Archive for the ‘Archivio giulio mozzi’ Category

Un momento un po’ così

21 novembre 2016

Quel fragoroso silenzio: il testo completo

6 novembre 2016
Clicca su Rossini per prelevare il testo

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Quel fragoroso silenzio (buffonata rossiniana a Riva del Garda e a Nonantola)

3 novembre 2016

Giacchino Rossini manifesta tutto il suo entusiasmo

di giuliomozzi

Domani venerdì 4 novembre 2016, alle 21, a Riva del Garda presso l’Auditorium del Conservatorio, andrà in scena una faccenda che s’intitola Quel fragoroso silenzio. Non è una commedia in prosa (e tantomeno in versi), non è un’operetta (e tantomeno un’opera): è – me lo dico tra me e me, sperando che non mi si senta – una specie di buffonata. Gioacchino Rossini, che da lassù (spero non da laggiù) forse ci sentirà schiamazzare, e magari si sporgerà dai balconi celesti a vedere che succede, spero non s’adonterà.

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Il vero motivo per cui Giulio Mozzi non scrive più libri

19 ottobre 2016

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Un’improvvisa sordità

29 settembre 2016

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di giuliomozzi

[Ogni tanto della roba vecchia e dimenticata spunta fuori dagli archivi. Questa qui è del 3 marzo 2011].

La mattina del 4 agosto 1999, dopo una notte per le mie abitudini quasi di bagordi (ero uscito a cena con Gianni Dezanni e Angela Burzo – il proiezionista e la cinefila – e il pittore matematico Claudio da Recoaro; avevamo cenato all’aperto presso la trattoria da Modesto, che è quel che il nome dice nei prezzi e nella qualità del cibo, ma non nel numero delle zanzare; avevamo chiacchierato e chiacchierato; e quando, a mezzanotte ormai passata, il da Recoaro ci aveva salutati per tornarsene tra i suoi monti, noi tre rimasti eravamo andati a disinfettarci dall’astemismo quasi religioso di costui presso il locale di Mario, detto il cinese assente, dato che da quattro anni il locale, pub nel nome ma piuttosto una stube nella fattura, era gestito dalla gaia moglie e dalla cameriera punk, senza che del destino di Mario – nome fittizio, ovviamente, assunto da Tseng Ho Wuei solo per evitare di sentirsi chiamare col nome proprio orrendamente distorto dalla nostra inettitudine di pronuncia – si fosse più saputo nulla, liquidando la moglie ogni domanda con una gaia risatina, e la cameriera punk con un “Domandate a lei” e un’occhiata alla moglie; e alla fine ci eravamo salutati davanti alla porta di casa mia, ormai quasi le tre, interrompendo per stanchezza una discussione della quale solo oggi riconosco l’importanza per la mia vita), mi svegliai alle sette in perfette condizioni: libera la mente, frizzante il corpo, subito pronto ad alleggerirsi il ventre.

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Storia del mio sangue

3 agosto 2016

di Demetrio Paolin

a Mastro Limitri

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Immaginate una serie di case lungo un viale che si chiama Gebbione, immaginatele a grappoli lungo questa via che quando finisce c’è una fabbrica che si chiama l’Omeca, a Reggio Calabria. Ora se vi sporgete da uno di quei balconi, che danno sulla via piena di alberi, intravedete il mare. Seguite la linea dell’orizzonte lungo i tetti dei palazzi fino a che il vostro sguardo non strapiomba su una piccola strada stretta d’asfalto. Lì c’è un piccolo ingresso alla spiaggia. Immaginate di camminare lungo la battigia, l’acqua vi copre i piedi. Andate avanti fino a quando trovate un uomo seduto su alcune casse di legno e una canna da pesca in mano. L’uomo che ha in bocca una sigaretta è mastro Limitri, lui fa il muratore, ma ora si sta godendo il risposo e pesca. A pochi metri da lui ci sono io suo nipote, Demetrio. Gioco sulla sabbia e salto; mentre lo faccio mi graffio un ginocchio. Immaginate, ora, il sangue che esce. Guardate come si impossessa della superficie della pelle.

Ora riempite i polmoni, entrate nel mio sangue.

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Nuovi esercizi, 7

23 luglio 2016

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Nuovi esercizi, 1

26 giugno 2016

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Proesia (più prosa che poesia) del desiderio di fare l’amore

16 febbraio 2016

di giuliomozzi

C’è stato un tempo
nel quale avrei voluto tanto fare l’amore con te
ma non te l’ho mai detto
perché credevo
che tu non avresti mai voluto fare l’amore con me
e non sapevo
che invece tu avresti voluto tanto fare l’amore con me
ma non me l’hai mai detto
perché credevi
che non avrei mai voluto fare l’amore con te
e così
per molti anni ci siamo frequentati
e io desideravo tanto fare l’amore con te
e tu desideravi tanto fare l’amore con me
però non facevamo l’amore
non se ne parlava neanche
a ciascuno dei due sembrava che la vita dell’altro
dovesse essere così com’era
che così com’era avesse un qualche tipo di perfezione
di rifinitura
e che proporre un cambiamento così importante
e che manifestare un desiderio così grande e così preciso
avrebbe potuto fare solo danni
e così
la nostra amicizia è andata avanti per anni
ed è stata una bella amicizia
io ne sono contento tu ne sei contenta
però peccato

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“Tre corpi” / In musica

26 gennaio 2016
L'incontro dei tre vivi e dei tre morti

L’incontro dei tre vivi e dei tre morti

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Concerto della memoria e del dialogo / Tre corpi / 3

24 gennaio 2016

Vedi l’articolo del’altro ieri. Pubblico qui il terzo melologo. La musica sarà di Nicola Straffelini.

Tre corpi

3. Quello che era dall’altra parte

Che strana pretesa avete,
che la storia – la storia! – la facciano
i giusti.

La storia, da che tempo è tempo,
la fanno i vincitori.

Quanto a me,
sono di quelli che hanno perso.

Sono morto,
sono stato ucciso,
anch’io sono stato ucciso!
E tuttavia
– poiché sono di quelli che hanno perso –
la morte e l’uccisione
non hanno fatto di me
una vittima.

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Concerto della memoria e del dialogo / Tre corpi / 2

23 gennaio 2016

Vedi l’articolo di ieri. Pubblico qui il secondo melologo. La musica sarà di Claudio Rastelli.

Tre corpi

2. Lo storico

Sapete cosa voglio?
Un libro, voglio un libro.

Un libro che abbia
la forza della carne,
senza le debolezze della carne.

I libri si consumano,
marciscono,
ma sopravvivono
grazie al loro numero.

Quante volte ho ascoltato
mio padre
mentre raccontava.

Ora mio padre è morto
e di quel racconto
non è rimasto nulla.

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Concerto della memoria e del dialogo / Tre corpi / 1

22 gennaio 2016

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Dal nuovo archivio

20 dicembre 2015

di giuliomozzi

attraversò la strada e non
s’accorse; fu
più tardi ricomposto. Ne
dispose la riesumazione
un magistrato, qualche mese
più tardi e il camionista
andò libero essendo state trovate
tracce di eroina

Saggio su Giulio Mozzi

5 dicembre 2015

di Marco Candida

[Questo articolo dal titolo Mutazioni senza storia appare già su Pupi di Zuccaro Cronache contro lo svanire. Finalmente mi sono deciso a scriverlo dopo anni di articoletti scherzosi. Qui non scherzo].

Per quanto deludente, quando arriva un cambiamento del modo di percepire la vita, la maggior parte di noi non ha alcuna storia da raccontare. Il mutamento arriva e basta. Un giorno ci alziamo persone diverse e non sappiamo dire perché. Percepiamo le cose in maniera differente da prima, ma non sappiamo rintracciare il percorso che ci ha condotto a quella mutazione. Il fatto è che succede e basta. Giulio Mozzi, nei suoi racconti, sembra proprio voler porgere all’attenzione del lettore questo aspetto. Il desiderio di Mozzi sembra, in primo luogo, quello di fermare e raccontare l’istante di crescita senza storia.

La ragazza Ruota va in pizzeria con amici. Mentre aspetta con gli amici le pizze, è piena di pensieri. Immagini, riflessioni, ricordi. In particolare la giovane donna pensa a che cosa sia passare dall’adolescenza all’età adulta. Anzi, c’è una parola più adatta: in quel momento, in pizzeria, avviene in Ruota una presa di coscienza. Pagina 35 da Il male naturale, edizione Mondadori.

Djuna si è trovata questo Carlo e per due mesi ha fatto tutto da sola senza mai parlare […] Questo è un tradimento, pensa Ruota. Non staremo più una accanto all’altra, tremanti nella tana buia, aspettando le belve. Ci tratteremo con dignità. Provocheremo ciascuna il buon giudizio dell’altra. Se ci ricorderemo per caso di quando ci amavamo e ci odiavamo senza schermi penseremo: oh, che stupide: eravamo bambine, e proseguiremo immutate, ormai immutabili. Tutto questo per Ruota non sarebbe mai dovuto accadere e non lo aveva mai nemmeno immaginato: ora è accaduto e non si può cambiare. Djuna è diventata adulta irrimediabilmente e per la prima volta oggi Ruota pensa all’adultità come a una cosa che non si può evitare ma alla quale si devono trovare dei rimedi o dei sollievi; per non morire, semplicemente.

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“Favole del morire”

1 dicembre 2015

favole_del_morireNel numero di novembre-dicembre 2015 (290) della rivista L’immaginazione, pubblicata dall’editore Manni, è apparsa una recensione del mio libretto Favole del morire (scritta da Demetrio Paolin, che è un amico e quindi è stato molto benevolo). Chi vuole può leggerla qui, nel sito-archivio dedicato al libro.

Cronaca

7 ottobre 2015

di giuliomozzi

poi disse, abbiamo un nato
che è nato morto, che non può morire
che è nato e morirà, da subito
che è nato disse, e poi diceva: è morto

che fu per pochi istanti ancora vivo
e poi morì, come si muore è morto
e disse, che era vivo che era morto
in un momento, lo teneva in braccio

portata via, gridava è vivo è vivo
gridava, è da sedare, la sedate
nessuno si poteva, questo disse, immaginare

che alle altre, ancora disse,
non devono sentire, la portate
via, quella donna, poveretta

Tutte le cronache.

Cronaca

29 settembre 2015

di giuliomozzi

[Sto provando a fare degli esperimenti].

e quindi adesso è stato
che si muoveva e che non era morto
e che disabitato
era l’appartamento e da molto

e quindi fu chiamato
chi di dovere e fu così al soccorso
pronto che poi morì e fu fatto
preciso verbale, di tutto

e quindi avvisata la madre
raggiunta al telefono e detto
del figlio che è morto, impiccato

e disse, la madre, non voglio
se è stato il mio corpo se è stato,
se è stato mio figlio se è stato

Tutte le cronache.

Semplici strumenti

26 settembre 2015

di giuliomozzi

Corsi di scrittura creativa

Il bando 2015-2016

Scrissi il mio primo racconto con una Lettera 32 Olivetti. Lo scrissi tutto filato, senza tanti problemi, perché in realtà era una lettera; lo scrissi, lo imbustai e lo spedii (tenendomi la copia carbone: facevo sempre la copia carbone delle lettere, a quei tempi).

Scrissi il mio secondo racconto, molto più lungo del primo, con la stessa macchina. La scrittura fu una faccenda laboriosa, continuavo a smontare e rimontare il testo, a correggerlo e ricorreggerlo. Usavo forbici e colla, ritagliavo pezzi di testo e li incollavo altrove. Il racconto diventò una lunga striscia di carta. Alla fine, per farlo vedere all’editore (perché avevo scritto solo due racconti, ma avevo già un editore), non ebbi la forza morale di ricopiarlo in bella: lo tagliai in porzioni lunghe ciascuna circa 29 centimetri, e andai a fotocopiarlo. A quell’epoca le fotocopie si facevano su una carta speciale, grigina, puzzolente, sgradevolissima da toccare.

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Ultimi libri letti

8 settembre 2015

di giuliomozzi

Lionel Trilling, La letteratura e le idee, Einaudi 1962, pp. 288. Noiosetto al punto giusto, datato, molto interessante e istruttivo.

Ludovico Leporeo, Leporeambi, a cura di Valter Boggione, R.E.S. 1993. Un delirio (ma non è che non lo sapessi prima).

Salvador Elizondo, Farabeuf o La cronaca di un istante, tr. di Enrico Cicogna, Feltrinelli 1965, pp. 180. Interessante senz’altro (ah: è un romanzo). Non ho ancora deciso se mi pare bello o no. Probabilmente sì.

Stefano Ercolino, Il romanzo massimalista, Bompiani 2015, pp. 290. Istruttivo.

Horst Bredekamp, Immagini che ci guardano. Teoria dell’atto iconico, a c. di Federico Vercellone, Raffaello Cortina 2015, pp. 382 (di cui 110 sono di note e bibliografia; illustrazioni praticamente a ogni pagina). Sì, ho imparato tante cose, ma… Probabilmente non ho capito bene.

Anthony Bourdain, Kitchen Confidential. Avventure gastronomiche a New York, tr. di Carla Lavelli, Fausto Vitaliano, Cecilia Veronese, Feltrinelli 2005, pp. 296 (tascabile). Se fossi un appassionato (come l’amico che me l’ha regalato) credo che lo troverei splendido e interessantissimo. Poiché non sono tanto appassionato, l’ho trovato solo splendido.

Carlo Calcaterra, Il parnaso in rivolta. Barocco e antibarocco nella poesia italiana, prefazione di Ezio Raimondi, il Mulino 1961. Sempre interessante, ma – temo – aveva ragione Benedetto Croce.