Archive for the ‘Bottega di narrazione’ Category

“L’inferno avrà i tuoi occhi” in “Famiglia cristiana”

1 maggio 2013

di Barbara Tamborini

Due libri usciti nelle ultime settimane mi hanno fatto molto riflettere. C’è un filo rosso che li lega: la protagonista in entrambi i casi è una suora.
Nel primo libro c’è suora Maria Laura Mainetti, uccisa 13 anni fa da tre ragazze adolescenti residenti a Chiavenna, il paese in cui operava il suo apostolato. Una loro concittadina Silvia Montemurro, da poco laureata e specializzata in criminologia, ha dedicato il suo primo romanzo intitolato L’inferno avrà i tuoi occhi (Newton Compton) proprio a quell’evento. Lo ricostruisce prendendo spunto da alcuni documenti ufficiali utilizzati nel dibattimento giudiziario che ha portato alla condanna delle tre colpevoli, ma anche recuperando appunti dal proprio diario. Lei era lì, era un’adolescente costretta a confrontarsi con un fatto sconvolgente, capitato nel paese in cui viveva. I protagonisti erano persone del suo mondo.

Continua a leggere l’articolo nel blog di Famiglia cristiana.

Tagebuch, 28 aprile, domenica

28 aprile 2013

di Claudio Salvi

«quasi ogni giorno compro pane che consumo a fatica.

«costa un tanto a chilo, sono poche le cose che non dimentico».

dice il vicino.

«non esiste un orecchio disponibile al momento».

intanto un uccellino prende le briciole.

per i giardini nessuno si è visto.

forse il miraggio di un acquazzone.

il vicino tende le mani.

«ecco è finito».

Junk

22 aprile 2013

di Vito Carone

[Questo è l’incipit di un romanzo in corso d’opera che partecipa alla Bottega di narrazione 2012-2013. Come sempre, osservazioni, opinioni e consigli sono bene accetti. Si propone anche una domanda. Che cosa vi aspettereste da un mondo fatto così? vc]

Che fosse pericoloso, David lo sapeva bene. Che fosse giusto aveva smesso di chiederselo. Non era stato sempre così. Agli inizi il dubbio faceva capolino nei suoi pensieri. Un dubbio infame, un’irritazio­ne del cervello che lo costringeva a grattarsi di continuo la testa. Non era l’unico effetto. Altre volte esplodeva in macchie rossastre che gli tatuavano il volto: sembrava il ragazzino di una tribù africana alla prese con qualche rito di iniziazione. Oppure lo costringeva a svuotare la vescica in tutta fretta. In un’occasione, persino un’eiaculazione improvvisa e dolorosa che aveva mandato all’aria il programma della serata: incontrarsi con una trentenne single col pallino della maternità. David, quarantenne in  forma, donava il proprio seme a donne sull’orlo di una crisi di nervi, smaniose di avere un figlio che non ne voleva sapere di arrivare. Erano donne arrabbiate e impaurite, che attribuivano la colpa di tutto ai loro uomini, incapaci di concedere quanto madre natura aveva garantito loro per milioni di anni. Non avevano tutti i torti, solo che non si trattava di colpa.

L’inizio di tutto era stata una ricerca pubblicata su di una rivista scientifica internazionale, vecchia di un decennio ormai. Tra statistiche, tabelle, numeri e termini tecno-scientifici si segnalava l’aumento vertiginoso di uomini affetti da azoospermia e necrospermia, oltretutto incurabili. Sterilità completa, tanto per farla breve. In termini giuridici, impotentia generandi. Poi altre pubblicazioni, con i dati sempre più allarmanti; ma nessuno del grande pubblico li degnava di attenzione. La questione rimaneva nel chiuso di uno studio medico. Faccenda privata, non pubblica. Nel frattempo il fenomeno era cresciuto, si era gonfiato come una bolla, sino a esplodere durante il convegno internazionale di Madrid sulla sterilità maschile. Di lì alle prime uscite sui giornali il passo era stato breve. All’inizio titoli scherzosi, del tipo: “Uomo, sei meno maschio?”. Nei mesi successivi il punto interrogativo aveva fatto presto a scomparire. Poi il tono si era fatto più preoccupato: “Siamo destinati all’estinzione?”. Oppure: “Quale sarà l’uomo del futuro?”. Domande rimaste senza una buona riposta, ma in compenso erano spuntate nuove ipotesi, che si erano portate appresso altre domande come una locomotiva la sua interminabile fila di vagoni merci. Il passo successivo erano stati i film, i romanzi, sino ai talk-show mattutini. E così, nelle chiacchiere da bar, gli uomini si erano scoperti meno maschi, e forse anche meno uomini.

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Tagebuch, 21 aprile, domenica

21 aprile 2013

di Claudio Salvi

è qualche tempo che sento la stupidità dei miei detti. non ho altre lezioni da impartire.

la notte tutto al più apro una finestra.

queste mattine il cielo è schiarito. non faccio buone previsioni ma a che serve.

piove in un verso poi cambia inclinazione. dipende da dove arriva il vento.

non è bastato darle modo di pensare.

non è il suo forte e non è il suo debole se a lei piace ingannare ore e ore con un mezzo scemo.

Tagebuch, 15 aprile, lunedì

15 aprile 2013

di Claudio Salvi

non ci vuole tanto.

un prato di erba finta ecco tutto.

e luci a forma di papavero.

un corridoio di legno dove qualcuno passa accanto a banchi schierati.

un uomo firma certi libretti.

in angolo una lampadina.

questa stinge le pareti.

poi la fila indiana di ragazzi e ragazze.

più niente da vedere.

eccetto la ragazza che corre avanti altri due passi e che tengo per il braccio.

non tenermi, ride, che faccio come il cane – e tira.

“Un originale mix di narrazioni, riflessioni, dissertazioni, stesure diaristiche e interrogativi esistenziali”

8 aprile 2013

L’intreccio fra ricostruzione biografica di un delitto compiuto più di 10 anni fa da tre adolescenti e spunti autobiografici che intrecciano fra loro lo stesso luogo di origine – la Valchiavenna -, il disorientamento adolescenziale – i timori di trovare troppi punti in comune fra sé e le altre – e un’indagine approfondita sugli aspetti criminologici della vicenda – una tesi di laurea validamente sostenuta un paio di anni prima della stesura del volume – danno origine ad una avvincente trama narrativa che si snoda entro un percorso punteggiato dal succedersi dei contributi tratti ‘Dal diario di Silvia’. […] Silvia Montemurro sembra essersi cimentata con successo nella realizzazione di un originale mix di narrazioni, riflessioni, dissertazioni, stesure diaristiche e interrogativi esistenziali che certamente le appartiene ma, al contempo, sta già percorrendo le strade del mondo.

Leggi tutta la recensione di Giorgio Macario nel sito della Libera università dell’autobiografia.

Zero più uno

8 aprile 2013

di Elisabetta Giovetti

[Questo è un estratto dal romanzo in corso d’opera di Elisabetta Giovetti, che partecipa alla Bottega di narrazione 2012-2013. Osservazioni, opinioni e consigli sono bene accetti. gm]

Era un pomeriggio uggioso di metà ottobre. Dolores il giorno dopo aveva il compito in classe d’italiano, ma lo studio era l’ultimo dei suoi pensieri. La scuola le interessava veramente poco. “Devi studiare, prendere un diploma!” le dicevano sempre i suoi. Ma a loro il pezzo di carta era veramente servito? Lui, “ Il Ragioniere di banca”, un po’ gobbo, é già tutto bianco di capelli. Odia il suo direttore, soprannominato “La Emerita Testa di Minchia”, e ha solo quarantacinque anni, gliene mancano almeno almeno altri quindici alla pensione. L’unica soddisfazione gliela da il portiere la mattina, quando lo saluta, “Buongiorno, ragioniere.” oppure “Buonasera, ragioniere”. E questo è il padre. La madre è peggio. Impiegata al registro, in mezzo a tutte scartoffie, quando torna a casa la prima mezz’ora è meglio non rivolgerle la parola, rischioso anche guardarla. Ma, poveraccia, a lei neanche il portiere le da soddisfazione. Lui è un calciatore mancato, lei una cuoca mancata. Dolores, il risultato di questo incrocio, cosa potrebbe diventare, se fa la brava? Una atleta mancata no, non c’ha il fisico adatto. Non ci ha mai pensato seriamente e quindi non sa, ha le idee un po’ confuse in proposito. Ma chi se ne frega, qualcosa da fare lo troverò. Tanto questa non è la mia vita, pensa Dolores ogni tanto, la mia è un’altra e un giorno quando arriverà, vedrete, resterete tutti a bocca aperta! Ve la riempirete di ragnatele e ben vi sta! Pensa con gusto.
Allora, insomma, quel pomeriggio che non passava mai, alla fine si era messa a trappolare su internet. Ci passa un tot di ore davanti al computer, è fanatica di face book. Le piacerebbe conoscere quel tizio che l’ha inventato. E’ bruttino, comunque, adesso è pieno di soldi. Beato lui! Si era chiusa a chiave nella sua camera, perché se no Miriam, sua sorella, le rompe le scatole. Quando trova la porta chiusa, invece, piagnucola un po’, ma poi si rassegna. Insomma quel pomeriggio Dolores ne aveva proprio le palle piene di starsene lì a far finta di studiare, così a un certo punto le era venuta un’idea. Si era creata un secondo account su face book. Maschile, maschile si, perché no. E le era sembrata una pensata molto divertente. L’aveva chiamato Nick, diminutivo di Nicola.

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Tagebuch, 7 aprile, domenica

7 aprile 2013

di Claudio Salvi

comprano la casa.

un primo piano con una bella luce.

qui è la nostra stanza, qui il bagno, dice.

le fotografie sono scure. è così in questi casi.

guarda il pavimento, dice, in rilievo.

i vecchi cessi in balcone lui pensa che sono brutti.

non ti sembra un’occasione buona.

viene una pioggia leggerissima.

in corridoio si volta indietro, è buio quasi.

Tagebuch, 26 marzo, martedì

26 marzo 2013

di Claudio Salvi

uno scrittore contemporaneo.

è suo dostoevskij in russo.

da una finestra osserva il viavai.

nessun dramma apparente.

a cena vino dolce, un piatto di minestrone.

allunga la mano.

carne o verdura domanda a una vicina.

questa dice dammi tutte e due.

Ipod

24 marzo 2013

di Antonio La Malfa

Salve, sono Antonio La Malfa e sto partecipando alla Bottega di Narrazione 2012-2013. Giulio Mozzi ci ha dato l’opportunità di pubblicare degli stralci di ciò che stiamo scrivendo. Mi piacerebbe ricevere dei commenti in relazione al brano qui sotto, che fa parte del terzo capitolo della mia narrazione, che ha il titolo provvisorio “Ipod”. Sono previsti complessivamente otto capitoli. Grazie tante e buona lettura.

Anche stamani Antonio ha deciso di correre fuori. Ha preso la macchina, è uscito da Piombino ed ha raggiunto Rimigliano, una lunga e stretta pineta tra Baratti e San Vincenzo. Ha lasciato la macchina nel parcheggio di un ristorante, e da lì ha iniziato a percorrere un sentiero incuneato tra gli alberi. La sensazione di corsa è morbida: il terriccio e gli aghi di pino hanno trasformato il sentiero in un tappeto. C’è fresco, non c’è vento, e Antonio nel suo affanno riesce comunque a percepire il profumo acuto della resina dei pini. Niente panorami, stamani, solo la sensazione di essere protetto e nascosto dalla pineta. Tutto è più raccolto, il passo ovattato. Si sente il rumore del mare, distante sì e no duecento metri. (more…)

Tagebuch, 16 marzo, sabato

16 marzo 2013

di Claudio Salvi

vento umido.

un insetto.

rami di oleandro pendono da una parte.

prendiamo un pezzetto di pane.

è in bilico accanto a una mano.

non è duro. al contrario.

rotola per terra.

i passeri beccano il pane.

volano sui tetti, viene sera.

Tagebuch, 7 marzo, giovedì

7 marzo 2013

di Claudio Salvi

domenica.

lassù cambiano di posto al mobilio.

che modo di impiegare il tempo.

di fronte pende una gabbia.

2.

adesso in giardino è buio.

in estate quando è bello attaccano le lampade.

3.

in inverno nevica. i pesci girano nella vasca.

nove statue contornano il prato.

lei muove appena le labbra.

Tagebuch, 27 febbraio, mercoledì

27 febbraio 2013

di Claudio Salvi

a cena qualcuno domanda:

hai notato come lo guarda? chi è guardato sta attento.

urta il gambo di un calice.

più tardi dorme. lei parla di ciò che riserva il futuro.

dice – caro, russi.

2.

nella foto è presa in piedi alle sue spalle.

lui seduto.

è accessoria la moglie di un musulmano.

3.

al mattino piove.

un uccello si posa sui fiori da balcone.

basta alzare una mano.

Tagebuch, 18 febbraio, lunedì

18 febbraio 2013

di Claudio Salvi

è andata così.

a. prende un succo di arancia – esami a breve – in abito da morte.

nessuno incontra una maschera affine.

il seminudo sta in posa.

costumato, salta a ogni foto.

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Tagebuch, 4 febbraio, lunedì

4 febbraio 2013

di Claudio Salvi

uno ha denti di scimmia.

dorme sonni veloci.

hanno noccioline e whisky e tengono pulito.

denti di scimmia mette le scarpe.

alza il tallone con un dito.

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Tagebuch, 18 gennaio, venerdì

18 gennaio 2013

di Claudio Salvi

bisogna vedere adesso. stanco, ammaliato.

pauroso del volo.

f. argomenta contro tassisti, notai – canaglie.

la luna gialla è appena sopra il condominio.

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Dalla Bottega di narrazione

15 maggio 2012

[Questo articolo è apparso nel Quotidiano della Calabria il 12 maggio 2012. Potete anche prelevarlo in pdf. Un estratto dal romanzo di Sara Loffredi si trova qui. Le informazioni sulla Bottega di narrazione sono qui. gm]


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Dalla “Bottega di narrazione” a Rizzoli

24 aprile 2012

di giuliomozzi

Il romanzo di Sara Loffredi Le mani della musica, scritto nel corso della Bottega di narrazione 2011, sarà pubblicato da Rizzoli nel 2013. La notizia mi arriva dall’Agenzia letteraria internazionale, che rappresenta Sara Loffredi e alcuni altri “bottegai”.

Leggi un estratto dal romanzo di Sara Loffredi.

Leggi estratti da tutti i lavori in corso della Bottega di narrazione 2011.

Leggi un bilancio della Bottega di narrazione 2011.

Leggi il programma della Bottega di narrazione 2012-2013.

Preleva il volantino della Bottega di narrazione 2012-2013.

Un paio di cose sulla Bottega di narrazione

31 marzo 2012

di giuliomozzi

Cominciano ad arrivare i progetti per la Bottega di narrazione. Vorrei dare qualche indicazione spicciola:
– alle domande del tipo: “Che cosa devo mandare?”, “Va bene se metto anche qualche capitolo del mio romanzo, o volete solo il soggetto?”, “E’ opportuno che vi mandi anche un curriculum?”, eccetera, la risposta è una e una sola: poiché noi dovremo fare una selezione tra i candidati, ha senso che ci mandiate tutto ciò che ritenete possa aiutarci a formulare un giudizio;
– se possibile, mandate tutto in un unico file (così ci è più semplice gestire il tutto);
– se possibile, non mandate file in pdf (così possiamo reimpaginarceli, caricarli nei lettori digitali eccetera);
– se possibile, non intitolate il vostro file PROGETTOPERLABOTTEGA.doc, perché potremmo confonderlo con gli altri ventidue file intitolati PROGETTOEPRLABOTTEGA.doc che abbiamo ricevuti nel frattempo. La cosa più pratica è che inseriate nel vostro file il vostro nome e cognome, ad esempio: NomeCognome_Bottega.rtf;
– ricordàtevi di inserire dentro il testo, magari in prima pagina, il vostro nome completo e i vostri recapiti.

I progetti vanno inviati all’indirizzo: bottega@laurana.it.

Poi: alcune persone hanno mandato il loro progetto a me personalmente, chiedendomi: “Vale la pena che lo proponga alla Bottega?”. Poiché la selezione per la Bottega sarà fatta da me e da Gabriele Dadati, trovo queste richieste piuttosto bizzarre. Se avete voglia di candidarvi, candidàtevi; ma non venite a chiedere a me, che dovrò selezionare tra i candidati, se è opportuno o no che vi candidiate. (A me il paradosso pare evidente; spero sia così per tutti).

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21 marzo 2012
Suzuki Harunobu, Donna che scrive

Suzuki Harunobu, Donna che scrive