Archive for the ‘“Sangue di cane” di Veronica Tomassini’ Category

Sangue di cane

20 aprile 2012
Sangue di cane, romanzo di Veronica Tomassini. Booktrailer di Franco Diana

Sangue di cane, romanzo di Veronica Tomassini. Booktrailer di Franco Diana

“Uno dei segreti più intimi e travisati della scrittura”

18 agosto 2011

di Andrea Pomella

Quando leggi un romanzo e dopo qualche mese sei ancora lì a pensarci e ti senti felice di averlo letto, anche se quello non è il romanzo che dona la felicità, anche se quello anzi è il romanzo che più di tutti ti ha fatto assaporare qualcosa di così terribile da ringraziare Dio di essere quello che sei, di essere scivolato con la biglia dalla parte edulcorata di mondo, insomma, quando leggi una cosa del genere e senti la necessità di volerne riscrivere, questo – in termini umani – questo è un guadagno. Ciò di cui sto parlando è l’opera di Veronica Tomassini, Sangue di cane (Laurana). Ne ho già parlato qui in altri termini e in altri tempi. I romanzi però hanno una loro misura affascinante, i romanzi crescono con un ritmo grande e brutale, i romanzi si portano dentro qualcosa di cui gli uomini non hanno esperienza, è allora sbagliato pensare che essi non abbiano più nulla da dirci dopo averne scritto magari una recensione, o semplicemente dopo averli accantonati in uno spiraglio della biblioteca. Ciò di cui ha continuato a parlarmi Sangue di cane riguarda uno dei segreti più intimi e travisati della scrittura: la verità.


Continua a leggere nel blog di Andrea Pomella
.

“Come un libro stampato”

24 giugno 2011

di Paolo Bianchi

[All’interno della discussione piuttosto scombinata, e a tratti piuttosto pesante, seguita a questo articoletto qui nel blog Sul romanzo (e ripreso anche in vibrisse) è apparsa anche quella che a me pare in effetti una vera e propria recensione del romanzo di Veronica Tomassini Sangue di cane. gm].

Finito. Un libro complesso. Come tutti i libri complessi, tende a sfuggire, a non sembrare quello che è. A pagina 36 non si può averlo già capito, neanche a pagina 178. Dopo, e cioè verso la fine, le cose cominciano ad avere un senso. Siracusa c’entra poco, c’è poco, non mi sembra essenziale. Ci sarà o ci sarà stata una comunità di polacchi alcolizzati? Può darsi, ma non è poi così importante. Abbiamo, dunque, questa protagonista e voce narrante, senza nome, una ragazza ventisettenne madre di un bambino di quattro anni (se ho fatto bene i conti). E’ il giorno di Natale e lei, italiana, rievoca la sua storia d’amore con Slawek, giovane polacco sbandato e criminale, incontrato a un semaforo. E’, in sostanza, una storia d’amore. Scusate se scrivo in modo molto semplice, ma il romanzo non è scritto in modo semplice e io tendo a compensare. Veronica Tomassini scrive bene, racconta bene, è colta, di certo molto intelligente, ma non ama semplificare. Questo le alienerà parecchi lettori. Non concede quasi nulla alla leggibilità. E’ una scelta legittima, e lei avrà avuto le sue ragioni per farla. Ci sono frasi, qua e là, davvero faticose. Per esempio questa (pag. 84): “Il nostro amore non può esulare la saga polacca. Il nostro amore, il mio amore, fende la stessa anima nazionale della tua gente, non ti pare? Dentro ci state tutti, non saprei separare il suo svolgimento emotivo e strettamente personale da un’iperbole diatonica, per taluni versi, che è una condivisione a largo spettro, tra me e voi, tra noi e voi, tra est e ovest”. Non che non abbia un senso, ma è scritta proprio come un libro stampato.

Continua a leggere.

Cronaca di un abbandono

22 giugno 2011

[…] Allora, se ho capito bene c’è questa città, una città come un’altra, che al suo interno ne contiene un’altra; e ci sono questi due, una bella ragazza e un povero disgraziato. Che si conoscono. Si innamorano. Si amano. Ci sarebbe da piangere per almeno tre giorni di seguito. Dicevo: le intenzioni erano delle migliori; una quasi-esordiente, una storia coraggiosa, che parla degli esclusi, degli ultimi. Bene. Comincio. Ce la posso fare. […]

Alessandro Puglisi racconta qui perché ha abbandonato la lettura di Sangue di cane di Veronica Tomassini (e in calce al suo articolo c’è un’interessante discussione).

Sangue

18 giugno 2011

(more…)

Prima l’orrore, poi lo stupore

16 maggio 2011

Da Sud Magazine, maggio 2011. Clicca per ingrandire

Sud Magazine

Scrivere per mestiere, scrivere per passione

10 maggio 2011
Clicca sulla fotografia per leggere l'intervista a Veronica Tomassini

Clicca sulla fotografia per leggere l'intervista a Veronica Tomassini

“Eppure, a un primo sguardo, si faticherebbe addirittura a definirlo un romanzo”

3 maggio 2011

di Edoardo Gino

[Questo articolo è apparso nell’ultimo numero della rivista Atelier].

Veronica Tomassini esordisce in narrativa con una prova di forza: niente di meno è questo suo Sangue di cane. Lo è per scrittura, suggestioni, padronanza, profondità e soprattutto per coraggio. Attenzione: «prova di forza» non è un giudizio di merito; piuttosto, si tratta della constatazione che niente, davvero niente nel libro è un cliché, ogni virgola è sofferta, ogni parola è pesata, ogni frase apre un mondo di possibilità. La vicenda editoriale stessa è emblematica: il libro è respinto da una sfilza di editori, con un profluvio di «ci vorrebbe più plot», «è pretenzioso», «ha una lingua impossibile»; e, accidenti, è tutto vero. La pubblicazione arriva dalla neonata Laurana solo grazie all’intercessione di Marco Travaglio, il quale legge il libro direttamente dalle mani dell’autrice e se ne innamora perdutamente, dopodiché, da chi pubblica un libro al mese, qualche aggancio bisogna pur aspettarselo. Così questo oggetto complesso, imperfetto, magmatico diventa la pubblicazione inaugurale di Laurana Editore, sezione narrativa.

Eppure, ad un primo sguardo, si faticherebbe addirittura a definirlo un romanzo: non c’è intreccio, solo schizzi di eventi cronologicamente incoerenti. È il diario lirico, l’autoanalisi di una giovane siracusana, studentessa universitaria basso-borghese, che incontra un uomo, un polacco. L’incontro sconvolge alla radice l’esistenza placida e ripetitiva di lei e la trascina nell’abisso di una storia d’amore impossibile, tragica, assurda, a tratti grottesca. Il polacco è un mendico alcolizzato, un tronco d’uomo mangiato dal tarlo della vodka. È lei a cadere per prima, quando raccoglie Slawek (così si chiama) dal semaforo dove elemosina «poco spicci» per pagarsi il paio di litri di alcool con cui trascinarsi al giorno successivo. Nonostante i denti guasti e le altre ferite del bere, Slawek è ancora bello, orgoglioso, quasi regale nell’alta statura, negli occhi nordici, nell’atteggiamento fiero. Il sentimento abbatterà ogni ostacolo: «Cosa cambia? Ho saputo l’indicibile di te, eri un criminale, va bene, hai fatto ogni mostruosità, ma che cambia? Eri, appunto. […] Il sistema amore non ha sistema. Chiaro?» (p. 185).

Continua a leggere l’aticolo >>

Leggendaria

1 maggio 2011

(more…)

Perché non farlo?

15 marzo 2011

(more…)

Sangue di cane: ascolta

14 febbraio 2011

Clicca sull'immagine e ascolta in YouTube la lettura da Sangue di cane di Veronica Tomassini (Laurana editore).

“Questo inferno melò ti prende alle budella”

21 dicembre 2010

Ho un’istintiva diffidenza verso le storie di donne raccontate da donne. Mica per altro, è che proprio non riesco a comprendere la loro lingua. È come se si parlassero fra loro. Credo che la stessa identica cosa succeda, a parti inverse, per i racconti d’avventura, da Verne a Clive Cussler (sì va bene, lo confesso, ho letto Clive Cussler): molto più maschili che femminili.
Ora, negli ultimi tempi mi sono posto il problema.
Sono una persona politicamente corretta nella vita e nelle opinioni, ma sessista nella lettura?
Così, sfoderando il mio bravo senso di colpa inculcatomi dalle suore immacolatine, ho cominciato a leggere questo primo romanzo di Veronica Tomassini, Sangue di cane.
Ho fatto opera di contrizione.

Continua a leggere l’articolo nel blog Via Rigattieri.

“Un tentativo di trasmutazione dell’orrore”

16 dicembre 2010

di Nando Vitale

[Questo articolo è apparso nel quotidiano il manifesto, ieri 14 dicembre 2010].

A nove anni, Christiane F. Noi i ragazzi dello zoo di Berlino, poi I ragazzi della via Paal, infine Henry Miller e Anais Nin. Al liceo i suoi temi erano carichi di melodramma e di retorica. Nell’intervista al blog Sul romanzo, Veronica Tomassini descrive la genealogia del laboratorio di scrittura riconoscibile dietro le quinte del suo testo di esordio, Sangue di cane: “Congiunzioni, incontri speciali, che io chiamo affinità-traghetto. Ricominciò tutto di nuovo, la mia orbita affastellata di parole, io dentro, confusa, a raccattare e rimettere insieme periodi brevi, sempre più brevi, accecata dell’idea di una scrittura nobile solo se cattiva, scarnificata, laconica”. Infine, è l’amore per gli scrittori russi, l’aspirazione al medesimo sguardo lucido, a fornire tono e intensità a una scrittura diseguale e ossessiva, vacillante tra maledizioni terrene e invocazioni divine.
Sangue di cane è il racconto di un tentativo di trasmutazione dell’orrore attraverso un paradigma di eros e abnegazione. Ma non c’è nulla di pianificato: viene prima l’amore, nato dall’incontro tra un giovane e bellissimo polacco che chiede spiccioli a un semaforo di Siracusa e una ragazza italiana. L’amicizia – sostiene Maurice Blanchot – è una forma di ospitalità. E l’amore, così come lo descrive Veronica Tomassini, è una versione dell’ospitalità e dell’accoglienza che supera i confini dell’umano.

Continua a leggere.

“Migliaia e migliaia di Cristi”

17 novembre 2010

di Veronica Tomassini

[…] Da metà anni ’90, e per un buon lasso, ho condiviso una strana vita, assistendo ad un pellegrinaggio mogio, uomini senza identità attraversavano le nostre frontiere per venire a crepare quiggiù (in Sicilia); venivano dalla Polonia ed io sapevo appena della Polonia, sapevo del Papa polacco e forse di Wawel, delle sue guglie. Incontrai quell’uomo, lui davanti agli altri, mi aprì la porta sgangherata di quella strana vita, dove il dolore era il tedium perenne di un “abbaglio storico”, la morte un calice alzato e uno schiocco di piatti. La mia scrittura così si adeguò alla sostanza delle cose, che erano infime e immorali, secondo molti. Avrei abitato un metauniverso, appunto… […]

Leggi tutto l’articolo di Veronica Tomassini in La poesia e lo spirito.

Historia bardzo smutna i przerazajaca

14 novembre 2010

“Sangue di cane” (“Krew psa”) dostalam od kolezanki z pracy. Powiedziala mi, ze kupujac te ksiazke pomysla sobie o mnie bo opawiada ona historie mlodego bezdomnego Polaka, ktory zakochuje sie w dziewczynie z Sycylii. Jak sie okazalo, nie jest to jednak zaden romans z cudownym happy endem. Nie, nic z tych rzeczy. Veronica Tomassini, autorka ksiazki, opisuje dosc dosadnie realia polskich emigrantow zamieszkujacych “podziemia” sycylijskich miast, gdzie alkoholizm i przemoc sa chlebem powszednim. Realia Polakow, ktorzy za pare groszy zdolni sa do wszyskiego. Slawek, bohater ksiazki, jest wlasnie jednym z nich. Zarabia na swoje marne zycie myjac szyby samochodow na skrzyzowaniach ulic Siracuzy i nazanczony pietnem alkoholizmu nie potrafi zmienic swojej egzystencji nawet w obliczu milosci do mlodej Wloszki i do syna narodzonego z tego dziwnego zwiazku. Historia bardzo smutna i przerazajaca.

Continua a leggere questo articolo in Pasta, pizza i Mediolan.

Questo è l’amore

12 novembre 2010

[…] Questo è l’amore di cui parla Veronica Tomassini, amore lontanissimo dall’accezione contemporanea di un sentimento in cui affermazione e proiezione egocentrica si dividono il campo, piuttosto amore-pietas, amore trascendenza che sa cogliere il senso anche nell’ordito più sfilacciato e rovinoso. Una parabola cristologica senza consolazione o edificazione, perché l’amore non cura, non cambia, non salva, semplicemente rivela. […]

Leggi tutto l’articolo di Alessandra Sarchi in Minima et Moralia.

“Spesso la scrittura è noia”

20 ottobre 2010

[…] Non è sempre vero a mio parere che sotto ispirazione si facciano cose egregie. Spesso la noia, la costanza del buon artigiano, ha la meglio sulla chiusa di un capitolo o sul taglio di un “pezzo”, rispetto a certi deliri di sorta. Spesso la scrittura è noia. Nello stesso tempo diventa anche compimento, esaltazione, soddisfazione totale, il tutto sul vuoto: questo succede strada facendo, di solito, con i polpastrelli provati a sangue.
Ecco, l’ispirazione o l’istinto creativo è il tutto sul vuoto, l’imponderabile a metà del cammino. La parola che tuona, il ritmo, la virgola lì, un aggettivo imperscrutabile che arriva sicuro di sé e guai a toglierlo. […]

Morgan Palmas in Sul Romanzo intervista Veronica Tomassini, autrice di Sangue di cane: qui.

“Una vicenda forte, intensa, piena zeppa di implicazioni sociali”

19 ottobre 2010

Da qualche settimana è arrivato in libreria un romanzo italiano che tratta una vicenda forte, intensa, piena zeppa di implicazioni sociali. È l’opera prima di Veronica Tomassini, il titolo è Sangue di cane, ed è uno dei primi titoli pubblicati da una nuova casa editrice, Laurana Editore. […]

Continua a leggere l’articolo di Andrea Pomella nel blog del quotidiano Il Fatto.

La realtà più amara

19 ottobre 2010

di Valeria Parrella

[Questo trafiletto su Sangue di cane di Veronica Tomassini appare nel settimanale Grazia in edicola in questi giorni].

Una giovane impiegata ventiduenne di Siracusa di innamora profondamente di un giovane polacco incontrato per caso a un semaforo mentre chiede l’elemosina. Slawek vive in luoghi della città di cui tutti conoscono l’esistenza, ma dove nessuno si addentra, popolati di immigrati dell’Est, prostitute, alcolizzati. È lì che la ragazza si trasferisce per vivere la sua storia, litigando con i genitori, cercando soldi per aiutare il suo compagno – che ha lasciato nel suo Paese una moglie e una vita fatta di violenza – a disintossicarsi dall’alcol. La nascita di Grzegorz le fa sperare che riusciranno a costruirsi una vita insieme, ma la realtà sarà molto più amara.

Amore «irripetibile, prodigioso»

18 ottobre 2010

Di Tiziana lo Porto

[Questo articolo è apparso nei giorni scorsi in Eventi, mensile allegato al quotidiano La Sicilia. Preleva il pdf].

Già autrice di tre romanzi, Veronica Tomassini torna in libreria con Sangue di cane, storia dell’amore impossibile tra una giovane siracusana e un semaforista polacco. A fare da scenario un sottosuolo abitato da outsider, immigrati polacchi che vivono di espedienti e dormono in stanze che sono poco più che tuguri. E’ lì che il romanzo si muove con padronanza ed empatia, in modo così accurato da sembrare autentico. «Scrivo di quel che conosco – spiega l’autrice – Anche se, come mi disse una volta Dario Voltolini, per raccontare la verità in letteratura, bisogna fingere».

Cosa ti affascina così tanto di questo “sottosuolo” polacco da decidere di raccontarlo?

Le loro contraddizioni, il ghigno con il quale si prendono gioco della vita e della morte, la fatalità della loro stessa esistenza governata da una specie di lemure dedito a sbatacchiare un nazionalismo inveterato, provato dalla storia; ho amato il loro cordoglio secolare; il loro eroismo, la loro musica. Il tedium perenne impresso a fuoco in una memoria collettiva, parto o piuttosto aborto di un grande errore storico che ha crocifisso le loro carni, innalzando a scempio comune un solo balzello: la vodka.

(more…)