Archive for the ‘La felicità terrena’ Category

Se lui fosse Giulio Mozzi

18 luglio 2012

di Federico Platania

Se io fossi Giulio Mozzi, di due raccolte ne farei una. La felicità terrena e Il male naturale – uscite in prima edizione rispettivamente per Einaudi nel 1996 e per Mondadori nel 1998 e ora ripubblicate entrambe da Laurana tra l’anno scorso e quest’anno – sono raccolte nate quasi contemporaneamente e poi germogliate lungo due intenzioni distinte. Semplificando potremmo dire: il bene e il male. Ma sarebbe una semplificazione, appunto, tanto che all’epoca ci fu qualche disorientamento critico su dove collocare questo Mozzi: pulp o buonista?
Nessuno dei due, per come la vedo io. […]

Leggi tutto l’articolo di Federico Platania su La felicità terrena (apparso nel blog dello stesso Platania nel maggio scorso, ma me ne sono accorto solo ora).

“Una scrittura di straordinario nitore”

15 luglio 2012

di Luigi Preziosi

Ci sono opere letterarie che, per il senso di inadeguatezza che suscitano in chi legge, non finiscono con la chiusura dell’ultima pagina. E’ un’inadeguatezza che non attiene tanto alla più o meno ampia disponibilità di chi legge di farsi pervadere da ciò che ha letto, quanto alla sensazione di difficoltà a cogliere tutto intero e tutto in una volta il significato dell’opera. Ben oltre la crosta dell’apparenza (la trama, ma non solo, ovviamente), le molteplici intenzioni di chi ha scritto si percepiscono per approfondimenti progressivi, e ad essi conseguono per chi legge altrettanti mutamenti di prospettiva, che inducono a riletture, rivisitazioni, ripensamenti a volte, e anche a nuove accensioni dell’immaginazione, in ragione di come si cresce, negli anni e con i libri. A questa categoria di libri appartiene di diritto una delle più considerevoli raccolte di racconti della nostra attuale narrativa, La felicità terrena, di Giulio Mozzi, che per merito di Laurana è ritornata da qualche mese in libreria.
Già uscita da Einaudi nel 1996, e giunta allora nella cinquina dello Strega, riappare adesso con due racconti in più – Verde e oro e Gilda T. – e con uno in meno, Migrazione, ed arricchita da una postfazione dell’autore e da uno scritto di Carlo Dalcielo, eteronimo dello stesso Mozzi. E’ solo apparentemente singolare che un simile peso di intenzioni e di significati possa attribuirsi ad un insieme di racconti: l’intera produzione letteraria dell’autore, maestro riconosciuto del genere, attesta quanto una scrittura straordinariamente densa sia confacente alla misura breve nella narrazione. […]

Leggi tutta la recensione di La felicità terrena scritta da Luigi Preziosi e pubblicata in Bibliomanie.

“Dopo averlo letto, l’ho sognato”

27 giugno 2012

[…] Ma la fine della vita è centrale nel racconto probabilmente più importante del volume, “Il bambino morto”. Bellissimo. Dopo averlo letto, l’ho sognato, il che è un segno importante, almeno per me. Si tratta di una storia struggente. Una giovane lavoratrice, ingannata da un marito arruffonte e profittatore, traditore e superficiale, accudisce in solitudine e con pieno amore (ma con quante difficoltà quotidiane!) un dolcissimo bambino, Michele. Una malattia improvvisa porta via il bimbo, e di punto in bianco l’abilità di scrittura di Mozzi trascina la storia automaticamente su un piano profondissimo: la donna continua a vivere come se il bambino fosse ancora vivo. Il suo comportamento non muta, le sue abitudini neanche. Non voglio andare oltre nella descrizione, ma a parte forse un piccolo punto di fragilità nelle pagine finali, questa storia è davvero importante, e ben scritta. […]

Leggi tutto l’articolo di Carlo Scognamiglio in Esc@argot.

“Esistenze che galleggiano”

1 giugno 2012

[…] Lo stile scarno e ricercatamente elementare di Mozzi scandaglia luci e ombre di personaggi che inseguono, e trovano, una loro felicità. Non quella assoluta e durevole comunemente intesa e desiderata, ma una sorta di compromesso con la corporeità, la solitudine, la necessità fisica e spirituale d’amore. Allora anche rifugiarsi in una realtà onirica e parallela, indirizzare lettere a un’amica affezionata, scambiare promesse con una ragazza illudendosi che siano eterne, divengono altrettante possibilità di essere felici. Non completamente, e non per sempre, ma per quel che ci concede il nostro essere gettati nel mondo. […]

Leggi tutta la recensione di La felicità terrena scritta da Maria Ferragatta per Mangialibri.

“Scolpire la testa del lettore”

30 maggio 2012

[…] Ogni racconto di Mozzi va a fondo d’una singola microvicenda che s’espande sino a invadere l’intera vita della persona, evocandomi le migliori pagine di Lodoli. Tutto l’universo situazionale sembra trarre ispirazione dalla normalità, da un’assenza di eccessi che fa risaltare – dunque per contrasto – persino il volo d’ogni singola foglia che si stacca dall’albero. […]

Leggi tutta la recensione de La felicità terrena scritta da Stefano Costa per I libri.

“Non c’è un pudore bugiardo, ma del candore”

15 maggio 2012

di Stefano Nicosia

Ricompare in libreria La felicità terrena di Giulio Mozzi, anzi no. La raccolta di racconti uscita per Einaudi nel 1996 viene ripubblicata adesso con due racconti in più – Verde e oro e Gilda T. – e con uno in meno, Migrazione, e con uno scritto di Carlo Dalcielo: insomma per lo stesso Mozzi è “quasi un altro libro”.
Si ricostituisce così, nella collana ‘Rimmel’ di Laurana, la coppia con Il male naturale (Mondadori 1998; Laurana 2011) e quel “grumo narrativo” che si era modellato intorno a due idee fondanti: la ricerca di una felicità possibile – intesa anche come riappacificazione con se stessi – e la visione di un male senza colpa che sta nei corpi. Le due raccolte si accostano l’una all’altra come due facce di uno stesso specchio, che nascono insieme ma guardano in modo differente e, appunto, speculare. Certe ricorrenze formano una rete di echi tra i due libri, come l’istituto per ragazzini di Una vita felice e di Super nivem, racconti legati tra loro perfino dalla ricorrenza di certe espressioni («All’Istituto degli abbandonati si mangiava molto e molto bene»).

Continua a leggere l’articolo in Il giudizio universale.

“Raccontare i personaggi senza sovrapporsi ad essi”

27 aprile 2012

[…] La prima cosa che viene da dire, rileggendo questi racconti, è che si è di fronte ad un piccolo classico, ad un libro destinato a durare anche oltre i 16 anni dalla prima pubblicazione. Ci sono almeno quattro racconti che per ritmo, intensità, pulizia vanno annoverati tra il meglio della narrativa italiana di questi anni. […]

Leggi tutto l’articolo di Nicolò Menniti Ippolito (apparso ieri in Il mattino di Padova, La Tribuna di Treviso, La Nuova Venezia) dedicato alla nuova edizione di La felicità terrena di Giulio Mozzi.

“Questi racconti non illudono perché non mentono”

18 aprile 2012


Clicca sul titolo qui sopra per leggere l’articolo di Isabella Marchiolo apparso il 14 aprile 2012 nel Quotidiano della Calabria.

“Una raccolta di delicati racconti”

18 aprile 2012

L'articolo è apparso nel settimanale Grazia in edicola in questi giorni, nella rubrica Romanzi di Valeria Parrella. Clicca sul ritaglio qui sopra per ingrandirlo.

“La sofisticata semplicità di Mozzi”

17 aprile 2012

di Matteo Giancotti

[Questo articolo è apparso domenica 8 aprile 2012 in La lettura, supplemento del Corriere della sera. gm]

Spesso è difficile, e comunque non basta a dar conto delle capacità narrative di Giulio Mozzi, dire dei suoi racconti se sono belli o brutti; è uno dei sintomi della complessità e dell’originalità della sua voce. Il racconto più bello, nella nuova edizione Laurana, del suo secondo libro La felicità terrena potrebbe essere Gilda T., che nella raccolta del ’96 pubblicata da Einaudi non c’era. Ma i due “racconti in più” e quello “in meno”,la postfazione dell’autore e lo scritto di Carlo Dalcielo (eteronimo di Mozzi) che caratterizzano la riedizione che sarà in libreria da venerdì [13 aprile 2012] non cambiano la struttura profonda del volume. L’assenza di Migrazione, scritto con Marco Franzoso, rende anzi la raccolta più fedele alla sua coerenza interna, perché quel testo, dal ritmo accelerato e dalle pulsazioni “anni ’90”, non sembra a tempo col metronomo più compassato, in superficie, di Mozzi, e con la sua scrittura senza picchi. La quale, oscillando tra una semplicità quasi primitiva e la sofisticazione del semplice, raggiunge un obiettivo tematico che si trova agli antipodi della semplicità, immergendo il lettore in un magma di vita interiore, denso di dubbi, nel quale diventa difficile orientarsi moralmente. Una delle ossessioni principali dei personaggi di questa raccolta, la paura di fare il male – che inibisce il pur forte desiderio del bene -, è già infatti il male in presenza; un’altra, l’impulso di mescolarsi, di immettere l’individuale nel collettivo, è sempre legata a una percezione problematica della propria irriducibile individualità di pensiero e comportamento, così come lo struggente desiderio di amore e di affetto si rivela, appena enunciato, un destino di solitudine.

“Una poetica minimalista che insegue i misteri della vita”

11 aprile 2012


Clicca sul ritaglio qui sopra per leggere tutto l’articolo apparso nel Corriere del Veneto, supplemento del Corriere della sera, l’11 aprile 2012.

“La felicità terrena” 2.0

20 marzo 2012

Fotografia di Claudia Pescatori

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