Archive for the ‘Poesia’ Category

24 maggio

24 maggio 2015

Dichiarazione.

Altri morirà per la Storia d’Italia volentieri
e forse qualcuno per risolvere in qualche modo la vita.
Ma io per far compagnia a questo popolo digiuno
che non sa perché va a morire
popolo che muore in guerra perché “mi vuol bene”
“per me” nei suoi sessanta uomini comandati
siccome è il giorno che tocca morire.

Altri morirà per le medaglie e per le ovazioni
ma io per questo popolo illetterato
che non prepara guerra perché di miseria ha campato
la miseria che non fa guerre, ma semmai rivoluzioni.
Altri morirà per la sua vita
ma io per questo popolo che fa i suoi figlioli
perché sotto coperte non si conosce miseria
popolo che accende il suo fuoco solo a mattina
popolo che di osteria fa scuola
popolo non guidato, sublime materia.

Altri morirà solo, ma io sempre accompagnato:
eccomi, come davo alla ruota la mia spalla facchina
e ora, invece, la vita.

Sotto ragazzi,
se non si muore
si riposerà allo spedale.
Ma se si dovesse morire
basterà un giorno di sole
e tutta Italia ricomincerà a cantare.

Piero Jahier
(da Poesie in versi e in prosa, ed. 1964).

Laudatio funebre di Andrea Zanzotto

24 ottobre 2011

di Stefano Dal Bianco

[Questa è la «Laudatio funebre di Andrea Zanzotto» pronunciata da Stefano Dal Bianco il 21 ottobre scorso nel Duomo di Pieve di Soligo (Tv)].

Andrea Zanzotto era uno che ti metteva di fronte al fatto evidente, incontrovertibile, che noi non siamo tutti uguali. Non siamo uguali nella vita, perché ognuno ha ricevuto i suoi talenti specifici, in quantità e in qualità, e non lo siamo davanti alla morte, perché qualcuno si è impegnato più di altri per farli fruttare, i suoi talenti.
A fronte di un corredo straordinario di talenti, Andrea Zanzotto si era assunto in pieno la responsabilità di farlo fruttare, questo corredo.
Ed è evidente che la sua non è stata una passeggiata, e quanto abbia dovuto pagare quotidianamente il suo impegno in questo senso.
Non era uno che si assecondava. Non era uno che si dava credito. Era uno che in tutti i giorni della sua vita – in quello che ha fatto, in quello che ha detto, in quello che ha scritto – si è posto sempre, prima di tutto, contro se stesso.
Non so se sia mai esistito un grande poeta che non abbia questa disposizione come fondamento della sua grandezza.

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Andrea Zanzotto è un grande poeta

19 ottobre 2011
Pieve di Soligo (Tv) e la frazione di Solighetto in una ripresa aerea (dall'archivio di Luigi Bortoluzzi)

Pieve di Soligo (Tv) e la frazione di Solighetto in una ripresa aerea (dall'archivio di Luigi Bortoluzzi)

di Stefano Dal Bianco

Andrea Zanzotto è un grande poeta. Affermarlo dopo sei decenni di brillante carriera mondiale del poeta di Pieve di Soligo può sembrare pleonastico. Eppure l’esperienza del comune fiancheggiatore contemporaneo si scontra non di rado con le voci di lettori, di professori e perfino di poeti italiani che non mancano, con toni più o meno accesi, più o meno ammiccanti o soffocati, di dichiarare la loro estraneità: «È una poesia troppo difficile». La terapia che noi suggeriamo è sempre la stessa: «Hai provato a leggerlo davvero, dall’inizio alla fine?». Al che, immancabilmente: «Sento che il gioco non vale la candela. È troppo intellettuale. Nella poesia io cerco carne e sangue, e qui non provo emozioni, si fa troppa fatica». Così termina lo scambio: noi ce ne stacchiamo con malcelato senso di pena per le sorti dell’umanità, mentre la voce di fronda, nei casi più benevoli, si adopera per tacitare interiormente un vago senso di colpa appigliandosi ai diritti dell’immediatezza del poetico.
Sbagli, cara voce di fronda: il gioco vale la candela. Andrea Zanzotto è un grande poeta per due motivi che proveremo a dichiarare e poi a chiarire. Essi sono, in sintesi e molto banalmente, a) la bellezza, ossia la specifica qualità poetica della sua scrittura e b) il fatto che ciò di cui Zanzotto parla è importante.

Leggi tutto l’articolo (parte di un saggio inedito) in Le parole e le cose.

Veduta con signore

14 settembre 2011

di Stefano Dal Bianco

Un signore che mai conosciamo abbastanza oggi si è affacciato,
abbiamo visto che ha visto qualcosa
per un momento alla finestra,
qualcosa che tremava nella valle sottostante,
che respirava senza vento, con il suo solo potere,
ed era il bosco occupato dal non bosco,
indistinguibile nella foschia,
che respirava senza vento, era il legame
fra esistente e non esistente
e tutto intorno niente.

Allora venne il desiderio, il primo seme della mente,
e quel signore purtroppo si appagò,
divenne un passato remoto,
si volse indietro alla stanza
e cominciò a discorrere con noi
del più e del meno
mentre il legame intrasentito scompariva
e così i nostri confini, che per un po’ di tempo
erano stati i suoi.

Questa e altre nuove poesie di Stefano Dal Bianco in Le parole e le cose, qui (e un’altra qui).

Pesci piccoli

27 giugno 2011

Fabio Bussotti legge Claudio Damiani

Musica per la vostra ricerca di senso

7 giugno 2011

Istruzioni per l’uso pratico della signorina Richmond

8 maggio 2011

di Nanni Balestrini

Nettatela squamatela infilatele nel ventre
le erbe odorose fissatela allo spiedo
con un sottile filo metallico o con uno spago
umido grigliatela alla carbonella accesa

cospargetela con rosmarino e alloro
lasciatela riposare per un’ora così che
tutti gli aromi la penetrino poi scuoiatela
e pulitela tagliatela in grossi pezzi

infilzatela ben unta d’olio sullo spiedo
e praticatele qualche taglio sulla pelle
perché non abbia a screpolarsi fatela cuocere
a fuoco moderato spruzzandola di sale

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Mobile ordigno (1666)

23 marzo 2011

di Ciro di Pers

Mobile ordigno di dentate rote
lacera il giorno e lo divide in ore
ed ha scritto di fuor con fosche note
a chi legger le sa: Sempre sí more.

Mentre il metallo concavo percuote
voce funesta mi risuona al core
né del fato spiegar meglio si puote
che con voce di bronzo il rio tenore.

Perch’io non speri mai riposo o pace
questo che sembra in un timpano e tromba
mi sfida ogn’or contro a l’età vorace

e con que’ colpi onde ‘l metal rimbomba
affretta il corso al secolo fugace
e, perché s’apra, ogn’or picchia a la tomba.

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Da “Salutz” (1986)

19 marzo 2011

di Giovanni Giudici

Mai fu stella al suo spegnersi più pura
Né più carnale al suo sfarsi morgana
Come l’ambiguo raggio
Del volto vostro perla fissa e dura
Che pur mi dà coraggio
E che mi fa paura
Però troppo castiga e meno ama –
Dunque a voi lascio il premio dei miei stenti
Se Minne altrove chiama
A voi confido stemma ed armatura
Viola e durlindana
Voi che foste mio bene e mia sventura
Se Minne pur non siete
Aprite il chiuso dove mi chiudete.

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Da “Sonetti d’amore per King Kong” (1977)

16 marzo 2011

di Gino Scartaghiande

Primo notiziario da ieri mattina

Quale la tua ora dove
dormi? Hai ricordi di spazi?
Quest’ora questo spazio
ti presagisce come suo signore.
Caro mostro ristretto
al più ampio. Incamminati
insieme verso l’anfora
che gli universi serrano
nel loro fondo blu.
A portare il miele
raccolto tra una stella e l’altra.
Io sarò per te la più
avventurosa prostituta.
In verità già ieri mattina
la mia casa sorrideva
d’universi bambini. Ma quale
la tua ora dove dormi? Hai
ricordi di spazi?

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Poesie per extraterresti

10 marzo 2011

Canto notturno

9 marzo 2011

Il quadro di Frank Ignizio viene da qui.

S.

6 marzo 2011

Este mundo es el camino
para el otro, qu’es morada
sin pesar;
mas cumple tener buen tino
para andar esta jornada
sin errar.
Partimos cuando nascemos,
andamos mientra vivimos,
e llegamos
al tiempo que feneçemos;
assí que cuando morimos,
descansamos.

Jorge Manrique, Coplas por la muerte de su padre (qui)

Zuggerimento poetico

27 febbraio 2011

“La stanza del colore provvisorio”, di Anna Maria Ercilli

5 novembre 2010

Riprendiamo dunque le pubblicazioni della Gettoniera (chi non sapesse cos’è, clicchi sul gettone qui a fianco). Oggi pubblico una raccolta di poesie di Anna Maria Ercilli, dal titolo La stanza del colore provvisorio. Nei mesi durante i quali non sono riuscito, perché la mia capacità di riuscire ha dei limiti fisici, a occuparmi della Gettoniera, ci ho però pensato su. E, tra le altre cose, ho deciso di essere un po’ meno rigido nella selezione dei testi poetici. Ovvero: il criterio, che resta rigido per i testi in prosa, di non ammettere chi abbia già pubblicato libri in regolare distribuzione, sarà elastico per i testi in versi. Questo perché, nell’ambito della poesia, la pubblicazione di un libro o di una plaquette spesso, anzi il più delle volte, non significa nulla. Detto questo: Anna Maria Ercilli risiede a Trento; ha lavorato nella sanità pubblica; ha pubblicato diversi piccoli libri: Abbraccio (Alcione), Il dono inquieto (Rebellato), Piccole lame (Ibiskos), Dall’aria, alla terra, all’oblio (Laboratorio delle Arti), La porta di Tàriso (Joker: quest’ultimo è, teoricamente, in distribuzione). Sue poesie sono nell’itinerario artistico Bosco dei poeti di Lome, Dolcè, presso Verona. E’ fotografa per passione. gm

Preleva qui il pdf di La stanza del colore provvisorio di Anna Maria Ercilli, oppure leggi tutti i testi qui sotto.

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Il cane giustifica i mezzi

13 ottobre 2010

Poesia per la mappa del viaggio

14 luglio 2010

Il corpo di Edoardo Sanguineti

22 maggio 2010

Noi siamo corpi. Questa è la mia idea fondamentale. Raccontare una storia di un individuo è prima di tutto la storia di un corpo.

Leggi tutta l’intervista di Fabio Giarettta a Edoardo Sanguineti nel blog Dire poesia.

Edoardo Sanguineti

19 maggio 2010

Edoardo Sanguineti. Fotografia di Mario Dondero.

di Amedeo Savoia

Oggi alla mia seconda di liceo scientifico toccava la poesia.
Abbiamo letto tanto.

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