Archive for the ‘“Le resurrezioni” di Federico Platania’ Category

Dov’è la sesta puntata del romanzo “Le resurrezioni”?

22 ottobre 2015

resurrexit

Non qui. Ora vi spiego.

(more…)

“Le resurrezioni”, di Federico Platania / 5

15 ottobre 2015

mel-s-diner signage

Leggi la puntata precedente.

11.

L’ascolto è attenzione, non è apprendimento; l’ascolto è testimonianza di quello che accade in quanto suono, non è conoscenza di quello che accade mediante il suono.

(Franco Donatoni, «Antecedente X»)

Baronian capì che con Elena non avrebbe funzionato la sera stessa in cui la conobbe. Eppure si innamorò subito di quella donna con la stessa forza con cui gli fu chiaro il futuro di dolore che stava allestendo con le sue stesse mani. Erano passati quasi due anni ormai.
Quel pomeriggio a Baronian era saltato un appuntamento di lavoro, ma considerando che doveva vedersi con un altro cliente in serata preferì non tornare nel suo studio. Passeggiava per via della Conciliazione cercando un’occupazione qualunque per passare un po’ di tempo in attesa del prossimo appuntamento. Era una giornata di novembre, fredda e luminosissima. In quel periodo Baronian aveva a che fare con lo spettro di una bambina che si presentava a lui con le fattezze di Amelia Earhart. Era tanto che non provava una simpatia simile nei confronti delle sue apparizioni. Quasi gli dispiaceva che entro breve tempo anche quel fantasma sarebbe stato inghiottito nuovamente dal mistero con il quale aveva imparato a convivere fin da adolescente. Amelia Earhart gli appariva sempre in piena luce, stagliando contro il cielo azzurro la sua sagoma imbottita di pelle. Da tempo ormai Baronian aveva smesso di aver paura dei fantasmi e comunque quell’apparizione con gli occhi vispi e la cuffia da aviatore con i grossi occhiali sul capo non comunicava altro che simpatia. Baronian pensò di infilarsi in una libreria, poi fu attirato da una locandina accanto all’entrata del piccolo Auditorium.

Musica spettrale.

Incontro–ricerca su Gérard Grisey.

Sembrava qualcosa che potesse interessarlo. Fantasmi che suonano. Voci dall’aldilà. Non sapeva chi fosse Grisey, ma quel nome lo incuriosiva. Entrò in sala quando l’incontro stava per cominciare. Trovò posto accanto a una donna che si voltò appena per guardarlo sedersi. Le luci erano basse e Baronian non riuscì a distinguere bene i lineamenti di quel volto che da quella sera in poi avrebbe amato. Sul palco c’era un lungo tavolo dove stavano prendendo posto tre relatori. Alle loro spalle un telo su cui, verosimilmente, avrebbero presto proiettato qualcosa. Ai lati due drappi neri davano grande severità a tutto l’ambiente. Grisey. Grisaglia. Gramaglie.

(more…)

“Le resurrezioni”, di Federico Platania / 4

8 ottobre 2015

lho

9.


Gli unici altri due clienti nel ristorante erano un uomo e una donna molto anziani. Baronian, dal suo tavolo, vedeva l’uomo solo di spalle mentre la donna era impegnata a raccontare qualcosa, con un’aria molto concentrata. Quello che doveva essere il proprietario del locale passava spesso al loro tavolo scambiando parole soprattutto con la donna mentre l’uomo si limitava a sollevare le spalle di tanto in tanto, lentamente. Lee Harvey Oswald. Finalmente Baronian si era ricordato di chi era il volto dell’uomo che gli era apparso quella mattina tra il gruppo dei manifestanti di fronte alla Sebastiani. Ecco il nuovo fantasma americano con il quale avrebbe avuto a che fare nei prossimi mesi. – Gnocchi con gli asparagi –, disse il cameriere porgendo il piatto a Baronian.
Baronian chiuse il laptop che aveva tenuto aperto a fianco a sé fino a quel momento, più per abitudine che per vera necessità. Stava ricontrollando gli appunti che aveva preso nel corso della giornata intervistando i quadri della Bragadin. Aveva una serie di powerpoint preimpostati. Con un lavoro di un paio d’ore si potevano tirare fuori report di sintesi in grado di stupire il cliente. Individuare soluzioni, prospettare sviluppi, evidenziare punti deboli. Tutte cose che il cliente sapeva già, a meno che non fosse proprio uno sprovveduto, ma che, confermate dal superconsulente, acquistavano un brillante carattere di urgenza. Il nulla al quadrato. Baronian cercò di ricordare senza successo il nome della commissione presidenziale che aveva indicato in Lee Harvey Oswald l’unico colpevole dell’omicidio di John Fitzgerald Kennedy.
A distogliere Baronian dal piatto di gnocchi che aveva davanti fu la voce della donna, quando disse: – Potrebbe chiudere per favore? –. La porta della trattoria era aperta e la mano sulla maniglia era quella della ragazza con la felpa color vinaccia che Baronian aveva incontrato quella mattina. L’unica persona che sembrava non averlo preso per pazzo quando diceva al fantasma con la faccia di Oswald di scansarsi per lasciarlo passare. La ragazza incrociò lo sguardo dell’uomo e chiudendosi la porta alle spalle si incamminò velocemente verso di lui.

(more…)

“Le resurrezioni”, di Federico Platania / 3

1 ottobre 2015

Memorial-Day-Rose-1

Leggi la puntata precedente.

6.


Dopo le prime volte, Baronian aveva individuato una via dietro casa di Coronari dove era sempre facile trovare parcheggio. Andare a casa di Coronari. La cosa continuava a sembrargli strana. A stupirlo era il contrasto tra i temi di cui avrebbero parlato e lo scenario casalingo in cui si sarebbe svolta la conversazione. Scatole di soldatini e costruzioni rovesciate sul pavimento, profumo di sugo dalla cucina, alterazioni dello stato psichico, trance e spiritismo. Perché proprio a lui era toccata una simile anomalia? Perché non poteva passare il suo tempo libero, come gli altri professionisti che conosceva, a parlare del nuovo modello di Blackberry o del modo più conveniente per sfruttare le miglia di Alitalia?
Baronian citofonò. La piastra di metallo gracchiò per un secondo poi si sentì la voce di Clara.
– Sì? –.
– Sono Baronian. Scusa, non ho avvertito che passavo. Se vuoi… –.
– Sali sali –.
Baronian fece le due rampe a piedi. La porta si aprì senza che dovesse suonare il campanello. Dietro, con il braccio allungato e la mano chiusa sulla maniglia troppo alta per lui, c’era Tommaso.
– Ciao –, disse Baronian.
– Ciao –, rispose il bambino senza guardare l’altro negli occhi.
Da dietro arrivò subito Clara.
– Ciao Alessio, scusa se non ti do la mano ma sto cucinando –, disse mostrando le mani bagnate.
– No, scusate voi – disse Baronian – passavo di qui e sono passato senza telefonare prima –.
– Non ti preoccupare. Orazio è nel suo studio. Vai pure –.
Baronian fece un cenno di assenso e lasciò l’ingresso. Il piccolo Tommaso tornò nel salone a far guerreggiare tra loro modellini di astronavi mentre dalla televisione arrivavano le note della sigla di un qualche programma di intrattenimento.
Baronian si fece strada lungo il breve corridoio fino ad arrivare alla stanza dove Orazio Coronari aveva messo su il suo piccolo studio. La faccia di Coronari brillava d’azzurro. Quando Baronian entrò nella stanza, Coronari abbassò lo schermo del portatile e la sua faccia tornò del solito colore.
– Tò, il nostro medium a stelle e strisce – disse Coronari vedendo entrare Baronian – chi ti è apparso stavolta? Abramo Lincoln? –.
– Spiritoso. Che stavi guardando al computer? –.
Coronari si accomodò meglio sulla sua poltroncina girevole. – Niente –, disse.
– Ti conosco – disse Baronian appoggiandosi al bordo della scrivania – hai la faccia di un filatelico a cui una vecchietta che stava sgomberando l’appartamento ha regalato un Treskilling giallo senza sapere quanto vale –.
Coronari rise. – Sai – disse – tu ce l’hai davvero il sesto senso. Sei capitato qui, per caso, proprio oggi che ho messo le mani su un pezzo incredibile. Guarda qui –. Lo schermo del portatile, di nuovo aperto, mostrò il frammento di una pagina in PDF. Coronari scorse velocemente il documento verso l’alto fino all’intestazione.
– Armageddon Scenario –, lesse Baronian, – che roba è? –.
– Materiale CIA della migliore annata. Metà anni Settanta. Fa parte dei documenti desecretati di recente. Hai presente il progetto Stargate? –.

(more…)

“Le resurrezioni”, di Federico Platania / 2

24 settembre 2015

mm1962

 
Leggi la puntata precedente.

4.


Quando collassò su se stesso il colossale serbatoio della Sebastiani conteneva oltre sette milioni di litri di melassa. Il liquido bruno, separato dallo zucchero di canna per centrifugazione, veniva conservato nel serbatoio in attesa di essere distillato in alcol industriale. Uno dei principali clienti degli zuccherifici Sebastiani era una ditta che acquistava grossi quantitativi di alcol industriale per produrre fulminato di mercurio, acetone e cordite, componenti utilizzati per esplosivi e polveri infumi. Quel 12 marzo del 2007, quando la struttura del serbatoio aveva ceduto, la produzione era ferma da alcuni giorni. Gli operai della linea di distillazione erano in assemblea permanente per costringere il management della Sebastiani a dare loro una risposta chiara sulle sorti dell’azienda. Erano vere le voci che parlavano dell’outsourcing di alcuni settori dello zuccherificio? Era vero che la linea di distillazione avrebbe chiuso e alcune decine di operai sarebbero stati messi in mobilità? Era vero che un imprenditore straniero era interessato a rilevare alcuni settori della Sebastiani senza dare però alcuna garanzia occupazionale al personale già in forza?
Quella del marzo del 2007 non era stata l’unica protesta del personale. Nei mesi precedenti i ritmi di produzione avevano altalenato spesso e il gigantesco serbatoio di melassa si riempiva in modo discontinuo. La melassa calda, appena fuoriuscita dai condotti collegati agli impianti di centrifugazione, si riversava all’interno del serbatoio mischiandosi a quella del rimbocco precedente, ormai già fredda e densa, dando vita a una poltiglia spumosa che vibrava contro le pareti del serbatoio. La reazione innescata dalla miscela di melassa a due diverse temperature comportava fermentazione e produzione di gas. In un serbatoio pieno il gas aumenta la pressione che preme contro le pareti. Nulla che non sia noto ai chimici e agli ingegneri che progettano gli impianti di distillazione e centrifugazione degli zuccheri. Quello che i chimici e gli ingegneri non potevano sapere era che il colossale serbatoio della Sebastiani, che quel 12 marzo del 2007 era colmo fino all’orlo, non veniva manutenuto da tempo e che i test di tenuta della struttura erano stati condotti in modo superficiale.

(more…)

“Le resurrezioni”, di Federico Platania / 1

17 settembre 2015

754px-Fenice

Parte Prima
L’ARCHIMANDRITA

S. Girolamo dice: «Se il diavolo e i demoni scorrazzano in tutto il mondo e sono presenti ovunque con incredibile velocità, perché i martiri, che hanno profuso il loro sangue, dovrebbero rimanere tappati nel loro sepolcro senza poterne uscire?». Dal quale argomento si può concludere che non soltanto i buoni, ma anche i cattivi escano talvolta dalle loro dimore, in quanto la loro dannazione non è più grande di quella dei demoni, i quali scorrazzano ovunque.
(Summa Theologiae, 69, 3)

Meglio sarebbe se fossero loro, i morti, ad evocare noi.
(Eugenio Baroncelli, «Mosche d’inverno»)

1.

Quello sarebbe stato l’anno in cui tutti avrebbero conosciuto la verità. Vito Manuppello raggiunse velocemente il marciapiedi opposto dopo aver attivato l’antifurto della sua automobile con il telecomando appeso alle chiavi. Un cane randagio lo seguì per qualche metro, poi cambiò direzione. Manuppello ricordava di aver letto una statistica sui randagi: ogni tre minuti viene abbandonato un cane, venti ogni ora, quattrocento al giorno. Gli erano sembrati numeri gonfiati. La città avrebbe dovuto brulicare di meticci con il pelo sporco. Spinse il pulsante per chiamare l’ascensore. Le porte si aprirono immediatamente. Erano le nove e trenta del mattino. Manuppello strizzò la lingua contro il palato per sentire l’ultimo amaro del caffè bevuto prima di salire in automobile. Solo nell’ultimo anno, si erano verificati 800 incidenti stradali per evitare la morte di un animale randagio e ben 8.000 causati dall’urto contro di essi. I numeri, il potere persuasivo dei numeri. La riunione con Baronian era fissata per le dieci.
Manuppello arrivò al piano dove si trovava la sede della Perfect Way, la piccola società di consulenza che aveva avviato cinque anni prima. L’ultimo powerpoint con cui si presentava ai clienti insisteva molto su quel dato. Cinque anni. Un battito d’ali nella storia dell’uomo, un valore di cui andare fieri per una start up ormai consolidata nel settore delle consulenze. Turnaround, cambiamento, le aziende avevano paura. Sentivano tutte l’urgenza di rinnovare i manager, rivedere i processi, snellire le funzioni. In realtà a Manuppello sembrava che il mondo del lavoro fosse sempre uguale a se stesso, non riusciva a vedere una corrispondenza tra i titoli dei giornali che strillavano numeri sulla riduzione dei consumi e quanto ascoltava ogni giorno negli incontri con i clienti, nella sua vita di sempre. Commesse, progetti, fatture.
Manuppello aveva visto Baronian solo una volta, in precedenza. Un semplice incontro conoscitivo, tra i tanti che venivano fatti per valutare le società con cui avviare progetti in partnership. Quel giorno, quando Baronian si era presentato, Manuppello aveva chiesto incuriosito di che origine fosse quel cognome. – Armenia – aveva risposto Baronian – è un cognome di origine armena!–. La frase si era conclusa su una nota in maggiore. Baronian aveva sorriso appena, con gli occhi sbarrati, come per studiare l’effetto della sue parole sull’interlocutore. – È lo stesso cognome dell’archimandrita di Bucarest!–, aveva aggiunto poi. Manuppello non conosceva il significato della parola “archimandrita”, ma per un’associazione di idee, la cui correttezza non aveva pensato poi a verificare, gli erano apparse nella mente le cupole a cipolla delle chiese russe e immagini confuse di uomini dalle lunghe barbe.
Baronian gli aveva fatto un’ottima impressione e l’incontro si era concluso in modo diverso da quello che Manuppello si aspettava: nessun progetto in partnership, bensì l’acquisto di una consulenza dalla Phoenix, la società di Baronian. – Noi siamo i consulenti dei consulenti – aveva detto Baronian – il metasistema che descrive il sistema–. Filosofia del linguaggio, strutture complesse. Sul biglietto da visita di Baronian c’era disegnato un uccello avvolto dalle fiamme.

(more…)