Archive for the ‘Bottega di narrazione’ Category

Polaroid

17 agosto 2013

di Claudio Salvi

1.interno 2.in camere.

1.il tale – a una rete tiene le mani su. là mastica un animale.

2.sezione – in camere. in queste va uno, di là uno cade.

Polaroid

8 agosto 2013

di Claudio Salvi

non è cosa metto in foto – questo non so che cosa è. sta lì davanti il ragazzo che guarda.

Polaroid

1 agosto 2013

di Claudio Salvi

sono seduto in una stanza che non è quella in cui ti trovi – di sera. confronta i due ambienti.

Polaroid

26 luglio 2013

di Claudio Salvi

gli uccelli mangiano le ciliegie – io metto una radio in mezzo ai rami di questo ciliegio.

Polaroid

20 luglio 2013

di Claudio Salvi

dopo la pioggia – in cima. portofino è interamente in territorio italiano. cosa ne dici dello scorcio.

Polaroid

15 luglio 2013

di Claudio Salvi

questo è un liceo. chiusure, blocchi – un prato. un’auto in pieno sole. muovendoci attorno chiaro senso di spazi nuovi.

Polaroid

8 luglio 2013

di Claudio Salvi

due righe (?) – se guardi bene io sono in piedi. emily chiede di te. è lei che si siede. bel tempo fino a martedì.

Tagebuch, 29 giugno, sabato

29 giugno 2013

di Claudio Salvi

se cammino attraverso la stanza – non ho niente. non un sintomo, p.es. dolore a una caviglia. cosa vedo che posso riconoscere. non riconosco una foto. alzo la mano per tenere i pezzi come emily thompson.

Tagebuch, 22 giugno, sabato

22 giugno 2013

di Claudio Salvi

la porta di ingresso è aperta. sono andati via tutti. hanno lasciato i piatti sopra il tavolo. ho addosso la giacca. la notte è stellata. le bambine pasticciano con la terra di un vaso. un bambino dorme in disparte sulle ginocchia di una vicina. mi sono seduto. ho guardato i nuovi palazzi. una bambina ha chiamato la mamma. la donna ha allargato le braccia e lei ci si è stretta contro. sono rimaste così un po’ di tempo.

Esercizi per imparare a raccontare, 2

17 giugno 2013
Clicca sul bollitore e trovi l'esercizio (nella Bottega di narrazione).

Clicca sul bollitore e trovi l’esercizio (nella Bottega di narrazione).

Tagebuch, 15 giugno, sabato

15 giugno 2013

di Claudio Salvi

notte in casa sazi buttati sul divano, con una finestra aperta da dove non si vede niente. seduto accanto al divano con le gambe incrociate un po’ in disparte guardo gli altri. il mattino è bello – non la notte ma una luce si vede, dico a uno che guarda fuori con una gamba piegata e le mani intorno al ginocchio. dato che la finestra è socchiusa sento che passano le auto.

Tagebuch, 5 giugno, mercoledì

5 giugno 2013

di Claudio Salvi

siamo al ristorante emanuel. la spiaggia dietro la mia sedia. mi alzo, vado verso il mare. metà luna illumina l’acqua. le barche a vela hanno luci in cima agli alberi e oscillano. molte persone stanno sul molo. due bambini sulla riva, uno tira sassi e quando lo supero cerca qualcosa. salgo sul molo, vedo persone che scendono su piccoli gommoni a motore. due olandesi guardano, lui beve da un bicchiere di carta e lei gli sta abbracciata al fianco, una donna gli parla in inglese cattivo, ridono, l’olandese dice buona fortuna. la donna scende su un gommone con le bambine, il gommone affonda quasi sotto il pelo dell’acqua, il motore non si accende, quando partono l’olandese alza il bicchiere. il molo è lungo poco più di dieci metri e in fondo un uomo pesca con un galleggiante luminoso e intorno dei bambini. l’acqua è nera. a metà costa le luci di paesi. c’è calma. penso che questi sono i miei contemporanei e non voglio non so rendere quell’atmosfera. c’era calma e c’erano le voci della gente. mi sono mescolato a loro e nessuno mi badava. ho visto la partenza. il pescatore non ha fatto attenzione, dall’ultimo gommone le donne hanno salutato l’olandese. una è scesa senza scarpe. i gommoni sono arrivati fino alle barche ferme, ho visto una luce illuminare il fianco di una barca. andavano a letto.

Tagebuch, 30 maggio, giovedì

30 maggio 2013

di Claudio Salvi

aprendo scatole in un angolo della stanza, più spazio dove stare.

in maggio, nel nuovo appartamento.

luce su divano e muri.

libri e foto.

niente è attaccato.

Dalla Bottega di narrazione: Masnago, capitolo 3

29 maggio 2013

di quindici

[La persona che qui si firma “quindici” sta frequentando la Bottega di narrazione. Questo è il terzo capitolo del suo romanzo in corso di scrittura Masnago].

pallone-basket-napoliHa ormai smesso di piovere quando Elena parcheggia il motorino di fronte alla palestra di via Sottocosta, in mezzo a due macchine targate Bergamo.
Lasciato il freddo alle sue spalle dietro la porta a vetri dell’ingresso, si toglie i guanti e ascolta il rumore dei palloni sul parquet, sentendo crescere dentro di sé il nervosismo che la prende prima di ogni partita di Andrea. Oggi, poi, è seconda contro terza, e potrebbe già essere decisiva per andare alle finali nazionali.
Sale veloce i gradoni della tribuna e osserva la situazione, mentre si libera il viso dalla sciarpa. La stragrande maggioranza dei seggiolini è occupata da amici e genitori dei giocatori di Gallarate, già pronti ai loro soliti posti, mentre un gruppetto di facce sconosciute e bergamasche è seduto dietro la panchina ospite. La triade di osservatori di Varese, Milano e Treviso è posizionata al centro dell’ultima fila, con i loro taccuini aperti sulle ginocchia.
Elena li saluta sorridendo, così come fa con i signori Melis, i genitori di Marco, il playmaker della squadra, e con il papà di Stefano, il pivot. Quindi cerca lo sguardo di Andrea, ma lui, come durante ogni riscaldamento, è già concentrato e assente, gli occhi solo sulla palla e sull’anello, mentre infila un tiro dopo l’altro, da ogni posizione.

Continua a leggere nel sito della Bottega di narrazione.

Tagebuch, 21 maggio, martedì

21 maggio 2013

di Claudio Salvi

consumando caffè, fuori.

un treno va sul ponte di mattoni.

«guarda».

punta il dito.

un uccello scappa.

«lala la lalala».

sale su un ramo germogliato.

“L’inferno avrà i tuoi occhi” di Silvia Montemurro fa discutere

19 maggio 2013

ritaglio_montemurro

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Tagebuch, 15 maggio, mercoledì

15 maggio 2013

di Claudio Salvi

da una finestra guardando a ovest.

niente più pioggia.

il blu non bello, non trasparente.

«lo sai tu».

parla fumando sigarette.

«non significa niente solo che è un posto per tutti».

è un curioso suono ondeggiante.

Un angelo nel pallone

10 maggio 2013

Francesca Ramacciotti frequenta attualmente la Bottega di narrazione. Un suo romanzo, Un angelo nel pallone, è nel frattempo stato pubblicato in edizione digitale in quanto finalista del “torneo letterario” Io scrittore. Ne pubblico qui un estratto. Il romanzo completo è acquistabile (per 1,99 euro) qui. gm

di Francesca Ramacciotti

La vita può cambiare all’improvviso, anche se hai quarant’anni, sei fuori forma, abiti ancora con la mamma, hai buttato via i tuoi sogni e vivi ripiegato su un passato che non è stato proprio come ti aspettavi. Basta avere un televisore, un amico sbruffone con cui guardare la partita, il giusto numero di lattine di birra e, contro ogni buon senso, il coraggio di ascoltare quello che ti dice Cassano dall’altra parte dello schermo. Un angelo nel pallone è una commedia semiseria, in cui momenti di puro umorismo si alternano a riflessioni profonde, la passione si mescola alla paura e il vero amore si paga caro, mentre il lato debole sembra sempre avere la meglio. Ma la vita riserva delle sorprese a chi decide di mettersi in gioco. Non solo sul campo di calcio.
Questa è la quarta di copertina del romanzo.
Nell’estratto siamo al punto in cui Vincenzo, il protagonista, cerca di conquistare la fiducia della persona a cui, per ordine di un’entità divina che parla per bocca di Cassano, deve fare da “angelo custode”. fr

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Tagebuch, 9 maggio, giovedì

9 maggio 2013

di Claudio Salvi

«fa male ai denti masticare».

dice.

passa un fiammifero sulla scatola, le dita lo imbarazzano.

guarda fuori.

«manca poco che piove».

tira su un piede nudo ma non basta.

E, lo vedi, è la vita:

2 maggio 2013

di Nicola D’Attilio

[Questo è un estratto dal romanzo in corso d’opera con cui partecipo alla Bottega di narrazione 2012-2013. I protagonisti sono Clelia e Diego, due trentenni che dopo essersi conosciuti casualmente (lui le investe il cane, uccidendolo), hanno un rapporto occasionale durante il quale concepiscono un bambino. Nessuno di loro vuole questa gravidanza o tantomeno una relazione, al contrario dei rispettivi amici e parenti che, per motivi differenti e più o meno egoistici, tentano di convincerli a portare avanti la gravidanza e comporre una famiglia “tradizionale”. Nel capitolo proposto, Clelia, convinta dalla sorella (Margherita) incontra Diego per comunicargli la notizia della gravidanza e l’intenzione di interromperla. Al solito, osservazioni, opinioni e consigli sono bene accetti. nd]

«Clelia!»
Clelia fu sorpresa da una voce alle spalle; la riconobbe senza fatica nonostante fosse ormai lontana settimane. Si voltò e lo vide: il padre biologico era lì, a pochi metri, ignaro di tutto. Avanzava con passo disinvolto, stretto in una giacca di pelle nera con collo alla coreana, jeans slavati e scarpe da passeggio che lasciavano intravvedere, con studiata noncuranza, un prezioso baffo rosso sulla linguetta.
Un nodo le aggrovigliò lo stomaco. Gli andò incontro.
«Scusa per il ritardo. È tanto che aspetti?» disse Diego, sfiorandole la guancia con un bacio. Il profumo dell’uomo le solleticò le narici.
«No, figurati».
In realtà, colta dal solito timore di arrivare tardi, Clelia aveva raggiunto con abbondante anticipo Piazza delle Erbe, nel cuore del centro storico. Non si era però dispiaciuta dell’attesa, sia perché l’idea di ogni secondo sottratto all’incontro la tranquillizzava, sia perché quel tempo da sola le aveva permesso di apprezzare i vicoli al tramonto, quando il via vai frenetico delle persone è ovattato dalla penombra rosata e passando davanti ai locali si è coinvolti dagli odori di farinata e focaccia per l’ora dell’aperitivo. Le piaceva girare per i vicoli, nonostante non ci andasse mai e quella presa di coscienza le gettò addosso una sensazione di panico, di definitivo rimpianto. Fissò l’orologio posto sulla facciata del palazzo antistante: erano quasi le sei e mezza e si sentì già stanca.
«L’aspetto è invitante» disse Diego, e con un cenno della testa indicò un locale i cui tavoli occupavano una parte della piazza «se però ti va di fare due passi, ne ho in mente uno un po’ più carino».
Clelia annuì con un sorriso. Sentì la mano sinistra di Diego posarsi con grazia sul suo braccio destro. Superarono Palazzo Ducale e Piazza Matteotti, pronti a gettarsi in quel dedalo di vicoli alle spalle della Cattedrale che Clelia non avrebbe mai saputo dipanare da sola.
«Sei silenziosa» disse Diego.

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