Archive for the ‘Chiacchierata con Ivano Porpora’ Category

Una chiacchierata con Ivano Porpora, 3 / Ma perché sempre storie d’artisti?

27 giugno 2017

[Al romanzo di Ivano Porpora Nudi come siamo stati, da poco apparso per Marsilio, tengo particolarmente. Questa è la terza puntata di un’intervista a puntate. La prima è qui. La seconda è qui].

Ma perché sempre storie d’artisti?

Questa domanda richiederà una risposta lunghissima, articolata in diversi gradi di profondità; li trovo tutti molto interessanti; tieniti pronto.

La prima risposta che mi viene in mente è: Non lo so.

O, meglio: è casualità. In fin dei conti – mi dispiace dover fare sempre così, ma di quello che ho scritto essendo stato bloccato in una situazione editoriale poco comoda già ho detto – ne La conservazione metodica del dolore parlo di un fotografo alle prese con la fotografia e in Nudi come siamo stati di due pittori che ragionano anche sulla pittura, ma in nessun altro libro si ragiona di arte: L’argentino è la storia di una sorta di Cristo che scende al mondo e capisce che solo attraverso il peccato può redimerlo, Tutte queste cose delicate quella di Romolo e Margherita che si amano e sono bloccati nell’amore dal ritardo mentale di lui, il Cacciatore di meduse è la storia di una sorta di cacciatore di taglie lungo il delta del Po… Eccetera. Ce n’è solo uno che parla di un batterista napoletano, ma è fermo da troppo tempo, non so se lo riprenderò; un altro che ragiona di un cantante, ma in realtà è tutto incentrato sul tema della follia, si parla di un dipendente delle Poste Italiane convinto di essere una rockstar.

(more…)

Una chiacchierata con Ivano Porpora, 2 / E veniamo dunque al tema cristologico

25 giugno 2017

giuliomozzi conversa con Ivano Porpora

[Al romanzo di Ivano Porpora Nudi come siamo stati, da poco apparso per Marsilio, tengo particolarmente. Questa è la seconda puntata di un’intervista a puntate. La prima è qui].

E veniamo dunque al tema cristologico. Non so se a te vada bene chiamarlo così. Arsène, in Nudi come siamo stati, letteralmente prende su di sé il male di Severo. Nella sua bella recensione, Demetrio Paolin ha sostenuto che, a suo avviso, il vero protagonista del romanzo non è Severo ma Arsène: che salva Severo perdendo sé stesso, e perdendo sé stesso si salva. Certo: Arsène non sembra avere la mitezza tradizionalmente associata all’agnello; d’altra parte nemmeno Gesù di Nazareth era particolarmente mite quando addestrava i suoi discepoli o – indifferentemente – i suoi avversari a suon di gesti e parabole provocatori. Che si tratti di strategie retoriche zen (come ha proposto a es. Raul Montanari nel suo Cristo Zen) o di prescrizione del sintomo alla Erickson, si tratta sempre di un approccio aggressivo e, soprattutto, che mette a rischio chi lo esegue.

Mi va benissimo parlare di tema cristologico a un patto: che ci si riferisca al Cristo dei Vangeli e non alle sue attualizzazioni povere, così come al Dio rivelato della Bibbia e non alle sue comparsate barbute, così come alla Madonna sempre dei Vangeli e non ai messaggi insapori su pizzini che vengono da qui e là; e che al contempo, se di Severo parliamo, che gli si anteponga l’aggettivo: povero.

(more…)

Una chiacchierata con Ivano Porpora, 1 / Il creatore di universi

14 giugno 2017

giuliomozzi conversa con Ivano Porpora

[Al romanzo di Ivano Porpora Nudi come siamo stati, da poco apparso per Marsilio, tengo particolarmente. Inizio oggi un’intervista a puntate].

Il co-protagonista di Nudi come siamo stati (Marsilio 2017), Severo, appare per un attimo – un cameo, potremmo dire – nel romanzo La conservazione metodica del dolore (Einaudi 2012). Altri personaggi comuni a questo e a quello attraversano la scena. Il territorio comunque è quello: Viadana, vicino al Po (con una puntata a Collobrières, Provenza). Nel terzo romanzo – al momento intitolato L’argentino, già completamente scritto – si torna a Collobrières, e il lettore reincontrerà personaggi già a lui noti e scoprirà frammenti per ora sconosciuti della loro vita. E’ come se, Ivano, tu lavorassi da tempo a un immaginario unico, compatto, e popolatissimo.

Unico, compatto e popolatissimo.

Il lavoro più duro non è stato, paradossalmente, né quello sulla unicità né quello sulla, diciamola così, popolazione.

Anzi. I personaggi sono venuti fuori a grappoli, ne so il nome, ne conosco le storie; mi aiuta tanto sapere chi sono perché so da dove vengono, cos’hanno vissuto, in libri precedenti o successivi ne racconto la storia. Molto meglio che le schede dei personaggi: non ho mai fatto una scheda personaggio, per me la scheda personaggio è la storia che ha vissuto, possibilmente depurata dai suoi pensieri, mi dice chi è. Paradossalmente questo succede più ai personaggi che chiamerei fuori fuoco nella storia – dirli comparse mi risulta offensivo, le comparse si prendono il cestino e qualche spicciolo, non è il caso dei miei personaggi, loro non prendono l’elemosina -; Benito de La conservazione è lì, gli voglio bene ma non ho voglia di raccontarlo, Severo e Anita e Arsène sono detti, sono altri, quelli che non sono stati protagonisti, che stanno saltando fuori.

Ti faccio qualche esempio.

(more…)