCognome_TitoloDellOpera_25-02-2011.rtf.

6. Riesco a guardare ciò che ricevo (da tre a sei opere al giorno) nel giro di due mesi circa.
Dico “guardare” e non “leggere” perché la stragrande maggioranza delle opere che ricevo non merita una lettura completa, e quasi sempre bastano poche pagine (talvolta ho l’impressione che bastino poche righe) per capire che non è possibile né pubblicarla né lavorarci su.
All’incirca un’opera su dieci (che significa comunque più di un centinaio all’anno, una ogni tre giorni) merita una lettura ampiamente parziale o addirittura completa.
Se ciò che leggo mi sembra interessante, mi faccio vivo. Se ciò che leggo non mi sembra interessante, non mi faccio vivo. Se non mi faccio vivo, ciò non significa che il vostro lavoro sia orripilante. Significa che non mi pare possibile pubblicarlo e che non saprei da che parte cominciare per lavorarci su.

7. Non sono disponibile a leggere racconti singoli. Non sono disponibile a prendere in considerazione primi capitoli, semplici riassunti, versioni parziali. Richieste del tipo: “Le descrivo sommariamente la mia opera per sapere se può interessarle” o “Le mando i primi capitoli, poi se vorrà le manderò il séguito” riceveranno un’unica risposta: “Mi mandi l’opera intera, e solo allora potrò decidere se mi interessa”.

8. Se volete allegare all’opera un riassunto della storia, una vostra biografia, o qualunque altra cosa ritenete possa essermi utile per valutare – fàtelo. Però mi raccomando: mettete tutto dentro il file che contiene l’opera.

9. Come tutti, posso sbagliare; e ho le prove di aver sbagliato parecchie volte.
Tuttavia, ricordate che la vostra opera letteraria, al di là della fallibilità del mio giudizio, potrebbe essere mediocre o addirittura davvero brutta. E’ possibile che, se nessuno vuole pubblicarla, ciò avvenga appunto a causa di tale mediocrità o bruttezza.
E’ vero che si pubblicano tante cose mediocri o brutte. Ciò non comporta che sia giusto pubblicare cose mediocri o brutte.

10. Se queste istruzioni non sono del tutto chiare, se ne servono altre: scrivete nei commenti. Se nei commenti mi chiederete di ripetere quanto già scritto nelle istruzioni, non lo farò. Se mi farete notare dove e come le istruzioni non sono chiare, vi ringrazierò.

Vai alla pagina dei contatti.

Articolo aggiornato al 7 giugno 2016. Se volete leggere le versioni precedenti (con tutti i commenti) cliccate qui e qui.

195 Risposte to “Istruzioni per spedire dattiloscritti a Giulio Mozzi”

  1. Shanmei Says:

    Che generi preferibilmente legge? Che generi proprio rifiuta di leggere?
    Grazie.

  2. faldarin Says:

    Ciao, cone le vecchie istruzioni ho spedito in formato .doc rimando in formato .rtf? Può essere più comodo? Grazie e buon lavoro Andrea

  3. Giulio Mozzi Says:

    Shanmei, lavoro per l’editore Marsilio (punto 1). Guarda cosa pubblica.

  4. Massimo Pococurante Bagnato Says:

    Quindi deduco che Marsilio possa essere interessato a un manuale che spiega come vivere bene. Pensavo di spedire il mio saggio intitolato “Adesso vi spiego come vivere la vita nel modo giusto”.

  5. Giulio Mozzi Says:

    Faldarin, le “vecchie istruzioni” già chiedevano l’Rtf. Non rispedire: meno documenti ho in giro, meno difficile è la gestione.

  6. Vincenzo Says:

    La realtà è che tu non sei in grado si scoprire un bel niente (e non mi pare ne abbia neanche voglia). Ti sei creato quest’aurea da santone, ma solo per mantenere interesse intorno al tuo nome. Se tu avessi davvero il fiuto del talent scout, in tutti questi anni avresti dovuto lanciare tantissimi scrittori e non quei quattro-cinque nomi (che poi, chi sarebbero in realtà?). Ma davvero hai la supponenza di poter giudicare un’opera sbirciando poche righe? Poveracci quelli che sprecano denaro per i tuoi corsi.

  7. Giulio Mozzi Says:

    Vincenzo, il tuo errore sta nel presupposto: che esistano “tantissimi scrittori” validi. Così non è.

    Non ho la supponenza di “giudicare un’opera sbirciando poche righe”. Di tutto ciò che ricevo leggo almeno trenta pagine. Tieni conto che ricevo tre-quattro proposte al giorno.

    Quanto ai nomi, basta a es. consultare Wikipedia.

  8. Franco Casale Says:

    Buongiorno Giulio,
    sono passati esattamente due mesi da quando ti ho spedito il mio “ZOE” in lettura. Non avendo avuto alcun contatto da te immagino che non ti abbia colpito. Peccato. Io continuo a lavorarci. Ma è davvero così “brutto”?

  9. Patrizia Says:

    Giulio: se di una persona hai già ricevuto e scartato due opere, concedi il beneficio del dubbio che sia migliorata e leggi cmq qualche pagina di un terzo romanzo, oppure la sua mail finisce dentro una lista di utenti bloccati perché ti fanno perdere tempo?
    Nel dettaglio: tre anni fa ti ho inviato un romanzo dal titolo “Il canto del cervo”, che non ha ricevuto nemmeno un tuo commento (quindi immagino tu lo abbia catalogato come schifezza) ma che dopo qualche rimaneggiamento ha trovato un editore con il titolo “Il sentiero dell’acero”; due anni fa “Una stagione imperfetta”, che anch’io ho abbandonato al suo destino nel cestino, perché a mente fredda ne ho riconosciuto i limiti e le lacune ( e che niente poteva essere fatto per colmare entrambi)… da qualche mese ho terminato un lavoro nuovo e ritengo meriti di essere valutato, ma essendo differente dal primo non credo possa interessare lo stesso editore (molto legato a tematiche locali) e mi piacerebbe sottoporlo al tuo giudizio….devo inviarlo con uno pseudonimo e una mail a te ignota?

    Massimo pococurante: fortuna che, nel caso il tuo fosse un bel saggio, il titolo lo sceglie l’editore…..

  10. francesco Says:

    mesi fa ho inviato il mio manoscritto a giulio. non sono stato fumato nemmeno di striscio, ma non per questo mi sono messo ad insultarlo, nè l’ho importunato in privato. non mi sono perso d’animo, credendo nel lavoro, e un mese fa ho ricevuto 4 proposte di pubblicazione…questa estate esco con un bellissimo editore! morale…giulio ha sbagliato con me? risponderà il mercato (o se preferite: la gente comune)…se venderò 200 copie, di cui 189 a parenti, amici e conoscenti, e altre 10 in omaggio a me, no. avrà avuto ragione lui a “scartarlo”. se le copie fossero qualche migliaio allora il ragionamento sarebbe diverso. ma del resto nessuno è infallibile, per lo meno giulio (anche se fosse fallibile) è diretto, spontaneo e simpatico. quindi se il mercato, giudice supremo, mi riservasse buone sorprese non tornerei qui a fargli una pernacchia, magari gli spedirei una copia a casa. così magari ci potrebbe regalare un’altra istantanea delle sue quando “apre la porta al postino”…state sereni, aspiranti scrittori! e se credete nel vostro lavoro, dopo averlo migliorato, e ancora migliorato, e ancora migliorato, non mollate. l’unico consiglio che mi sento di dare è che le prime stesure bisogna avere l’umiltà di rivederle molte volte…io ci ho lavorato quasi tre anni e mi sono reso conto che, la prima bozza, nella migliore delle ipotesi, è un grappolo d’uva, non certo una bottiglia di pregiato vino rosso d’annata…quindi talvolta si può essere “scartati” anche per colpa nostra, non di chi giudica

  11. Giulio Mozzi Says:

    Francesco, dall’indirizzo con il quale firmi il tuo intervento non mi risulta aver ricevuto nulla.

    Detto questo: come tutti, posso sbagliare.

    E comunque: auguri.

  12. Giulio Mozzi Says:

    Patrizia: io leggo quel che ricevo. Che sia il primo invio o il terzo, è uguale.

    Il sentiero dell’acero non risulta reperibile attraverso le principali librerie in rete ma – da quello che ho capito – solo attraverso il sito del tipografo editore.

  13. Patrizia Says:

    Giulio: in realtà risulta reperibile anche presso la libreria universitaria Unilibro (che francamente non so chi sia, la distribuzione non è mio appannaggio, tranne quel che riguarda eventuali presentazioni, organizzate cmq dall’editore), e cmq è reperibile presso le librerie piemontesi ( avevo precisato che era una casa editrice piccola a carattere locale ) e ti garantisco che io non ho speso un euro per la pubblicazione, che la casa editrice era presente come tale al Salone del libro, dove abbiamo fatto la prima presentazione (domenica mattina alle ore 11,30 nella sala arancio) e che, male che vada, ci ho già guadagnato 30 copie gratuite da regalare a parenti e amici, caso mai non dovessi venderle, se è questo che volevi insinuare con la dicitura “sito del tipografo editore” ;-)…

    Cmq mi interessava la prima risposta, anche se mi fa piacere notare che ti sei preso il disturbo di verificare…….

  14. Giulio Mozzi Says:

    Patrizia, nessuno ha sostenuto che tu abbia pagato per pubblicare, nessuno ha sostenuto che la casa editrice non fosse presente al Salone del Libro (ce n’erano un sacco, di editori, eh! E anche dei peggiori…). L’editore del tuo romanzo si chiama: Editrice Tipografica Baima Ronchetti, e non è certo colpa di nessuno se si chiama così. Che l’editore abbia un accordo per la vendita in rete con Unilbro è cosa sensata, vista la sua produzione prevalente. Tra l’altro noto ora che almeno altre due opere che io non ho trovate a suo tempo interessanti sono pubblicate dal medesimo editore.

    Avrò sbagliato più volte.

  15. Giulio Mozzi Says:

    Comunque, Francesco, quando scrivi

    giulio ha sbagliato con me? risponderà il mercato (o se preferite: la gente comune)

    dici tre cose su cui non sono d’accordo:

    1. fai intendere di essere convinto che il criterio delle mie scelte sia unicamente un criterio di potenziale vendibilità: e devo dire (l’ho dichiarato molte volte) che non è così;

    2. identifichi “mercato” e “gente comune”, cosa che mi pare una bizzarria;

    3. attribuisci a “mercato” e a “gente comune” un giudizio che non è quello che “mercato” o “gente comune” possono esprimere. Il “mercato” può dire qual è il valore commerciale di un’opera, e null’altro; la “gente comune” può esprimere un giudizio non necessariamente connesso con la bellezza o bruttezza dell’opera.

    Il fatto, banale, che esistono libri brutti di grande successo e libri belli di grande successo, nonché libri belli di nessun successo e libri brutti di nessun successo, dovrebbe indurre a un po’ di cautela.

  16. amandamelling Says:

    Ho notato diversi libri usciti per piccoli editori che avevo scartato per la mia collana. Penso che sia la cosa più ovvia del mondo. Anche i miei, che ti ho mandato poi sono stati poi pubblicati da altri. Non è mica sbagliare.

  17. Patrizia Says:

    Infatti Amandameling non credo che Giulio abbia sbagliato, nemmeno nel mio caso e più volte anche in altri post ho difeso e rispettato il lavoro di Giulio. Purtroppo la comunicazione via web offre più spazio ai fraintendimenti.
    I piccoli editori secondo me si rivolgono, per forza di cose, a nicchie di lettori, quindi possono operare scelte differenti dalle grandi case editrici. Per qualcuno vendere 500 copie è un successo, per altri è un flop.
    E la mia risposta era sicuramente difensiva, ma non verso la mia operetta, verso la casa editrice, che dal mio punto di vista, fa un lavoro serio, mettendoci impegno e cuore. Ho menzionato il Salone non come garanzia, ma come voce di un curriculum, avendo notato per la prima volta anche il lavoro che c’è dietro.
    Giulio, al Salone c’erano cani e porci, difficile distinguere gli uni dagli altri, come in tutti i saloni del mondo, precisazione un po’ inutile….
    Mi spiace aver deviato la discussione su dettagli personali, oggi è una giornata afosa ed oziosa….
    Ok, magari invierò il testo sotto mentite spoglie…..

  18. francesco Says:

    giuio sinceramente, e senza alcuna polemica, non sono d’accordo con te…
    1- è vero che l’esordiente può scrivere un buon libro e non avere comunque fortuna. ma io intendevo dire un’altra cosa: se vendi da esordiente devi arrivare per forza al cuore della gente (e quindi al “mercato”), perchè non hai i proverbiali santi in paradiso che ti tirano la volata mediaticamente
    2-. ci sono brutti libri di successo ma questo accade alle persone famose, categoria cui ovviamente non appartengo. anche io ne ho letti molti di libri mediocri (uno recentemente edito proprio da marsilio, di un noto giornalista, senza far nomi)
    3- visto che lavori per una CE importante e visto che sei pagato, pensavo che il tuo “successo” come collaboratore non dipendesse semplicemente dall’abilità nel segnalare libri di valore, ma anche dall’interpretare i gusti del pubblico. magari sbaglio, ma per me il fiuto del talent scout sta nell’andare oltre i propri orizzonti cercando di capire – da visionario – cosa potrebbe accadere dopo il lancio sul mercato. se marsilio ti paga uno stipendio presumo che speri tramite il tuo aiuto di pubblicare libri che lo facciano guadagnare (banalmente, che rendano più del costo della tua collaborazione)
    ecco il senso del mio post…se sbaglio nel ragionamento ti leggo volentieri…e magari imparo qualcosa di più del mondo dell’editoria…
    al di là di tutto prometto che se la mia modesta pubblicazione sarà un flop tornerò qui a dire che…”ebbene si, giulio aveva ragione anche con me” (a scartarmi)…e mi inginocchierò virtualmente su una mastella piena di ceci. sempre, beninteso, con il sorriso sulla bocca, perchè le priorità nella vita sono ben altre (come avere la moglie al reparto maternità e ritrovarsi a combattere l’ansia con il tuo mitico blog)
    🙂

  19. Giulio Mozzi Says:

    Francesco: intanto auguri a mamma, creatura e babbo.

    1. faccio l’esempio universale: le ultracelebri Sfumature. Libri molto brutti, prima autopubblicati e poi, sull’onda di un certo successo, presi in mano dagli editori. Non so se si possa parlare di “cuore della gente” (a meno che il cuore non sia posto un po’ più in basso di quel che mi risulta).

    2. la quantità di libri scritti dalle “persone famose” è minima, e di solito non sono romanzi.

    3. l’editore per il quale lavoro mi chiede di proporre delle opere che mi sembrino belle, che possano ricevere buone e serie recensioni e magari battagliare per qualche premio. Al centro c’è il valore letterario e l’immagine della casa editrice. Può capitare che io proponga, per dire, delle opere che semplicemente mi sembrino molto divertenti; ma così come può capitare che io proponga un saggio storico, un’opera sociologica, un pamphlet sul matrimonio: sono una persona curiosa, e mi càpita di leggere di tutto.

    Ripeto, comunque, che dall’indirizzo con il quale qui ti firmi (ho solo quello, il tuo nome completo non lo dici) non mi risulta aver ricevuto alcunché.

  20. Giulio Mozzi Says:

    Patrizia: appunto, se al Salone ci sono “cani e porci”, e per di più difficili da distinguere, il fatto di parteciparvi non “fa curriculum”.

    Non ho nessuna intenzione di parlar male del tuo editore, che sarà un ottimo editore: ma per motivi diversi da quelli che tu citi (sarà un ottimo editore se ha lavorato bene con te sul testo, sarà un ottimo editore se avrà raggiunto il pubblico che può raggiungere, ec.). Per esempio, fa delle discrete copertine: cosa non frequente.

  21. francesco Says:

    ciao giulio, grazie per gli auguri! la nascita non arriva, il ricovero prosegue e l’ansia aumenta, quindi eccezionalmente vengo a distrarmi qui sul tuo blog anche di giorno!
    🙂
    in effetti ti scrissi da un altro indirizzo…tuttavia preferisco non parlare in pubblico del mio nome completo, del titolo del libro e del contenuto, per ovvie ragioni di riservatezza pre-pubblicazione e anche per rispetto verso l’editore con cui ho firmato, che proprio in questi giorni sta curando l’uscita…ti scrivo in privato per toglierti la curiosità…grazie ancora!

  22. Patrizia Says:

    Adoro dialogare su queste pagine, Giulio, perché offri sempre un punto di vista diverso nelle questioni…io avevo valutato il lato economico e le relazioni con l’esterno, tu suggerisci che è più importante il lavoro sul testo, che io ero portata a ritenere più cura dell’autore…e anche da quel punto di vista cmq sono stati presenti e attenti. Insomma non mi lamento…..

    Un saluto a Giulio e tanti auguri a Francesco…

  23. Roberta Spadotto Says:

    Buongiorno. Ho inviato il mio manoscritto il 18 marzo ma non ne ho saputo più nulla… Chi cosa devo pensare: non interessa oppure è presto?

  24. Roberta Says:

    Buongiorno, ho mandato il mio manoscritto il 18 marzo. Non ne ho saputo più nulla. Come mai? Non interessa o troppo lavoro?

  25. Giulio Mozzi Says:

    Roberta: vedi il punto 6.

  26. Dianella Bardelli Says:

    Buona sera, ieri pomeriggio 29 Giugno le ho mandato un mio romanzo intitolato Leon il senza pace, ma nel nome del file ho sbagliato a scrivere il mese, ho scritto 7 (luglio)m invece di 6 (giugno); allora in serata l’ho rispedito con la data del mese giusta
    Grazie
    Dianella Bardelli

  27. Giulio Mozzi Says:

    Vedi punto 3, terzo capoverso.

  28. Dianella Bardelli Says:

    Grazie farò così
    Dianella

  29. Laura Says:

    Ciao Giulio,
    una domanda un po’ off-topic, ma visto che sei molto disponibile nel rispondere ne approfitto: che canali mi consigli per far arrivare a Marsilio una proposta di traduzione? Sono una traduttrice, e non ho agenti. Grazie mille e scusa per la domanda non proprio pertinente.

  30. Augusto Nicolucci Says:

    … c’ho capito poco! Ho seguito alcune indicazioni di una mia remota cugina (Alessandra Viola: Abano Terme). Voleva sapere di me e, per ragioni sue, mi indicò di contattarti, perchè trovava difficile leggere due miei modesti dischetti e riferirne il contenuto a lei. Non che sia importante; erano cose della mia famiglia che avrebbero dovuto incuriosirla. Fosse stato per me non ti avrei importunato, anche perché non ti conoscevo e non ti conosco, Grazie comunque. Augusto Nicolucci

  31. antonio rolli Says:

    Caro Giulio, a fine aprile ho provato a inviarti il mio manoscritto. Son passati più di due mesi e devo dedurre che non hai ritenuto il lavoro degno di attenzione. Ho comunque ricevuto tre proposte da parte di case editrici nazionali. Tra queste, una davvero “prestigiosa”. Ciò non muta affatto il mio giudizio positivo sulla tua professionalità. Penso che anche se si è “allenati” a leggere, un libro deve colpire il cuore, oltre che la testa. E questo può accadere, ma anche no. Buon lavoro!

  32. JMC Says:

    Trovo interessante il fatto che non sei interessato a sinossi. Puoi spiegarmi, per curiosità (se hai tempo e voglia ovviamente), come mai questa scelta? Non la trovi uno strumento utile? Considerando che, in un primo tempo, ti limiti a leggere alcune pagine dell’opera, mi pare di capire che scarti molte opere senza conoscerne la trama. Quindi, per la prima scrematura, ti concentri più che altro sulle capacità nella scrittura?

    Spero di non essere stato molesto con questo mio intervento 🙂

  33. Giulio Mozzi Says:

    Antonio: tutti i miei auguri.

    Jmc: si capisce di più una trama dalla lettura di una trentina di pagine (seguite da una scorsa al resto del testo) che da un riassunto. E poi, troppo spesso i riassunti sono migliori, molto migliori, dei romanzi.

    Quello che conta non è la trama in sé (quella dei Promessi sposi, per dire, è elementare).

  34. JMC Says:

    Grazie per la risposta, capisco il tuo punto di vista.

  35. Elena Benfenati Says:

    Buongiorno,
    le avevo inviato due manoscritti (entering sandman e Behind blue eyes)…posso sapere se li ha ricevuti e cosa ne pensa o se proprio non le sono arrivati? Grazie.

  36. Sonia Perin Says:

    Buona sera ho inviato il mio primo libro alla Marsilio con la speranza di avere delle risposte, solo perchè mi piace lavorare in casa e il contenuto era ad arte per la città di Venezia. Ho continuato a scrivere e ho fatto il seguito lavorando sugli stessi personaggi e inserendo vagamente notizie sulla prima storia. Già iniziato il terzo sulla stessa linea. Nel frattempo ho scritto un giallo ambientato a Padova sui piccoli vizi borghesi. Posso inviarti qualcosa in file word? Non conosco il rtf, sono una fai da te con il computer, amo solo scrivere.

  37. Giulio Mozzi Says:

    Si apre il file, Sonia, lo si salva scegliendo non “Salva” ma “Salva con nome”; nella parte bassa della finestra c’è un menu a tendina con il quale si può scegliere il formato: tra questi l’rtf, Rich Text File. L’aspetto è un po’ diverso a seconda del programma che usi, ma fondamentalmente in tutti funziona allo stesso modo.

  38. Sonia Perin Says:

    Grazie!

  39. socrate79 Says:

    Salve Giulio Mozzi,
    chiederei un commento, del libro a nome di Daniele Caprio, datato 26.02.2016.
    Se ritiene di rispondere, gradirei avere una risposta privata all’indirizzo danielecaprio@hotmail.com, anche perchè vorrei chiederle delle cose.
    Grazie, buona giornata

  40. acqua309 Says:

    Ancora ti chiedo un’alternativa per poterti spedire i miei file. Quello che mi hai consigliato è impossibile dal mio computer. Grazie.

  41. la spugna Says:

    Mi scuso anticipatamente se la domanda è già stata
    posta: si possono spedire testi (brevi) destinati al suo blog? Se sì, l’indirizzo mail di riferimento è lo stesso? Grazie.

  42. Giulio Mozzi Says:

    Vedi il punto 3: “…per qualunque altra ragione…”.

  43. ANTONIO TERRACCIANO Says:

    Ho inviato il 9/7/16 il mio scritto “La metamorfosi”. Gradirei sapere se lo ha ricevuto e se lo ha letto. Grazie anticipatamente

  44. Cla Says:

    Caro Giulo, buondì. Ho una domanda. Mi sono riletto le Tavole sopra ma non mi pare ci sia quel che cerco.
    Poniamo caso che un povero sc*mo, un amico di un mio amico, abbia molto a cuore la sua opinione e poniamo che le abbia mandato un suo manoscritto, diciamo un anno fa. Lei non ha risposto, questo amico del mio amico, in questi 12 mesi, ha cercato di capire cosa c’era che non andava, ha ascoltato, ha letto e infine ha ripreso in mano il suo lavoro e, dopo averlo fatto decantare, ha apportato consistenti modifiche. Certo, la storia è quella, il titolo è quello, la sinossi è quella. Ma il lavoro è diverso, lui crede. Anzi, è sicuramente diverso. Ciò non toglie che sia migliore, ci tiene a dire, ma cavolo se è diverso.
    In questo caso, lei ritiene sia possibile di nuovo sottoporlo alla sua attenzione?
    Grazie Giulio

  45. Giulio Mozzi Says:

    Cla: sì. Magari avvisando che si tratta di un secondo invio.

  46. Enrico Valentini Says:

    Sig. Mozzi, le ho inviato tre opere (una nel 2016 e due nel 2016); è riuscito ad aprire i file, sebbene fossero ad estensione ODT? Ringrazio anticipatamente per l’eventuale risposta. Enrico Valentini

  47. Giulio Mozzi Says:

    Ovviamente sì, Enrico.

  48. Francesco Barzagli Says:

    Buonasera, ho inviato un mio manoscritto a Marsilio ai primi di agosto (all’indirizzo segreteria@marsilioeditori.it), solamente ieri ho scoperto questo suo bollettino/blog.
    Vorrei chiederle se sia possibile inviarlo anche a lei, oppure se sia inutile o inopportuno per il mio precedente invio.
    Ringraziandola fin da ora, qualunque sia la risposta, cordiali saluti.

  49. Francesco Barzagli Says:

    Mi sono accorto di una imprecisione, ho inviato una scheda relativa al manoscritto e una breve nota biografica come richiesto dalla casa editrice e non il manoscritto.
    Concordo con lei che la sinossi e il manoscritto non sono la stessa cosa, nel mio caso a esempio la sinossi non è, perché oggettivamente non lo può essere, rappresentativa del manoscritto che è decisamente migliore.(almeno a mio modesto parere).
    Grazie ancora.

  50. anna Says:

    Gentile Giulio, sono un’autrice di Torino, non esordiente. Come posso contattarLa via mail? Grazie, è urgente.

  51. Giulio Mozzi Says:

    Francesco, mi scuso: vedo solo ora la tua domanda. Ti ho scritto in privato.
    Anna: ho ricevuto la tua lettera.

  52. Francesco Barzagli Says:

    Nessun problema, grazie mille per la risposta.

  53. andrea Says:

    LETTERA APERTA

    Caro Mozzi,
    Lei mi è nel cuore.

    Da poco avvicinatomi a questo mondo di poeti e sognatori dove molti sono quelli in cerca ( stavo per dire di personaggi) di editore, ho scoperto il suo blog ( mi pare si dica così).

    Poichè mi piace approfondire le cose che faccio, prima di mandare in visione il mio dattiloscritto ( e soddisfare così il mio insopprimibile ego camuffato da spocchiosa umiltà) o girovagato per il web. Ho scoperto così che esistono Agenti irraggiungibili, Editori inesistenti, e Stampatori, fai da te, dimezzati ( che fa molto Calvino).

    Lei non fa parte di nessuno di questi. E’ disponibile a leggere in tempi accettabili TUTTO quello che le viene inviato, discute con gli Autori anche interloquendo telefonicamente, e risponde talvolta in privato.
    Se qualcuno le chiedesse un frappè e non volesse provvedere, minimo invierebbe il nome degli ingredienti.
    Ho poi anche appreso dell’enorme quantità di testi circolanti, lei stesso dice che ne può leggere fino a sei il giorno!

    Ora capisce perchè mi è nel cuore.
    Chi le scrive, che gira canale quando un giornalista sbaglia un avverbio, non avrebbe la sua pazienza, qualora avesse le capacità di fare il suo mestiere.

    Quindi con questa mia, mi permetto di replicare a chi ha avuto a ridire della metodologia che usa per scartare i testi non ritenuti congrui dopo poche righe, poichè talvolta sono anche troppe.

    Le ho scritto quanto sopra, non per piaggeria (non firmo questa mia) ma per dirle grazie nel distinguersi dagli altri suoi Colleghi che, elevatisi a casta, si rinchiudono, spesso se non quasi sempre, in una sorta di fortezza impenetrabile se è richiesta una loro valutazione gratuita, salvo essere immediatamente disponibili in caso di editing a pagamento.
    Non c’è nulla di male, non è mica un’offesa, ci sono mille ragioni che giustificano ciò (elevato numero di testi, scarsa capacità degli autori, costi del lavoro ecc). E poi ognuno ha il diritto di campare

    L’importante è che ci sia chiarezza. Sempre.

    Con stima

    un autore

  54. Giulio Mozzi Says:

    Veramente, Andrea, se “collega” è chi fa il mio stesso lavoro, chi fa editing a spese degli autori non è mio “collega”.

    Per il resto: fa sempre piacere sapere di essere nel cuore di qualcuno (sempre meglio che stargli sui cosiddetti): però, insomma, non esageriamo.

  55. andrea Says:

    Cee figura di …cacca. Dopo aver scritto un pippone sulla purezza dello scrivere ho fatto un errore grande quanto un condominio, più che una casa.
    A mia parziale scusante l’uso del tablet e i tasti piccoli, oltre alla mancanza degli occhiali.

    Fortuna che non mi ero firmato.

    Comunque scusate.
    andrea

  56. Elena Ferro Says:

    Buon giorno Giulio, le ho inviato un testo .rtf, come da lei richiesto. Desidero solo segnalare che tale formato risulta un po’…. pesante! Spero che non abbia ripercussioni sulla possibilità di lettura 🙂
    In ogni caso, per fortuna c’è Drive… Buone feste a tutti

  57. Giulio Mozzi Says:

    Elena, l’rtf diventa pesantissimo se si inseriscono immagini. Infatti ho tolta l’immagine di copertina, e da 41 mega sono passato a un comodo file di 404 kb.

  58. Elena Ferro Says:

    Fantastico, buono a sapersi! Grazie e buona lettura 🙂

  59. adele nina Says:

    buongiorno,
    il 15-12-16 ho inviato il mio manoscritto ma non ho ricevuto nessun messaggio automatico che attesti la ricezione.
    posso rispedirlo oppure va bene così ( cioè non sempre si riceve una risposta automatica)?
    grazie
    adele

  60. Bruno Says:

    Signor Mozzi, accetterebbe l’invio di file in formato epub mobi o azw? Le faccio questa domanda perché il mio dattiloscritto contiene alcune note a piè di pagina che in effetti sarebbero illeggibili sullo schermo dell’e-reader in formato pdf. insomma vorrei assicurarmi personalmente che la conversione del file word non causi disastri di impaginazione.
    Grazie in anticipo
    Bruno

  61. Enrico Maria puntillo Says:

    Buongiorno Giulio, qualche giorno fa le ho inviato un file RTF de “il grande inconveniente”, ma non avendo ricevuto la mail automatica di avvenuta ricezione, le ho scritto anche alla mail personale, alla quale però non ho ricevuto risposta. Può dirmi se ha ricevuto il file per favore? Grazie molte. Enrico puntillo

  62. rossella monaco Says:

    Buongiorno, vorrei inviarle il mio romanzo “Orgasmi geneticamente modificati” edito da Effequ. Posso avere l’indirizzo per spedirlo?
    Grazie
    Rossella Monaco

  63. Giulio Mozzi Says:

    Vedi la pagina dei contatti.

  64. Michele Says:

    Buongiorno Giulio, ho inviato all’indirizzo giuliomozzi.letture@gmail.com il file rtf del “il correttore” senza ricevere la risposta automatica. Può cortesemente dirmi se devo ritrasmetterlo? Grazie Michele

  65. tommasosavoia Says:

    Buongiorno. Ho una domanda, forse ingenua. Inviare il proprio testo contemporaneamente a più case editrici o agenzie è una cosa disdicevole? Grazie Tommaso

  66. Giulio Mozzi Says:

    Tommaso Savoia: no.

  67. scribastonato Says:

    Buongiorno ^_^ Anch’io ho inviato un manoscritto a fine marzo senza ricevere risposta automatica. Dovrei rispedirlo? Grazie, Roberta

  68. Enrico Faccini Says:

    Premessa: non sono un aspirante scrittore. Non ho romanzi nel cassetto, né ho in progetto di scriverne: mi difettano pazienza e costanza. Ma adoro leggere, e mi affascinano i testi di scrittura creativa. Mi piace sbirciare nel laboratorio segreto degli autori: penso aiuti a capire e a godere meglio la lettura.
    Detto questo, ho letto gran parte dei commenti a questo post. Non mi stupisco che il gentilissimo Mozzi respinga una così alta percentuale di aspiranti. Vedo in questi post molte banalità nella costruzione dei periodi e nell’architettura delle frasi, una sciatteria formale nell’uso di punteggiatura e virgolettati, minuscole dove andrebbero le maiuscole e via via.
    Il tutto sarebbe perdonabile nella posta dei lettori di un qualsiasi quotidiano, ma è inammissibile nel caso di aspiranti autori di romanzi, racconti, sceneggiature.
    La forma, in un professionista della scrittura, deve essere impeccabile. Anche nel compilare la lista della spesa.
    Occhio: questi post sono pubblici, e il lettore anche occasionale si forma un’opinione.

  69. amandamelling Says:

    Enrico, stararemo piu atttenti!!

  70. Enrico Faccini Says:

    Era solo un’osservazione. Ho riletto il mio scritto, mi scuso per il tono da professorino, non era mia intenzione. Ciao!

  71. Elena Ferro Says:

    Enrico grazie, mi hai fatto riflettere su qualcosa che non avevo valutato abbastanza!

  72. Enrico Faccini Says:

    Ciao. Scusate se torno sull’argomento, ma la sciatteria nello scrivere dilaga anche nei luoghi più insospettabili. In rete, in un piano di studi dell’Università di Bologna ho trovato un “horror vaqui” che mi ha provocato contrazioni al basso ventre. Università di Bologna, mica pizza e fichi. E si scopre che molti laureandi nella tesi finale commettono errori ortografici o di sintassi.

  73. amandamelling Says:

    facilmente gli errori nei commenti sono condizionati dalla velocità, esistono molte persone che rileggono e correggono prima di fare invio ma, onestamente, è veramente il caso? A volte sembra che più che essere preoccupati dal giudizio dei propri manoscritti gli aspiranti scrittori si sentano giudicati come persone. Ma chissenefrega dai.

  74. Giulio Mozzi Says:

    Vedi, Amanda: ci sono persone che mettono la medesima cura nello scrivere un’email, nel commentare in un blog o in Facebook, e nello scrivere un’opera letteraria. Questa qualità – che, sì, è una qualità della persona: della persona come produttore di testi, ovvero come scrittore – a me sembra non trascurabile.

    Per esempio. Tu scrivi: “facilmente gli errori nei commenti sono condizionati dalla velocità”, dove si può osservare:
    – che manca la maiuscola all’inizio,
    – che la velocità non è sempre necessaria: questo tuo commento non mi sembra richiedesse particolare velocità (non c’è una velocissima discussione in corso, per dire),
    – che “facilmente” potrebbe essere sostituito da una parola più appropriata, una tra quelle che seguono: “forse, probabilmente, di solito, il più delle volte” o simili,
    – che gli errori non saranno “condizionati”, ma semmai “determinati” o, volendo essere meno deterministici, “facilitati”.

    Corro, che ho l’autobus alle 6.19. Ho fretta.

  75. Enrico Faccini. Says:

    Giulio: finalmente qualcuno parla chiaro. Apprezzo moltissimo – ma leggendo i miei precedenti post questo lo sapevi già.

  76. amandamelling Says:

    la velocità è intesa nell’usare la tastiera, nell’attimo in cui umanamente non avresti tempo di occuparti delle minchiate, però cerchi lo stesso di dialogare con altre persone perché ti interessa un argomento, sperando che abbiano l’intelligenza di curarsi della sostanza di quello che scrivi. Se è una competizione stupida, e visto che abbiamo già appurato in privato che come scrittrice secondo te non scrivo granché, ma nonostante questo ti prendi il mal di pancia di fare le pulci a un commento con tanto impegno, faccio che non seguire più il blog, ho tre figli, di cui due autistici che mi toccano l’ipad, anche in questo momento, non vorrei perdere questa intelligentissima opportunità di scrivere correttamente un’altra volta magsri con una t di troppo e rovinarmi la carriera in questo importante sito.

  77. Enrico Faccini. Says:

    Carissima Amanda, non so se ti riferisci ai miei post o a quelli di Giulio.

    Non c’è nulla di male nel dialogare con altre persone su un argomento di interesse condiviso.
    Sarai tuttavia d’accordo su un punto: in questo blog si parla di scrittura e di scrittori. Non di calcio, cucina o apicoltura.
    Nella scrittura, stile e forma contano quanto il contenuto. Pensi che l’editor o correttore di bozze in una casa editrice si limiti a valutare solo la sostanza, avanzando con difficoltà in un roveto di frasi involute, disseminato da punteggiatura buttata a caso?

    Peraltro, giustificarsi a causa di situazioni personali difficili – capisco i tuoi problemi e hai tutta la mia solidarietà – è una tattica che fa acqua da tutte le parti. Nessun autore (scrittore, musicista, autore di fumetti, giornalista) può permettersi, nel proprio lavoro, di contrabbandare difetti ed errori dietro il paravento di problemi personali.
    Ti affideresti a un chirurgo che opera male perché distratto da problemi personali, magari una separazione o la morte di un congiunto?

    Al lettore non gliene frega niente, dei problemi personali dell’autore. Vuole essere irretito, soggiogato, affascinato, divertito da un libro (un CD, un fumetto, un film) che ha pagato di tasca sua.

    E se il lettore si sente tradito nelle sue aspettative, stanne certa: la giurerà a morte a quell’autore.

    Senza nessun intento polemico. Pace e bene a tutti.

  78. Giulio Mozzi Says:

    Mai gettare la propria vita privata in faccia a uno della cui vita privata non si sa niente, Amanda.

  79. amandamelling Says:

    Ho motivato il perché bisognerebbe guardare la sostanza, per lo meno su post su fb, chiacchiere sui blog o altro di (per me) irrilevante. Se hai le tue grane anche tu (non ne dubitavo comunque) motivo in più per darmi ragione no? È assurdo giudicare uno scrittore in base all’attenzione che mette nei commenti, a meno che siano cadute di stile. Ma qui si stava proprio discutendo di mancato editing dei commenti, e mancata rilettura e correzione di refusi. Io non ho tempo, se il mio punto di vista perde di eleganza perché dedico al mio commento un massimo di trenta secondi, meglio non scrivere più, ribadisco. Anzi approfitto per augurare buona continuazione a voi, comunque vi leggerò. Se essere puntigliosi in cose di questo tipo vi aiuterà nella vostra carriera di scrittori, ve lo auguro.

  80. Giulio Mozzi Says:

    No.

  81. amandamelling Says:

    Eh ma lì va a priorità, io preferisco rilassarmi almeno dove la vita lo permette 🙂 adesso però speriamo che i buoni seguaci che ti pubblicano lunghissimi commenti senza una virgola fuori posto e con complessi ragionamenti vengano premiati dal mondo della letteratura per lo sforzo fatto qui invece che per i manoscritti scritti 😉

  82. avolai Says:

    Probabilmente non ti interessa quello che i tuoi post precedenti mi spingono a voler dire, Amanda, ma a me preme farlo. Ovviamente puoi non leggere, io mi sarò tolta la spina con buona pace di tutti ma soprattutto mia, che avrò speso il mio tempo come avrò ritenuto di volere e potere fare.
    Volevo dire che sì, a me sembra sia veramente il caso che uno rilegga ed eventualmente corregga prima di fare invio. Esattamente come mi sembra dovrebbe essere veramente il caso che uno studente rilegga ed eventualmente corregga un tema prima di consegnarlo al professore che andrà e leggerlo e correggerlo a sua volta, che un giornalista si impegni a non inserire errori nei propri articoli eccetera eccetera. Non ne do una importanza minore solo perché la scrivo o la leggo su questo blog, a dire il vero non ho ben capito perché tu ne dia invece minore importanza. Il fatto che si scriva perlopiù molto male ovunque può esautorare dal fatto di scrivere male qualcosa che non si ritiene importante? E quali sarebbero, le cose importanti? Questo blog è meno importante di un romanzo sotto quale punto di vista, esattamente? Per la sostanza? Il mondo e il pensiero umano possono essere molto, molto relativi, a volte in maniera inimmagginabile, suppongo sarà capitato a tutti di farne esperienza, in un modo o in un altro.
    Arriverei a paragonarlo all’importanza che un cuoco presti la massima attenzione a non contaminare le proprie preparazioni con elementi non commestibili, ma stiamo parlando di scrittura, limitiamoci a quello, sempre che di limite si possa trattare.
    Visto che qui si parla di scrittura, ricordiamo che cos’è, vuoi? Nella sua accezione più generale è la trascrizione grafica della lingua parlata, dico bene? Qualcosa che se la riporti male poi perde, più o meno relativamente, di sostanza. Chi ama o anche solo vuole arrivare a capire la sostanza, non può non amarne la forma (che a volte può essere addirittura più importante, mi spingo a dire, ma approfondire questo punto diventerebbe troppo articolato e forse fuori luogo). Se non si ha il tempo o la predisposizione giusti per farlo, meglio non farlo, ti do ragione.
    Perché la sostanza non è che non possa essere presa in considerazione senza una buona forma che la supporti, ma più precisa è la forma e maggiormente degna di considerazione diventa anche la sostanza (Aristotele diceva qualcosa del genere, mutatis mutandis, ma anche questo può non essere importante saperlo – e non sono ironica). Io per esempio, per la forma che hai usato nel parlarne, non ho capito in sostanza cosa siano quelle ‘minchiate’ cui fai accenno: quelle di leggere e scrivere commenti su questo blog? Ma allora non farlo, no? O se lo fai, cerca di non sbagliare a inserire le virgole, perché la sostanza di quello che scrivi potrebbe essere travisata.
    Poi, certo, ci sono persone a cui questo sembra una ‘minchiata’, intendendo come ‘minchiata’ qualcosa che non rubi tempo a occupazioni che umanamente potrebbero essere più interessanti, più proficue, più utili, immagino. Ma se come dici tu occupi quell’attimo per rispondere a un argomento che ti interessa conseguentemente quel tempo lì non è occuparsi di ‘minchiate’, continuo a immaginare, a meno che tu non abbia tempo da perdere, circostanza che, come hai ritenuto necessario specificare, non è il tuo caso. Ma non capisco neanche come possa definirsi ‘minchiata’ qualcosa che ti interessa, qualsiasi cosa sia, dev’essere una mancanza mia, a meno che il tuo interesse non sia in realtà piuttosto relativo.
    Anche quel tuo Ma chissenefrega dai: chi se ne frega di essere giudicati come persone? O di essere giudicati come persone in base all’unico elemento che a un qualsiasi lettore di questo blog dai di te, attraverso l’unico modo che hai per farlo?
    Non credi anche tu che qualsiasi gesto una persona compia dica qualcosa della persona stessa, e che quindi il riporre la massima cura possibile nelle cose che si fanno dovrebbe essere un punto che tutti dovrebbero tenere molto a cuore, una forma di amor proprio e anche di rispetto per gli altri, buone norme che poi spesso coincidono?
    La bellezza andrebbe insegnata, ma purtroppo chi non la vede non la vede. E non parlo di apparenza. È una qualità, come la grazia, che si può applicare a tutto, a volte penso dovrebbe essere obbligatorio applicarla a tutto, almeno in un contesto pubblico. E se una cosa è scritta bene, in un blog dove mi capita spesso e volentieri di leggere cosa viene scritto perché mi interessa e che nella fattispecie si tratta di un blog sulla scrittura, è assai più piacevole, oltre che essere più velocemente (con meno spreco di sforzo e tempo) comprensibile – a me sembra potrebbe bastare solo questo, il fatto che sia più bello, a spingerci ad avere cura del come lo si scrive.
    Perché non si tratta di essere puntigliosi, è proprio qualcosa legato alla cura nelle cose. Oltre che molto apprezzabile, può essere perfino consolatorio incontrare persone che la pensano come te (grazie Giulio, grazie Enrico, anche per permettermi di sottoscrivere i vostri commenti riguardanti le questioni personali senza dover allungare questo mio già troppo lungo commento, anche se meriterebbe tutta una trattazione a sé) sulle cose che si ritengono importanti, di un’importanza che, senza stirarla poi troppo, si eleva dall’effettivo ambito in cui si trova (un blog sulla scrittura) e si applica a qualcosa di più universale (che persona si è e la cura che vi si cerca di riporre, anche nelle “minchiate”, perché è più rilassante, ci si sente meglio a fare una cosa bene).
    Non mi sono fatta venire nessun mal di pancia, a prendermi il tempo e la briga di scrivere questo mio commento e sinceramente dubito che anche Mozzi ne stia troppo soffrendo, ma non lo so e non mi permetto di fare illazioni. A dirla tutta, il ‘mal di pancia’ che un po’ mi avevano fatto venire i tuoi commenti mi sta passando.
    Credo che tu faccia bene a smettere di rovinarti la carriera su questo sito, perché ti assicuro che dal modo – dalla forma – che hai riservato ai tuoi commenti il desiderio anche dei lettori più curiosi di leggere un tuo scritto viene drasticamente minato.
    E mi preme confidarti che non me ne frega proprio nulla di chi o cosa il mondo della letteratura premierà e che l’immenso sforzo che negli ultimi preziosi minuti ho applicato per scrivere questo testo non mancherò di applicarlo ad altre cose, per fortuna la natura umana ce ne ha donato uso illimitato, sempre che di questo dono si ritenga sensato farne uso.
    Se fossi una scrittrice, oltre che uno sfogo questo sarebbe forse stato anche un buon esercizio, ma se si vuole scrivere solo per essere glorificati allora evidentemente non importa come lo si fa.
    Trovo che i tuoi commenti presentino una tale mancanza di grazia e un’invadenza che, addirittura, pensa, mi hanno spinto a non lasciar cadere l’opportunità di fartelo sapere anche se, ti assicuro, avrei avuto tante cose da fare anziché essere infastidita dalle tue piccate esternazioni, ma è importante riservare il giusto spazio alle cose che si ritengono importanti. E spero di non averti rubato troppo tempo nel caso tu l’abbia speso a leggere quello che avevo da dire, se l’hai fatto evidentemente un po’ di importanza ce la vedi anche tu – o sarebbe stato meglio fare altro appunto.
    Buone cose a tutti, spero di non essere stata eccessivamente pesante e di non aver fatto troppi errori, nel caso vi chiedo scusa, ho cercato di stare attenta ma ora devo occuparmi di altro, che ho potuto rimandare di, diciamo, una ventina di minuti senza che nessuno se la sia legata al dito, o peggio.

  83. avolai Says:

    Ops, scusate, ho veramente sforato, pardon.

  84. Patrizia Says:

    Concordo con amandamelling, per pigrizia non ho risposto più o meno la stessa cosa ad Enrico subito dopo il suo primo post. Se é vero che chi ama scrivere dovrebbe essere impeccabile sempre, é anche vero che ci sono codici e licenze poetiche piú o meno in tutti i campi. Ma se scrivendo un sms ad un amico scrivo cmq, questo non vuol dire che useró tale abbreviazione anche dentro un manoscritto da inviare al Premio Calvino. La mancanza di maiuscole, le abbreviazioni, la punteggiatura discutibile sono abbastanza diffuse e accettate sul web. A volte la precisione assume i connotati della pedanteria….

  85. Pensieri Oziosi Says:

    Enrico Faccini:

    Scusate se torno sull’argomento, ma la sciatteria nello scrivere dilaga anche nei luoghi più insospettabili. In rete, in un piano di studi dell’Università di Bologna ho trovato un “horror vaqui” che mi ha provocato contrazioni al basso ventre. Università di Bologna, mica pizza e fichi.

    Eh, lo so. Tu pensa che a me è capitato di vedere gente che scrive horror vacui con la q.

  86. Enrico Faccini. Says:

    Patrizia, in questo blog non stai scrivendo un sms privato a un amico. Stai scrivendo per un pubblico, forse di sple quattro persone, forse di quattromila. Chi lo sa.

    Amandamelling, senza offesa, ma avverto un tono di reazione nervosa, esagerata (ma forse mi sbaglio, eh).
    Le mie erano solo osservazioni tecniche, niente di più. Nulla di personale.
    Non sono interessato a scrivere romanzi, poesie, racconti, istruzioni per elettrodomestici, ricette di cucina eccetera. Sono solo uno a cui piace molto leggere.
    Buone cose e un saluto ai tuoi adorati figli.

    PS ora che ci penso, mi ricordo: io sono un addetto ai lavori. Da trent’anni, grafico di redazione in un quotidiano. E autore di fumetti, sempre da trent’anni. Sarò diventato pedante senza rendermene conto, che volete.

  87. Enrico Faccini. Says:

    Pensieri Oziosi: probabilmente non sono stato chiaro, o non ho dato un tono sufficientemente ironico al post.
    La “Q” incriminata era nel testo dell’Università di Bologna: Horror vaqui in luogo di Horror vacui. Io ho solo riportato.

  88. Enrico Faccini. Says:

    E continuo a pensare che sia un errore imperdonabile, considerando il blasone e la storia dell’ateneo citato.

  89. marisasalabelle Says:

    Sono una di quelle persone “che mettono la medesima cura nello scrivere un’email, nel commentare in un blog o in Facebook, e nello scrivere un’opera letteraria.” Il che non significa che qualche volta non mi possa sfuggire un refuso, e nemmeno che le mie “opere letterarie” abbiano un qualche valore. Tuttavia sono convinta anch’io che, se ami la scrittura, se vuoi scrivere anche solo un sms a un amico o un commento a un post su vibrisse, devi sempre curare la forma, essere chiaro, corretto, possibilmente sintetico, e soprattutto rileggere, rileggere sempre prima di inviare. Se non hai questa disciplina nei post che scrivi tutti i giorni,come puoi pensare che quando ti metterai a scrivere l’opera della tua vita, allora sì che sarai ineccepibile?
    P.S.: non mi rivolgo a nessuno in particolare, il mio è un “tu” generico…

  90. Giulio Mozzi Says:

    Patrizia, scrivi:

    Se é vero che chi ama scrivere dovrebbe essere impeccabile sempre, é anche vero che ci sono codici e licenze poetiche piú o meno in tutti i campi.

    Verissimo. Per esempio, quando si scrive in pubblico, e per di più in un luogo fisico o virtuale nel quale si parla spesso di letteratura e di editoria, e dove può capitare di esser letti anche da un agente o da un editore eccetera: be’, direi che badare alla forma (oltre che alla sostanza) può essere conveniente.

    Ripeto: conveniente. Soprattutto se si aspira a pubblicar libri.

    Tutto qui.

  91. Patrizia Says:

    Sicuramente Giulio, non dico che uno puó scrivere “se io avrei tempo” in un post e poi scrivere anche bellissimi libri…dubito solo che un editore legga questi post, prima di decidere se pubblicare o meno un capolavoro. E dubito che se un editore avesse per le mani un capolavoro e leggesse un post dell’autore in cui una lettera che andrebbe scritta maiuscola è scritta minuscola, si indigni e non pubblichi piú il capolavoro 🙂 poi per carità, il mondo è pieno di pazzi nevrastenici…

  92. amandamelling Says:

    Esattamente Patrizia! Giulio,che sia conveniente, è ovvio. Necessario, no, direi che è eccessivo. Stai veramente dicendo che hai conoscenti che lavorano nel campo dell’editoria che passano di qui e si prendono nota degli errori nei commenti con nome e cognome per poi confrontare i nominativi? Ma neanche la sinossi serve a quello, me ne arrivano un sacco che sono una figata e poi il manoscritto è orribile, oppure sinossi noiose e storie stupende, figuriamoci dai, è fantascienza! Vibrisse VS Truman show!

  93. amandamelling Says:

    Ho deciso di dare anche una risposta seria, perché la discussione è estremamente interessante. L’autore non è l’opera, l’opera è l’opera. L’autore, e spesso capita, potrebbe essere anche un coglione, uno che non sa da dove gli arrivano le parole, quando lavora “all’opera”, uno che funziona sotto i fumi dell’alcool, o che crede di scrivere tramite consigli di un fantasma. Magari uno che pensa di essere la reincarnazione di Wilde, o il nuovo messia. Gli artisti sono strani, a volte non sanno neanche come cavolo fanno a creare. Ma non sono l’opera. Lasciano passare un flusso di parole, o una pennellata di troppo sulla tela, per creare qualcosa che neanche sanno bene da dove arriva. Poi ci sono i cercatori d’oro, che setacciano. Forse creeranno gioielli con le loro creazioni, chi può dirlo, ma qui si chiacchiera, no? E questo è tutto 🙂

  94. marisasalabelle Says:

    Amanda, Patrizia, non sono convinta di quello che dite. Certamente nessun editore verrà a spulciare i commenti a questo post per decidere se pubblicare o no le vostre opere, il discorso di Giulio, e quello che volevo fare io, mi sembra diverso: chi ama scrivere, vorrei dire “chi sa scrivere” mette attenzione e cura in ogni cosa che scrive. È un abito mentale. Non esiste (almeno secondo me) che uno dica, ok, è solo il commento a un post su una rivista online, lo scriverò a cane, tanto per le cose importanti saprò tirar fuori tutte le mie capacità. Ovviamente nel caso del post e del commento si parla solo di chiarezza e correttezza, nella produzione letteraria poi ognuno aggiungerà quel qualcosa che caratterizza il suo stile. Ma se scrive un post sgrammaticato o incomprensibile, credetemi, o non sa scrivere, o non rispetta chi lo deve leggere.
    Poi sul fatto che lo scrittore, o il poeta, o il pittore, possa essere una sorta di idiota illuminato dal sacro fuoco dell’arte, che scrive in preda al furore e non sa nemmeno cosa sta mettendo sul foglio o sulla tela… ecco, io ci credo poco. Non dico che non vi siano e non vi siano stati casi. Ma generalmente l’artista è uno che lavora sulle parole, o sulle pennellate, con pazienza, cambiando, correggendo, provando e riprovando. Se il suo talento è mediocre, produrrà opere mediocri o anche discrete, se ha quel pizzico in più che per convenzione possiamo chiamare genio, ci regalerà qualcosa di straordinario. Ma sull’opera che nasce spontanea e inconsapevole ho seri dubbi.

  95. Patrizia Says:

    @Marisasalabelle: io non dico che uno puó scrivere messaggi sgrammaticati e romanzi bellissimi, l’ho precisato. Dico che uno quando scrive una storia si mette lí e studia 50 sinonimi per dire giardino, quando scrive un post si limita a scrivere giardino. Io ho guidato per 20 anni un autoarticolato, posso infilare 15 mt di mezzo in un cortiletto, ma se parcheggio la macchina nel cortile di casa mia la parcheggio come viene viene…

  96. Giulio Mozzi Says:

    Appunto, Patrizia. Qui non siamo nel cortile di casa tua. Questo post viene consultato circa duecentomila volta ogni anno: è luogo pubblico, una piccola piazza.

    Amanda, scrivi: “che sia conveniente, è ovvio”. Quindi, se è ovvio, di che si sta a discutere?

    E scrivi: “Stai veramente dicendo che hai conoscenti che lavorano nel campo dell’editoria che passano di qui e si prendono nota degli errori nei commenti con nome e cognome per poi confrontare i nominativi?”.
    Non l’ho mai detto.
    Ora che mi ci fai pensare, però: tre volte è successo che qualcuno da una casa editrice mi chiedesse se conoscevo una certa persona che commentava in vibrisse. Tutte e tre le volte ho creato il contatto. Una di queste persone ha poi pubblicato per Einaudi, una per Eliot. Una, che mi risulti, non ha pubblicato nulla.

    Quindi, qualcuno che legge c’è.

  97. marisasalabelle Says:

    Ops, Patrizia… mi sa che non siamo d’accordo neanche su questo punto. Non credo che la bravura di uno scrittore si riconosca dal numero dei sinonimi della parola “giardino” che è riuscito a trovare. Avere un lessico vario è una buona cosa, a volte però la ricerca compulsiva del sinonimo può produrre risultati vagamente ridicoli. Meglio una ripetizione che un sinonimo non azzeccato. Lo stile è qualcosa che è difficile definire a priori, ciascuno trova il suo, un modo di esprimersi personale che sia adatto a ciò che vuole dire e a come lo vuol dire. Ma nei post e negli sms non importa avere stile letterario, io non l’ho detto e neppure Giulio, mi pare: basta essere corretti, chiari e avere rispetto di chi ci legge…
    Scusa la mia puntigliosità, sono una vecchia prof bisbetica, sono in pensione e non tengo nient’a fa’… 😉

  98. Patrizia Says:

    Marisa, a volte le professoresse ( mi spiace, categoria con la quale ho polemizzato per anni…anche se trovavo più stimolanti i diverbi con i professori ) per puntualizzare troppo sulla grammatica perdono di vista la comprensione del testo: non ho detto che chi scrive bene usa tanti sinonimi, ho semplicemente utilizzato un esempio, il cui significato è questo: se si lavora ad un testo ci si concentra su tantissimi particolari, se si scrive un post non si ha intenzione di fare un capolavoro, ma solo di esprimere un opinione.

    Giulio peró ha ragione, questa è una piazza pubblica e chi parcheggia fuori dalle righe un pochino irrita il prossimo. L’intenzione peró non era quella di difendere la cattiva scrittura (appartengo a quella minoranza in via d’estinzione che sul cellulare cerca l’apostrofo per scrivere “un po’ “), soltanto il carattere impulsivo e frettoloso con cui si commenta su un blog o su un forum.

  99. Giulio Mozzi Says:

    Mai essere impulsivi. Sempre essere strategici.

  100. Pensieri Oziosi Says:

    Enrico:

    Io ho solo riportato.

    E qual è il modo standard che si adopera quando si vuol riportare un testo così come è alla fonte, errori inclusi?

  101. avolai Says:

    @Pensieri Oziosi: tipo tra virgolette?

  102. Enrico Faccini Says:

    Pensieri Oziosi: riportando un testo così come è alla fonte, si possono usare varie formule: ad esempio sic (che tu hai astutamente scritto in corsivo), come pure Ibidem, testuali parole, cito testualmente.

    Penso comunque tu abbia in parte ragione: avrei potuto formulare con più chiarezza.

    Con simpatia.

  103. Enrico Faccini Says:

    Cazzarola, ibidem no, significa un’altra cosa. Ri-scusate.

  104. Fra Says:

    C’è un refusetto nel titolo, sotto alla bella fotografia mossa fatta dal postino… Manca la T in istruzioni. Correggere prego. Grazie.

  105. Giulio Mozzi Says:

    Grazie. Correggo.

  106. Mat Says:

    Dieci righe per fare le pulci a chi scrive di fretta e senza rileggere, criticando un po’ tutti gli sgrammaticati dall’Università di Bologna (mica-pizza-e-fichi) alla rete. Poi scrivi “horror vaqui”.
    Mai figuraccia fu più meritata, Enrico.

  107. Giulio Mozzi Says:

    Mat, Enrico citava un errore trovato in rete: ovviamente senza farlo proprio. Ha omesso di indicare la fonte (presumo l’abbia visto tempo fa, e non sia in grado di ritrovarla; io l’ho cercata, e non l’ho trovata).

  108. Mat Says:

    Come non detto allora. Resta il fatto che mi turba il dilagare del fenomeno dei “professorini da tastiera” (a cui nella fattispecie facevo eco). Molti dei concetti espressi in questa discussione li condivido, ma questa caccia alle streghe alla ricerca del refuso nei post su internet (dai commenti sui quotidiani a quelli sui social passando per i blog) è proprio brutta, ed è stata prodromica all’avvento dei così detti haters. La nuova piaga sociale del secolo appena iniziato. Una piaga da combattere in tutte le sue forme.

  109. Giulio Mozzi Says:

    Mat, confesso: non mi pare che i “professorini da tastiera” dilaghino e mi pare non ci sia nessuna “caccia alle streghe”. Non si parlava peraltro di “refusi” (quelli càpitano), ma piuttosto di sciatteria (che è un aspetto stilistico, non grammaticale).

    Il concetto, credo condivisibile, è: in uno spazio dove si può presumere che i lettori siano persone appartenenti (a vari livelli) al magico mondo della letteratura e dell’editoria, conviene presentarsi bene piuttosto che presentarsi malino, ovvero conviene cercar di scrivere bene (un “bene standard”, senza particolari fronzoli) piuttosto che rivendicare un (inedito, per me) diritto alla sciatteria.

  110. amandamelling Says:

    Le due cose non sono collegate. È meglio scrivere bene, ma si può anche essere sciatti, perché qui non c’è l’opera, quella per cui si dovrebbe essere giudicati. Quante parrucchiere non si tingono i capelli? E quanti meccanici vanno in giro con macchine vecchie? E quante attrici vanno in giro per il supermercato in ciabatte e nei talk show sono truccate per due ore? il diritto di scrivere un po’ come viene mi sembra anche un’attitudine sana, fuori da dove devi per forza essere in competizione. Sgnah!

  111. booklandia2017 Says:

    Dimmi come scrivi e ti dirò che sei

  112. Patrizia Says:

    Sono sempre piú d’accordo con amandamelling; in questa discussione, per altro direi abbastanza oziosa, non si rivendica un diritto alla sciatteria, soltanto un diritto alla rilassatezza. Come dice un vecchio adagio, a chi si sforza di parlare difficile quando non è richiesto : “Ma parla come mangi”.
    Ad esempio, avolai il 10 maggio ha scritto un intervento lunghissimo su questo argomento, sicuramente impegnandosi, ma non é un errore di stile anche questo? I post, soprattutto durante una discussione, dovrebbero essere brevi e concisi. Avolai magari scrive benissimo, ma gli/le manca sicuramente il dono della sintesi…. Dobbiamo dedurne che i suoi scritti sono noiosissimi? E dobbiamo farlo basandoci su un unico post?

  113. Giulio Mozzi Says:

    Amanda: io scrivo come parlo e parlo come scrivo. (E ci ho li testimoni). Parlo meglio di come cucino, questo sì. Cercherò di migliorare la mia cucina.

  114. Enrico Faccini Says:

    Mat e Giulio: la locuzione latina che ha scatenato vari equivoci era riportata in un piano di studi (letterari, mi pare, anzi quasi certamente). Non la trovate, probabilmente perché mi ero permesso di segnalarla al sito ufficiale dell’Università, un due o tre anni fa (sinceramente non saprei neppure io ora dove andare a cercare, ma fidatevi: la locuzione era riportata proprio con la “Q”, mi ci gioco lo stipendio. Anzi vi dirò di più: si trattava di una parafrasi di horror vacui. Al posto di horror, c’era un altro sostantivo).

    L’ho segnalato non per pedanteria, ma solo perché mi pareva sensato: un ateneo così prestigioso dovrebbe offrire il massimo agli utenti (studenti soprattutto).
    Penso che almeno su questo saremo tutti d’accordo.

    Esaurito – si spera – l’argomento, propongo ora di analizzare il sostantivo “sokkuadro” (sic).

    PS: in questo blog, come diavolo si fa a inserire il corsivo usando il Mac? Ho cercato, ma non ho trovato.

  115. amandamelling Says:

    Giluio, io lo sapevo (della cucina) perché ho addocchiato una pentola di teflon (satana) a mollo nel lavandino in una tua foto! Enrico, le “k” invece, essendo messe per sostituire un’altra lettera, non hanno un buon motivo per essere utilizzate.

  116. Enrico Faccini. Says:

    Scusami Amanda. Volevo dire soxxuadro, che è la forma corretta (consultato il Devoto Oli).

  117. Giulio Mozzi Says:

    Il soqquadro con due q è un buon esempio.

    In breve: per secoli l’italiano è stato scritto da ciascuno come meglio gli pareva. L’uniformazione delle grafie comincia veramente solo nel Settecento (e naturalmente la si trova prima nelle edizioni d’alto livello, più tardi in quelle popolari ec.). A inizio Novecento si trovano ancora deboli variabilità nella prosa (a es.: “à” per “ha”, “quistione” per “questione”, “suggetto” per “soggetto”, “j” consonantica nel tipo “bagagliajo”, “j” per i plurali in “ii”), pochissime delle quali ancora persistono (es. “obiettivo” e “obiettivo”, “ospedale” e “ospitale”), mentre la poesia per motivi suoi si tiene le mani piuttosto libere (ma già, per dire, in Montale abbiamo quasi solo grafie standard).

    Mi sembrano evidenti i motivi per cui una variante solo grafica, non confliggente con la pronuncia, può sopravvivere: “soqquadro” non si pronuncia diversamente se lo scriviamo “socquadro”, “soccuadro” o “sokkuadro” (mentre tra “cui” e “qui” c’è una bella differenza), e quindi si può mantenere una “regola” strampalata senza nessun danno pratico (vedi la Crusca su soqquadro).

    Il bambino che a scuola scriva “socquadro” non commette un errore logico, così come non commette un errore logico quello che dica “Ho chiuduto la porta”: nel primo caso anzi direi che ci ha ragione, nel secondo c’è solo una ancora incompleta interiorizzazione non solo della morfologia ma anche delle sue incongruenze.

    Così non mi turba se Amanda scrive “Giluio” per “Giulio” (è un errore tipico da tastiera, càpita anche a me), e non mi turba se scrive “addocchiare” con due “d” (la forma corretta è adocchiare), che mi pare uno di quegli errori classici (un ipercorrettismo, direi) di chi vive in un ambiente non italofono (come, se non erro, è il caso di Amanda).

    Il punto non è qui.

    Il punto è, secondo me, in affermazioni come queste (sempre di Amanda):

    È meglio scrivere bene, ma si può anche essere sciatti, perché qui non c’è l’opera, quella per cui si dovrebbe essere giudicati. […] il diritto di scrivere un po’ come viene mi sembra anche un’attitudine sana, fuori da dove devi per forza essere in competizione.

    Confesso: quando mi metto lì a provare a fare un’opera, non penso proprio al fatto che sarò “giudicato”. Sto tentando di fare un’opera, e quello che faccio sono fatti miei. E non mi passa neanche per l’anticamera del cervello l’idea di essere in “competizione”. Esercito dunque il diritto di fare quello che mi pare (starà poi eventualmente all’editore, o al mercato, o al pubblico esercitare il diritto di non gradire ciò che ho fatto).

    Al contrario, nelle relazioni sociali (scrivere qui, per esempio, è una relazione sociale) si è giudicati continuamente; e si è continuamente in competizione. Quindi sto attentissimo e mi adeguo a un’idea di correttezza standard.

    Per esempio: prima ho scritto “ci ha ragione”; me lo permetto qui, ma non me lo permetterei, per esempio, nella richiesta di finanziamento per un progetto.

  118. marisasalabelle Says:

    A proposito della sciatteria privata che non avrebbe ripercussioni, secondo Patrizia, sulle prestazioni professionali. La mia parrucchiera, ogni volta che ci vado, ha un taglio di capelli o un colore nuovo. Essere sempre in tiro è il suo modo di far apprezzare a noi clienti la sua bravura. Non so se andrei volentieri da una parrucchiera coi capelli secchi e sfibrati, da una dietista obesa, da una sarta che veste capi fuori moda. Così non so se comprerei il romanzo scritto da un tipo che quando posta su internet commette molti errori e usa un lessico inadeguato.
    Vorrei commentare anche su ciò di cui Patrizia mi ha rimproverato personalmente, cioè di essere carente nella comprensione del testo. Il fatto è che quando io leggo scritto
    “Dico che uno quando scrive una storia si mette lí e studia 50 sinonimi per dire giardino, quando scrive un post si limita a scrivere giardino.”
    capisco che la persona che ha scritto questa frase sta facendo un esempio: un esempio di ciò che per lei è buona scrittura: e penso quindi che per lei la ricerca dei sinonimi sia un importante elemento della buona scrittura. In seguito Patrizia mi spiega:
    “se si lavora ad un testo ci si concentra su tantissimi particolari, se si scrive un post non si ha intenzione di fare un capolavoro, ma solo di esprimere un opinione.”
    Prendo atto. In ogni caso, qui nessuno ha detto che un post debba essere un capolavoro, qualcuno (tra cui io) ha solo espresso l’opinione che debba essere un testo corretto e chiaro e che l’autore dovrebbe avere l’accortezza di rileggere prima di inviare.

  119. Enrico Faccini. Says:

    Avessi previsto questo vespaio.

    Comunque, mi permetto di segnalarvi “I ferri del mestiere. Manuale involontario di scrittura” di Fruttero & Lucentini (specie il capitolo in cui si tratta della traduzione da lingue straniere) e lo scherzoso “L’italiano. Lezioni semiserie” di Beppe Severgnini. Ci sarebbe anche “Come si fa una tesi di laurea: le materie umanistiche” di Umberto Eco.

    Oltre a essere di piacevolissima lettura, offrono preziose lezioni di metodo e rigore.

  120. Giulio Mozzi Says:

    Faccini! Vieni qui sul mio blog e consigli i manuali della concorrenza, ignorando bellamente i miei?
    Vade retrò!

    🙂

  121. Enrico Faccini. Says:

    Scusami Giulio, non ci avevo pensato! Corro subito dietro la lavagna…

  122. Enrico Faccini. Says:

    Era un’uscita del tutto innocente.
    In un blog di scrittura creativa – che mi piace non poco – condiviso da appassionati, trovo sia bello condividere idee e informazioni.
    Scommetto poi che i volumi citati saranno in quasi tutte le case dei presenti (quasi di sicuro a casa tua, và).
    Con grande cordialità (e ora vado retreaux).

  123. amandamelling Says:

    Ne avevo scaricato uno che era pure gratuito (non un corso di scrittura e narrazione mi pare si intitolasse), in ogni caso, il mio preferito rimane On writing di King. Quelli che hai messo, Enrico, con tutta la stima, non li leggerei mai, specialmente se sono rivolti a scrivere correttamente una tesi di laurea. Non lo farei proprio per principio, perché non me ne frega niente. Giulio vedi, è tutto diverso in base a chi c’è dietro. Io quando scrivo un romanzo, invece, lo faccio come se avessi gli occhi degli altri puntati alla testa, mentre fuori da quel contesto, la competizione non la sento, non me ne importa niente. Ma il punto non è chi scrive cosa e perché, il punto è proprio che siamo tutti diversi e l’unica cosa importante è considerare cose non superficiali per giudicare. Qui sopra qualcuno ha scritto che non andrebbe mai da una parrucchiera con i capelli in disordine, è esattamente quello il punto. Io invece, se ad esempio fosse la parrucchiera di Madonna e mi costasse 2.000 euro per uno shampoo, anche se avesse un nido in testa, magari ci andrei. C’è chi guarda ai risultati, al prestigio, al nome, al talento, all’arte, e chi si ferma su sciocchezze tipo chiacchiere o cravatte, o appunto, capelli in piega. Ognuno faccia un po’ le sue scelte, tanto la vita non fa sconti a nessuno, che si faccia bene o che si faccia male.

  124. Giulio Mozzi Says:

    A casa mia ci sono: c’è una libreria apposta per la manualistica, i trattati di retorica, la teoria della narrazione…

  125. Enrico Faccini. Says:

    A parziale riparazione della gaffe, ti informo che ho anche il tuo “Consigli tascabili per aspiranti scrittori”. Bello.

  126. Enrico Faccini. Says:

    E il ricettario Zanichelli. Molto bello. Qui mi fermo per non essere tacciato di piaggeria.

  127. avolai Says:

    Amen, Amanda.

  128. marisasalabelle Says:

    Vedi, Amanda. Quando si parafrasa ciò che ha detto qualcun altro, bisogna stare attenti a non distorcere il senso delle sue parole. Io per esempio ho scritto: “Non so se andrei volentieri da una parrucchiera coi capelli secchi e sfibrati”; secondo la tua interpretazione io non andrei mai da una parrucchiera con i capelli in disordine. Non è esattamente lo stesso, ti pare?
    Quel che volevo dire con quell’esempio e gli altri che seguono è che non mi ispirerebbe fiducia una persona che non sa applicare a se stessa le arti che pratica. Non vuol dire che mi soffermo su sciocchezze: ognuno di noi, come giustamente affermi, ha i suoi criteri di giudizio e fa le sue scelte. Io, se leggo sul profilo Facebook di uno scrittore post sciocchi, sgrammaticati o banali istintivamente penso: magari i suoi romanzi non sono dei capolavori. Ma forse sbaglio…

  129. Enrico Faccini Says:

    Ciao Amanda.
    Ho citato il testo di Eco non tanto come guida alla scrittura creativa (non lo è, strettamente parlando), ma come esempio di metodo, di strategia, di lavoro in profondità, di come si costruisce una documentazione, del non fermarsi alla prima soluzione, dell’esplorare soluzioni e possibilità.

    Concordo sul libro di King, è molto bello.

  130. Patrizia Says:

    Come vedi, marisasalabelle, quando si fa un esempio non sempre gli altri lo capiscono….comunque io di uno scrittore, leggo i libri. E di quello che posta sul suo profilo fb non me ne frega un accidente.

  131. Giulio Mozzi Says:

    Ci sono persone che hanno avuta l’occasione di pubblicare, e assai onorevolmente, dei libri perché qualcuno nel mondo editoriale si è incuriosito avendo letto i loro blog o la loro pagina Facebook, o addirittura i loro interventi in calce al blog di qualcun altro.

  132. amandamelling Says:

    Giulio, sicuramente. Non metto in dubbio che un buon biglietto da visita male non faccia, io sostenevo più che altro che non si può giudicare quanto non sia bravo un autore in base ai commenti sul web…certamente si può attirare l’attenzione anche così. Io non ci perderei il mio tempo onestamente, è come vincere la lotteria, ma insomma… ognuno ha le sue strategie.

  133. EvaS Says:

    La questione si può ridurre a un semplice esempio: un cuoco professionista, dopo una estenuante serata al suo ristorante, torna a casa e prepara per sé un uovo al tegamino, senza naturalmente accordare molta importanza all’operazione. Sta di fatto che, istintivamente, riuscirà a farlo molto meglio di uno che non sa cucinare. La stessa cosa è per chi scrive, credo. E chi bazzica in editoria riconosce un uovo al tegamino fatto ad arte, pure distratto, a colpo d’occhio.

  134. Enrico Faccini. Says:

    Ciao, EvaS: hai colto nel segno. Peraltro, un cuoco professionista lo conosco personalmente, e sono pronto a scommettere: accorderebbe importanza anche al cuocere un semplice uovo al tegamino.

  135. EvaS Says:

    Enrico, esatto. Non riesce proprio a cucinarlo male, sapendo peraltro che è necessario più o meno lo stesso tempo in entrambi i casi, perché ha talento. Traslando il discorso alla scrittura, ovvio che non ci si riferisce ai refusi, per scovare i quali c’è bisogno di una rilettura più che attenta e probabilmente superflua in comunicazioni quali possono essere le risposte a commenti su internet (anche se io li rileggo sempre, ma forse ho tempo da perdere).

  136. amandamelling Says:

    Un cuoco ama il sapore dei cibi e spesso anche che non siano tossici per l’organismo, quindi facilmente l’uovo arriverà da un allevamento con galline che hanno mangiato mangime decente e allevate a terra, cucinerà l’uovo in una pentola che non sia una stronzata antiaderente cancerogena, e magari ci metterà sopra anche dell’olio al tartufo, se è in giornata. Tutto questo per se stesso, perché se lo deve mettere in bocca,non per farsi bello di fronte agli altri. Fantasticate in po’ troppo sul niente.

  137. EvaS Says:

    Leggermente fuori tema, cioè praticamente del mio esempio è rimasto solo un uovo, evidentemente qui siamo un po’ in troppi a non riuscire a spiegarci.

  138. amandamelling Says:

    EvaS, apri word e scrivi il tuo capolavoro, o almeno provaci. Cosa ti inporta di spiegarti, non farà la differenza!

  139. EvaS Says:

    Amandamelling, più che il diritto alla rilassatezza mi pare che tu pretenda il diritto a sfogarti con chiunque ti capiti a tiro. Comunque ho già scritto più di un “capolavoro” (non lo ritengo tale, le virgolette servono proprio a intendere che uso parole tue), il primo è già stato pubblicato. Tuttavia per scrivere uso il Page, mi pare di aver sentito che il Word sia cancerogeno. A ogni modo, direi di restare più sul vago, il mio primo commento era generico e scaturiva da tutti i punti di vista che ho letto, non era diretto a te personalmente.

  140. amandamelling Says:

    Se reputi quello che ho scritto uno sfogo personale invece di un consiglio siamo messi molto peggio di quello che pensavo. È ovvio che non era direttamente rivolto a me personalmente, ma se leggo qualcosa che per me è una sciocchezza che magari potrebbe rallentare la vita già breve di una persona magari rispondo. Si chiama altruismo, non sfogo. Ma ogni volta che mi permetto di cercare di aiutare, in media mi ritrovo lo stesso tipo di risposta, evidentemente la gente è fatta con lo stampino. È deprimente ma va bene, ne prendo atto come al solito.

  141. EvaS Says:

    Il tono, le parole inopportune, il consiglio di mettermi a scrivere invece di perder tempo non ne fanno un atto di altruismo, o comunque, scrivendo in questo modo non giungi al punto, a quello che proprio vuoi dire, e qui veniamo al succo del discorso, saper scrivere significa sapersi spiegare. Hai appena scritto che ricevi sempre lo stesso tipo di risposta, resto basita dal fatto che tu ne prenda atto ma non ti sorga nessun dubbio.

  142. Giulio Mozzi Says:

    Amanda, scrivi:

    Ma ogni volta che mi permetto di cercare di aiutare, in media mi ritrovo lo stesso tipo di risposta, evidentemente la gente è fatta con lo stampino.

    Oppure tu commetti sempre lo stesso errore. Considera questa possibilità.

  143. amandamelling Says:

    Mi piacerebbe saperne di più, se avete voglia. Così magari si interrompe la catena 🙂 perché evidentemente a me sfugge qualcosa che per voi è ovvia.

  144. EvaS Says:

    Volentieri Amanda, già il tono di questo tuo ultimo commento è più adatto.
    La questione sul tavolo, a quanto ho capito, riguarda l’opportunità di scrivere commenti, da persone interessate di letteratura e editoria, non badando alla forma della scrittura. È francamente assurdo, e c’è una maggioranza di persone, sulla base della totalità dei commenti, che la pensa come me.
    Tu sei una delle voci fuori dal coro, sacrosanto, e già da un lato sei svantaggiata poiché porti avanti un punto di vista che è una contraddizione in termini. Lo fai poi con dei toni aggressivi, c’è poco da discutere.
    Tu scrivi:
    “È ovvio che non era direttamente rivolto a me personalmente, ma se leggo qualcosa che per me è una sciocchezza che magari potrebbe rallentare la vita già breve di una persona magari rispondo. Si chiama altruismo, non sfogo.”
    Non si definisce, per dirne una, “sciocchezza” l’idea di un altro. È offensivo. Anche se qualcuno venisse qui a scrivere che la terra è quadrata, o che non importa come scrive uno scrittore quando non scrive romanzi, è bene usare toni rispettosi, prima di tutto per dare valore a ciò che si dice.
    Poi ognuno è libero di pensarla come crede, per carità, e non mi piacciono le questioni di lana caprina.
    Per tornare al dibattito: a differenza di altri campi, nello scrivere c’è una relazione stretta tra forma e sostanza, nel momento in cui, ripeto, non si parla di semplici refusi (quando questi non evidenziano lacune gravi). Se uno sa scrivere, sa scrivere. Anche se è rilassato e non gli pesa il giudizio degli altri, sa scrivere lo stesso, in un sms, un commento, un post o un romanzo, gli viene naturale.
    È giustissimo badare alla sostanza e non alla forma, ma in ambiti in cui la forma non sia la diretta conseguenza della sostanza.

  145. amandamelling Says:

    Eva, stai concentrando la motivazione su una parola che ho utilizzato dopo il tuo commento. A me interessa il commento successivo al consiglio, se divaghiamo vampirizziamo troppo il tempo. La domanda è: perché dire a una persona di “scrivere il suo capolavoro”, è stato un errore? Quale sarebbe stata la frase giusta da applicare in questo caso per voi? Ovviamente (non ti ho neanche risposto a riguardo) per capolavoro non intendevo (ripeto ovviamente,ovviamente,ovviamente) un libro qualsiasi da pubblicare. Non so, io sono una che mette giù la testa e lavora, e basta. Non mi interessano i toni, anzi, più si è concisi e diretti, meglio è. Girare intorno alle cose non serve a nessuno, ma non significa non poterlo fare. Fate pure, ma perché da parte mia andare dritta al punto è un errore?

  146. EvaS Says:

    Amanda, ma andare dritti al punto ed essere spiacevoli (o sarcastici) sono due cose diverse, non possono non interessarti i toni quando hai a che fare con altri.
    Comunque sarai d’accordo con me sul fatto che stiamo divagando. Ognuno è fatto a modo suo, forse non riesco, con te, a centrare il punto. Giulio, o qualcun altro, riuscirà a spiegarsi meglio.

  147. amandamelling Says:

    Partendo dal presupposto che il tono reale di una persona non lo puoi riconoscere scrivendo senza la mimica facciale, il tono di quella frase era addirittura romantico. Evidentemente, secondo me, le persone interpretano con il proprio filtro le parole, n base allo stile di vita che hanno. Per quello dicevo che è molto peggio di quello che pensassi. Insomma vedi negli altri quello che sei.

  148. EvaS Says:

    Con “vedi negli altri quello che sei”, intendi che io sono aggressiva e percepisco le tue parole come aggressive? Che tutto il resto del mondo è aggressivo e percepisce le tue parole come aggressive, quando invece sei l’unica a scrivere in modo così palesemente romantico? Andiamo Amanda, c’è un limite a tutto. E poi sì, il tono reale, se uno sa scrivere, si capisce. Per esempio il tono che sto usando ora è quello di una che è alla frutta e non può offendere oltre la propria intelligenza. Ci starebbe bene anche un punto esclamativo ma evito.

  149. Giulio Mozzi Says:

    Non mi interessano i toni, anzi, più si è concisi e diretti, meglio è.

    Secondo me il problema, in questa discussione, Amanda, è che tu sembri non capire quello che ti si dice.

  150. EvaS Says:

    Amen.

  151. amandamelling Says:

    No non mi riferivo “al resto del mondo”, perché tutto il mondo NON è paese, ma più possibilmente a un atteggiamento di nervosismo che riscontro spesso quando sono sintetica in italiano che però non avviene su post, discussioni o commenti in altra lingua, quindi “il resto del mondo” è un parolone, Eva. Io sono arrivata alla conclusione che sarà il vostro telegiornale, o la gente sui treni che incontrate, roba così. Giulio, a parte che tu non hai ancora commentato, quindi difficile capire, se quello che intendi è che scriveresti le stesse cose, o che le scriverebbero tutti qui dentro, la cosa mi rende diversa, forse estremamente diversa, ma non necessariamente in errore, quindi siamo di nuovo all’inizio.

  152. Enrico Faccini. Says:

    Fucilate Faccini: è stato lui a dar fuoco alle polveri.

    Comunque la discussione mi ha impartito una lezione interessante. Quale? Che sarei un cattivo scrittore. Motivo? Non riesco a trasmettere con efficacia le mie opinioni.

    Ci riprovo.

    Questo non è un blog che parla di cucina. A nessuno passerebbe per l’anticamera del cervello di criticare la punteggiatura nel testo di una ricetta. Basta che le istruzioni siano esposte chiaramente (anche se in alcuni suoi esperimenti linguistici – per esempio, “La signorina Richmond” – Nanni Balestrini utilizzava volutamente il linguaggio elementare delle ricette di cucina. Mai dare nulla per scontato).

    Qui si parla di tutt’altro.

    Questo spazio è visitato da scrittori (dilettanti, professionisti) o semplici lettori curiosi, accomunati da una passione: l’amore per la scrittura e la lettura.

    Amore per la più grande invenzione della specie umana: veicolo e deposito universale di conoscenze scientifiche, idee, storia, cultura, arte, storie ed emozioni.
    L’invenzione che più ha forgiato la civiltà umana come è adesso, nel bene e nel male.

    E anche una formidabile macchina del tempo, l’unica finora creata dall’uomo. Cervantes, Omero, Tito Livio, Manzoni sono polvere, ma quando apriamo un loro libro, essi ci rivolgono la parola personalmente, scavalcando secoli e millenni. Qui e ora.

    Come si fa a non amare un prodigio di tale portata?

    Se non ce ne fregasse niente, non perderemmo tempo a scrivere post in questo blog.
    Dedicare tempo a una cosa amata non è tempo perso.
    E stiamo parlando di argomenti tutt’altro che oziosi.

    Tornando a bomba.
    A un macellaio o a un idraulico possiamo concedere rilassatezza nella scrittura, in un post sul web o altrove.
    A uno scrittore no.
    Uno vero scrittore pone sempre e comunque attenzione a ogni dettaglio, ovunque e qualunque cosa scriva. Basta visitare il sito di Stephen King.

    Forma, stile e tono narrativo pesano quanto il contenuto. Che sia un tono freddo e referenziale (Brett Easton Ellis) o velato di poesia fiabesca (Ray Bradbury – cito due esempi a casaccio), non importa.

    Post scriptum I.
    Anche scrivere un post in questo blog è un esercizio di scrittura creativa.
    Perché non cercare di dare il meglio in una cosa che amiamo, specie sotto l’occhio di un professionista editoriale? Nessuno vi corre dietro. Non è necessario buttare giù in fretta e furia l’ira funesta che vi passa per la testa.
    Piuttosto, amate quello che scrivete, e scrivetelo con amore.

    Post scriptum II: ho sullo scaffale un altro manuale di scrittura creativa di cui non cito il titolo, altrimenti Mozzi mi mozzica (1). In questo manuale ci sono diversi refusi, errori di accentazione e così via. Come immaginerete, l’opinione che se ne ricava non è positiva.
    Senza contare che l’autore del manuale sconsiglia di ambientare le storie all’estero (tanto per fare un esempio, gli USA) e poi ha scritto diversi libri, tutti ambientati all’estero. Mah (scusate, non c’entra nulla quest’ultima considerazione, era tanto per).

    (1) presentarsi in occasioni di socialità con i diti mozzi non predispone positivamente l’interlocutore (sto leggendo David Foster Wallace).

  153. amandamelling Says:

    P.S. Questo è il tipo di tono antipatico che utilizza la gente come me: Giulio, circa un anno fa ho scritto più commenti su questo blog riguardo al fatto che avevi la tendenza a dare risposte poco gentili. E ti scrissi più volte che la gentilezza in fondo non costa nulla. Se non erro la tua risposta fu una roba così:”Non sono pagato (o qui, o altro) per essere gentile”. Una cosa simile, posso andare a verificare, posso prendermi tutto il tempo per farlo. Oppure puoi rispondere perché, in questo caso, scrivere di aprire word e scrivere il proprio capolavoro sia offensivo. La risposta più logica è che tu stia plasmando le discussioni sul momento in base a un obiettivo preciso. Quale sia lo puoi svelare tu, oppure no. Però c’è gente che non perde la memoria, quindi tutto sommato a cosa serve tutto questo? È un appiglio? Per me? Grazie! Sono onorata.

  154. amandamelling Says:

    Enrico, se un vero scrittore pone sempre attenzione, significa che io non lo sono, un vero scrtrittore. Se uno scrittore deve essere incisivo con le sue opinioni, io certamente non lo sono, nessuno è mai d’accordo con me, praticamente su nulla (per nessuno intendo persone “normali”, quindi non partite con il giochetto che non funziona). Speriamo che mi porti fortuna!

  155. EvaS Says:

    Amanda: mi intrometto visto che la frase l’hai scritta a me, prima di lasciarti a queste derive complottiste. La frase che riguarda il “capolavoro”, per tutto il resto del mondo (che non va inteso letteralmente, è un’iperbole) suona molto sarcastica, ai limiti dell’acido. Ora però sono acida anch’io, penso si percepisca anche senza la mimica facciale, quindi smetto e ti auguro una buona serata.

    Enrico: concordo con te in tutto. Se mi dai il tuo indirizzo vengo a fucilarti : ).

  156. amandamelling Says:

    No ma adesso scusami, la pazienza ha un limite. Cioè tu stai dicendo a una che vive cercando di aiutare gli aspiranti scrittori come può, dandogli uno spazio, che quando consiglia di aprire word e scrivere il suo capolavoro, in realtà sta scrivendo una roba ai limiti dell’acido? Quindi magari, tipo, ora che sto facendo le schede di valutazione per un concorso letterario, dietro sto facendo qualche macumba per non farli passare?cioè tutti quelli che entrano in contatto con me sono spacciati, odio a vita proprio. Azz, sim messi così bene che mi son rotta i maroni di rispondere.

  157. EvaS Says:

    Cioè, vuoi dirmi che tu sei un operatore editoriale? Va bene, smettiamola qui.

  158. amandamelling Says:

    Si, nel senso che sono curatrice di una collana presso una casa editrice, ma sono anche un’autrice che ha trovato qualcuno più matto di me per rappresentarmi :), ti prego dimmi che sono la vergogna della categoria, così la discussione si fa eccitante!

  159. EvaS Says:

    Amanda non mi stuzzicare, sono una che non sa resistere alle tentazioni, lol.

  160. amandamelling Says:

    Grazie comunque lo stesso, ho fatto uno screenshot… tutto questo è bellissimo! È passato dall’essere un momento antipatico a una situazione surreale adorabile.

  161. Giulio Mozzi Says:

    Amanda, non serve fare screenshot. Periodicamente, quando la discussione s’allunga troppo, faccio un pdf con l’articolo e tutti i commenti e metto in calce all’articolo stesso un link per prelevarlo (come puoi vedere, ce ne sono già due). Non è mia abitudine cancellare gli interventi altrui.

  162. amandamelling Says:

    Ma è per Instagram, Giulio!

  163. Enrico Faccini. Says:

    EvaS, fucilami alla schiena
    Ho scritto “Uno vero scrittore”.

  164. EvaS Says:

    Faccini no, meriti almeno la fucilazione che si conviene a un gentiluomo.

  165. tommasosavoia Says:

    “il tono di quella frase era addirittura romantico.”

    … O forse non lo era, magari sarebbe voluto esserlo, forse.
    Però quasi nessuno qui lo ha preso per tale. Io, di solito, do la colpa agli altri, quando mi succede così, però se ci penso un attimo… anzi no, non ho bisogno di pensarci; se evito di farne una questione personale so perfettamente chi ha ragione e chi ha torto.
    Inoltre se degli altri mi interessa, nel rarissimo caso in cui continui a pensare di essere stato chiarissimo, ma ugualmente frainteso (tipo complotti o inadeguatezza altrui), se, dicevo degli altri me ne interessa qualcosa, metto giù le pistole, almeno quelle, non dico che provo a capire tutte le ragioni degli altri, però di fare la guerra proprio non lo sopporto.
    Ho smesso di compiacermi della presunta, generalizzata, incomprensione di tutti gli altri da quando avevo 20, 21 anni, da dopo che hanno rapito Aldo Moro.

    Per Faccini: “Fucilami alla schiena” sarebbe un titolo bellissimo per un romanzo, (scegli tu se d’amore o d’altro) non ti resta che scriverlo.

    Ps: I miei frequenti errori, anche gravi, d’ortografia, di forma, di grammatica, di incongruenza quando scrivo sono dovuti, essenzialmente a ignoranza, distrazione, scarso interesse a non commetterli; mai a rilassatezza concessami per via della sede e del mezzo che uso per scrivere, anche se fatico ad ammetterlo.
    “Che l’amore vinca sempre”
    Tommaso

  166. amandamelling Says:

    Ma non è una questione di compiacersi. È che poi, quando sono dall’altra parte, la gente che lavora con me non ha bisogno di mettersi i guanti, perché quello che conta è sempre il RISULTATO, essere permalosi e vedere atteggiamenti inesistenti è uno spreco di tempo. Comunque mi scuso per il consiglio, non aprite nessun programma di scrittura e non provate a scrivere nessun capolavoro, non provateci neanche, sicuramente fallireste. Meglio così? Adesso basta, ho esaurito le parole da sprecare. Ma tutto ciò, ripeto, è bellissimo, nel suo contesto, siete tutti d’accordo, è magico. Continuerò a leggere interessatissima.

  167. Patrizia Says:

    @tommasosavoia:credo che l’affermazione “scarso interesse a non commetterli”, si possa per comodità riassumere nella parola “rilassatezza”. gravi errori di ortografia non hanno scusanti, su tutto il resto si può discutere.
    Ad esempio, io sono convinta di commettere qualche errore nei miei post, ma è solo perché quando li rileggo, li aggiusto, li correggo, li calibro meglio….poi li cancello senza inviarli.

  168. Enrico Faccini. Says:

    Tommaso Savoia: a dispetto di quello che hai scritto nel tuo post, mi sembra che tu esponga le tue idee piuttosto bene, con stile chiaro, semplice e corretto. Non sottovalutarti.

    Ti regalo il titolo. Fanne ciò che vuoi.

    Post scriptum: “Fai di me quello che vuoi” suona un po’ rivista porno anni Settanta.

  169. Enrico Faccini. Says:

    Amanda, tu scrivi:

    (…) nessuno è mai d’accordo con me, praticamente su nulla (per nessuno intendo persone “normali”, quindi non partite con il giochetto che non funziona).

    Dalle tue parole desumo quindi: in questo blog sono, in maggioranza, normali.
    A meno che le virgolette che hai usato non alludano a una normalità sui generis.

    Quale sarebbe, poi, il giochetto di cui parli? (Scusa, ma sono un po’ duro di comprendonio).

  170. Enrico Faccini. Says:

    Amanda, tu scrivi:

    (…) nessuno è mai d’accordo con me, praticamente su nulla (per nessuno intendo persone “normali”, quindi non partite con il giochetto che non funziona).

    Dalle tue parole desumo quindi: in questo blog sono, in maggioranza, persone normali.
    A meno che le virgolette che hai usato non alludano a una normalità sui generis.

    Quale sarebbe, poi, il giochetto di cui parli? (Scusa, ma sono un po’ duro di comprendonio).

  171. Enrico Faccini. Says:

    Scusate, ho dimenticato un “persone”.

  172. tommasosavoia Says:

    “Ti regalo il titolo. Fanne ciò che vuoi.”

    Grazie Enrico Faccini. Lo prendo volentieri, lo metto insieme a tutti gli altri. Uno di questi giorni penso alla copertina, alla dedica… ah, si! una bella citazione. Non è facile, sapete? Copertine, dediche e citazioni le ho già usate quasi tutte per gli altri titoli che ho pronti, nel caso dovessi scrivere un romanzo di successo.
    Tommaso

  173. Alessandro Says:

    A proposito delle convenzioni ortografiche e delle “scelte” grammaticali, ci sarebbe molto da dire. La grammatica generativa di Chomsky illustra le possibilita` creative delle grammatiche che lungi dall`essere lo sbandamento brillo di un giovin letterato costituiscono la possibilita` stessa della nostra intelligenza. Le grammatiche, cosi come le scelte fonologiche di una lingua rispondono ad una serie di condizionamenti che vanno dalla semplicita` della pronuncia al desiderio di rimarcare la diffenza di un suono da un altro. Scontato questo, si puo` approcciare “vaqui” al posto di “vacui” piuttosto come un errore filologico che comesegno di incompetenza linguistica. Le pressioni per un uso convenzionale della lingua mi hanno sempre lasciato perplesso, soprattutto perche` le ho sempre ritenute aderenti ad un discorso di egemonia politica e di dominio brutale. Un “errore” di Massimo Troisi, un eccesso di confidenza di Carmelo Bene, un congiuntivo mancato di Cassano mi hanno sempre fatto piu` che felice dello stupido italiano grammaticalmente corretto dei telegiornali o delle riviste.
    D`altra parte l`Italia e` famosa per la sua lingua non unitaria e pre-risorgimentale e non per l`italianuccio nazionale e modesto che si pratica da qualche tempo a questa parte.

  174. Giulio Mozzi Says:

    Alessandro, per l’ennesima volta ripeto: ci sono contesti e contesti, ed è un errore non riconoscerli.

    E’ possibile, ovviamente, forzare un contesto, cioè cercare di imporre uno stile di comunicazione che modifichi il contesto stesso. Si può riuscire o fallire.

    Il fallimento, di solito, consegue dall’incompetenza.

    Ma, ahimè, come ben sapevano Justin Kruger e David Dunning, non è facile avvertire la propria incompetenza.

  175. Enrico Faccini. Says:

    Alessandro: con tutto il rispetto, non è possibile paragonare gli strafalcioni – simpaticissimi – di Cassano, a un (grave) errore di grammatica latina “scappato” a chi ha compilato un piano di studi di un’istituzione allo stesso livello e prestigio di Heidelberg, Lipsia o Cambridge.

    Come ha sottolineato Giulio Mozzi, c’è contesto e contesto.

  176. Alessandro Says:

    Io credo che una l`unica direzione verso cui possiamo andare e` quella comunicativa, e per comunicazione intendo quella dell`uomo verso se stesso primariamente. Gli altri sono solamente il ponte fra me e i miei pensieri. In questo senso intendeva Chomsky la nascita del linguaggio come modello per il pensiero, per il riflettere e diceva che le lingue nascono poi, secondariamente.
    Io sento l`esigenza di rendere plurali le grammatiche, quella di Cassano se diretta e comunicativa mi vale quello di un Heidegger, perche` siamo in un contesto di umanita` non di intellettualismo o conoscenze teoretiche.
    Io non credo nel binomio competenza/incompetenza ma nelle competenze e nelle differenze e non faccio gerarchie a partire da Heildeberg o Bari vecchia; senza contare che l`italiano dialettizzante di Bari vecchia non e` mai riuscito ad inquadrare la lingua e la cultura in un quel modo cosi conclusivo e apocalittico della Germania del primo dopoguerra.
    Per questo dico, andiamo a prendere dal Rinascimento piu` bello, il meno unitario possibile, non dalla grammatica o dai contesti che ci vedono unificati si ma decisi da altri, in fon dei conti.
    Non vi chiedo di cambiare idea, ma di riconoscere la mia come alternativa alla vostra e non come semplicemente sbagliata.

  177. Giulio Mozzi Says:

    Alessandro: mi spiace dirlo, ma a discorsi così confusi non è possibile rispondere.

  178. Alessandro Says:

    Per semplificare e chiarire posso dire che la linguistica ha mostrato, attraverso ricerche ed esperimenti, come non esistano errori in campo grammaticale ma tendenze. Le tendenze sono plurali e tutte valide.La mancata comunicazione e` l`unico discrimine che puo` invalidare un testo. Ma non si tratta di incompetenza ma di una competenza differente. Questo dice la branca della linguistica piu` avanzata e che amo di piu`.

  179. Giulio Mozzi Says:

    La grammatica è descrittiva. Questo è ovvio da un paio di secoli almeno, Alessandro, e non c’è bisogno di ricordarlo.

    E’ possibile che la comunicazione venga a mancare, o sia messa a rischio, perché chi parla (o scrive) non capisce il contesto: di questo si è discusso, inutilmente, qui, per qualche giorno.

  180. Alessandro Says:

    La grammatica e` generativa. L`insegnamento della grammatica puo` invece essere prescrittivo o descrittivo. Ma ci sono anche altri approcci. Ma lascio perdere perche` non trovo il suo l`atteggiamento di chi ascolta. Prima con “l`ennesima volta” ora con “i due secoli” ed intanto quello che non conosce la linguistica moderna mi pare proprio essere lei. Non che io eccella in questo campo eh, per carita`, ma ho avuto la fortuna di avere ottimi maestri e il coraggio di voler ascoltare davvero. E` un peccato, perche` una riflessione sui modi del linguaggio e` fondamentale, e lo e` ancora di piu` superare il vetustissimo concetto di “errore”. Piu` che di errore si dovrebbe parlare di “interlingua”.
    Perche` lo ricordavo in questa sede? Perche` mi fa incavolare che uno si arrabbi per l`ortografia di horror vaqui. E` intollerabile che qualcuno mi tiri fuori il manganello grammaticale e la sferzatura futurista nel 2017, dopo la portata delle scoperte scientifiche della linguistica. Comunque lascio perdere. Non vedo un clima amichevole qui.

  181. Giulio Mozzi Says:

    Alessandro, ripeto ancora: è questione di contesti. In certe sedi può essere lecito, o convenire, un uso libero e inventivo della lingua; in altre sedi può essere il contrario.

    Per dire: provi a risolvere un cruciverba senza adottare le grafie standard.

    Ma, al contrario: sovvertire un cruciverba scostandosi dalle grafie standard può essere un’operazione artistica.

    Non mi pare difficile da capire.

  182. Pensieri Oziosi Says:

    La grammatica e` generativa.

    L’idea di grammatica generativa è stato un importante passo in linguistica.

    Sessant’anni fa.

    Nel mentre, la teoria delle grammatiche generative ha mostrato la sua utilità nell’informatica teorica, come strumento per l’analisi e la definizione di linguaggi formali (come, ad esempio, i linguaggi di programmazione), ma la sua applicazione ai linguaggi naturali si è rivelata al di sotto delle aspettative.

    Ironicamente, una delle limitazione delle grammatiche generative è proprio la marcata rigidità nella separazione tra frasi valide ed invalide (con degli _errori_): ad esempio non è possibile nel contesto del latino generare il gruppo nominale *_horror vaqui_. Per una grammatica generativa del latino *_horror vaqui_ è un errore, puro e semplice.

    Esse non sono nemmeno in grado di generare frasi che contengono frammenti di un linguaggio all’interno di un altro anche quando sono totally comprensibili, come, exempli gratia, un riferimento all’horror vacui in un testo in italiano.

    Lasciamo perciò stare le grammatiche generative.

    Anzi, lasciamo stare la linguistica tout court.

    Questa discussione verte sull’uso consapevole della lingua, che non può prescindere dal contesto in cui la comunicazione ha luogo (tra famigliari in casa, tra famigliari al ristorante, in tribunale…) e dalla forma che prende (il parlato spontaneo, appunti, lettere, SMS, pubblicazioni scientifiche…). Il concetto di competenza linguistica è legato alla scelta del registro ed alla padronanza nel suo utilizzo, e queste sono questioni che non sono di interesse per la linguitisca, se non indirettamente.

  183. Enrico Faccini Says:

    Ma dai, su. Nessuno si arrabbia per un errore o un refuso.
    Mi pare piuttosto che sfugga il vero senso, il vero obiettivo di alcuni interventi.

  184. Alessandro Says:

    Pensieri Oziosi: esempio di come prendere fischi per fiaschetti. Non parlavo di grammatica generativa per l`esempio di vaqui! Rispondevo al fatto che las grammatica fosse prescrittiva o descrittiva. L`esempio di “vaqui” si potrebbe analizzare attraverso l`Optimality Theory, ma forse neanche, perche` non credo che la cosa riguardi l`ordine dei possibili “constrains” ma semmai una trascrizione non convenzionale del latino. Ma non capisco quale sia il problema dei contesti. Bisogna andare fuori dai modi dalle convenzioni da queste pacchianerie che rivelano solo la nostra piccolezza. Mettiamo che io ho ascoltato e appreso il termine “horror vacui” solo tramite parola senza mai averlo veduto per iscritto, dove sarebbe lo sbagliato in trascriverlo “horror vaqui”? Nessuno! Se lui l`ha trascritto cosi, va bene cosi, perche` vuol dire che a livello fonetico funziona. Il punto e` che funzioni. Se lui scrive “vaqui” io lo capisco? Si, perfettamente. Io ho spregio dei contesti, ufficiali formali informali e bigotti.,,questo sono io…voi fate come vi aggrada, Da ora innanzi io comincio a utilizzare “vaqui” al posto di “vacui”, anzi meglio: tutti i suoni “cui” li trascrivo “qui”. Tanto personalmente li percepisco nello stesso modo.
    Quanto cavolo di terrore abbiamo a lasciar andare, a dissolverci un poco, a fare come viene, fidando di cio` che capiamo…e quanta irrefrenabile voglia abbiamo di sottoporci, in via preventiva, al controllo dell`autorita` costituita, cosi da soddisfare ogni possibile paura di aver sbagliato o di essere sbagliati…

  185. Pensieri Oziosi Says:

    Non parlavo di grammatica generativa per l`esempio di vaqui! Rispondevo al fatto che las grammatica fosse prescrittiva o descrittiva.

    Appunto: no.

    In aggiunta, non posso fare a meno di notare che il tuo tirare in ballo teorie formalistiche come le grammatiche generative e, adesso, l’Optimality Theory, va direttamente contro la tua presa di posizione su “vacui”.

    Ma non capisco quale sia il problema dei contesti.

    Si era capito.

    Da ora innanzi io comincio a utilizzare “vaqui” al posto di “vacui”, anzi meglio: tutti i suoni “cui” li trascrivo “qui”. Tanto personalmente li percepisco nello stesso modo.

    .

    Nessuno te lo vieta, è una tua scelta. Così come nessuno vieta ad altri di criticare le tue scelte.

    A proposito, sei conscio, vero, che “cui” pronome relativo e “qui” avverbio di luogo sono pronunciati in maniera diversa?

    Quanto cavolo di terrore abbiamo a lasciar andare, a dissolverci un poco, a fare come viene, fidando di cio` che capiamo…e quanta irrefrenabile voglia abbiamo di sottoporci, in via preventiva, al controllo dell`autorita` costituita, cosi da soddisfare ogni possibile paura di aver sbagliato o di essere sbagliati…

    Terrore? Autorità costituita?

  186. Damyla Says:

    Signor Enrico Faccini,

    Sono felice che ci abbia rassicurati (“pluralis modestiae”) circa le Sue ambizioni letterarie. Ho notato con piacere quanto sia bravo a segnalare gli errori degli altri e commetterne di propri, salvo reinterventi correttivi (o dovrei dire “salvarsi in zona cesarini” o “fare ammenda”?). Mi complimento per la Sua consapevolezza. Sono altresì divertita dal Suo modo di scrivere, felice di assaporare un così carico pensiero “prêt-à-porter”.
    Lei ha scritto: “fuoco alle polveri”, “per l’anticamera del cervello”, “nel bene e nel male”, “qui e ora”, “tornando a bomba”(qui capisco la sensazione allo stomaco di cui Lei stesso parlava), “nessuno vi corre dietro”, “adorati figli” (qui mi sembrava, però, di leggere un ghigno ironico), “in fretta e furia”, “pagati di tasca sua”, “pace e bene” e mi fermo. Eppure il contenuto non “faceva una piega”…
    Questo tipo di frasi sono come le taglie uniche per i vestiti: stanno male a tutti.
    Le ho fornito volontariamente materia cui poter appigliarsi, semmai il Suo ego avesse tempo per la matita bicolore.

  187. Enrico Faccini Says:

    Enrico Faccini hanged, drawn and quartered.

  188. Enrico Faccini. Says:

    Damyla: no, mi dispiace, ma dietro agli “adorati figli” non c’è alcun ghigno ironico.

    Un mio caro amico ha un figlio affetto da autismo, ho modo di frequentarlo, ne conosco la situazione e non vedo motivo di usare toni sarcastici su cose del genere.

    Non c’è proprio niente da scherzare, e la caduta nel cattivo gusto stavolta l’hai fatta tu.

  189. Enrico Faccini. Says:

    Damyla, il tuo commento mi suggerisce anche un’altra osservazione.

    La gente, nella vita di tutti i giorni, parla usando un vocabolario che è esattamente come “le taglie uniche che starebbero male a tutti”.
    E’ sbagliato? E’ brutto? E’ scontato? Eppure è così.
    Fatti un giro al bar e ascolta.

    Non è un’osservazione oziosa, visto che in questo blog si parla di scrittura creativa.

    Se tu scrivessi un romanzo o racconto che parla di gente comune, poniamo ambientato in un negozio di parrucchiere o dal panettiere, come faresti parlare i personaggi? Per metafore originali e inedite? Con citazioni da Nietzsche o Kierkegaard? Secondo te, i personaggi risulterebbero credibili?

    Sei sei una scrittrice (lo sei? – senza ironia) ti sarai sicuramente posta la questione.

    A meno che il tuo scopo sia solo di ironizzare (ghignando), temo senza comprendere lo spirito di certi interventi.

  190. Damyla Says:

    Signor Faccini, come ha ben capito, parlavo di Lei, del Suo linguaggio e in questo contesto, i cui contenuti non ritengo tutti a memoria.

    La “gente” è una schiuma di assenze, senza volto, in cui spesso affoghiamo le nostre responsabilità.
    La “gente comune” poi… è un’espressione che contiene l’assunzione che esista anche la “gente speciale”. Chi non porta un volto per me è niente. I nomi collettivi sono un imbroglio, non vi si rifugiano gli emeriti. Non lo farà Lei. Io sono solo un’emerita donna, perché non mi dileguo nella gente e mi chiamo per nome, cercando di non sprecarlo, e rispondo all’appello. Sempre. Mi convoco, mi accuso, tento una difesa. E sconto la pena poiché io nel cattivo gusto non ci cado, ci vivo. Mi guardo intorno e sputo; mi guardo dentro e cerco di portarmi all’altezza delle mie aspettative, pronunciando con pudore il pronome “io”.
    Quello che scrive è sentenzioso, contiene sempre una risposta, sarebbe pleonastico se lo facessi anch’io. Lei è pieno di ragioni.
    Quanto a me non ironizzo sul dolore che non conosco, ma solo sul mio, che gioca con me e così io con lui ad armi impari. Perché lui è sordo e io lo insulto inutilmente.

    Tre commenti… grazie per il Suo tempo.

  191. Enrico Faccini. Says:

    Signora Damyla, a mia volta la ringrazio per avermi dedicato il Suo tempo.

    Mi permetta però di rilevare una cosa: in questo ultimo commento Lei ha eluso il tema di cui si scrive in questo blog, e in particolare non ha praticamente risposto alla mia ultima osservazione.

    Buona giornata.

  192. Jacopo Says:

    Buonasera.
    A settembre verrà pubblicato da una piccola casa editrice (ONLUS) il mio primo romanzo. Indubbiamente una grande soddisfazione personale, ma anche una inesistente effettiva possibilità di raggiungere un pubblico numeroso. Vorrei tentare di oltrepassare l’anonimato ed essere valutato da professionisti del settore. La speranza, naturalmente, è quella di essere nella rosa dei quattro o cinque autori proponibili a Marsilio. Ritiene utile al mio scopo inviarle il file del romanzo, oppure la pubblicazione a cura dell’ONLUS preclude ogni mia possibilità? Grazie, e buon lavoro.

  193. Giulio Mozzi Says:

    Difficilmente Marsilio ripubblica opere già pubblicate.

  194. Jacopo Says:

    Grazie per la risposta.
    Immaginavo, ma speravo nel riferimento: …o che hanno pubblicato con case editrici davvero minime e nascoste.
    Sarà per il prossimo romanzo, se mai vedrà la luce.
    Buona giornata.

  195. Giulio Mozzi Says:

    “Difficilmente” non significa “mai”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...